Sulle orme del Regno d’Italia: 4 giorni in giro per scoprire antiche meraviglie tra Milano e Monza

Questo viaggio è stato decisamente un collage fatto all’ultimo minuto, ma alla fine siamo riusciti a mettere in ordine tutte le tappe.
Indice dei contenuti
Diario di viaggio tra Milano e Monza
Primo giorno: le mostre di Milano
Certo che quando abbiamo deciso di prendere il treno da Modena alle sette del mattino avremmo potuto controllare che non scattasse l’ora legale proprio quella notte, avremmo evitato di dover arrivare in stazione quando per noi erano le sei! Comunque anche se un po’ assonnati, siamo arrivati in stazione centrale a Milano; qui mio padre ha insistito per prendere la metro per arrivare in Piazza Duomo, perché non voleva perdere quaranta minuti a piedi. Alla fine, tra ascensori talmente lenti da sembrare non funzionanti e percorsi diversi per chi faceva le scale, ci abbiamo messo comunque mezz’ora a uscire dalla metro. A proposito, se pagate con carta, ricordatevi di passarla uscendo dal tornello, altrimenti nel giro di qualche giorno oltre al costo del biglietto vi addebiteranno 1,20 €. Arrivati comunque in Piazza Duomo la prima tappa è stata la mostra sui Macchiaioli che si trova a Palazzo Reale (Palazzo Reale è l’edificio sul lato destro del Duomo, non il Castello Sforzesco). La mostra si è rivelata perfettamente accessibile ed anche molto interessante, ripercorre l’intero arco della produzione artistica dei pittori del gruppo dei Macchiaioli concentrandosi anche sulla loro partecipazione ai Moti del ’48 e sui loro sogni di vedere l’Italia unita e repubblicana come sperava Mazzini, delusi dopo la proclamazione del Regno d’Italia. Devo ammettere che in questa gita a Milano i pasti si sono rivelati un po’ problematici; trovare un bar che faccia anche panini e non solo piatti completi o aperitivi o anche un ristorante che non sia di quei locali per turisti stranieri non è affatto semplice. Fate attenzione anche ai prezzi, molti locali se ne approfittano della posizione in centro. Comunque dopo esserci fermati per un pasto veloce ci siamo diretti all’altra mostra in programma per la giornata alle Gallerie d’Italia in Piazza della Scala. Devo ammettere che la mostra sul Neoclassicismo ha abbastanza deluso le mie aspettative, comunque già che c’eravamo abbiamo visitato anche la collezione permanente. Ci sono un po’ di ascensori e montacarichi da prendere, ma alla fine il percorso è completamente accessibile. Da ammirare una serie di bassorilievi di Canova, mentre tra i dipinti oltre ad un grande quadro di Hayez, una serie di interni del Duomo, noi quando abbiamo visto le proporzioni tra le persone e l’altezza delle colonne abbiamo pensato che ci fosse stato un errore di calcolo e che il Duomo fosse rappresentato più alto di quanto non sia in realtà. Il giorno successivo, quando siamo andate a visitarlo, ci siamo decisamente dovute ricredere, in quei quadri non c’era assolutamente nessuna esagerazione. Uscite dalle Gallerie d’Italia ci siamo messe a girare lì in zona aspettando che alcuni parenti ci raggiungessero e visto che avevamo tempo nell’attesa siamo entrati anche nella chiesa di San Fedele, malgrado i cinque o sei scalini. La chiesa all’interno si è rivelata molto decorata, l’altare tra l’altro come sembra andare di moda a Milano è sormontato da un tempietto accompagnato da statue. Questa chiesa è anche legata ad Alessandro Manzoni, che abitava poco distante e veniva qui a pregare, disgraziatamente nel 1873 lo scrittore scivolò sui gradini e cadde, riportando ferite che gli furono fatali nel giro di qualche mese; da allora la scala all’ingresso della chiesa è soprannominata gli “sfortunati gradini”. A quel punto, mio padre è tornato verso la stazione a prendere il treno, mentre io e mia madre ci siamo sedute a prendere qualcosa al bar con i nostri parenti e poi siamo filate in albergo: dopo l’alzataccia della mattina cominciavamo ad essere veramente cotte.
