Selamat datang to Malesia, Singapore, Bangkok

Tre settimane di metropoli, mare e foresta attraverso Kuala Lumpur, Lang Tengah, Langawi, Singapore e Bangkok per assaggiare le diversità di queste terre...
Scritto da: erikunst
selamat datang to malesia, singapore, bangkok
Partenza il: 06/08/2010
Ritorno il: 29/08/2010
Viaggiatori: 2
Spesa: 3000 €

Con questo diario spero di poter dare qualche consiglio a chi desidera fare un viaggio in questa parte dell’Asia, magari sfruttando il breve indirizzario che ho raccolto nelle nostre mete. L’intero itinerario è stato organizzato dal mio compagno con l’aiuto della Lonley Planet, che, però, in vari casi non si è rivelata molto corrispondente al vero, soprattutto nei consigli degli hotel. Comunque….il nostro viaggio è partito con Lufthansa il 6 agosto 2010 dall’aeroporto di Verona, scalo a Francoforte, direzione Kuala Lumpur, dove siamo arrivati circa verso le 19 ora locale. Volo tranquillo, compagnia sobria, cibo con il solito odore da 8 mila metri sopra la terra, no tv no calzini e necessaire per la toeletta personale, comunque niente di meglio che la sicurezza deutchland! Per tre notti abbiamo alloggiato all’Hotel Citin, vicino alla fermata della monorotaia e abbastanza vicina a Chinatown, forse la zona più storica della città. L’hotel è discreto, colazione normale, per il prezzo corrisposto era buono. Lo scenario delle Petronas illuminate la notte è molto bello, ma oltre a ciò e ai centri commerciali, KL non riserva grandi attrattive, o comunque noi non le abbiamo scoperte. Vi consiglio le foto ritratto notturne ai piedi delle torri, di grande effetto cinematografico! Per quanto riguarda il cibo, se non vi nausea l’odore di nodless con relative spezie a tutte le ore, è la città che fa per voi, non ho mai sentito questo aroma così intensamente, nemmeno a Bangkok….; per ciò che riguarda il portafoglio, non è eccessivamente cara, questo lo abbiamo scoperto a Singapore… La nostra meta successiva è stata la bellissima Pulau Lang Tengah, l’isola più piccola a nord delle famose Perhentian. Qui abbiamo soggiornato 4 giorni al D’Coconut Lagoon, il più semplice, economico e spartano dei tre presenti sull’isola. L’arrivo dopo un traumatico risveglio alle 4 di mattina per prendere il volo Air Asia fino a Kuala Terranganu, è stato abbastanza scioccante: se cercate la vita notturna, i negozi e i divertimenti abbandonate questo luogo perché l’unico suono soave sono le onde del mare. La nostra stanza era a piano terra accanto alla piscina, al piano di sopra la lobby, il bar e il ristorante. L’intero resort si compone di due parti, l’altra è al di là di un sentiero attraverso la foresta dove il mare e la spiaggia sono decisamente più belli. Se vi capiterà di soggiornare qui, imponete di mangiare nel ristorante di questa seconda parte, il cibo è nettamente migliore come anche il servizio. La spiaggia a sud dell’isola non è curata, sembra che il personale non veda le bottiglie di plastica e il pattume sotto le palme, ma nuotando più al largo vi si aprirà un meraviglioso acquario. Noi abbiamo passato delle ore ad ammirare coralli, pesci pagliaccio, pappagallo, chirurgo e anche qualche squalo di barriera. Terza meta: Penang e Georgetown. Abbiamo lasciato l’isola passando un’intera giornata a Kuala Terranganu: anche qui Chinatown, qualche scorcio molto asiatico, ma non consiglio la visita, nonostante la LP dicesse che solo la parola terranganu evoca colori, la vera Malesia blablabla, secondo me No. La sera siamo partiti dalla stazione centrale degli autobus dove la mattina avevamo depositato “sulla fiducia” i nostri bagagli presso una specie di baracchino: la comunicazione in questi luoghi è tutto, le persone sono molto concrete e pratiche, ma senza avere secondi fini. Un uomo ha preso le nostre valige, ci ha fatto i biglietti, ci ha indicato il centro e ci ha detto “a questa sera”. Velocemente. Il nostro bus è partito alle 21 verso Gorgetown, durata 9 ore, un freddo boia. Consiglio vivamente di prendersi non la classica pashmina o felpa, ma il sacco a pelo direttamente, giuro che non ho mai sentito un tale freddo, nonostante abbia supplicato l’autista di abbassare, ops, alzare, la temperatura questi affermava che non era possibile. Ibernata. Gorgetown è una città con il suo fascino, soprattutto lungo il porto, il colonial district con la City Hall e la Town Hall, chinatown e little india. Arrivando alle 7 di mattina abbiamo scelto un hotel segnalato dalla LP e confermato dal taxista, giudicato buono, funzionale e storico, il Cathay Heritage Hotel, il suo nome altisonante non è in linea con la camera fatiscente, sporca e squallida che la vecchia villa cinese ci ha offerto. Vi dico solo che la finestra era senza vetri ma coperta da persiane, uno dei due lavandini (che lusso!) era senza scarico, simpaticamente