Tour in camper nei Paesi Baschi

Un viaggio itinerante tra borghi, viette, spiagge e castelli con un camper piccolo e due bambini entusiasti
Scritto da: bagagliamano
tour in camper nei paesi baschi
Partenza il: 10/09/2013
Ritorno il: 24/09/2013
Viaggiatori: 4
Spesa: 1000 €

Bilbao mi preoccupava un po’. Abbiamo lasciato il camper nel campeggio appena fuori dalla città e siamo andati a visitarla coi mezzi. Siamo riusciti appena a vedere la città vecchia, piena di negozietti ultra-alternativi e poi s’è messo a diluviare, quindi siamo entrati di corsa al Guggenheim, dove temevo che i bambini si sarebbero annoiati a morte. E invece si sono divertiti! Davvero se me lo avessero detto prima non ci avrei creduto. Ora, a parte la bellezza straordinaria della costruzione, dentro c’erano delle installazioni favolose, di cui i bambini hanno potuto godere appieno. Poi avevamo preso un’audioguida… l’idea era di prenderla per noi, ma Mia e Zeno l’hanno trovata una cosa spassosissima e si divertivano a cercare il numero dell’opera e poi ascoltare che diceva la guida… poi correvano a un altro numero… e ascoltavano. E dopo chiaramente venivano da noi a spiegarci tutto! Il pomeriggio è volato e quando siamo usciti non pioveva più. Proprio fuori dal Guggenheim c’è un parchetto molto carino con dei bei giochi. Ci siamo fermati un po’ lì’, poi cena a base di pintxo, metro e camper.

PAMPLONA E LA NAVARRA

Ci siamo rimessi in viaggio con molta calma. Pioviggina, fa freddo ed è umido. Puntiamo al cuore dei Pirenei, Sierra d’Aralar, Lekunberri, dove andiamo a visitare il Monastero di San Miguel d’Aralar. Lo raggiungiamo dopo 21km di stradine nei boschi. C’è una nebbia fittissima. A Milano siamo abituati alla nebbia e vi assicuro che quella era una gran nebbia. Bisogna anche andare piano perché ogni tanto sbuca un vitello o un cavallo che pascola libero e attraversa la strada a suo gradimento. Quando arriviamo al convento e scendiamo dalla macchina non si vede NIENTE. Ma NIENTE. Muro di nebbia. Un vento fortissimo. Da lì dovremmo poter goder di una vista di tutta la Sierra, ma sinceramente si fa fatica a vedersi i piedi. Pranziamo al rifugio lì vicino e poi visitiamo il monastero. Tra tempo, struttura e clima, ci appare davvero lugubre. Mi aspettavo che l’Inquisizione saltasse fuori da un attimo all’altro. Mia e Zeno sentono moltissimo la pesantezza del posto. Parlano sotto voce senza che nessuno gli abbia detto di farlo. Mia, con orrore di Riccardo, a un certo punto si inginocchia e prega… vai a sapere dove le imparano certe cose! E Zeno… beh, Zeno va dritto al centro come sempre… guarda un imponente crocifisso con su Gesù straziato, magrissimo, emaciato, sanguinolento, con l’occhio vitreo e fa: “Ma poverino quel signore, l’hanno messo lì perché diceva tante cavolate?”. Eheheh e molto lontano non c’è andato… cavolate non erano… ma di sicuro lì c’è finito per quel che diceva!!! Dopo tanta saggezza, ci rimettiamo in viaggio e facciamo a ritroso i 21km. Al ritorno si vede un po’ meglio (poco). Andiamo direttamente al campeggio di Ezcaba, appena fuori Pamplona. Al campeggio i bambini fanno amicizia con altri bambini e giocano un po’ prima di cena. Io sono talmente emozionata che stento a prendere sonno. Nel ’94 lessi “Fiesta” e ci sono rimasta sotto. Per me Pamplona è un mito.

Ed eccoci a Pamplona. Parcheggiamo proprio sotto l’arena, in Plaza del Toro, dove si conclude l’Encierro. Andiamo subito a vedere il monumento ai Sanfirmines e poi alla Ciutadela, passando per le viette della città vecchia. Poi ci dilunghiamo tra parchi, rovine medievali e ripercorriamo anche un pezzo del Cammino di Santiago, godendoci il sole che finalmente è tornato. Per pranzo torniamo nella città vecchia, dove andiamo in un locale consigliato dalla guida dove si fanno dei pintxo imperiali. Ed era vero! Nel pomeriggio decidiamo di farci tutto l’Encierro con i bambini in spalla in correndo (correndo, poi corricchiando, poi annaspando e infine strisciando…): facciamo finta di essere i tori… senza il finale però! Anzi, il finale è che in Plaza del Toro ci riprendiamo il camper.

Pamplona è stata assolutamente all’altezza del mito!

Si sono fatte le 17.00. I bambini hanno l’occhio a mezz’asta (neanche avessero corso loro con 15 chili sulle spalle) e appena sul camper si addormentano. Improvvisiamo allora una visita fuori programma: guidiamo fino a Olite, dove c’è un castello medievale che la guida ci spaccia come molto bello. Fa parte dei castelli della corte di Carlo III ed è a dir poco magnifico ed è molto bello anche il borgo fuori dalle mura. Riccardo scatta tantissime foto e i bambini lo esplorano in ogni sua stanza (non è uno di quei castelli con arredo… le stanze sono vuote e questo dà ancora più spazio alla loro fantasia). Una giornata indimenticabile.

Lasciamo Pamplona per dirigerci verso Andorra la Vella. La strada però è lunga e quindi sicuramente faremo una tappa intermedia da qualche parte. Non sappiamo ancora dove. Intanto andiamo a vederci il castello di Javier, dove è nato il santo locale. La Chiesa ci ha investito un bel po’ di soldi perché è tenuto strabene e questa volta abbiamo un cicerone di tutto rispetto: Mia, che ci guida per le stanze raccontandoci la “sua” storia. La mattina vola. La tappa successiva è il Monastero di Leyre, ma prima urge mangiare, così ci fermiamo vicino a un bel prato con un’area attrezzata coi tavoloni di legno e ci prepariamo da mangiare. L’area è lontana dalla strada, posto che non passa nessuno, e il picnic riesce bene!

Arriviamo al Monastero alle 14.30 e scopriamo che riapre alle 16.00. Aspettare ci porterebbe via troppo tempo e quindi ci accontentiamo di guardarlo da fuori. Arriviamo poi al castello di Loarre. Diroccato, ma imponente, in cima a una collina da cui si gode una vista della Navarra spettacolare.

Prima di entrare al castello ci siamo fermati a prendere un caffé e abbiamo visto due belle spadone in legno… e le abbiamo comprate. Non sapevamo che così facendo abbiamo trasformato quella che doveva essere una visita di un’oretta scarsa in una visita di più di due ore! Mia e Zeno hanno battagliato in lungo e in largo. Le rovine (probabilmente in opposizione ai castelli ben tenuti che avevamo visto prima) hanno solleticato la loro fantasia e non si fermavano più. Il tempo è scivolato via senza che nemmeno ce ne accorgessimo.



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