Tour in Nepal e Capodanno con vista Annapurna

Un tour in gruppo di 16 persone che ha toccato la capitale Kathmandu poi Patan, il parco nazionale del Chitwan, Bandipur, Ghale Gaun e Bahktapur. Tra templi indù e stupa buddisti.
Scritto da: lurens55
tour in nepal e capodanno con vista annapurna
Partenza il: 26/12/2018
Ritorno il: 05/01/2019
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Tour non troppo faticoso

26/12/18 – 05/12/19

Partecipanti: io e Franca

Cambio valuta: 1000 NPR ~ 8 €

Prologo:

Non avendo tempo per organizzarci un viaggio autonomo, buttiamo un occhio sul web e cerchiamo qualche tour (a piccoli gruppi) con partenza dopo Natale e compatibile con le vacanze scolastiche. Troviamo interessante un Tour in Nepal in gruppo (max 16 persone) proposto da viaggigiovani.it che ha ancora 3 posti. Nonostante la ragione sociale ammettono anche noi vecchi.

Il Tour costa sui 1750€ (incluse le tasse Apt) a cui si dovranno aggiungere ancora circa 200€ per qualche pasto, souvenir, ecc.

Mercoledì 26 Dicembre 2018

I bagagli sono pronti. Abbiamo raccolto un po’ di indumenti da bambino da portare in Nepal. Abbiamo telefonato a viaggigiovani per sapere se si potevano portare 2 colli entro il peso da imbarcare, ma ci hanno detto che c’è solo un collo a testa (tra l’altro da 30 kg e la cosa sembra un po’ strana). Ma visto quanto ci hanno detto prendiamo solo poche cose e le cacciamo in valigia. Alle 13:45 si parte da casa per Malpensa. Arriviamo al solito parcheggio GP Parking alle 15:30 (46€ per 11 gg.) e alle 15:50 siamo ai banchi della Turkish Airline. C’è già qualcuno del gruppetto in attesa e nel giro di poco ci sono quasi tutti. Sembrano simpatici. Andiamo al check-in. Per curiosità quando prendiamo la carta d’imbarco chiediamo se c’è il vincolo di un solo collo a testa. Non c’è nessun vincolo. Quindi quelli di viaggigiovani ci hanno dato un’informazione sbagliata e ai bambini nepalesi arriverà molto poco. Alle 19:00 l’A330-300 si stacca dal finger, vagola oltre 20 minuti per l’aeroporto e finalmente decolla.

Giovedì 27 Dicembre 2018

Il volo da Istanbul parte in perfetto orario e arriva a Kathmandu con mezz’ora di anticipo. Poi inizia il delirio. Sull’aereo ci hanno dato il consueto modulino per l’immigrazione. Scesi dall’aereo accediamo ad un salone in cui ci sono dei terminali dove devi inserire gli stessi dati del modulo compilato in aereo. Dopodiché viene stampato un biglietto da allegare al modulo compilato e ci si mette in coda dietro ad una caterva incredibile di persone. Quando finalmente arriviamo allo sportello, paghiamo 23€ a testa per il visto (si paga cash in moltissime valute). Con la ricevuta del pagamento si va in un’altra coda per far mettere il visto. W la burocrazia! Noi abbiamo fatto in fretta. Gli altri che erano più indietro si sono piantati perché ad un certo punto gli impiegati allo sportello sono andati a pranzo e nessuno li ha sostituiti. Così siamo usciti dall’aeroporto dopo 2 ore e un quarto dall’arrivo. Fuori c’è Kabindra che ci aspetta. Arriva un minibus che in teoria in un quarto d’ora ci porterà all’hotel. Peccato che la previsione non tenga conto del traffico spaventosamente intasato. Saliti sul minibus ci mettono al collo una collana di fiori di tagete in segno di benvenuto. Mentre andiamo la guida introduce il Nepal. Grande metà dell’Italia, circa 30 milioni di abitanti prevalentemente montuoso. Per nepalesi fino a 1500 m sono quote basse, poi collina fino a 3500, montagna fino a 5500, poi alta montagna. Dopo 5500 m non ci sono più rifugi. I trekker d’alta quota dormono in tenda. La prima impressione dai finestrini del minibus è che la capitale del Nepal sia scassatissima, inquinatissima e polverosissima (impressione poi confermata girando per le strade). In mezz’ora siamo finalmente all’hotel Manang. Piuttosto rustico. A noi danno una camera al 5° piano ma l’ascensore è ROTTO!!!! Gli venisse! La camera è abbastanza basic e la pompa di calore sembra non funzionare. A forza di tentativi finalmente parte. L’acqua calda è giusto tiepida, ma tanto visto che fa freddo non viene voglia di fare la doccia. Però è pulito e il letto molto comodo. Meno male. Ci diamo una sistemata veloce e poi a piedi verso Durbar Square.

