Tour del belize: tra natura e archeologia

L’itinerario: CAYO SAN IGNACIO – SITO ARCHEOLOGICO DI XUNANTUNICH - MOUNTAIN PINE RIDGE - SITO ARCHEOLOGICO DI CARACOL - (FRIO) RIO ON POOLS - RAINFOREST MEDICINE TRAIL - BUTTERFLY FARM - ISOLA DI CAYE CAULKER: SHARK RAY VILLAGE, CORAL GARDEN, HOL CHAN MARINE RISERVE, SHARK RAY ALLEY - SAN PEDRO (AMBERGRISE CAYE) - BELIZE CITY -...
 
Partenza il: 17/07/2007
Ritorno il: 19/08/2007

L’itinerario: CAYO SAN IGNACIO – SITO ARCHEOLOGICO DI XUNANTUNICH – MOUNTAIN PINE RIDGE – SITO ARCHEOLOGICO DI CARACOL – (FRIO) RIO ON POOLS – RAINFOREST MEDICINE TRAIL – BUTTERFLY FARM – ISOLA DI CAYE CAULKER: SHARK RAY VILLAGE, CORAL GARDEN, HOL CHAN MARINE RISERVE, SHARK RAY ALLEY – SAN PEDRO (AMBERGRISE CAYE) – BELIZE CITY – COMMUNITY BABOON SANCTUARY – SITO ARCHEOLOGICO DI LAMANAI – CROOKED TREE WILDLIFE SANCTUARY – SITO ARCHEOLOGICO DI ALTUN HA

*********************************** N.B. IL VIAGGIO COMINCIA E TERMINA IN GUATEMALA.

1° giorno in Belize, 14° giorno di viaggio (merc. 1 Agosto) CAYO SAN IGNACIO E SITO ARCHEOLOGICO DI XUNANTUNICH Il Belize è un paese piccolissimo e sorprendente.

Prima di scoprirne le sue bellezze, del Belize sapevo solo due cose: che qui era stato girato il film “Mosquito coast” (1986) di Peter Weir, quello con Harrison Ford e River Phoenix, e che Madonna aveva dedicato a un suo isolotto, Ambergrise Caye, la canzone “La isla bonita”. Poco conosciuto dal turismo di massa, il Belize, terra di pirati e bucanieri, è una delle zone meno abitate del Centro America: è grande quasi come la Lombardia, ma è abitato da soli 260.000 abitanti. Il resto è natura! La sua giungla fittissima nasconde meravigliosi siti Maya e numerosi parchi naturali (circa il 40% del territorio è riserva naturale) popolati da centinaia di specie animali; le sue coste sono lambite dal caldo Mar dei Carabi. Non mancano bei isolotti (i cayes) e fondali praticamente intatti. Per non parlare della sua fantastica barriera corallina, la seconda più grande del mondo, dopo quella australiana.

Partiamo, dunque, alla scoperta di questo paese, col desiderio di vedere i principali siti archeologici e la speranza di fare il bagno con squali, razze e i lamantini, miti mammiferi acquatici che Cristoforo Colombo scambiò per sirene! Il Belize è un paese tranquillo, ad eccezione di Belize City, dove la sera bisogna stare un po’ attenti. Prima di partire avevo letto di diverse aggressioni armate ai danni dei turisti che si recavano al sito di Caracol, ma, come abbiamo avuto modo di verificare, da quando si viene scortati dai rangers del parco il pericolo sembra scomparso. Per ulteriore sicurezza, prima di partire, al momento dell’acquisto dei voli aerei abbiamo stipulato una buona assicurazione sanitaria e abbiamo segnalato il nostro itinerario al Ministero degli Affari Esteri (www.Dovesiamonelmondo.It).

Entriamo in Belize partendo da Flores, in Guatemala.

Il trasferimento, con pulmino privato della San Juan Travel, costa (125QZ, circa 10 euro).