Secondo giorno: Milano tra chiese e palazzi
Il secondo giorno ci siamo trovate il solito problema del lunedì: quasi tutti i musei sono chiusi, infatti abbiamo finito per fare praticamente un giro delle chiese. Siamo ovviamente partite dal Duomo e malgrado non avessimo prenotato non abbiamo trovato fila, certo arrivandoci alle dieci del mattino di un lunedì lavorativo. Una volta entrate in Duomo ci siamo rese conto che le proporzioni dei dipinti che avevamo visto il giorno prima non avevano proprio niente di esagerato; coi palazzi intorno non si direbbe, ma la cattedrale è incredibilmente alta! Peccato che sia tanto immensa quanto spoglia, ci sono pochi altari nelle navate laterali e molti concentrati nella zona del transetto. Mentre più ci si avvicina alla facciata più la chiesa è vuota, ma questo è dovuto anche al tempo necessario per costruire l’edificio: fu Napoleone ad ordinare il completamento della facciata. Una sorpresa inaspettata è stato scoprire che le terrazze sul tetto sono raggiungibili con l’ascensore, non si riesce a fare tutto il giro, ma un bel pezzo si, bisogna solo sperare di non avere la sedia a rotelle troppo larga, perché in effetti alcuni passaggi sono proprio a misura. Comunque vale la pena di salire lassù non solo per il panorama su Milano, ma anche per la possibilità di trovarsi a pochi passi dalle guglie e dai gargoyle che costellano il tetto della chiesa. Finito il Duomo ci siamo dirette all’unico museo che era aperto quel giorno: il Palazzo Poldi Pezzoli, che si trova praticamente a due passi dal Teatro alla Scala. Doveva esserci anche una mostra sul Grand Tour, ma abbiamo scoperto che consisteva in un solo quadro e in un video un po’ strano. Il palazzo comunque ospita la collezione di opere d’arte di Gian Giacomo Poldi Pezzoli, che vanno da dipinti ad oggetti in porcellana, passando per orologi ed armi antiche. Anche il palazzo ha delle stanze decorate in maniera particolare, purtroppo però molte sono state distrutte dai bombardamenti. Il giro non è stato un problema, abbiamo soltanto dovuto litigare un po’ con l’ascensore perché è veramente molto piccolo. Finito questo abbiamo dovuto rassegnarci ad andare a caccia di chiese e ci ricordavamo che su via Torino ce n’è una veramente particolare: Santa Maria presso San Satiro, che fortunatamente è accessibile. Questo edificio progettato da Donato Bramante nasconde una prospettiva che ha davvero dell’incredibile; Bramante infatti, quando ricevette l’incarico di ricostruire la chiesa, volle ruotarla di 90° per portare la facciata sulla via principale, ma si ritrovò senza lo spazio per l’abside e qui il lampo di genio. Se io andassi a misurare lo spazio tra l’altare ed il muro di fondo mi risulterebbero appena 97 centimetri, tuttavia lungo le pareti Bramante ha rappresentato un colonnato dalla prospettiva assolutamente perfetta ed entrando il fedele praticamente vede un’abside profonda svariati metri, solo andandoci di fianco si riesce a rendersi conto dell’inganno e letteralmente si stenta a credere ai propri occhi. Infine ci siamo dirette verso la Basilica di Sant’Ambrogio, che si trova un po’ fuori dal centro storico e durante il tragitto ci siamo messe alla ricerca del pranzo, operazione non molto facile per chi non cerca un ristorante o un aperitivo, ma un panino veloce, lungo le vie principali ci sono praticamente solo locali che servono piatti più o meno veloci e aperitivi, abbiamo dovuto infilarci in una stradina secondaria per trovare un normale bar. Alla fine siamo comunque arrivate alla Basilica di Sant’Ambrogio, il percorso prevede anche vari locali annessi alla chiesa principale e che custodiscono il Tesoro della Basilica e dove vi viene raccontata la vita di Sant’Ambrogio. Il percorso è quasi completamente accessibile. La particolarità della chiesa è il fatto che abbia mantenuto la pianta paleocristiana sebbene sia stata ricostruita nell’XI secolo, dunque si può ancora vedere l’atrio dei catecumeni, dove ai tempi di Ambrogio si riunivano le persone che si stavano avvicinando al cristianesimo, ma non erano ancora state battezzate. All’interno sicuramente è sorprendente l’altare, risalente al IX secolo e completamente ricoperto d’oro, pietre preziose e pietre semipreziose, in origine era destinato a contenere i corpi dei santi Gervasio e Protasio; la chiesa venne costruita qui per volere di Sant’Ambrogio proprio sul luogo in cui vennero ritrovati i corpi dei due martiri. Per questo la basilica è decentrata rispetto al centro della città: qui si trovava la necropoli, che in epoca romana doveva tassativamente essere costruita fuori dal centro abitato. Dalla basilica un montacarichi permette di accedere al Sacello di San Vittore in ciel d’oro, il terzo martire che era stato sepolto nella necropoli. Il sacello si chiama così per i mosaici dorati che ne decorano la cupola, ma all’interno contiene anche un altro tesoro: un ritratto di Sant’Ambrogio eseguito quando il futuro santo era ancora vivo o appena dopo la sua morte, i tratti somatici infatti corrispondono a quelli ricostruiti a partire dal cranio di Ambrogio, conservato nella cripta della basilica. Dopo ci siamo dirette con molta calma verso la stazione, visto che dovevamo prendere il treno per raggiungere Monza, e durante la strada siamo passate davanti alla Basilica di San Marco, la seconda chiesa più lunga di Milano. Visto che a parte un po’ di ciottoli davanti la chiesa era accessibile siamo entrate. All’interno abbiamo trovato un presepe di carta risalente addirittura al ‘700 e vari dipinti tra cui la copia di una Deposizione di Caravaggio. Dopo abbiamo proseguito a piedi fino in stazione ed è stato un percorso bello lungo; dunque, una volta arrivate a Monza siamo rimaste in albergo a riposarci.