Il traffico di Kathmandu, prevalentemente causato da moto, è spaventoso. Nel centro storico ci sono monumenti che prima del terremoto del 2015 dovevano essere una meraviglia. Purtroppo qualcuno è pressoché completamente distrutto e gli altri lesionati. Qualcuno non troppo, qualcuno invece molto. Kabindra ci dice che ci sono stati terremoti fortissimi nel 1734, nel 1834 e nel 1934. Si aspettavano il prossimo nel 2034, ma ha anticipato al 2015. Tra i vari edifici in cui è possibile entrare c’è il palazzo della dea bambina (Kumari). Per il ruolo di dea bambina viene selezionata una bambina di 3-4 anni che viene chiusa in questo palazzo fino a quando non le capita di perdere sangue (il primo menarca o anche semplicemente un taglio farebbe decadere il titolo). La bambina non può assolutamente uscire dal palazzo (uscirà definitivamente solo dovesse perdere sangue), ma per fortuna può ricevere visite e vedere la TV. Giusto per non impazzire. Terminato il giro del centro storico andiamo a cena in un bel ristorante fuori dal centro. Durante la cena si è esibita una compagnia di musicisti e ballerini. Purtroppo la stanchezza ha reso la serata meno piacevole. Sarebbe stato meglio lasciare libera la serata e organizzare la cena con lo spettacolo la sera successiva. Poi finalmente il letto!

Venerdì 28 Dicembre 2018

Dormito fino alle 8:30. Poi dopo una colazione abbastanza poco attraente ci raduniamo nella hall per consegnare alla guida una fotografia perché Ghale Gaun è già considerato percorso trekking e bisogna segnalarlo per sicurezza. Così potremo bullarci di aver fatto trekking in Nepal. Espletata questa formalità, con il nostro minibus andiamo spediti (si fa per dire) a Patan, un sobborgo di Kathmandu a 7 km dal nostro hotel. C’è un traffico talmente intasato che ci mettiamo quasi un’ora. Patan è a maggioranza buddista, e ci sono templi sia induisti sia buddisti. Anche qui il terremoto ha fatto parecchi danni. Per fortuna però meno che a Kathmandu. Abbiamo visitato il tempio della dea Kalì e il tempio d’oro. Bellissimi. Poi la guida ci ha portato a vedere il laboratorio di un artigiano che produce “campane tibetane”, cioè delle ciotole di varia grandezza realizzate con leghe particolari di metalli. L’artigiano ci ha raccontato di essere apparso su Rai 1 in un programma di Piero Angela in cui raccontava che queste campane possono essere usate a scopo terapeutico sfruttando le vibrazioni prodotte con dei martelletti. Ovviamente al termine della presentazione è inevitabile la proposta di acquistare come souvenir una o più campane. Si pranza su una terrazza e poi si parte col minibus per andare a vedere lo “stupone” (Boudhanath), cioè uno stupa gigantesco. La cupola misura 38 m di diametro ed è alta 43 m. Qui facciamo un giro completo intorno a livello strada e poi un altro al primo livello (rigorosamente in senso orario). Avremo protezione per qualunque cosa. Poi visita ad una scuola di pittura Thangka, cioè di dipinti sacri e mandala, che si conclude con la proposta di acquistare i dipinti. Così come per le campane, la visita è stata interessante, anche se con finalità commerciali. Abbiamo poi un po’ di tempo libero, così ne approfittiamo per vedere lo stupone dall’alto andando in un bar con terrazza sul tetto. Giusto per prendere una consumazione alla veloce chiedo un caffè espresso. Ottimo, meglio che in certi bar italiani. Poi si riparte e si va a vedere il crematorio (Tempio di Pashupatinat). Un sito aperto 24h 7/7 in cui i cadaveri vengono bruciati. Al nostro arrivo (purtroppo era già abbastanza buio, c’erano due pire che ardevano e un gruppo di persone che stava preparando la salma per il rito della cremazione. Nonostante stessero bruciando dei corpi umani non c’era il minimo odore. La guida ci ha spiegato che questo è dovuto ai vari kg di burro usati per facilitare la combustione. Per la cremazione i parenti devono acquistare 250 kg di legna e qualche kg di burro spendendo circa 40000 NPR (circa 300 euro). La giornata turistica è terminata. Per cena il gruppo si è diviso essendoci diversi interessi gastronomici. Noi siamo andati al Forest and Plate. Un ristorante di cucina prevalentemente vegetariana. La zuppa di noodle vegetariana era buona, invece il piatto misto nepalese aveva alcuni sapori abbastanza strani. È stato comunque curioso assaggiarli anche se non ho idea di cosa ho mangiato. Prezzi irrisori. Abbiamo speso 11€ in 2 per 3 piatti e una birra Everest grande. Poi in camera a fare i bagagli.

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bolle di sapone

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bambini

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grande stupa

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