Toscana delle meraviglie

Quattro giorni e 1/2 a spasso per una delle regioni più belle d'Italia
 
Partenza il: 17/02/2012
Ritorno il: 21/02/2012
Viaggiatori: 3
Spesa: 500 €

La Gastronomia

Più che un break carnevalesco, il nostro viaggio in Toscana è stato un vero e proprio tour enogastronomico, e la cucina locale l’ha fatta da padrona durante i quattro giorni spesi in terra etrusca, tra i più esilaranti e saporiti della nostra vita itinerante: tre cene ed un pranzo davvero memorabili.

Si parte allora da Pisa e dal ristorante Il Campano, consigliatoci dal receptionist dell’albergo la cui stazza significativa era già di per sé garanzia di assoluta qualità: non potevano cadere meglio! Siamo in pieno centro storico, in un locale le cui pareti son rivestite di stampe antiche, e le scansie traboccano di vini pregiati; la simpatia e la cordialità dello staff e dei gestori, fanno il resto, uniti ai sapori della tradizione: per cominciare proviamo la ribollita, una sorta di zuppa di verdure di stagione a base di legumi e cavolo nero, un po’ densa e straordinariamente ricca di gusto e buone calorie: una delizia. A seguire: controfiletto (di manzo) ai carciofi per i miei amici, e una cinta senese lavorata con mele al porto, per il sottoscritto, un piatto di carne di maiale, un’autentica gioia per il mio palato avvezzo ad apprezzare l’agrodolce in ogni sua forma e sostanza; tutti piatti dai gusti comunque delicati, anche se intensi, apparentemente elaborati, ma in realtà tesori di una secolare sapienza culinaria che parte dal basso, dalla campagna circostante, generosa d’ogni genuina primizia, spesso d.o.p.

Proseguiamo con una seconda serata dedicata al mare e ai suoi profumi e aromi: siamo a Livorno, al ristorante L’Ancora, nella zona detta La Venezia, grazie ai numerosi canaletti e ponticelli che la caratterizzano.

Esordiamo con un piatto di tagliatelle allo scoglio, ovvero condite coi più classici frutti di mare: cozze e arselle in primis, e rigorosamente in bianco, ricorda parecchio quella che facciamo anche in Sardegna. A seguire il famoso cacciucco, una zuppa di pesce semplice e saporitissima, completa di qualche fetta di pane imbevuta nel delizioso sugo, che riposava placida sul fondo del piatto come la più sfiziosa delle sorprese. Entrambe le pietanze abbondano di peperoncino, che accompagna e a tratti stravolge un po’ i gusti, specie per i palati più sensibili come quello di Jole, che infatti gradisce con riserva. Non ci facciamo mancare anche un assaggio di baccalà alla livornese: un’autentica goduria, buono, dal sapore sublime e morbidissimo, condito com’è coi pomodorini e la giusta quantità di sughetto rosso; un classico Chianti bianco completa il capolavoro, ben servito nel suo apposito ‘vestitino’ salva freschezza.

Per la terza e la quarta serata, invece, torniamo a Pisa e ci affidiamo al consiglio datoci dall’assistente dell’autonoleggio con la quale abbiamo sbrigato le pratiche di ritiro della vettura all’arrivo. Il ristorante ‘Da Antonio’ si trova nell’hinterland cittadino, in una frazione chiamata Arnaccio, nel comune di Navacchio. La prima serata la dedichiamo alla carne, prendendo tuttavia le distanze dalla pur invitante e famosissima regina della zona: la bistecca alla fiorentina, che io ricordavo terribilmente cruda e immangiabile, e i miei compagni di viaggio temevano, poiché amanti di carni ben cotte. Ci affidiamo allora al più amichevole galletto cotto al forno a legna, le cui braci e la cui fiamma potevamo ammirare anche dal nostro tavolo. Un’atmosfera casareccia, genuina, familiare; il personale sorridente e affabile, camerieri disponibili e gentili, e cuochi che all’occorrenza diventavano suggeritori e salutavano i nuovi arrivati come gente di casa. Persone certamente avvezze a trattare tanto col turista che col cliente abituale, tutti amici e benvenuti, nessuno escluso; trattamento ottimale e buon rapporto qualità/prezzo; non c’è che dire: stavolta ci hanno consigliato proprio bene, e noi abbiamo fatto altrettanto bene a fidarci.