Terzo giorno: leggende in giro per Monza, da Sandokan alla Corona Ferrea
Per prima cosa quel giorno ci siamo dirette dalle parti della Villa Reale ed abbiamo cominciato con la cosa più lontano dal centro che avevamo in programma: la Cappella Espiatoria. Qui almeno abbiamo avuto un colpo di fortuna, la cappella infatti non è accessibile e l’unico modo per arrivare almeno al giardino che le sta dietro ed alla cripta è passare dall’ingresso laterale, che noi abbiamo trovato aperto solo perché c’erano dei lavori di manutenzione in corso. La Cappella Espiatoria è stata edificata sul luogo esatto in cui il Re Umberto I venne assassinato il 29 luglio 1900. Proprio al centro della cripta un cippo rotondo segna il punto in cui il re cadde sporcando il terreno di sangue. La cappella vera e propria ha delle decorazioni a mosaico che ricordano molto le chiese paleocristiane di Ravenna. Subito dopo siamo andate all’orangerie della Villa Reale per visitare la mostra Sandokan. La Tigre ruggisce ancora che ricostruisce il mondo creato da Salgari con costumi e scenografie, ma anche oggetti appartenuti al popolo dei Dayak, continuamente citati nei libri. La collezione è stata donata ad Umberto I da Sir Charles Brooke, discendente di James Brooke, l’eterno nemico di Sandokan, che è un personaggio realmente esistito; a onore del vero forse anche Sandokan è ispirato alla figura di un nobile che combatté contro i colonizzatori europei. Ad ogni modo la mostra ci ha fatto davvero tornare bambine, per fortuna era accessibile. A quel punto l’idea era quella di andare a visitare i giardini della Villa Reale, ma li avevano chiusi a causa del maltempo. Abbiamo a quel punto deciso di fare due passi ed abbiamo, con qualche difficoltà, costeggiato il muro esterno dei giardini, fino ad oltre il fiume per andare a visitare il Santuario della Madonna delle Grazie, purtroppo molto spoglio, dopo i saccheggi e l’abbandono di epoca napoleonica; ma se non altro accessibile. Nel cortile davanti alla chiesa si trova però una Via Crucis in terracotta veramente particolare. Dopo pranzo avevamo prenotato la visita alla Cappella di Teodolinda che si trova nel Duomo di Monza e che è accessibile solo con la guida, in più per chi ha una sedia a rotelle è necessario avvertire prima in modo che montino la pedana, perché per entrare in cappella ci sono dei gradini. Nell’attesa abbiamo quindi fatto un giro al Museo Diocesano, che purtroppo ha solo un piano raggiungibile con l’ascensore e per di più quello con i manufatti meno importanti. Nel museo sono infatti conservati numerosi oggetti che la regina longobarda Teodolinda donò alla chiesa. La Cappella di Teodolinda è completamente ricoperta da un ciclo di affreschi, un vero capolavoro della pittura del primo ‘400 che racconta tutta la vita di Teodolinda. A volerli fu il Duca di Milano Filippo Maria Visconti; Teodolinda, dopo aver sposato il re dei Longobardi Autari, era rimasta vedova senza figli, dunque le era stato concesso di scegliersi un nuovo marito a cui passare la corona, Filippo aveva solo una figlia femmina ed usò questo precedente per nominare eredi del ducato lei ed il genero. Nell’altare della cappella è inoltre conservata la Corona Ferrea, ovvero la corona ufficiale del regno d’Italia, che secondo la leggenda venne donata, sempre a Teodolinda dal papa, in occasione della nascita del suo primo figlio. Nella cappella è infine presente anche un sarcofago che si dice contenga i resti della regina. Dopo la visita alla cappella abbiamo visitato il resto del Duomo, ma per quello non c’è bisogno della guida. Il Duomo è stato completamente rifatto a partire dal Trecento e come la maggioranza delle chiese lombarde, l’interno è completamente ricoperto di affreschi. Il resto della giornata lo abbiamo passato a spasso per Monza, la passeggiata sul lungofiume si è rivelata molto carina, anche se con dei punti dall’accessibilità problematica.
