Sardegna in camper

Avventura nella parte sud-occidentale dell'isola
Scritto da: zanzaratigre
sardegna in camper
Partenza il: 02/07/2015
Ritorno il: 09/07/2015
Viaggiatori: TRE
Spesa: 500 €

2 – 9 Luglio 2015

Si parte per un tour della Sardegna sud occidentale, in Camper

Prese dalla smania di conquista, con la mia amica Mara avevamo preparato un programma alquanto fitto, sulla carta. Non avevamo fatto però i conti con “il territorio” e nemmeno con la coincidenza di una settimana di caldo veramente torrido.

Mia prima esperienza in camper: viva lo spirito di adattamento! Per fortuna Mara e Ilario sono accoglienti e ottimi maestri di vita in camper!! Intanto per cominciare ho tutto per me un lettone “sospeso” che mi sembra addirittura più grande di quello dove loro dormono in due!

Io sono già ad Olbia, reduce da 15: giorni di mare; loro arrivano, con il classico ritardo della Moby verso le 15:30. Il tempo di un caffè dalla mitica Nicolosa e carichiamo il mio “contenuto” bagaglio, fatto seguendo le debite istruzioni, e si parte con meta Paulilatino e il Pozzo Sacro di Santa Cristina. Visita di circa un’oretta guidata da un simpatico anche se un po’ prolisso archeologo, per la modica cifra di 5 € a testa (regalata). Il sito è molto bello e, oltre al Pozzo Sacro, al villaggio nuragico e al Novenario del XVIII secolo, sono da ammirare secolari ulivi e tutta la vegetazione in genere.

Proseguiamo il nostro itinerario costeggiando il lago Omodeo che visiteremo meglio domani e godendoci questo insolito e rilassante panorama, arriviamo nei pressi di Zuri dove è stata ricostruita pezzo per pezzo la chiesa di San Pietro, smontata prima che, nel 1923, il vecchio paese a valle venisse sommerso per creare il bacino artificiale più grande d’Europa, il lago Omodeo appunto. Scopriamo leggendo il cartellone informativo che tale procedimento si chiama “anastilosi”: fantastico! La chiesa è di trachite rossa e, complice il tramonto, ha un colore davvero meraviglioso. Su uno dei pilastri sembra raffigurato un “ballo sardo” che ci affrettiamo a fotografare!

Prima sosta a Ghilarza con cena tranquilla in un boschetto nei pressi del cimitero . . . poca vita anche nei dintorni . . .

3 luglio

Partiamo per esplorare i dintorni del lago dopo lauta colazione. Tutti ci salutano! Alla mattina le stradine attorno al boschetto sono più vivaci!! Capiamo subito che non ci basterebbe una giornata per visitare bene la zona e sappiamo già che in questa stagione non potremo vedere la Foresta Pietrificata quindi, anche a causa del gran caldo, ci limitiamo ad una passeggiatina e ad assaggiare il finocchietto selvatico che abbonda sulle sponde. Foto foto e via verso Fordongianus. La strada si fa dolce sembra quasi di essere in Maremma più che in Sardegna: vigne basse, ulivi, pini, risaie, oleandri, sembra l’Aurelia. Arriviamo alle Terme Traiane e sostiamo proprio in riva al Tirso che scorre veloce e suggestivo davanti a questo spettacolare sito archeologico così importante e così poco conosciuto. Visita guidata questa volta da una graziosa e simpatica signora (Ilario si sbilancia con i complimenti alla bellezza delle donne sarde e anch’io quindi ne beneficio!). Anche qui si confermano i prezzi quasi irrisori per visitare i siti. Iniziamo però non dalle terme ma dalla bellissima Casa Aragonese del 1500, bellissimo esempio di Gotico Sardo/Catalano. Anche il cortile interno ci affascina ricco com’è ancora oggi di piante aromatiche fra cui spiccano l’origano, la lavanda e il rosmarino oltre, ovviamente l’architettura!.

La visita alle terme è sostanziosa e molto esaustiva, impossibile riassumere in due parole. La consigliamo vivamente perché è un posto davvero magico! Dalla sorgente l’acqua esce a 50° e, oltre il fiume prosegue l’attività uno stabilimento termale moderno che attualmente è gestito da un’azienda di Montegrotto Terme (fatalità). Pranziamo nell’area sosta sorseggiando Ichnusa fresca davanti al Tirso gorgogliante.

Poi si riparte con meta Piscinas e le sue magnifiche dune: il deserto della Sardegna. Peccato che le indicazioni stradali lasciano a desiderare e sembra esserci qualche contraddizione fra queste ultime ed il navigatore . . . così finiamo in un vero e proprio cul de sac a Guspini, aggravato se pur involontariamente da un gentile autoctono che si offre di farci strada per toglierci d’impaccio! La Mara si agita, io mi controllo anche se penso subito che solo un elicottero potrebbe togliere il camper da dove si è infilato e invece, donne di poca fede . . . Ilario si disimpegna con un aplomb davvero insospettabile, almeno per me! Chi l’avrebbe detto? BRAVOOOO!

