Suoni, colori e profumi, alle Seychelles

Consigli pratici per un viaggio "fai da te"
 
Partenza il: 13/03/2010
Ritorno il: 23/03/2010
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Abbiamo visitato due isole: La Digue e Praslin (si pronuncia Palen) La Digue, con i suoi colori, suoni e profumi, ci rimarrà per sempre nel cuore.

Agli inizi di Ottobre, chiaccherando sul lavoro, si parlò delle Seychelles dicendo che era possibile organizzare un viaggio da soli senza problemi. Trovata l’occasione del volo si poteva pensare al soggiorno con tutta calma in quanto l’offerta turistica locale era abbondante e soprattutto prenotabile via internet. Verso il 10 del mese avevamo già i due bigletti prenotati (Emitates -1300 Euro in due). Dopo un approfondito studio frugando sul web abbiamo prenotato 4 notti a La Digue, 4 notti a Praslin e l’ultima notte a Mahe (per potere essere in aeroporto alle 6 del mattino avendo l’aereo di ritorno con partenza alle 8:15.

Sabato 13 Marzo Partiamo da casa alle 9:30 del mattino e lasciamo l’auto a Malvoglio, nel parcheggio dell’Hotel Ceria (Ristorante Mariuccia) in cui arriviamo verso le 11:00. Di posteggio abbiamo pagato 31 euro per 11 giorni. Una navetta gratuita ci ha quindi portato, in circa 15’, alle partenze dell’aeroporto di Malpensa. Alle 11:30 il check-in era già aperto e noi, avendolo già fatto on line, evitiamo la lunga coda che era già presente ai banchi. Decolliamo alle 14:25 con diretti a Dubai. Il volo dura 6 ore a cui ne vanno sommate altre 3 per la differenza di fuso orario: siamo quindi atterrati a Dubai alle 23:30 locali. Dall’aereo in avvicinamento a Dubai vediamo il grattacielo più alto del mondo e “la palma”, una piccola città composta da villette di lusso (ciascuna con il posto barca privato) costruita su un’isola artificiale; il tutto fra un grande sfavillio di luci. L’aeroporto di Dubai è quanto meno fantasmagorico e noi abbiamo transitato dal terminal 3 che è immenso. All’interno si trovano fra l’altro un piccolo giardinetto tropicale, grandi fontane, ascensori e, …. Almeno un Km di duty free. In zona Duty free non vi sono i tapis roullant per costringerti a dare almeno un’occhiata ed invogliarti a fare acquisti. Domenica 14 Marzo Partiamo alle 02:30 per Mahe in cui atterriamo, dopo 4 ore di volo, alle 06:30 del mattino (con quasi mezz’ora di anticipo). Terminate le semplici e veloci formalità dell’immigrazione (hanno voluto sapere dove eravamo alloggiati) siamo fra i primi ad uscire e a recuperare la valigia (miracolosamente è la prima a comparire sul nastro). Usciti sul piazzale coperto ci dirigiamo verso i voli nazionali (50 metri a piedi) e nonostante il nostro volo fosse prenotato per le 9:15 ci fanno il check-in per quello delle 8:30 (che fortuna). L’aereo, un piccolo bimotore a elica da 15 posti, impiega circa 15 minuti per portarci all’aeroporto di Praslin. Il panorama dall’alto vale da solo il costo del viaggio (165 euro in due). Con un taxi ci facciamo portare al porto (occorrono circa 20’) ed arriviamo alla banchina quando il battello per La Digue sta ritirando la passerella di imbarco. Sono tutti gentilissimi e aspettano mentre io acquisto i biglietti e il taxista, con Antonia, porta le valige sul traghetto. Compro i biglietti con le rupie cambiate all’aeroporto di Praslin (avrebbero comunque accettato anche gli Euro). Verso le 10:00, dopo una breve e tranquilla traversata, arriviamo sull’isola di La Digue e mentre stiamo percorrendo il molo mi si avvicina un signore che chiede se siamo interessati ad un “taxi beuf”, il mezzo di trasposto più utilizzato sull’isola che consiste appunto in un carro coperto trainato da un bue. Accettiamo volentieri l’offerta e seguiamo il “taxista” che ci conduce verso un carro chiedendoci di aspettare mentre va nella stalla a prendere il bue. Accettiamo di buon grado e lui se ne ritorna poco dopo con l’animale che avvicina al carro per mettergli il giogo al collo con cui tirare il “taxi”. Il bue è molto giovane e il taxista decide di non affaticarlo evitando di salire anche lui sul carro. Notiamo che il taxi è regolarmente targato.

