Sulle tracce dei faraoni… Racconti ed emozioni

Sulle tracce dei faraoni... RACCONTI ED EMOZIONI TRA I SENTIERI DEL NILO Epilogo di quanto vissuto in Egitto nell’appena trascorsa estate, mi ritrovo a raccontare delle impressioni e delle sensazioni di quanto tante volte immaginato e sognato attraverso i racconti di Wilbur Smith e delle sue tanto avvincenti narrazioni. Parlerò di angoli,...
 
Partenza il: 14/08/2004
Ritorno il: 28/08/2004
Viaggiatori: in gruppo
Spesa: 1000 €

Sulle tracce dei faraoni… RACCONTI ED EMOZIONI TRA I SENTIERI DEL NILO Epilogo di quanto vissuto in Egitto nell’appena trascorsa estate, mi ritrovo a raccontare delle impressioni e delle sensazioni di quanto tante volte immaginato e sognato attraverso i racconti di Wilbur Smith e delle sue tanto avvincenti narrazioni.

Parlerò di angoli, posti e luoghi il cui fascino solo chi ha la fortuna di vedere può davvero capire. Narrerò del Nilo dei faraoni che il tempo ha permesso di godere: bellezze che da sempre dicevo “Io prima o poi ci andrò!!!” e che quest’anno, finalmente, messi da parte i ripensamenti iniziali, ho potuto ammirare estasiato.

Prologo singolare del racconto è la Russia, naturale prosieguo, nelle primordiali intenzioni, dei paesaggi scandinavi vissuti lo scorso anno. Avviati da tempo i primi preparativi – abbigliamento tardo invernale-semi primaverile, affrettata corsa per il passaporto onde prenotare il necessario visto di ingresso – e messe da parte le solite e noiose agenzie delle bella ragazza col sorriso ammiccante e dai colorati depliant delle camere vista mare e degli omini tuttofare – prende vita, in un’afosa giornata di agosto, la Coccaro-vacanza.

E, di fronte all’inattesa sorpresa della “siamo spiacenti, ma la prenotazione “Tour della Russia” non è disponibile”, tra i mille affascinanti itinerari della “Viaggi e avventure nel mondo” – il tour operator poco operator che da venti anni manda allo sbaraglio, nella maniera più insolita e a portata di tutte le tasche, impavidi viaggiatori nelle parti più o meno note del mondo – la frettolosa ricerca di una magica e affascinante alternativa non poteva che portarmi in Egitto. Messi da parte i naturali mille dubbi del caldo e della paura del terrorismo, spostate in tutta fretta le già programmate ferie, con la mia poco preventiva organizzazione del viaggio (prima di partire, a causa del tempo tiranno, non sapevo se dare la priorità all’acquisto dei medicinali per i fastidi intestinali del tanto delicato stomaco occidentale o le batterie per la macchina fotografica), arrivo alla partenza con la benedizione e il sorriso di tutti, in fondo partecipi della mia avventura e del mio entusiasmo.

Tralasciando le solite e quanto mai lecite mille domande sul viaggio (punto di ritrovo, riferimenti sul volo, compagnia aerea, etc.) – domande alle quali nei viaggi con Avventure nel Mondo non è dato di aver risposta – dopo le interminabili girovagazioni tra i tremila terminali alla ricerca di un qualche indizio sui compagni di avventura, mi trovo davanti un insolito e quanto mai variegato gruppo di dodici persone: età dei partecipanti: almeno dieci anni più di me, provenienza: extra terronia, entusiasmo del viaggiatore al momento della conoscenza: sconsolatezza totale.

Messa da parte l’incertezza iniziale di fronte all’estranea e insolita compagnia (“ma dove mi trovo? E che ci faccio io qua?”), e volte le spalle alle invidie di qualcuno sulla nascente avventura, parto alla volta del Cairo.

