Tanzania, la nostra prima Africa

Un viaggio stupendo che mamma, papà e Jacopo (12 anni) porteranno per sempre nel cuore
 
Partenza il: 23/09/2015
Ritorno il: 05/10/2015
Viaggiatori: 3
Spesa: 4000 €

Tutti, prima di partire per un safari in Tanzania, immaginiamo la stupenda Natura africana, l’avvincente incontro con la fauna in libertà nel proprio ambiente. Tuttavia se non si è realmente vissuta un’esperienza simile non si può neppure immaginare la sensazione di sentirsi completamente avvolti da una Natura potente, grandiosa, a volte aspra, sempre meravigliosa.

Le tenere scene di gioco tra cuccioli di varie specie ai momenti cruenti della caccia, i tramonti infuocati le notti illuminate dalla luna piena, il verde lussureggiante della foresta di Ngorongoro, i deserti del Lake Natron, i morbidi scenari del Tarangire, l’immenso Serengeti… poi l’incontro con popoli antichi, ultimi eredi di civiltà millenarie: la Tanzania è uno scrigno di ricchezza e varietà tutto da scoprire, da avvicinare con curiosità e rispetto.

Da poco tornati dalla nostra meravigliosa esperienza in Tanzania, siamo mamma, papà e un bambino di 12 anni (Jacopo) che, per vivere quest’avventura, ha saltato ben 2 settimane di scuola all’inizio della II media…una follia secondo alcuni! Siamo stati molto in dubbio anche noi, ma a posteriori posso solo dire che in un’esperienza del genere il nostro piccolo ranger ha imparato cose che non avrebbe mai potuto apprendere tra i banchi.

23/9: La nostra avventura inizia all’aeroporto Marco polo di Venezia, da dove partiamo per Fiumicino. Da qui un volo notturno ci porta ad Addis Abeba, da dove proseguiremo domani mattina per Kilimanjaro, l’aeroporto che prende il nome dalla vetta più alta d’Africa e che è l’accesso preferenziale per chi, come noi, si accinge ad effettuare un safari nei Parchi del Nord. Abbiamo scelto Ethiopian per vari motivi:

– Ci permetteva di arrivare a Kilimanjaro e ripartire da Zanzibar

– Benchè, a differenza di Turkish, non parta da Venezia, ha orari di arrivo e partenza migliori (inoltre Turkish non va a Zanzibar)

– Il prezzo era conveniente, 1700 Euro in tre andata e ritorno, incluse tasse e voci accessorie.

Durante il volo notturno tra Roma e Addis Abeba dormiamo tutti e tre un bel po’.

24/9

Lo scalo ad Addis Abeba tollerabile (abbiamo visto sicuramente aeroporti migliori, ma anche qualcuno peggiore). Purtroppo la cima del Kilimanjaro si è solo intravista poco prima dell’atterraggio perché avvolta da nubi. Dopo l’atterraggio si attraversa la pista a piedi prima di raggiungere l’edificio. All’ingresso un addetto ci chiede “yellow fever certificate”, ma basta dire “transit in Addis from Italy” e il mio gesto di cercare i biglietti dentro allo zaino viene interrotto da un sorriso e da un cenno di invito a procedere. Compiliamo rapidamente il formulario per il visto, procediamo per il primo sportello (dove si pagano i 50 dollari a persona) poi per il secondo sportello dove viene fatta a tutti una foto e dove vengono prese le impronte digitali. Ritiriamo i bagagli e procediamo verso l’uscita, dove ci aspetta Exaud che ha in mano un cartello con il nostro nome. Da oggi, per 8 giorni, sarà la nostra guida, il nostro angelo custode, il nostro compagno di avventura. Saliamo su un possente Toyota Land Cruiser “stretched”, a telaio lungo, con i sedili modificati e il tetto che si solleva e permette di guardare fuori e fare foto liberamente. Il nostro Jacopo è supereccitato, passati sonno e stanchezza, vorrebbe aprire subito il tetto già dall’aeroporto. Gli viene subito spiegato che il tetto si può tenere aperto solo quando si va pino, sotto i 50 kmh, non quando si corre a 100 sulla principale arteria del paese. Il paesaggio intorno all’aeroporto è piuttosto arido. Man mano che si procede verso Arusha si fa più verde, poi si intravede il profilo appuntito del Monte Meru, la seconda montagna più alta in Tanzania. La strada è buona, ai suoi lati l’Africa e la vita, piccoli insediamenti, negozi colorati, qualche pastore masai, mucche, caprette, cani e tanti bambini. Giunti alle porte di Arusha lasciamo la strada asfaltata principale e pieghiamo a sinistra per qualche chilometro per raggiungere il Moivaro Lodge, davvero caratteristico! Un grande giardino con prato inglese e tanti fiori, piscina e vista sul Mount Meru, un grosso edificio bianco col tetto in paglia disito tra ristorante e bar, poi sparsi nell’amipia tenuta ci sono i bungalows. Raggiungiamo la nostra camera che è molto carina ed è immersa nel verde. Jacopo vuole andare subito ad “assaggiare” la piccola piscina. Pomeriggio di relax a Moivaro Lodge, cena e a letto presto.

25/9

Partiamo al mattino verso le 8, destinazione Tarangire. E’ definito “il parco dei giganti” perché ospita alcuni tra gli abitanti più granfi della savana: le sue colline sono punteggiate da giganteschi baobab dal profilo inconfondibile, e sono il regno di enormi mandrie di elefanti. La zona del fiume e la Silale Swamp ci hanno regalato avvistamenti indimenticabili: il primo leopardo sull’albero il pasto di decine di avvoltoi a breve distanza dall’auto, una famiglia di 9 leoni, antilopi, gazzelle e ungulati in quantità. Pernottiamo al Tarangire Safari Lodge, un campo tendato in splendida posizione sul fiume. Al tramonto è indimenticabile l’aperitivo con vista su bufali ed elefanti!

26/9

Usciamo presto per un game drive mattutino. A breve distanza dal camp un gruppo di iene sta banchettando sui resti di una gazzella. La nostra guida ritiene che le iene non possono averla cacciata, che si tratta della preda catturata da un ghepardo, uno dei predatori più agili e leggeri e spesso vittima di furti da parte di iene e leoni. Dal Tarangire si passa per l’incrocio di Makuyuni e da qui procede dritta verso ovest. Davanti a noi una montagna, una falesia appare nitida: è l’escarpment della Rift Valley. Attraversiamo per Mto wa Mbu che abbiamo ribattezzato “il paese delle banane” data la quantità di bancarelle che vendono questo prodotto, passiamo davanti all’ingresso del Lake Manyara (parco che, quando è giunto il momento di operare una scelta, abbiamo deciso di “saltare” e iniziamo la salita sulla parete del Rift. Una sosta è d’obbligo al belvedere che offre una vista magnifica sul Lake Manyara e sulla falesia. Più su morbide colline dall’aspetto poco africano indicano l’inizio delle Ngorongoro Highlands. Siamo a Karatu, dove ci fermiamo a Endoro Lodge, un’oasi di pace, tranquillità e comfort immersa nel verde.



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