Sudafrica e Swaziland, il nord est

KwaZulu Natal, Swaziland, Kruger Park, Blyde River Canyon, Limpopo, Mpumalanga e Soweto, solo il nord est: tra animali, culture diverse, natura selvaggia, scenari mozzafiato, modernità e tradizione, oceano, fiumi e canyon.
Scritto da: laurasergio
sudafrica e swaziland, il nord est
Partenza il: 12/07/2014
Ritorno il: 26/07/2014
Viaggiatori: 2
Spesa: 3000 €

13 luglio 2014

Qui comincia una nuova avventura: a Durban nella regione del Kwa-Zulu Natal. Dopo un lungo viaggio di circa14 ore e 3 voli (Milano, Cairo, Jo, Durban) siamo in terra sudafricana. Un po’ emozionati. A Durban provvediamo subito a cambiare un po’ di valuta, acquistiamo una simcard con la mtv, compagnia telefonica locale. Tutto bene anche con l’auto a noleggio con tanto di gps. L’aria è frizzante, la gente giovane, la lingua inglese un po’ cantilenata, ma comprensibile. Il primo impatto positivo. Prendiamo la N2 verso Nord, la guida a sinistra e la stanchezza della notte in aereo, ci costringono ad una massima prudenza. In 2 ore siamo a Shakaland, un villaggio Zulu ricostruito con grande accuratezza storica, a dimostrazione della cultura e delle usanze Zulu. Per la cronaca Shaka, cui è anche dedicato l’aeroporto è riconosciuto come il grande capo della zona che ha saputo riunire sotto di sé un grande popolo composto da tribù differenti. Il programma prevedeva una spiegazione della vita nel villaggio seguita dalla visita vera e propria nelle capanne e nello spazio comune per vedere anche come si faceva la birra o quali strumenti venivano usati nella vita quotidiana. Sotto le stelle e davanti al fuoco ascoltiamo musica e assistiamo alle danze tribali in costume tipico nella capanna grande. La serata si conclude con un’ottima cena self service ed una passeggiata sotto le stelle dell’emisfero australe.

14 luglio

Dopo una dormita colossale di 12 ore e un’ottima colazione, è proseguita la visita nel villaggio, con spiegazioni della cultura e delle usanze zulù, con tanto di sosta nella fumosa capanna del guaritore. Riprendiamo l’auto e ci dirigiamo verso l’Hluhluwe-iMfolozi Park. Si tratta di una riserva molto estesa (ma più piccola del Kruger), disposta sulle tipiche colline di queste zone, molto boschive. Siamo in inverno e gli alberi sono tutti spogli, ma si fa lo stesso un po’ di fatica a vedere gli animali. Restiamo in contemplazione per un po’ ad osservare due grandi elefanti mentre si abbeveravano lungo il fiume; incrociamo un rinoceronte molto grosso mentre attraversava il nostro percorso; ammiriamo i numerosi impala, zebre e facoceri. Non si contano gli uccelli, che però non riconosciamo. Niente giraffe né bufali, che dovrebbero essere presenti. Usciamo e giungiamo a Santa Lucia che è già buio: è la base perfetta per esplorare l’iSimangaliso Wetland Park. Abbiamo prenotato al Sunset Lodge, molto carino, con bungalow di tronchi e cucina, con vista sull’estuario (è gestito da una simpatica e gentile giovane donna ex figlia dei fiori, con figlio e padre, fuggiti dallo Zimbabwe in crisi). Di sera, ormai ci siamo accorti, si abbassa parecchio la temperatura, e dopo una cena buona e leggera, ci fiondiamo a letto sotto le coperte di lana. Molti cartelli avvisano di prestare particolare attenzione agli ippopotami, che sono aggressivi e pericolosi. E’ chiaro ormai che bisogna muoversi con il ritmo del sole.

15 luglio

Stamattina, dopo una bella colazione, ci siamo diretti all’ iSimangaliso Wetland Park, lungo la costa a nord di Santa Lucia. È un parco tra l’oceano e l’estuario più profondo del continente. Siamo nella Elephant Coast, un tratto di costa straordinariamente bello e vario, nella lista dei luoghi mondiali da vedere assolutamente. Nella riserva abbiamo visto ippopotami, tantissimi kudu e impala, bufali, scimmie e molto altro. Possiamo solo assaporare una piccola parte della grande varietà di ambienti e di animali selvatici. Infatti arriviamo solo fino a Cape Vidal, un posto fantastico, una spiaggia infinita molto lunga con un mare molto mosso e le onde che prendono direzioni diverse e si incrociano. Il bagnoasciuga è molto ampio ed è bellissimo camminare al sole invernale, che comunque ci ha permesso di metterci in costume e di bagnarci nell’oceano. Chi ha una certa età si ricorderà del Carosello con la pubblicità del bagnoschiuma Vidal col cavallo bianco che corre libero sulla spiaggia: è qui che fu girato. Siamo andati via contro voglia, ma non volevamo perdere il giro in barca sull’estuario delle ore 3. Da un battello, quindi da una prospettiva diversa, e con il sole calante all’orizzonte, abbiamo visto una marea di ippopotami crogiolarsi in acqua, qualche coccodrillo e volatili vari. Breve riposino nella nostra casetta al Sunset Lodge e buona cena al Reef & Dune, come ieri sera. Poi a letto presto dopo un’altra giornata indimenticabile.