Alle porte del continente africano, il solo semplice viaggio di trasferimento verso l’albergo – lo sguardo sul caldo tramonto, lo svettare nei cieli delle mille moschee – basta a rapire lo sguardo col fascino dell’Africa. L’immediato gemellaggio col futuro compagno di avventure, il simpatico Bruno, un’affrettata doccia, una prima discussione sul da farsi nel poco programmato, e perciò avvincente, viaggio, e – grazie alle preziose guide Touring e Lonely planet dei compagni viaggiatori – mi ritrovo in un tipico ristorantino, dove, tra i mille dubbi sulle poco note pietanze africane (messi naturalmente da parte spaghetti e pasta che al solo vederne il nome – spagetti napoltaine, pasta bolognise – ti passa lo sfizio di prenderli), provando questo e assaggiando quello, alla fine ci esce una bella cenetta accompagnata dalla tipica birra egiziana (stella), gradevole e fugace bevanda – a dispetto dell’eccezione di quella prima sera, di birra neanche a parlarne per tutta la durata del viaggio, dato che, secondo la ferrea disciplina islamica, non sono serviti alcolici (di birra analcolica neanche a parlarne, offesa al grado alcolico che mi porto nelle vene da sette generazioni).

Inizia, al risveglio, il percorso tra i sentieri del Nilo dove i grandi archeologi hanno pazientemente – forse anche facilmente – cercato.

La sempre viva capitale – coi suoi frenetici andirivieni che si alternano senza sosta tra il giorno e la notte – ci conduce, tra una corsa nei pazzi, obsoleti e chiassosi taxi, e tra una passeggiata tra i ridenti e sempre vivi bazar, alle atmosfere della Cittadella e alle bellezze poco ordinate del Museo Egizio, necessaria tappa di apertura delle vie delle piramidi e dei templi che, lungo la Valle del Nilo, ci attendono da tremila anni. Le vastità del museo, i giochi d’infanzia del re bambino Tutankamon, insieme alla maestosità di Ramses II – la cui mummia, monito della sua perenne grandezza, troneggia ancora oggi nel suo splendore – offrono ampio gaudio all’entusiasmo dell’attento visitatore.

Dando vita all’iniziale entusiasmo di chi racconta, la vacanza, oltre al lato culturale, significa scoperta della vita quotidiana e dei costumi locali… vivo così, beato, le notti tra spezie e bazar, ammiro e assaporo l’etnico gusto e gli odori della shisha e del carcadè.

Lasciato il ferragosto e già dimentico dei frastuoni del Cairo, di fronte alle piramidi ogni sensazione e meraviglia dei libri e dei documentari è superata dall’indicibile stupore che solo la vista diretta può offrire. Non posso mancare di entrare nell’imperiosa e claustrofobica piramide di Cheope, che, a tuttoggi – protetto dal falco divino – sovrasta nell’appena trascorsa visita del Museo del Cairo. Ammiro e celebro l’iniziale e depredato rivestimento granitico della piramide di Kefren. Osservo la curata piramide di Micerino. E ancora, nel sormontare la triste e deturpata Sfinge, finalmente libera dalla millenaria prigionia delle sabbie desertiche, non posso non rammaricarmi di quanto noi ignoranti uomini civili abbiamo potuto fare su quanto le sabbie e i millenni avevano protetto e venerato (il colosso è stato sfigurato dalle cannonate dei Mamelucchi nelle loro assurde quanto stupide esercitazioni di tiro). Trovo riparo dal cocente sole africano, infine, all’ombra della Barca solare – compagna dell’ultimo e divino viaggio del maestoso Cheope – tra le riflessioni sull’antica fede che portava, millenni addietro, gli uomini a vivere e a morire col sorriso sempre vivo, consci della leggerezza del cuore che, nella prova finale, avrebbe consentito loro di essere accolti dagli dei benevoli dell’aldilà. E ripenso, ancora, alla spiritualità degli antichi abitatori del Nilo e alla loro assegnazione dell’anima nel cuore, motivo per il quale, nella mummificazione, tale organo rimaneva – orfano cervello, del polmone, del rene e del fegato, che, estirparti, venivano contenuti all’interno di speciali giare protette dalle divine facce animalesche – il solo compagno del corpo inerme del defunto.



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