Tour del Marocco: 1.600 km di colori e contrasti

Da Marrakech a Erfoud, passando dalle altre città imperiali, valli e deserti
Scritto da: sirka
tour del marocco: 1.600 km di colori e contrasti
Partenza il: 30/04/2017
Ritorno il: 07/05/2017
Viaggiatori: 2
Spesa: 1000 €

Tour del Marocco: in 8 giorni 1600 Km partendo da Marrakech, passando dalle altre città imperiali, scendendo a Erfoud fino al deserto e ritorno a Marrakech da Ouarzazate. Io e il mio compagno scegliamo di viaggiare con un’agenzia online con prezzi davvero competitivi e tutto andrà bene. La guida che ci attende, Joseph, si dimostrerà competente e gentile; ci narrerà il Marocco in spagnolo e in italiano e ci risolverà lo spinoso problema di non riuscire a prelevare con i nostri bancomat, peraltro di circuito internazionale. Il gruppo è composto dalla “famiglia italiana”, come lui la definisce, di 7 persone e da quella spagnola e portoghese di 12 persone. Viaggeremo su un pulmino guidato magistralmente su strade ben tenute ma in zone davvero impervie, da un autista che pazientemente si presta a frequenti cambiamenti di programma. Abbiamo scelto l’opzione “alberghi a 4 stelle” per non incorrere in spiacevoli sorprese e il voto più alto va a un hotel di Erfoud dove ci saremmo fermati a riposare almeno un paio di giorni ai bordi della piscina, ma non è stato possibile: il tour è impegnativo con sveglie molto mattutine. Gli altri hotel si presentano bene, puliti, con qualche pecca nel buffet o nell’organizzazione delle stanze. Nessun riad purtroppo,sistemazione senza dubbio più tradizionale, caratteristica e molto confortevole . Sarà per la prossima volta. Il programma è stato ricco di meraviglie e intenso, anche troppo. Siamo tornati affaticati e con qualche piccolo problema di salute anche se siamo stati molto attenti ad alimentarci e a bere, ma davvero ricchi di ricordi indelebili.

Il mio è un commento alle foto che ho scelto come meglio rappresentative della varietà di paesaggi, di colori, del lavoro e degli aspetti contrastanti di questa terra e della sua gente. Non voglio evidenziare i soliti luoghi comuni: certo nella medina i venditori sono insistenti, in quella di Marrakech sfrecciano i motorini, la povertà nei paesi è evidente, la condizione della donna non credo sempre facile. Potrei citare altri aspetti che tutti conosciamo non certo piacevoli, ma voglio mostrare solo quello che di bello mi è rimasto, perchè davvero un viaggio in Marocco è un’esperienza da fare. L’aeroporto di Marrakech, prima città imperiale, è un esempio di modernità, pulito, con personale efficiente e veloce nei frequenti controlli. Vi atterriamo nel pomeriggio del 30 aprile.

1 maggio

Nella medina di Marrakech dove l’impatto è sorprendente, il Caffè Arabe, luogo dell’attentato del 2011, tutto è stato ricostruito e ci accoglie la magia dei colori dell’arredo e della vista dalla terrazza. Assaggiare con cautela i cibi tradizionali è d’obbligo. Profumi e sapori di spezie, verdure e carni di montone e manzo presentate nelle tradizionali tagine. L’olio di argan, una pianta coltivata nella zona tra Marrakech ed Essaouira, viene ottenuto grazie al paziente lavoro delle donne riunite in cooperative. Nella medina di Marrakech le abbiamo fotografate e fatto acquisti a prezzi accessibili.

L’enorme piazza El Fna accesso inevitabile alla medina, è stata riconosciuta patrimonio orale dall’Unesco nel 2001; qui si vive un’atmosfera unica: è un mercato all’aperto dove si vende di tutto: dalle dentiere alle uova di struzzo, datteri e stoffe; c’è chi decora con l’hennè, chi legge la mano e ti chiede la foto con il serpente al collo e con la scimmietta con il pannolino; i venditori di acqua con il tradizionale cappello, ora offrono ai turisti le bacinelle di metallo come souvenir; i serpenti “incantati” dai suoni si alzano e danzano.

Le donne, alcune velatissime, altre in jeans, giovani bellissime nei loro abiti monocolori se arabe, multicolori se berbere, sorridono, chiacchierano tra i veli e acquistano profumi e prodotti di ogni genere. I colori dei fiori e le scritte arabe, capolavori artistici, riempiono il palazzo della Bahia.

2 maggio

E il viaggio prosegue verso Casablanca, capitale economica che sorge sull’Oceano dove sul mare sorge la bellissima e imponente Moschea di Hassan II: è la più grande del Marocco (può ospitare ben 25.000 fedeli) e nel mondo si colloca al terzo posto dopo quella de La Mecca e di Medina. Ma questa imponente costruzione bianca e verde costruita su una piattaforma che si protende per due terzi nell’Atlantico, vanta un altro primato: quello di avere il minareto più alto del mondo (210 metri) su cui è posizionato un laser che punta direttamente a La Mecca. Costruita tra il 1986 e il ’93 lascia senza fiato per le decorazioni, i materiali usati (anche italiani) e, come tutte le moschee, per il vuoto e il silenzio che la abita.

Si prosegue verso Rabat, capitale politica e seconda città imperiale, residenza del re. Visitare il Mausoleo è d’obbligo: qui vi si trovano le tombe del Sultano del Marocco che governò tra il 1927 e il ’53 e dei suoi figli; la costruzione è sempre presidiata da austere giovani guardie impassibili che a cavallo si danno il cambio.

Eccoci nella piazza del mercato di Meknes, terza città imperiale, ricca di suoni e di colori dove scorre la vita che ci piace osservare dalla terrazza di un bar. Anche qui si accede al centro da una grande porta che gli artigiani del passato hanno decorato con pazienza e abilità; ancora oggi l’artigianato di vasi, arredi, tessuti, stoviglie, pellame, argento, rappresenta la vera ricchezza di questo popolo che cerca di mantenere viva la tradizione con sacrificio, dedizione e competenza. Durante il viaggio è impossibile non vedere grandi nidi di cicogne sui tralicci, le torri e le cime dei minareti.

3 maggio

Fez è la capitale religiosa e della cultura e quarta città imperiale. La sua medina si differenzia da quella di Marrakech, solo artigianale e commerciale, per il fatto che qui scorre la quotidianità della gente: nessun motorino, ma asini carichi di merce, gente che trasporta pesanti carichi sulle spalle e chiede il passaggio; bambini con la cartella che si urtano negli strettissimi vicoli dove a stento riusciamo a passare in fila indiana; persone che si recano nelle moschee, bancarelle anche di petali di rosa per realizzare cosmetici, abitazioni nascoste dietro a porte talune riccamente decorate, altre fatiscenti e le famose concerie e tintorie dove si colorano tessuti ambiti dai grandi stilisti. Fuori dalla medina, in un quartiere vicino, sui balconi si notano i segni del passato aragonese.

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