16 luglio

Stamattina sveglia alle 6.45, rapida colazione nel lodge e subito in giro, per vedere le prime luci dell’alba sulla spiaggia dell’estuario di Santa Lucia. Ci stupisce un po’ vedere che lungo la passerella di legno si trovano passaggi pensati per gli ippopotami, in modo che il loro peso non distrugga tutto quanto. La spiaggia è chilometrica, con la presenza di pochi pescatori dotati di lenze lunghe 200 metri tirate direttamente dalla spiaggia. Dobbiamo salutare questo posto meraviglioso per dirigerci nello Swaziland. Ci resta nel cuore la voglia di tornarci ed andare ancora più a Nord nella Elephnat Coast, fino a Kosi Bay (confine con il Mozambico). Ma per il momento seguiamo il percorso di viaggio programmato. Durante il tragitto ci fermiamo a Hluhwule, dove visitiamo l’Endomeni rehabilitation project per vedere da vicino alcuni felini sudafricani a rischio di estinzione. Ci troviamo ad accarezzare ghepardi e a fare la conoscenza di caracal, di serval e di gatti selvatici africani. Ripartiamo, il viaggio è lungo, ma per fortuna le strade sono ottime e passano in mezzo a coltivazioni di alberi e poi di canna da zucchero, per chilometri e chilometri; passiamo il confine dello Swaziland con formalità semplici e rapide (50R). Arriviamo un po’ stanchi al bello, conveniente e tranquillo Mantenga Lodge (www.mantengalodge.com), tra Manzini e la capitale Mbabane, situato in un bosco di jacarande. Abbiamo fame e ceniamo alle 6 del pomeriggio con il buio, sotto le stelle, su una bella terrazza che si affaccia sulla vallata e sul picco. Stasera a nanna presto, con il buio come al solito.

17 luglio

Queste prime giornate di viaggio sudafricano, sono una più bella ed emozionante dell’altra… non saprei scegliere fino ad ora la giornata migliore od il posto preferito. Al Mantenga Lodge si può fare colazione sin dalle 6.30 e noi siamo i primi, per poter arrivare presto al rinomato e pittoresco mercato di Manzini del giovedì mattina. Al nostro arrivo non tutte le bancarelle sono ancora aperte ed attive: solo quelle della frutta, dei tornitori e dei sarti sono già al lavoro. Piano piano dai pulman di linea o dalle strade limitrofe fluiscono venditori con ogni genere di merci: dai misteriosi fili d’erba lunghissimi, all’unico pollo, alle sacche di poveri merci, ai limoni butterati esposti in terra, alle saponette in paziente attesa di compratori, in un caos composto, colorato e tranquillo. Un venditore di radici “mediche” ci ha chiesto di scattargli e poi mandargli una sua foto: era felice ed emozionato. Fra gente tranquilla e sorridente eravamo gli unici bianchi, per lo più ignorati, al massimo salutati con cortesia: a costoro rispondevamo in lingua swazi, suscitando sorpresa e sorrisi compiaciuti. Dopo avere visitato l’unico banchetto turistico ed acquistato per 10 euro un sacco di souvernir, inclusa la bella e colorata bandiera swazi, siamo rientrati al lodge. Salutiamo il simpatico guardiano che apriva la sbarra e ci dirigiamo allo swazi cultural village, un villaggio culturale vivente. Con 100E. (=8euro) assistiamo alla tipica danza sabaha in costume tradizionale (molto particolare ed emozionante), e visitiamo il villaggio guidati da una giovane donna swazi che ci ha raccontato come viveva il popolo swazi e come vive tuttora il 4% della popolazione. Storie di un altro mondo, dove anche la posizione del recinto degli animali ha una logica; la capanna delle bambine dai 6 anni, davanti al portone di ingresso per ammansire con la loro bellezza gli intrusi malintenzionati; la capanna degli uomini; il recinto per soli uomini dove si parlava della vita o si poteva fumare marjuana prima di partire per la caccia; la capanna della prima e della seconda moglie e quella del marito che poteva portarsi nuove fidanzate; la cucina interna e quella esterna; il locale per la produzione della birra; la capanna più grande per la nonna, regina rispettata ed indiscussa della tribù che aiutava a dirimere questioni, che portava pace e armonia nel villaggio; la capanna della guaritrice circondata da aiuole con le erbe magiche. Infine, la più atroce, la execution rock: se giudicato colpevole di adulterio oppure di omicidio, il colpevole veniva accompagnato in cima alla rocca e costretto a buttarsi giù a spinta di punte di spada. Con una breve passeggiata arriviamo alla bella cascata Mantenga Falls, dove scorazzano felici scimmie con il fondoschiena azzurro. Ci riposiamo al ristorante, immerso nella lussureggiante foresta pluviale prima di riprendere l’auto per il Phophonyame: percorriamo una bella strada panoramica, fra colli boscosi. Quando un cartello finalmente ci indica la direzione per il Phophonyane Falls Ecolodge, dobbiamo constatare che è una strada sterrata e difficile, che ci conduce però nel cuore di una foresta subtropicale con capanne e tende armonicamente inserite nel contesto, una vera oasi di pace, lungo le sponde del fiume ed accanto alla cascata: noi siamo nella tenda n. 3 con bel terrazzino che si affaccia al fiume (la leggenda dice che il fiume si è formato con le lacrime della fanciulla che ha perso il fidanzato, andato per lei a cercare la pelle del ghepardo, ma trasformato in eterno fiore bianco da una strega malvagia). Nella foresta c’è anche una piscina alimentata dall’acqua del fiume. Oltre a noi non c’è nessun altro turista, e ci pare strano. Ceniamo tranquilli in un bel salone accogliente con camino acceso, riflettendo sul piacere di essere lì, insieme. Torniamo alla tenda, si è alzato il vento. Alle 8 siamo già in tenda, sotto una pesante coltre di coperte, cullati dal suono del vento e del fiume. Un po’ ci inquieta la completa solitudine! E sapere che qui fuori girano ben 23 specie di serpenti e scimmie dispettose. Spegniamo le luci, in attesa dell’alba e di una nuova giornata avventurosa.



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