Safari parchi del Nord

Ore 05.30 del mattino arrivo all’aeroporto del Kilimangiaro. Appena sbarcati dopo un viaggio durato quasi 1 giorno non ci rendiamo neanche conto di essere arrivati in Africa, compiliamo il certificato d’ingresso in Tanzania e…strano i bagagli ci sono tutti, cosa che proprio speravamo vivamente. La perplessita’ e speranza di aver...
Scritto da: stefano-tarroni
safari parchi del nord
Partenza il: 23/07/2004
Ritorno il: 01/08/2004
Viaggiatori: in coppia
Spesa: 2000 €

Ore 05.30 del mattino arrivo all’aeroporto del Kilimangiaro.

Appena sbarcati dopo un viaggio durato quasi 1 giorno non ci rendiamo neanche conto di essere arrivati in Africa, compiliamo il certificato d’ingresso in Tanzania e…Strano i bagagli ci sono tutti, cosa che proprio speravamo vivamente.

La perplessita’ e speranza di aver trovato i bagagli all’arrivo deriva dal fatto che a Milano prima di imbarcarci ci siamo imbattuti in un personaggio alquanto romanzesco…Una specie di Livingstone moderno…Baffi e capelli bianchi abbigliamento da safari e aria da esploratore, il quale ci ha riferito che erano gia’ diverse volte che viaggiava con Etiophian e i ritardi e problemi con i bagagli erano all’ordine del giorno! Bhe’! Come inizio non c’e’ male, una bella prospettiva.

Comunque alla fine fortunatamente le previsioni di Livingstone non si sono realizzate. Anzi, si sono parzialmente avverate ma a sue spese, tra i 200 e passa passeggeri in attesa di essere imbarcati per Abdis Abeba, l’unico bagaglio ad essere momentaneamente perso era proprio quello di Mr. Livingston Usciamo felici e storditi dall’aeroporto, e’ ancora notte fonda; ci presentiamo cosi’ di fronte ad una schiera di tranquilli driver che pacifici-pacifici stavano aspettando i loro clienti. Ci guardiamo in giro, leggiamo i cartelli, chiediamo e scopriamo che del driver dell’Ebony Safari non c’e’ nessuna traccia … poi , in tutta fretta, vediamo arrivare una jeep, e’ la nostra guida, scende e ci corre incontro con il cartello riportante i nostri nomi.

Si chiama Levis (come i jeans e si pronuncia proprio cosi) ci accoglie subito con il loro saluto ufficiale: “Jambo Karibu” che vuol dire “Benvenuto” Carichiamo i nostri bagagli sulla jeep e partiamo alla volta di ARUSHA.

Siamo davvero spaesati e non sappiamo neanche esattamente che ore sono ed io subito con il mio spirito di adattamento faccio una delle classiche domande che in Africa non bisogna mai fare : “scusa ma che ore sono?” (ma questo lo si capisce solo se si e’ stati in queste zone dove vige il motto del “Pole pole” cioe’ “ piano piano” “tranquel-tranquel”)

Lungo la strada asfaltata che porta ad Arusha ci appaiono le prime persone a piedi, consideriamo che sono appena le 6 del mattino ed albeggia appena…E la domanda nasce spontanea nella mente di un europeo…”ma dove vanno a piedi a quest’ora?”

Da turisti alla prima esperienza in Africa si apre davanti a noi una realta’che a tratti spaventa l’occhio di chi non e’ abituato a vedere la poverta’ cosi’ da vicino…Baracche di lamiera e terra che non so proprio in base a quale criterio riescano a stare in piedi non si capisce se siano case abitate o disabitate, negozi o cos’altro…Poi vedi le persone che escono proprio da quelle baracche per cui presumi che vivano li’, incontri i piu’ fortunati in bici e gli altri a piedi, sempre a piedi.

Arrivati ad Arusha facciamo una prima tappa all’ Hotel Mezzaluna gestito da italiani Adriana e Raffaele.

In realta’ solo noi facciamo una tappa mentre Levis riprende la jeep e ci dice che sarebbe tornato tra circa 2 ore in quanto doveva fare i rifornimenti per il campeggio.

Dunque…Non ci sarebbe stato niente di male a lasciarci li, ma tralasciavo un piccolo particolare, l’hotel a quell’ora era ancora chiuso…Per cui noi ci siamo praticamente accampati sui tavolini al di fuori dell’albergo sotto la sorveglianza di un vigilantes che durante la notte controlla la zona…

L’altro particolare e’ che i nostri bagagli sono tutti sulla jeep di Levis.

Ora…Noi questo Levis non lo conosciamo per niente: mettiamo il caso che fosse scappato con la nostra roba…Come avremmo fatto?? La stanchezza ci annebbiava il cervello… Situazione poco piacevole ma finalmente si apre la porta dell’hotel e riusciamo ad entrare dentro dove la signora Adriana ci accoglie offrendoci un caffe’, decisamente un toccasana per noi in quel momento.

Stiamo circa 2 ore in compagnia di Adriana spiegandogli un po’ il nostro itinerario e facendogli tutte le domande che ci venivano in mente, nel frattempo vediamo la strada davanti all’hotel che piano piano comincia ad animarsi di gente che passa, saluta, ti guarda ridacchiando incuriosita.

Poi verso le 9.00 del mattino ritorna Levis e facciamo conoscenza con Ebraim il nostro cuoco.

Salutiamo Adriana confermandogli che saremo di nuovo di ritorno al Mezzaluna al nostro rientro dal safari dopo 10 giorni.

Ci organizziamo sul da farsi e come prima cosa Levis ci accompagna cambiare qualche soldo in Scellini Tanzaniani.

Io sempre molto furba sono la sola a restare in jeep mentre loro scendono per effettuare il cambio…Non lo avessi mai fatto! Come un branco arrivano tutti e si affacciano alla macchina per cercare di venderti qualsiasi cosa…Anche se sono molto gentili io un po’ resto diffidente perche’ sono veramente troppi! Per quanto siamo riusciti a vedere dal nostro giro in cerca delle ultime vettovaglie, Arusha sembra un paese abbastanza grande con una miriade di persone per strada e tutti fanno qualcosa, anche il non far niente diventa fare qualcosa.

Non aspettavamo altro che abbandonare il paese ed iniziare questa meravigliosa avventura del safari: direzione sud TARANGIRE N.P.

La jeep e’ veramente micidiale, certamente quando non si dorme da quasi 1 giorno si e’ per forza stanchi…Ma il movimento della jeep e’ esageratamente conciliante al sonno .

Stiamo attraversando la strada cha da Arusha porta a Dodoma e si incontrano solo case in terra dal tetto di paglia e tantissimi bambini che salutano le auto.

Dopo circa 2 ore arriviamo al nostro primo campeggio Kigongoni campsite nel Tarangire National Park., a prima vista molto spartano, ma del resto non avevamo un’ idea precisa di come fossero organizzati i campeggi in Africa.

Il campeggio si risolve in una serie di strutture in muratura per quanto riguarda i minimi servizi di bagno( un buco ) e doccia ( un po’ fredda ma non troppo!) e una tettoia comune dove si mangia tutti insieme.

Iniziano a preparare per il pranzo, anche quello spartano ma molto saziante.



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