Quarto giorno: la Villa Reale di Monza
La prima tappa è stata in realtà il Museo Civico di Monza, avevamo in programma di visitarlo il giorno prima, ma non ci eravamo accorte che era giorno di chiusura. Il museo è accessibile e a parte qualche reperto archeologico, si compone principalmente di una pinacoteca. I quadri vanno principalmente dall’800 ai giorni nostri. Tra le varie sezioni non ne può mancare una dedicata alla Monaca di Monza. Il personaggio manzoniano in realtà si ispira alla storia vera di Marianna de Leyva, costretta dalla famiglia a prendere i voti a sedici anni e poi protagonista di una relazione con il conte Paolo Osio, dalla quale nacquero addirittura due figli. La donna poi ebbe un destino tragico, scoperta, venne murata in una minuscola cella con solo uno spioncino per la consegna del cibo per ben quattordici anni, prima di essere graziata dal cardinale Federico Borromeo. Dopo questo museo ci siamo dirette finalmente alla Villa Reale ed abbiamo scoperto (cosa di cui non si fa menzione sul sito internet) che la visita è possibile solo con la guida ogni ora, perciò abbiamo prenotato alla prima ora disponibile e nel frattempo ci siamo dirette a visitare una parte dei giardini. Nell’area più vicina alla villa si possono ammirare, oltre a vari laghetti, alcuni tempietti neoclassici e le rovine di una fortezza in miniatura, tutti edifici realizzati tra Settecento ed Ottocento, quando andava di moda costruire appunto questi piccoli edifici per rimandare all’antichità classica o a vicende e leggende medioevali. I giardini ci hanno fatto un po’ penare tra ghiaia, sentieri sconnessi e qualche dislivello, ma siamo riuscite ad affrontarli. La visita guidata alla villa era completamente accessibile, peccato che come praticamente tutte le visite guidate sia stata un po’ precipitosa per i miei gusti. Il percorso prevede gli appartamenti del re Umberto I e della regina Margherita, che abitarono molto spesso in questa residenza; purtroppo però, dopo l’assassinio del re, i Savoia abbandonarono la reggia svuotandola di tutti gli arredi, le sale dunque sono vuote a parte qualche raro caso in cui i mobili sono stati lasciati lì o recuperati. Nella villa oggi si organizzano delle esposizioni di arte contemporanea. Finito il giro abbiamo pranzato nel bar della villa e poi siamo tornate a vedere il resto dei giardini, che tra area recintata e pubblica sono veramente immensi; si arriva anche alla passeggiata lungo il fiume senza particolari problemi di accessibilità. L’unico inconveniente è la cartina poco chiara e il fatto che su di essa siano segnati vari passaggi tra le due zone, dei quali però almeno la metà era chiusa e a giudicare dalle erbacce che c’erano non venivano aperti da anni. Tornando infine verso la stazione per riprendere il treno abbiamo finalmente trovato aperte un paio di chiese lungo la strada principale e siamo andate a curiosare. La piccola chiesa di Santa Maria in Strada sfoggia una facciata apparentemente medioevale, ma rifatta alla fine dell’800, una volta superato un piccolo scalino si arriva all’interno e ci si ritrova praticamente in un altro mondo: le decorazioni sono infatti state realizzate nel ‘600 in stile barocchetto. Poco oltre abbiamo trovato la chiesa di Santa Maria Maddalena, detta anche chiesa delle Sacramentine, apparteneva infatti alle monache benedettine Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento, che avevano il loro convento lì accanto. La chiesa è accessibile e all’interno si trovano decorazioni ottocentesche perché dopo l’abbandono del periodo napoleonico l’edificio dovette essere completamente restaurato. A quel punto siamo arrivate alla stazione.


















