Toccata e fuga in Provenza e Gole del Verdon

Il colore è un mezzo di esercitare sull'anima un'influenza diretta. Il colore è un tasto, l'occhio il martelletto che lo colpisce, l'anima lo strumento dalle mille corde (Cit. Kandinskij)
Scritto da: elena-favole
toccata e fuga in provenza e gole del verdon
Partenza il: 18/07/2014
Ritorno il: 20/07/2014
Viaggiatori: 4
Spesa: 500 €

Ci sono viaggi che si programmano nei minimi dettagli prima della partenza, viaggi che ti vedono impegnata a navigare in internet cercando le chicche offerte dalla meta, gli alberghi più carini e le proposte più attraenti…e viaggi che nascono dal nulla, viaggi che prendono forma in una settimana. Quello che sto per raccontarvi è nato proprio così, in pochissimo tempo. E vi assicuro che per una come me che predispone addirittura il parcheggio in cui lasciare l’auto a monte.

Il mio compagno ed io avevamo programmato la nostra settimana di vacanze nella bella Laigueglia, bellissimo paesino romantico e ideale per una settimana di relax quando ad un certo punto ci siamo chiesti perché non anticipare la partenza di qualche giorno e, dalla nostra città, Ivrea, dirigerci in Provenza per poi raggiungere Laigueglia anziché dalla comoda Torino-Savona, dalla Costa Azzurra. Il nostro sogno era quello di vedere i campi di lavanda in fiore…e, ora che il viaggio si è concluso posso dirvi che lo spettacolo apparso ai nostri occhi è stato a dir poco strepitoso.

Siamo partiti venerdì pomeriggio alle due sotto un sole torrido. Per fortuna, durante il percorso, abbiamo avuto modo di prendere atto che non c’erano tanti automobilisti / viaggiatori “incoscienti” come noi: le strade erano poco trafficate e abbiamo viaggiato benissimo.

Abbiamo scelto di dormire ad Aix-en-Provence in quanto siamo arrivati in Provenza ormai intorno alle 20.30 di sera e non avendo prenotato nessun albergo, su Aix ci potevano essere buone probabilità di recuperare una stanza visto il gran quantitativo di strutture. E poi Aix era vicina alla zona che il giorno dopo volevamo visitare, per cui è stata un buon compromesso. Abbiamo pernottato all’Arc Hotel, tre stelle, una struttura composta da 40 camere recentemente ristrutturate. (una doppia 80€ colazione non inclusa). Ci siamo trovati bene: l’hotel era pulito e il personale è stato disponibile nei nostri confronti. Data la stanchezza, inutile dire, siamo crollati non appena sfiorato il letto.

La mattina seguente abbiamo colazionato con delizioni Pains aux chocolat acquistati in una boulangerie di passaggio. La nostra prima meta è stata l’Abbazia di Senanque. La strada per raggiungere l’Abbazia da Aix en Provence è piccola ed estremamente tortuosa, tanto che più volte abbiamo sperato di non incontrare altri veicoli provenienti dal senso opposto. Poi, ad un certo punto, è apparsa la vista dell’Abbazia, circondata dai campi di lavanda in fiore. Una meraviglia! L’abbazia è stata fondata nel 1148 da un gruppo di monaci e attualmente vive una comunità di cistercensi che preferisce la meditazione alle frotte di turisti che giungono al sito. Il biglietto di ingresso costa 7€ ed è possibile prendere parte a visite guidate che partono ad orari prestabiliti oppure si può effettuare la visita individuale. Per mancanza di tempo, noi abbiamo optato per quest’ultima. Intanto abbiamo visto la chiesa: la pianta è a croce latina ed è caratterizzata da inusuali facciate est e nord e dal particolare ingresso posto sul lato sud. E’ inoltre assente una grande porta che introduca alla navata centrale. I monaci usufruiscono di un ingresso secondario che immette direttamente nell’abbazia passando dal chiostro. Il chiostro, bellissimo,è formato da quattro gallerie con dodici archi a tutto sesto; le colonne, tutte diverse, sono ornate da motivi floreali. E’ possibile osservare alcune piante officinali coltivate con estrema cura e precisione. Altrettanto delizioso è il calefactorium, unico luogo riscaldato dell’abbazia, luogo in cui un tempo i monaci ricopiavano i manoscritti, la sala capitolare, e il dormitorio dei monaci dove si può ammirare un bellissimo rosone. E’ impossibile non scattare una lunga serie di foto ricordo in quanto il colore grigio della pietra dell’abbazia si abbina alla perfezione al colore della lavanda che cresce rigogliosa nei campi circostanti.

Lasciata l’abbazia di Senanque ci siamo diretti a Roussillon, uno dei più bei villaggi di tutta la Francia. La caratteristica del paese sono le ocre che, con le loro sfumature, incantano gli sguardi in tutte le stagioni. E’ stato bellissimo percorrere le vie e salire le scale che conducono a punti panoramici deliziosi, osservare le facciate delle abitazioni, il contrasto tra gli infissi azzurri e le facciate ocra, entrare nei numerosi negozietti di specialità locali e l’arte che regna sovrana. A Roussillon è possibile percorrere anche il sentiero delle ocre, sentiero che nei mesi di luglio e agosto rimane aperto tutto il giorno e che attraversa le falesie permettendo di ammirare le opere naturali create dall’erosione. Anche qui…tante foto ricordo! Lasciato Roussillon ci siamo diretti a Sault, la capitale della lavanda.

Intanto lungo la strada lo sguardo si perde nel colore azzurro/viola della lavanda: distese sconfinate appaiono agli occhi dei viaggiatori.

Ci siamo più volte fermati accostando l’auto sul ciglio della strada e ci siamo catapultati, seppur con estrema delicatezza e attenzione, nei campi per inebriarci del profumo di lavanda, osservare i piccoli petali e le innumerevoli api al lavoro.

Giunti a Sault abbiamo fatto inizialmente un piccolo giro turistico del paese, abbiamo assaggiato il caratteristico gelato alla lavanda e acquistato il delizioso miele di lavanda. Poi, dopo una breve tappa all’ufficio turistico e una cartina alla mano, ci siamo avventurati a piedi nel cammino della lavanda, un percorso ad anello che si snoda tra i campi in fiore lungo 5,3 km, caratterizzato da un dislivello di 80 metri e dalla durata di circa un’ora e trenta. Inutile dirlo: meraviglia allo stato puro per gli occhi e gioia per il cuore.

La sensazione che ho provato è stata quella di essere disconnessa dalla realtà: non era importante la data e l’ora, non era importante il ritardo accumulato sulla tabella di marcia, nulla era importante eccetto il fatto di essere lì, di respirare quell’aria frizzante e dolce di lavanda, di provare quella sensazione definita come la pace dei sensi, la pace del cuore.

Terminato il giro, non sufficientemente stanchi dai tanti campi di lavanda visti, ci siamo diretti a Valesole, un altopiano ove si raggiunge la massima concentrazione di campi di lavanda. E in effetti… anche qui, spettacolo meraviglioso. Campi, campi, campi di lavanda. L’occhio si perdeva nei colori della lavanda in contrasto con l’azzurro del cielo, ma, a differenza di Sault, qui ogni tanto il viola cedeva spazio al giallo… eh si, perché oltre a dolci colline di lavanda qui si è potuto vedere anche un gran quantitativo di girasoli fioriti. Non ho altri sinonimi altrettanto adeguati per esprime il concetto: pura meraviglia.



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