Sudafrica per caso

CapeTown, Kgalagadi, Agulhas, DeHoop: un miracolo a cielo aperto, tanti bei posti, spazi infiniti, contraddizioni e nodi da sciogliere. Un paese orientato verso l'ecologia e la grande bellezza.
 
Partenza il: 31/03/2019
Ritorno il: 13/04/2019
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

molto vicini inquietanti, ma siamo riusciti ad arrivare…. Che posto incantevole!!

De Hoop – 10 aprile – Oggi sveglia presto e gita verso le bianche dune, che si trovano qui vicino. Nell’arrivarci, incontriamo zebre e numerosi bontebok una specie di antilope che, leggiamo, stava per scomparire: hanno lunghe corna a forma di lira e un caratteristico muso e sedere bianchi (per noi è l’antilope con lo slip). Le dune sono in cre di bi li, davvero belle, davanti a un mare da favola con 5 o 6 onde lunghissime, in fila una dietro l’altra. Sulla sabbia delle dune si può fare il surf, non c’è nessuno. Basta allontanarsi un po’ per immedesimarsi veramente in un granello di sabbia, tra mare e cielo. Sono enormi, immense, maestose, bianche: non si può fare altro che rimirarle e abbracciarsi. Rimaniamo lì un po’, girando tra spiagge, scogli, conchiglie fino a quando, un po’ a malincuore è l’ora di tornare al lodge. Recuperiamo subito la gioia, nel tardo pomeriggio, con un bel giro in barca sul lago per vedere da vicino fenicotteri, aironi, cormorani e numerosi altri uccelli che qui vivono benissimo. La sera ceniamo ancora al ristorante e ritorniamo al nostro bungalow a piedi, con la luce della torcia, senza pericolo di perderci al buio come ieri. Che bella giornata e che bel posto!

Gaasbai – 11 aprile – Oggi comincia il ritorno verso Cape Town. Lasciamo la affascinante elegante ed incontaminata De Hoop nature reserve, senza programmi specifici, per dirigerci verso Gaasbai, passando da Elin, un grazioso paese di origini tedesche con le case dai tetti di paglia stile 1700 e una antica tradizione di fiori secchi: non resistiamo e acquistiamo un bellissimo mazzo colorato, sperando che passi al check-in. Ieri due turisti svizzeri ci avevano incuriosito su Gaasbai, dove partono le gite in mare aperto per vedere gli squali bianchi. A me puzzava di troppo turistico e falso, ma non ho detto nulla perché Laura era incuriosita. Comunque arrivati al porto, si è capito subito che si trattava di un circo all’aperto. Grandi motoscafi che portano tutte le mattine turisti al largo a vedere gli squali, attirati dal sangue e dal cibo, sempre allo stesso posto e tutti santi i giorni. I turisti contenti di provare il brivido delle gabbie in acqua fra gli squali eccitati: un circo nel mare. Speriamo solo che questo business non si diffonda troppo, altrimenti rischiamo di alterare anche la vita del mare, già abbastanza alterata. Certo, è meglio questo che gli squali uccisi dato che, dicono, con gli incassi finanziano il ripopolamento delle colonie di pinguini e la salvaguardia dello squalo bianco. Però non sono riuscito ugualmente a prendere parte allo spettacolo, che a Laura invece è piaciuto molto, pur rimanendo solo come osservatrice dall’alto della barca. Nel frattempo io mi sono diretto a Danger Point, a vedere la costa dove durante la guerra si sono inabissate due navi e a constatare che a fianco di ogni paese turistico si trova, un po’ nascosto, il paese delle baracche, quasi intatto dal tempo dell’apartheid, fatto di recinti invisibili e lamiere squadrate. Come non pensare al miracolo di Mandela, sempre presente, che ha permesso al Sudafrica di uscire da un periodo tremendo senza violenza: come ha fatto proprio non riesco a capacitarmi? e mi sembra, questo si, un fatto storico senza precedenti. Con il sole al tramonto ci dirigiamo a Stellenboch, nostra ultima tappa. Non facile guidare al buio, con guida a destra come in Inghilterra e con tanta gente a piedi sulla strada.

12 aprile – Oggi è la data del ritorno a casa, ma prima ci godiamo Stellenboch, grazioso paese universitario, pieno di cantine nel circondario, di giovani di arte e artigianato di bronzo. Alle 12 raggiungiamo l’aeroporto per il ritorno. Volo lungo pieno ma comodo, con scalo ad Addis Abeba. Ciao Sudafrica.

13 aprile – Torniamo a casa la mattina alle 9, stanchi e soddisfatti. Il Sudafrica è un paese che merita. Merita la visita e soprattutto ci sembra un miracolo a cielo aperto: tanti bei posti, spazi infiniti, contraddizioni e nodi da sciogliere, ma evidentemente hanno tutti la pazienza e la volontà di farlo, orientati verso l’ecologia e la bellezza. Un crinale difficile e magnifico che sembra il crinale di una esistenza e di una vita da assaporare, un milkshake alla vaniglia-cioccolato-fruttidibosco (gustati più volte, veramente) con la cannucce non di plastica ma di nostrani bucatini, tradotti metaforicamente in questo milkshake multietnico che io e Laura ci siamo gustati pienamente e goduti ad occhi e cuore spalancati.



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