Temple Point VentaClub Watamu tutto e di più

Temple Point VentaClub Watamu Kenia. Negli ultimi trenta anni non ho girato tutto il mondo ma dall'Islanda alla Nuova Zelanda passando per parecchi latitudini, mi sono dato da fare... Una delle prime cose che ho notato leggendo le guide ed i resoconti dei viaggi - che negli ultimi anni con internet è diventato un vero e proprio fenomeno - è...
Scritto da: yeridiani
temple point ventaclub watamu tutto e di più
Viaggiatori: in gruppo
Spesa: 2000 €

Temple Point VentaClub Watamu Kenia.

Negli ultimi trenta anni non ho girato tutto il mondo ma dall’Islanda alla Nuova Zelanda passando per parecchi latitudini, mi sono dato da fare… Una delle prime cose che ho notato leggendo le guide ed i resoconti dei viaggi – che negli ultimi anni con internet è diventato un vero e proprio fenomeno – è che regolarmente non trovo mai le “banalità” che, ho imparato sulla pelle, fanno sul serio la differenza. Insomma tutti sono pronti e bravi a descrivere le emozioni ma le cose pratiche che ti ci portano sono regolarmente saltate, un po’ come accade nel Cinema, dove il nostro eroe trova sempre il parcheggio o non ricarica mai la pistola. Quindi approfitto del sito più famoso, e più conosciuto in Kenia per esempio, per provare a colmare la lacuna. Intanto va chiarito che nell’occasione è tecnicamente appropriato parlare di vacanza e non di viaggio, poi è il caso di puntualizzare che si tratta di tre realtà: Il Villaggio – Il Kenia – La Savana. Le tre cose non sono miscelabili… Ok si parte.

Andata (e ritorno..) IL Ventaglio gestisce in proprio anche il Vettore (ex Lauda Air). E’ bene che i Romani si accertino il giorno prima della partenza dell’effettivo orario del volo.. È praticamente una costante che da Milano parta con qualche ora di ritardo.. Il che vuol dire a notte fonda. Ma non è un problema .. Anzi visto che l’aeroporto è deserto è molto rilassante, basta non arrivare con 6 ore di anticipo.. I bellissimi Airbus A330-200 della Lilvigston vi depositeranno in terra Keniana dopo 7 ore tranquille e silenziose. Il personale è italiano, cibo ed assistenza buona e niente problemi di adattamento al fuso; da Milano è effettivamente più lunga e stancante, ma ci si deve rassegnare… il Kenia è a Sud.

L’aeroporto di Monbasa è esattamente quello che ci si aspetta che sia un aeroporto africano.. E cioè non è Zurigo.

Siccome si scende anche in pista evitate di sventolare macchinette fotografiche che i soldatini sono piuttosto nervosi..

Vi aspetta un grosso ambiente privo delle due cose più utili in quel momento.. Le penne ed i tavolini. Ogni viaggiatore dovrà riempire due moduli da presentare in due distinti Gate… Tempo di passaggio… Indeterminato. Cosi prenderete confidenza con il significato di “pole pole”. Quando finalmente riuscite nell’impresa scoprirete che c’è anche la possibilità che non vi siano arrivati i bagagli, nonostante che il vostro aereo fosse l’ultimo che partiva da Malpensa ed il primo ed unico che passava in piena notte da Fiumicino; misteri del 3 millennio.

Se avete trovato i bagagli passerete sotto la sguardo di un distinto signore che vi aspetta tre metri prima di uscire. Se trasportate del materiale costoso come macchinette, telecamere e portatili per uso personale e penne, quaderni, cancelleria, magliette, cappellini per i bimbi keniani … ehm non fate i nervosi e cercate di essere molto .. Molto pazienti ed … ehm elastici Una volta fuori vi aspetta probabilmente il viso sorridente di Silvia con il suo bravo banchetto “venta club”.. Un boy gentile (cominciate a prendere confidenza anche con il concetto di mancia…) vi accompagna al pullman.

Il vostro impatto con il Kenia è già finito.. Siete appena tornati nel “suolo” italiano.

Il viaggio verso Watamu dura due ore e mezzo in una strada che il Kenia chiama orgogliosamente “superstrada” .. ed altra scoperta dei “punti di vista” di altre civiltà.

Chiariamo subito un altro concettino… Non siamo nel 1950.. Non siete a Riccione .. E non siete davanti alla televisione.. Che ne pensereste se un pullman pieno di facce con il sorriso idiota vi sparasse una serie fotografie la mattina presto passando davanti le finestre di casa vostra?? Bene loro sanno di essere “pittoreschi” esattamente come voi la mattina presto.. E si incazzano come lupi se non capite che la “strada” è la loro casa. Quindi giù le macchinette fotografiche e godetevi il viaggio.

Arrivati dentro il Villaggio vi aspettano suggestivi canti e balli locali e tutto quello che il vostro corpo considera piacere.. Siete appena entrati nel regno di Peter Pan.

Il villaggio.

Come accennato prima il Villaggio non è il Kenia ma neanche l’Italia, esso è un improbabile luogo virtuale nato per soddisfare una certa voglia di vacanza esotica dell’italiano stressato dal lavoro.

La leggenda narra che l’idea di costruire a Temple Point fosse partorita da un gruppo di residenti italiani.. E che gli stessi abbiano poi perso tutti i lotti presso il Casinò di Malindi (guardando le facce dei “nostri” in quel luogo non sembra poi tanto una leggenda.. ) Il Ventaglio rileva il tutto riconvertendo il comprensorio a Villaggio esclusivo, con un lavoro cosi ben fatto che posso dire dall’alto dei miei trenta anni di “villaggere” che è un vero gioiello nel suo genere. Perché farlo in Kenia? Perché nella fascia equatoriale ci sarebbe il “piccolo” vantaggio della mano d’opera a basso costo e perché può essere sfruttato dieci mesi l’anno..

Watamu è a una ventina di km da Malindi e Temple Point è posto esattamente all’imbocco di Mida Creek , una bellissima, bassa laguna che si svuota ogni sei ore per effetto della marea e che fa parte del Parco Marino di Watamu. Superato un pesante cancello e ben due posti di blocco… si arriva all’elegante scalinata del “Motore” dell’intero villaggio, un complesso in muratura coperto da un immenso e spettacolare makuti (Legno e foglie di Banano) che comprende: la cucina, gli uffici, la hall, le sale di ritrovo, il ristorante, il teatro, la piscina, i negozi. Da quel punto si dipartono graziose stradine che conducono agli alloggi cosi intelligentemente inseriti nel verde del parco che da fuori sono invisibili.

Non date retta a chiacchere, le stanze sono confortevolissime, silenziose, condizionate ed ognuna ha un patio arredato da divani e poltrone . L’insieme è a misura di vera vacanza.. Niente folla (max 180 ospiti di cui un terzo sempre in gita o safari..), niente percorsi biblici e tutto sta esattamente dove ci si aspetta che dovrebbe essere.



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