scoperto quando, aprendo il rubinetto mi è arrivata l’acqua sui piedi. Ovviamente sconsiglio questa esperienza, almeno che non abbiate la passione per le case degli orrori. Alla partenza ero troppo stressata per augurare ai due cinesi di chiudere baracca al più presto, o forse perché a sollevarci il morale è stato il simpatico locale Soul Kitchen, grazioso bar ristorante vicino al set di Dario Argento gestito da un tedesco che propone ottimi breakfast e piatti italiani molto semplici. Un tedesco che cucina italiano stride un po’, ma credetemi che dopo vari giorni di riso fritto, pollo fritto, frutta fritta, gli spaghetti sono un sogno. WIFI gratuito, bella musica lounge. Inoltre consiglio la visita alla residenza Pinang Peranakan Mansion, lussuosa abitazione di un mercante baba-nonya ricca di pezzi d’antiquariato mescolati allo stile british. Quarta tappa: Langkawi. Qui abbiamo passato una settimana di puro relax, coccolati dalla brezza della Pantai Canang Beach e affascinati dai meravigliosi tramonti che dal blu all’arancio al giallo acceso erano un appuntamento che aspettavamo ogni giorno. Su consiglio del gestore del Soul Kitchen abbiamo alloggiato al Malibest Resort un complesso di bungalow molto confortevoli e freschi direttamente sulla spiaggia. Il mare non è eccezionale ma le palme e la sabbia bianca sono molto rilassanti. Per la colazione consiglio il Melati café, ottimo breakfast a prezzi onesti. Noi impazzivamo per il freshly squized juice al mango, una favola! Per pranzi, cene, spuntini il Red Tomato, locale semi all’aperto dove la simpatica Susana ci serviva ottime baguette, piatti di frutta, pizze, insalate. Più glamour la Brasserie e L’Osteria, locali gestiti elegantemente da un ragazzo italiano, bellissima atmosfera. Una giornata è abbastanza per girare l’isola in macchina e per vedere le altre spiagge, me soprattutto le scimmie che uscendo dalla foresta, stazionano sui bordi delle strade. Noi le abbiamo viste molto da vicino presso la Temurun Waterfall, non date troppa confidenza perché sono molto furbe e curiose. Quinta tappa: Singapore. Che dire della perfetta, elegante, ipercara, snob, organizzatissima Singapore? Io l’ho amata per il verde, il minimo dettaglio, la metropolitana, l’architettura contemporanea e coloniale, i mega centri commerciali, i capelli lucidi delle ragazze sempre sui tacchi e con l’Ipod. Il nostro hotel era il bellissimo Goodwood Park Hotel vicino ad Orchard Rd. La via dello shopping. Qui abbiamo sfruttato molto la metro per girare i vari quartieri come Little India, il district, i quays. Girate con lo sguardo in aria, è bellissima! Se siete accaniti fumatori e buttate abitualmente le sigarette per terra, preparate 500 o 1000 dollari di multa, siete nella città anti-fumo, anti-sporco, anti-brutto per eccellenza. Per lo shopping chiedete il 10 o 15 % di sconto esibendo il passaporto alla cassa, non è molto ma vale! Inoltre per gli acquisti sopra i 300 dollari avrete un rimborso, del 7% all’aeroporto esibendo PRIMA del CHECK-IN lo scontrino del negoziante (customs GST). Ultima tappa: Bangkok. O la odi o la ami, io devo ancora decidere. Sicuramente ho amato il [email protected] hotel , albergo trovato per caso al desk dell’aeroporto. 22 piani con piscina, ristorante e camere profumate decorate con arancio e terra bruciata. Io tornerei a BKK solo per approfittare ancora della splendida vista sulla città, dei colori e della colazione di questo edificio design ristrutturato in chiave contemporanea. Anche qui per spostarci abbiamo preso la metro, i famigerati tuk-tuk sono un’esperienza da fare una sola volta tanto per intossicarsi un po’. Un giro sul Chao Praya e dentro il Palazzo Reale sono una meta obbligata, come anche il Wat Pho: lo sguardo languido del budda sdraiato si scorda difficilmente, mentre il budda di smeraldo è un tripudio di oro e fedele devozione. E veniamo al capitolo più famoso sulla capitale: lo shopping! Oltre al conosciutissimo MBK andate a Siam Square e al mercato del weekend Chatu Chack: antiquariato, mobili, cuscini, sculture, gioielli, orchidee, pellame sono ben organizzati dentro il mercato più grande della Thailandia. Vi consiglio l’acquisto di borse, cinture e tessuti ai settori 7-8 e 9, i vestiti sono abbastanza normali ma se trovate un capo originale ed economico non esitate, io spaccio per thai style un pantalone costato 2 euro Ebbene, con un breve assaggio di Thailandia è terminato il nostro viaggio che consiglio a chi ama le metropoli ma anche le spiagge con palme ondeggianti al sole. Non so se tornerò o tornerei in Malaysia, ma fare cose normali come prendere la metro, mangiare, andare al mercato, parlare con il taxista, stendersi al sole, dall’altra parte del mondo diventa sempre straordinario.



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