In 15-20 minuti (passano velocissimi) giungiamo finalmente alla nostra meta: Pension Michel. Ci accoglie Fadiba, una signora creola molto gentile che ci offre subito due frullati di frutta per dissetarci. Ci mostra la nostra camera: spaziosa, pulita e munita di un piccolo frigorifero. Il bagno è con doccia, lavabo e bidet, il tutto pulito e ordinato. Nella camera si trova un ventilatore a soffitto ma è presente anche uno split per l’aria condizionata. Sul davanti c’è un piccolo patio con un tavolino e due comode sedie; scendendo un gradino ci si rova in un piccolo giardino curatissimo dove innumerevoli ibiscus rossi in fiore la fanno da padrone. Ci accordiamo subito con Fadila per il noleggio delle biciclette che andiamo a scegliere. Sul retro dell’abitazione c’è un piccolo deposito di bici in cui lavora un ragazzo che provvede alla loro manutenzione: ci fornisce due bici, tipo mountan bike, munite entrambe di un amplio cestello posizionato posteriormente (sarà utilissimo per trasportare gli zaini senza averli sulle spalle).

Fadila ci mostra anche la stanza in cui dovremo trasferirci per l’ultima notte: per un disguido ha infatti impegnato la nostra camera con una agenzia e ci ha proposto una sistemazione di emergenza (gratuita). In alternativa ci ha anche proposto di trovarci un’altra sistemazione sull’isola ma per una sola notte decidiamo di accettare la sua offerta.

La nostra camera a Pension Michel

Salutiamo Fadila prenotando per la cena (19:30 in punto mi raccomando …) e ci ritiramo in camera per riposare un paio d’ore. Prendiamo le biciclette e troviamo da mangiare un panino da Ta Rose al porto.Tolti i morsi della fame puntiamo verso il nord per andare a fare il bagno ad Anse Severe. L’alta marea si è mangiata quasi tutta la spiaggia e così non ci accorgiamo di superarla; continuando a pedalare arriviamo fin dove finisce la strada prima di rendercene conto. Ritornati sui nostri passi troviamo finalmente Anse Severe dove riusciamo a fare il primo bagno. Lunedì 15 Marzo Cambiati un po’ di euro in rupie (in banca) ci dirigiamo verso il parco dell’UNION. Per entrare occorre pagare un biglietto di 100 rupie a testa e se entri per due volte la terza è gratis. Pagato il balzello riprendiamo a percorre la strada in bicicletta. Siamo circondati da una rigogliosa vegetazione e dopo poco notiamo sulla destra un antico cimitero, del tutto abbandonato, con tante lapidi scolpite nel granito ed un cavallo bianco che bruca l’erba cresciuta fra le tombe. Le lapidi hanno una fattura strana e le morti delle persone sepolte sono quasi tutte occorse verso la fine del 1800. Ripartiamo e dopo poche decine di metri ci troviamo in una coltivazione di vaniglia. Le piante, della famiglia delle orchidee, sono in filari e si arrampicano su pali. Ci hanno detto che le bacche compaiono dopo la fioritura, verso settembre. Il terreno sotto i filari è pacciamato con scorze di cocco per impedire la crescita delle infestanti. Proseguendo incontriamo il mulino per estrarre l’olio di cocco (copra) azionato da un bue. Se tratta di una dimostrazione per i turisti ma comunque il mulino funziona e l’olio viene recuperato. Superato il mulino ecco il recinto con le tartarughe giganti di Aldabra. Saranno circa una quarantina e sono veramente enormi.



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