Tour del Madagascar lungo la RN7 da Tanà a Tulear e mare a Salary, Anakao, Nosy Be

Tre settimane zaino in spalla in giro per il Madagascar
 
Partenza il: 26/07/2014
Ritorno il: 18/08/2014
Viaggiatori: 2
Spesa: 4000 €

Diversi mesi prima della nostra partenza, identifichiamo la meta del viaggione estivo: Madagascar.

Da alcuni anni avevamo in mente quest’isolona, ma il costo dei voli era sempre eccessivo e così si rimandava a favore del più economico sud-est asiatico.

Quest’anno trovo invece una tariffa abbastanza buona con Air France, 1028€ a testa A/R assicurazione inclusa. Così è fatta: biglietti comprati a marzo e i mesi successivi saranno un susseguirsi di letture di racconti di viaggio, recensioni di tours e hotels e un crescendo di emozioni per questo paese ancora tutto da scoprire.

L’organizzazione dell’itinerario è stata laboriosa; avendo 3 settimane piene a disposizione dovevamo capire innanzitutto quale zona del Madagascar visitare in modo da avanzare abbastanza giorni da dedicare anche al relax e alle immersioni al mare.

Decidiamo quindi di optare per un tour di 6 giorni lungo la Route Nationale 7, da Antananarivo a Toliara, 1000 km, passando attraverso alcune cittadine e villaggi, come Antsirabe, Ambalavao, Ranohira e visitando il Parco Nazionale di Ranomafana e quello dell’Isalo.

In un primo momento vorremmo affittare la macchina e guidare noi, ma dopo alcune ricerche capisco che costa di più e onestamente preferisco avere un’autista che possa spiegarci le usanze del posto e darci informazioni sui luoghi che visitiamo. Dopo numerosi preventivi tramite alcune agenzie di Antananarivo trovate su internet, facciamo la nostra scelta, che si rivelerà un’ottima scelta: Benjamin di Visit Mada Tours (www.madagascar-tour.com) ci propone auto + autista per 45€ al giorno, benzina esclusa.

Il soggiorno mare lo faremo invece in un luogo incantato nel sud del Madagascar, completamente al di fuori delle rotte turistiche e semi sconosciuto: Salary. Mi innamoro subito di una delle due sole strutture ricettive presenti in loco, il Salary Bay, e prenotiamo per 4 notti.

Il resto lo decideremo on the way, sappiamo solo che vogliamo concludere il viaggio con una settimana a Nosy Be.

Dall’Italia prenotiamo anche i voli interni, Toliara/Antananarivo/Nosy Be/Antananarivo, tramite Air Madagascar, 200€ a tratta.

Il 26 luglio, colmi di aspettative, partiamo!

27 luglio – 1 agosto: DA TANA A TULEAR

Atterriamo a Tanà e un bel freschetto ci accoglie, ci sono 13°; in Madagascar ad agosto è inverno, ma le temperature aumenteranno man mano che ci spingeremo a sud.

L’aeroporto della capitale è ancora molto spartano, i passaporti vengono vistati e timbrati in modo confuso e noi turisti siamo ammassati intorno ad un gabbiotto per recuperare il nostro passaporto da un impiegato che con un filo di voce ci chiama ad uno ad uno, “mora mora”, “piano piano”. Attesa interminabile anche per i bagagli che sembrano non arrivare mai sull’unico rullo presente. Acquistiamo subito una sim locale della Telma per le telefonate e dopo più di due ore usciamo dall’aeroporto, è tarda notte e ci facciamo portare da un tassista all’Hotel Restaurant La Ribaudière che avevamo prenotato dall’Italia.

Crolliamo stravolti. La mattina seguente siamo pronti per il tour e Benjamin si presenta puntuale con il nostro autista Vonjy, paghiamo il saldo, concordiamo gli ultimi dettagli e si parte!

Tanà – Antsirabe: imbocchiamo la famosa Route Nationale 7, la strada principale del paese che taglia il Madagascar dal centro al sud, una strada statale asfaltata ma a tratti piena di buche. Abbiamo il minivan tutto per noi e facciamo subito la conoscenza di Vonjy, che parla un discreto italiano. Per raggiungere le nostra prima tappa, Antsirabe, percorriamo 150 km, impieghiamo alcune ore in quanto la velocità media è di 60 km/h.

Incuriositi osserviamo i paesaggi che ci circondano, siamo sugli altipiani interni e quindi basse montagne si alternano a verdi vallate dove i malgasci sono intenti nel lavoro nei campi di riso e manioca; gli zebù trainano gli aratri, trasportano enormi fasci d’erba, tronchi, mattoni e persone. Qua e là sparsi nella campagna ci sono piccoli agglomerati di capannucce di mattoni con il tetto di paglia, sono le loro abitazioni, ovviamente senza luce e acqua corrente; quest’ultima la prendono dai pozzi, ogni giorno, e l’acqua che bevono è la stessa che usano per lavarsi e cucinare.

Oltrepassiamo alcuni villaggetti un po’ più strutturati, un’unica via principale, la strada, lungo la quale si concentra l’essenza della vita del posto, mercati, bancarelle di cibo, galline, zebù, biciclette, carretti e gli immancabili taxi brousse. Questo folcloristico mezzo di trasporto è un pulmino che i malgasci utilizzano per spostarsi: su di esso vengono stipate quante più persone possibili, sul tetto vengono caricati i bagagli, ma ci è capitato di vedere anche una capra e un maiale, vivi, legati come dei salami sul portapacchi.

Avevamo letto prima di partire che il nostro itinerario lungo la RN7 poteva anche essere fatto in taxi brousse, sarebbe stato sicuramente avventuroso… ma non si poteva calcolare la durata del viaggio, dato che i taxi brousse partono solo quando sono completamente pieni e non si fermano fino alla tappa successiva, ignorando le necessità dei poveri viaggiatori che stanno ore e ore senza poter andare in bagno. Siamo quindi ben contenti di essere sul nostro comodo minivan!

Arriviamo ad Antsirabe e tramite la Lonely Planet scegliamo una semplice ma accogliente guest house, Chez Billy; la nostra cameretta è sul tetto e il bagno in comune.

Salutiamo Vonjy e gli diamo appuntamento la mattina dopo, ma subito ce ne pentiamo; girando per la cittadina abbiamo tutti gli occhi puntati addosso e non c’è l’ombra di un turista. Non ci sentiamo molto tranquilli, ma decidiamo comunque di proseguire nell’esplorazione. L’elemento più caratteristico di Antsirabe sono i pousse pousse, coloratissimi risciò trainati a piedi nudi dai malgasci, loro lo utilizzano come mezzo di trasporto per brevi tragitti, noi ci lasciamo convincere a fare un breve tour della città.

Ci immergiamo quindi nella vita locale, visitiamo il mercato e curiosiamo per le viette, ma l’imbrunire arriva in fretta, il sole ad agosto tramonta intorno alle 17.30 e non è conveniente per noi turisti stare in giro con il buio. Per cui rientriamo da Chez Billy e ceniamo prestissimo. Il ristorante si anima, arrivano probabilmente tutti i pochi turisti presenti in città e Billy, il giovane proprietario malgascio che ci dice di aver fatto il maestro di sci a Monginevro, è davvero allegro.

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Lemure catta - Anja Park



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