Comunque non riusciamo ancora a capire in che direzione dobbiamo andare anche perché la strada che prosegue dalle miniere di Montevecchio è interrotta! Nonostante l’esperienza precedente chiediamo nuovamente e questa volta ci fa strada una giovane sarda (molto carina . . ) che fortunatamente ci porta fuori dal tunnel e cominciamo anche a trovare qualche indicazione stradale! Ci ricorderemo di Guspini e di San Nicolò d’Arcidano! Ormai siamo sparati come un proiettile verso Piscinas ma. . . . “rivarghe”! chilometri e chilometri di curve e poi di strada sterrata per giungere al campeggio dall’esotico nome di SCIOPADROXIU (pron. Sciopadroju: scoppio di acqua e fango?). Però, come sempre, meritava! ci accompagnano subito al parcheggio della spiaggia con un pulmino pronto per essere rottamato (no no, sorry, era proprio già un rottame). Le dune gialle si aprono davanti a noi in tutta la loro bellezza: sembra un piccolo Sahara con qui e là un po’ di tipica vegetazione della macchia mediterranea: giunchi, ginepri . . e in fondo il mare, trasparente, verdastro e poi azzurro! Ce lo godiamo fino al tramonto.

4 luglio

lasciamo Piscinas diretti al Parco Naturale della Costa di Nebida. Prima sosta a Capo Pecora, comune di Buggerru. Leggiamo che in questo parco si tenta il ripopolamento dei ricci di mare. Il posto è bellissimo, con dei colori accecanti. Non c’è spiaggia però, solo degli enormi sassi lisci e rotondi che danno al posto un’aria magica. Faccio un bagnetto rapido e tutti e tre facciamo una passeggiata a scoprire altre calette. Mi fermo a fotografare un giglio selvatico ancora fiorito nella sabbia nonostante siamo già ai primi di luglio. Posto incantevole ma cerchiamo una spiaggia più adatta alla balneazione per farci un bel bagno tutti assieme. La troviamo poco più giù, a Portixeddu, piccolo borgo ridente. La spiaggia è lunga e incantevole, dorata, con l’acqua bassissima e circa a metà un fiume dalle acque fresche e trasparenti crea una secca molto suggestiva dove le onde si scontrano venendo da direzioni diverse, l’una contro l’altra. Passeggiamo anche dentro il fiume che è davvero fresco e trasparente, risalendolo finchè l’acqua non inizia ad alzarsi e le sponde a infittirsi di canne ed il fondale a diventare melmoso. Torniamo indietro e ci fermiamo a fotografare un ombrellone giallo, solitario nel punto più bello della spiaggia! Mangiamo solo frutta ma poi. . . . ci facciamo un gelatino sulla terrazza di un bar vista mare. Proseguiamo per Cala Domestica e Masua. Cala Domestica ci delude per l’affollamento sia di gente che di barche (essendo profonda e riparata) che hanno reso l’acqua torbida e non certo all’altezza della fama della Sardegna! Facciamo comunque il bagno cercando di doppiare il promontorio per vedere oltre. Più al largo l’acqua è stupenda, di un colore verde scuro e trasparente. Raccogliamo qualche sassolino sulla spiaggia mentre ci asciughiamo e ammiriamo le dune che fanno concorrenza a Piscinas. Ci rimettiamo in moto verso Masua con meta Portoscuso e Portovesme per imbarcarci domani verso l’isola di San Pietro che dovremmo visitare in scooter! Tutti programmi fatti a tavolino, secondo le informazioi ricevute dalla Mara infatti sembra che a Portoscuso i camper non possano traghettare per Carloforte, così abbiamo progettato un passaggio ponte con lo scooter di Mara e Ilario e poi noleggiarne uno per me sull’isola. Una volta ritornati sulla Sardegna maggiore, saremmo poi andati a Sant’Antioco via terra attraverso l’istmo che appunto la collega. Intanto ci fermiamo in un ampio parcheggio in zona porto a Portoscuso ma c’è un motoraduno e piuttosto casino. Con Mara facciamo una passeggiatina sul lungomare e compriamo il torrone di Tonara in una bancarella. Incontriamo una coppia di vigili e chiediamo se il posto dove abbiamo parcheggiato è tranquillo e soprattutto se ci possiamo stare. Lui ci suggerisce di fare giusto un chilometro in più e fermarci nel parcheggio vicino alla spiaggia che è più tranquillo perché dove siamo ora la vita notturna non ci lascerebbe riposare mentre lei ci farebbe restare li perché l’altro posto è un po’ isolato . . . noi decidiamo di preferire la tranquillità. Prima di andare a dare a Ilario la buona novella continuiamo la passeggiata incappando prima in una chiesa con vistoso matrimonio in corso e poi su un belvedere con tanto di torre (saracena?). Cena con pasta alla norma nel boschetto di eucalipti tranquillo ma infestato dalle zanzare.



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