In frontiera sbrighiamo abbastanza velocemente le formalità di ingresso (coda per l’uscita dal Guatemala, coda per l’entrata in Belize). Dal confine ci sono 12 km per arrivare a San Ignacio. Il pulmino ci lascia lungo una delle strade principali della cittadina. Scendiamo solo noi! Troviamo una doppia con bagno nel caratteristico “Hi-Et Hotel” (40$B, pari a 20US$), una vecchia casa coloniale tutta di legno dipinto a sgargianti giallo-rosso. La casa è gestita da una simpatica famiglia e per entrare si passa dal loro salone. Un simpatico pappagallo verde ci dà il buongiorno (“Helloooooooo!”) e ride.

Anche se San Ignacio è ad un passo dal Guatemala e ospita una grande comunità di guatemaltechi rifugiatisi qui durante la guerra civile e mai rientrati, percepiamo comunque la diversità del Belize.

Qui la gente è scura, discendente degli Africani condotti ai Caraibi dalla vergognosa tratta degli schiavi.

La lingua parlata in Belize è ufficialmente l’inglese. In realtà noi più che altro abbiamo sentito il Creolo, una lingua poco comprensibile, specialmente quando viene parlata veloce. Si tratta di un misto di inglese, parole africane, un pizzico di spagnolo. Insomma, un miscuglio alquanto complesso! Ciò è dovuto alla storia del Belize, caso unico rispetto a tutti gli altri paesi centroamericani conquistati e dominati dagli Spagnoli del XVI secolo. Il Belize fu, infatti, trascurato dagli Spagnoli, che lo considerarono una terra poco ospitale. Era una terra difficile, frequentata da pirati e i bucanieri inglesi e scozzesi quali lo consideravano un luogo sicuro e inaccessibile, protetto dalla barriera corallina, difficilmente valicabile dai galeoni spagnoli. Di fatto terra inglese sin dal Cinquecento, il Belize fu conquistato ufficialmente dal Regno Unito nel 1798 e nel 1862 assunse il nome di Honduras Britannico, nome che conservò sino al 1973. Ancora oggi l’effige della regina Elisabetta II è impressa sui dollari beliziani, sia su carta che su metallo, e il paese fa parte del Commonwealth, cosa di cui i suoi abitanti sembrano essere orgogliosi. Il Belize è popolato da una ampia varietà etnica: il gruppo etnico più numeroso è quello dei Creoli, discendenti dall’unione tra schiavi africani e pirati inglesi. Altra forte etnia è quella dei Meticci (mestizos), discendenti dall’unione tra Europei e indios centroamericani. Una piccola parte della popolazione è tuttora discendente diretta dei Maya, mentre solo un 7% è di etnia Garifuna, ossia discendenti di indios sudamericani e di neri africani. Così composti, i Beliziani si sentono orgogliosamente diversi dai vicini paesi di cultura spagnola e affini alla Giamaica, di cui riprendono la cultura reggae (nelle acconciature e nella musica). Anche l’architettura delle case e dei villaggi cambia: appena oltrepassato il confine vediamo le tipiche case di legno a palafitte, dipinte con colori a pastello, dall’aria coloniale.

Ma parliamo di San Ignacio, vivace cittadina di oltre 13.000 abitanti che sorge nell’isolata Macal River Valley, una bella vallata tropicale. La cittadina, chiamata anche solo “Cayo”, isola, è situata sulle rive del fiume Macal River ed è collegata da un bel ponte in ferro sospeso, l’Hawksworth Bridge, con il paese di Sant’Elena. SAN IGNACIO è gradevole, ma non bella. Rappresenta un ottimo punto di partenza per visitare due bei siti archeologici e per escursioni in barca/canoa lungo il fiume, jeep o cavallo nella spettacolare Mountain Pine Ridge Forest Riserve. La vita di San Ignacio si concentra lungo due vie principali, Burns avenue e Hudson street. Qui si trovano hotel, ristorantini-caffetterie, agenzie viaggi. Qui si cena presto, molto presto e dopo le 21 diversi ristoranti non servono più. Abbiamo visto abbassare molte saracinesche tra le 21.30 e le 22! Chiediamo informazioni e scopriamo che il SITO DI XUNANTUNICH è tranquillamente raggiungibile da soli. Compriamo frutta fresca in una delle tante bancarelle ambulanti che si trovano in piazza e prendiamo un autobus pubblico (vanno bene quelli con capolinea Benque Viejo del Carmen), una sorta di scuola-bus americano, come ne abbiamo trovati anche in Guatemala.



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