Ma la fiorentina stava là, sdraiata su di un bel vassoio lucido, e attraeva i nostri sguardi, esposta com’era in bella vista coi suoi tanti centimetri di spessore: un portento misurabile in chili! Decidiamo dunque di prenderne una in tre, temendo sprechi e affidandoci ai consigli di chef e camerieri che ci tranquillizzavano quanto a morbidezza, bontà e qualità di una carne cotta al sangue che meritava davvero tutta la nostra attenzione e apprezzamento. E fiorentina sia, con tanto di patate arrosto d’accompagnamento: ottima, gustosa, tenera, sanguinolenta ma non troppo; per farla breve, l’abbiamo divorata tutta, un pezzo alla volta, un chilo e duecento grammi, circa, di autentica, verace bontà.

La serata successiva facciamo il bis quanto al ristorante, ma cambiamo decisamente menù. Vogliamo assaggiare il tagliere degli antipasti, salumi e formaggi della zona, dal gusto indescrivibile, e poi le tagliatelle al sugo di lepre che già dalla sera prima avevano solleticato le nostre papille gustative. La scelta si rivela vincente: tutto divinamente buono. Un pezzo di formaggio stagionato a fine pasto completa l’opera, ed il rosso Carmignano della zona annaffia il tutto con vivacità.

Concludiamo con l’ultimo lauto pasto toscano: il pranzo lucchese. Ci imbattiamo per caso, durante la nostra passeggiata esplorativa, nella trattoria Rusticanella 2, che si trova nel centro storico di Lucca, ad appena pochi passi dalla casa natale del grande compositore Giacomo Puccini. Il locale è accogliente e invitante, promette bene, e difatti non ci deluderà. Il cameriere, fors’anche gestore, ci tiene a sottolineare che ci troviamo in un luogo assai rinomato in quanto annoverato nella rosa dei locali gastronomici scelti e proposti da Vetrina Toscana, una guida ufficiale che promuove le eccellenze, non solo culinarie, della Regione Toscana (il cui simbolo era tra l’altro stampigliato, assieme a ulteriori dettagli e didascalie, sulle singole tovagliette di carta del coperto), perché utilizza prodotti certificati D.o.p., D.o.c.g. e I.g.t., e inoltre vanta una vasta gamma di etichette di vino, prevalentemente toscano, e naturalmente l’olio extravergine artigianale di Lucca: connubi di sicuro successo che rendono la trattoria famosa e ben frequentata, sia dai turisti che dagli estimatori locali del buon cibo.

Assaggiamo tre differenti primi piatti di pasta, affidandoci ai consigli dell’esperto cameriere; ne scegliamo uno a testa per poi dividerceli. E così passiamo in rassegna: le penne cacio e pepe, le lasagne gratinate ed i tortelli lucchesi; tutte prelibatezze. Come secondo ci sincronizziamo sul baccalà arrostito con ceci: un piatto di pesce gustoso ma un po’ asciutto, che però ci fanno ‘bagnare’ con dell’ottimo olio della zona, delicatissimo e assai digeribile, che esalta la pietanza senza alterarne l’essenza del sapore. Al termine, mentre Jole si tuffa su un tiramisù della casa, noi ci concediamo un dolce tipico: il buccellato di Lucca tostato con Vin Santo, una sorta di torta di pane dolce il cui composto è a base di semi di anice e lievito di birra; tagliato a striscioline rimane morbido, si intinge nel moscatello e va giù con incredibile facilità: la digestione sarà più rapida e gioiosa!

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San Gimignano centro

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Viareggio, carnevale

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Pisa, cattedrale



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