Trekking lungo i sentieri delle Alpi Apuane

Più che un viaggio un'esperienza, un'avventura, in un ambiente inaspettatamente straordinario. Un padre che cerca di trasmettere l'amore per la natura al proprio figlio, mentre lui lo stupirà per la sua tenacia
 
Partenza il: 18/06/2017
Ritorno il: 19/06/2017
Viaggiatori: 5-2
Spesa: 500 €

mi stupisce abbastanza nel vedere come pulisce il piatto. Poi mangiamo straccetti di pollo e patate a sazietà, mentre parliamo con Erika, una delle ragazze, di come è la vita di chi sceglie di lavorare in un rifugio lontano da tutto. Alle 22.00 staccano il generatore della corrente elettrica, appena in tempo per ricaricare i nostri apparecchi. Fa un effetto un po’ strano andare in bagno con la torcia, e sentirsi così isolati.

LUNEDÌ 19 GIUGNO 2017

Ci alziamo di buonora e aprendo la finestra, ammiriamo la Pania della croce che si staglia imponente davanti a noi, con il sole che le è ancora dietro. A colazione facciamo il pieno di energia, con pane, marmellata e due tazze somiglianti a zuppiere, piene di latte. Dopo le foto di rito con i ragazzi del rifugio, partiamo per raggiungere la vetta, mentre il sole inizia ad illuminare anche questo versante della montagna. Il sentiero sale ripido, zigzagando tra erba e pietraie. Ad ogni tornante il panorama è sempre più ampio. Si vede tutta la costa della Toscana, l’isola di Capraia e la Gorgona in mezzo al mare. Il rifugio Mosceta è sempre più in basso, ma sempre ben visibile. Quando arriviamo sul crinale del Pizzo delle Saette, la vista è a 360 gradi. A nord le altre montagne delle Apuane, a est l’Omo morto e più in là la Garfagnana, a sud il Monte Forato e tutto il percorso fatto ieri, mentre a ovest lo sguardo corre sopra al mare e alla costa, che oltre la Versilia s’incurva e si movimenta con i golfi di Sarzana e di La Spezia. In basso, si vede anche l’abitato di Cardoso, il piccolo paese che subì una devastante alluvione anni fa. Probabilmente oggi scenderemo lì e poi vedremo di trovare un passaggio, o un taxi per tornare a Camaiore, dal momento che sono già le 11 passate quando cominciamo la discesa. Intanto dal gruppo degli sfaticati, ci arrivano risposte ai selfie di conquista della vetta che abbiamo postato. Dal loro punto di osservazione, dicono di vedere la croce lassù in cima. Scenderanno fino a Casoli e poi da lì aspetteranno il bus per Camaiore. Mah… Ci diciamo: “Che razza di trekking avevano in mente…?” La discesa dalla Pania è ripida. Si comincia su una pietraia, che termina ad un bivio dove imbocchiamo un sentiero EE per escursionisti esperti. In realtà con queste condizioni climatiche, ci sono solo un paio di passaggi un po’ pericolosi, attrezzati con delle catene per tenersi ben aggrappati. Poi ricominciamo a scendere su un sentiero che zigzagando, taglia un fianco della montagna. Il pianoro di Foce di valli, è lì sotto di noi, ma sembra allontanarsi invece che avvicinarsi, Samuele ha già programmato una bella sosta all’ombra di un solitario alberello. È una discesa molto faticosa. Incontriamo altri due giovani camminatori, che poco dopo il loro passaggio, piuttosto incautamente causano la caduta di un masso di proporzioni ragguardevoli, che rotola a grande velocità, spaccandosi in tanti pezzi prima di arrivare fino in fondo. Fortuna che non eravamo sulla traiettoria, ma questo dimostra che in montagna il pericolo può essere sempre in agguato e bisogna non sottovalutare niente. Arriviamo a Foce di valli ad un’avanzata ora di pranzo. Consumiamo le ultime scatolette rimaste e ci rilassiamo un po’, mentre il gruppo sfaticati, posta foto dalla spiaggia del Forte, provocandoci più pena che invidia. Ripartiamo in direzione del Monte Forato, su un crinale con bellissime viste sulla Pania. Intanto abbiamo terminato la nostra scorta d’acqua, ma siamo certi che presto troveremo una sorgente, visto quanto siamo scesi, e che ci avviciniamo alle zone percorse ieri, dove ce n’erano in abbondanza. È da due giorni che sentiamo parlare di questo Monte Forato, siamo curiosi di vedere di che si tratta. Ce lo troviamo di fronte quasi all’improvviso, un sorprendente arco di pietra con un raggio di oltre dieci metri. Uno spettacolo in mezzo al bosco. Proprio da sotto inizia il sentiero in ripidissima discesa, che porta a Cardoso. Mi ritornano alla mente, le immagini terribili viste anni fa alla tv, quando il torrente alimentato da questa falda di montagna, si gonfiò in pochissimo tempo e con una forza spaventosa, seminò morte e distruzione nel tranquillo abitato. Effettivamente il paese, è proprio sotto ai nostri piedi, che insieme alle caviglie sono messi a dura prova in questa lunga e vertiginosa discesa. Samuele va come un treno, ma io sono costretto ad una lenta andatura e anche a fermarmi per incerottarmi le vesciche ai mignoli dei piedi. La mancanza d’acqua si fa sentire. Quando in lontananza sentiamo il rumore di un ruscello, aumentiamo il passo. Non è proprio una sorgente, ma riusciamo comunque a fare il pieno schiacciando per terra le borracce. Ormai siamo quasi a Cardoso, dove arriviamo intorno alle 17 del pomeriggio. In giro non c’è anima viva, tantomeno la gelateria in cui pensavamo di goderci un bel cono… Mentre dal basso osserviamo l’arco del Monte Forato e il gran dislivello disceso, arriva una macchina. È il gruppo degli sfaticati che sono venuti a raccoglierci. Ci trovano stanchi, ma tanto orgogliosi ed entusiasti per quanto fatto. Da parte mia devo dire di avere una soddisfazione doppia, data dal fatto di aver portato a termine una così bella impresa, insieme a mio figlio, che mi ha sorpreso per la sua forza e soprattutto per la sua tenacia e determinazione nel volerla portare a termine.

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Arrivo a Mosceta

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Verso la cima della Pania

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Il gruppo verso Matanna

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Sentiero EE

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La Pania da sotto

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Sulla vetta

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Discesa verso Foce di valli

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Verso monte Forato

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Monte Forato



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