..surrealismi namibiani

La Namibia è un vasto paese dell’Africa Australe, ma con meno di due milioni di abitanti. Gli ampi e silenziosi spazi deserti, ma mai ripetitivi, caratterizzano panorami spettacolari. Indipendente dal 1990 e precedentemente nota con il nome di Africa del Sud-Ovest, la Namibia prende il nome dal deserto Namib che copre gran parte della sua...
Scritto da: giuseppe-brenna
..surrealismi namibiani
Partenza il: 01/06/2005
Ritorno il: 16/06/2005
Viaggiatori: in gruppo
Spesa: 2000 €

La Namibia è un vasto paese dell’Africa Australe, ma con meno di due milioni di abitanti. Gli ampi e silenziosi spazi deserti, ma mai ripetitivi, caratterizzano panorami spettacolari.

Indipendente dal 1990 e precedentemente nota con il nome di Africa del Sud-Ovest, la Namibia prende il nome dal deserto Namib che copre gran parte della sua superficie, è tuttavia evidente come i vincoli economici con il vicino Sudafrica (ex potenza occupante) siano tuttora fortissimi, così come i legami culturali con la Germania che colonizzò il territorio fino al 1913.

Sono andato in questo bellissimo paese assieme alla mia Gabry con un gruppo di altre 13 persone con un viaggio semi-organizzato. In realtà credo che sia tranquillamente visitabile da soli, anche se il fatto di essere in compagnia di altre persone risulta per certi versi tranquillizzante, considerando la frequenza delle forature dei pneumatici sulle lunghe strade sterrate. Il viaggio di per sé non è stato stancante, con spostamenti di massimo 5 ore tra una tappa e l’altra. Il clima, nonostante le notevoli escursioni termiche, ci ha consentito di girare senza soffrire il caldo afoso, anche se la sera e lungo la costa atlantica ha fatto piuttosto freddo, ma ciò rientra pienamente nel carattere sorprendentemente vario della Namibia che attraverso i suoi incredibili paesaggi, le sue etnie, la sua flora e fauna è in grado di accontentare i gusti di ciascuno, rivelando volti inaspettati.

Il volo da Roma è stato lungo e con due scali a Francoforte e Johannesburg, prima di atterrare nella capitale namibiana Windhoek (dal tedesco “angolo ventoso”). La città è decisamente l’Africa che non ti aspetti, soprattutto per il suo ordine e pulizia, caratteristiche che forse noi europei attribuiamo maggiormente a paesi di altri continenti. Il retaggio coloniale tedesco è evidente soprattutto presso la Christuskirche, chiesetta evangelica costruita su un piccolo colle, dove sorgono l’antico forte (Alte Feste) ed altre piccole palazzine di stile teutonico, ma nella sua strada principale (Indipendence av.) sembra di essere a tratti in una città americana o del nord Europa. Windhoek non offre molto, ma credo che comunque valga la pena di dedicarle un po’ di tempo prima di iniziare il viaggio vero e proprio.

La prima tappa è stata l’altopiano del Waterberg, che si innalza imponente al di sopra dell’immensa pianura di acacie che lo circonda. Una piacevole passeggiata nel tardo pomeriggio fino alla cima per godere del primo tramonto africano, ha inaugurato l’inizio di una lunga serie di escursioni a piedi, prima di raggiungere l’Etosha National Park. Abbiamo trascorso 2 giorni di safari e certamente per chi come me lo ha fatto per la prima volta è stata un’indimenticabile esperienza. Il periodo di giugno è considerato tra i migliori per l’avvistamento degli animali, dal momento che corrisponde alla stagione arida; l’erba è secca e bassa e la scarsa acqua a disposizione restringe la superficie delle pozze dove gli animali si concentrano per abbeverarsi: questo spettacolo è sicuramente l’immagine che più caratterizza l’Etosha rispetto ai parchi di altri paesi. La pozza illuminata del resort Okaukuejo non ha deluso le aspettative, con le schermaglie tra branchi di elefanti e gruppi di rinoceronti e con i nostri occhi ad osservare in silenzio quello che prima di allora sarebbe parso possibile vedere solo in un documentario televisivo… Dopo il safari, si punta verso il Kaokoveld ai confini con l’Angola, la regione più “periferica” e meno contaminata e, proprio per questo, più interessante sotto il profilo etnico. Il capoluogo Opuwo ha un carattere decisamente “africano” con il suo mercato multicolore: si incontrano le donne Herero (con i loro costumi ottocenteschi ereditati dai colonizzatori tedeschi) e le donne Zemba e Himba, in una suggestiva mescolanza. Gli Himba si sono sempre rifiutati di adeguarsi alla modernità e pertanto continuano la loro vita di allevatori nomadi. Cospargono la loro pelle di una mistura di burro e terra rossa (con la quale le donne ricoprono anche le loro treccine) e si vestono con gonne di pelle di capra. Si incontrano di frequente lungo la strada che porta sino alle splendide e remote cascate di Epupa, comunque non abbiamo mancato di visitare un loro villaggio tipico (il Krall) ed una scuola. Arrivati alle cascate (la nuova strada è quasi terminata…) abbiamo pernottato all’Omarunga rest camp in bellissime tende attrezzate con ogni confort con vista sul fiume Kunene. Pur se non spettacolari come le più ben note Victoria falls, le cascate di Epupa e la natura circostante sono assolutamente da non perdere e forse sarebbe valsa la pena di trascorrervi un’altra giornata. Dopo il Kaokoveld si fa rotta verso sud nel Damaraland per la visita della foresta pietrificata, delle incisioni rupestri di Twyfelfontein e delle “organ pipes”, singolari colonne basaltiche a forma di canne d’organo derivate dall’erosione. Il lodge Twyfelfontein dove abbiamo pernottato, immerso tra immensi massi di roccia rossa e mimetizzato nella natura circostante, ha costituito un meraviglioso momento di relax a fine giornata.

Segue la Skeleton Coast (costa degli scheletri) con un paesaggio desertico desolato e cangiante lungo le rive dell’Atlantico. Il clima cambia all’improvviso ed i cieli tersi lasciano il posto ad una compatta coltre di nuvole: un posto del genere non poteva che essere battezzato con un nome così inquietante, considerando i numerosi naufragi e le vittime tra i superstiti, che una volta sbarcati si trovavano in un ambiente del tutto inospitale. A Cape Cross ci accoglie l’immensa colonia di otarie, dove migliaia di individui coprono letteralmente la costa per svariati chilometri. Lo spettacolo è indescrivibile…E forse è una tra le immagini che resterà più impressa di questo viaggio.

La tappa successiva è a Swakopmund, cittadina teutonica circondata dalle dune del Namib. Numerosi sono gli edifici di origine coloniale ed il freddo pungente sembra averci catapultato nel nord Europa. Anche qui ordine e pulizia regnano sovrani e più numerosi sono gli appartenenti alla minoranza bianca, che detengono saldamente le redini dell’economia. Numerosi sono i negozi d’artigianato ma decisamente più conveniente per gli acquisti è il mercato presso il vecchio faro. Non mancano nei dintorni della città ulteriori attrazioni, dai fenicotteri rosa a Walwis Bay alla Weltwischia drive (che permette di osservare una rarissima pianta che cresce soltanto in Namibia, la Weltwischia Mirabilis, il cui esemplare più vecchio si stima abbia circa 2000 anni).



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