Ruanda tra solidarietà e curiosità

Un viaggio tra i problemi e le bellezze di un piccolo Paese africano
 
Partenza il: 20/01/2012
Ritorno il: 10/02/2012
Viaggiatori: 4
Spesa: 1000 €

Anteprima

Il viaggio comincia senza intoppi. La Francy è puntuale così abbiamo solo il tempo di scambiare due parole e i saluti con Cinzia che rimane a casa senza Giorgio e con Gianfranco che farà il guardiano di casa nostra. Carichiamo i bagagli comprese le due pompe solari che ci fanno faticare un po per trovargli uno spazio. Abbiamo in tutto sette valigie, due pompe, quattro troller, due zainetti, una borsa del computer, una borsa con i compiti di Alice.e qualche chilo in più.

Si parte. Anche la Marta è puntuale così la sosta tecnica a Fornaci è breve. Marta farà compagnia alla Francy sulla strada del ritorno nello spazio di 350 km potranno riportare ordine in tutto l’universo.

Il viaggio verso l’aeroporto è stato liscio senza tanto traffico ma con una quantità industriale di autovelox segno dei tempi che corrono… corrono solo quelli.

Subito ci facciamo rapinare 6 euro per tre carrelli e carichiamo tutti i bagagli ci aspetta una lunga serata in attesa dell’imbarco a mezzanotte e cinque minuti. Dopo un giro nei negozi e nella grande libreria mangiamo qualcosa che dovrebbe assomigliare a qualche piatto tipico italiano, sempre meglio di quello che ci aspetta nelle prossime ore dove l’unica cosa che si riesce a capire cos’è sono i crakers.

Decidiamo di avvicinarsi al banco del check-in dove troviamo un folto gruppo di medici e infermieri romani che vanno in Burkina Faso via Addis Ababa. Scambiamo due chiacchere e qualche consiglio su come riuscire a far passare i dieci chili in più dei loro bagagli. La nostra esperienza nel settore è lunga. Quanto lunga? Ci mettiamo a riflettere e contare: io ho saltato due viaggi, mio marito uno, una volta siamo rimasti a casa tutti e due. La prima volta è stato nel 1997… quindi è il tredicesimo viaggio per entrambi e partiamo di venerdì 13. Ne di Venere e ne di Marte non si sposa e non si parte….alla faccia di tutti i superstiziosi.

Sull’aereo ci danno la cena all’una provocando ogni sorta di imprecazioni della maggioranza di persone che si era appena addormentata. Alle sei arriviamo mentre ci dobbiamo sorbire le proteste di una capogita norvegese che esigeva la colazione. In Etiopia ci infilano in uno stanzone dove arrivano i fumi delle ruspe e dei camion che fanno i lavori, una vera camera a gas e ripartiamo con il mal di testa.

Arriviamo finalmente. Si comincia a vedere il luccicare dei tetti delle case nella Kigali rurale, si intravede il profilo del Nyabarongo, il grande fiume che attraversa la capitale e da cui nasce il Nilo. Il tempo non è dei migliori e la pioggia minaccia da lontano.

Sbrighiamo le pratiche di ingresso velocemente anche se dobbiamo passare per tre sportelli prima di poter andare ad attendere i bagagli. In questi frangenti ti terrorizza il pensiero di affrontare il soggiorno con il solo bagaglio a mano. Guardiamo ansiosi scendere una grande quantità di valigie dove neanche una è nostra e soprattutto non vediamo arrivare il grande pacco delle pompe. Condividiamo l’ansia con una signora che lavora per la cooperazione e deve andare a Goma. Sotto sotto la invidiamo, avremmo proprio bisogno di qualche giorno sulle spiaggette del Lago Kivu.. Gisegny, Kigufi.. posti che non devono invidiare niente a nessuno. Ma le cose da fare sono tante. Finalmente recuperiamo tutto e ci avviamo verso l’uscita con tre carrelli questa volta a gratis. Vediamo già le suore ma una solerte impiegata ci dice di rimuovere l’imballaggio di sicurezza in plastica e di lasciarlo li ed un’altra invece ci chiede la fattura delle pompe. Visto il nuovo corso del nostro paese abbiamo voluto dare il buon esempio e abbiamo accettato di buon cuore di pagare la tassa. Siamo andati nell’ufficio, la signora ha acceso computer e stampante. Abbiamo richiesto l’aliquota relativa alle scuole e infatti la nostra scuola secondaria di Cyeza era presente nell’elenco. Nonostante tutto abbiamo pagato la bellezza di 328 euro, ma siamo usciti dall’ufficio ugualmente soddisfatti di aver fatto il nostro dovere di aver pagato le tasse sulla fattura della pompa…. per fortuna nessuno si è accorto che le pompe erano due.

Finalmente Rwanda. Ci sono tutte le suore al nostro arrivo, compreso il parroco di Cyeza. Incontriamo Odette ci scambiamo abbracci intensi, sappiamo che potremo vederci poco perchè il suo posto adesso è nel sud a Butare. Usciamo dall’aeroporto carichiamo la pompa, gli altri bagagli sono stati già sistemati da Teogene, l’autista delle suore. Suor Patrizia sale sul Camion dei bagagli e parte di corsa perchè minaccia pioggia e vuole arrivare presto. Noi indugiamo un po nei saluti perchè le suore di Mbare andranno subito a casa. Odette viene con noi fino a Cyeza.

Il tragitto fino a casa riserva sempre qualcosa di nuovo. Qui tutto cambia con una velocità più alta di quella a cui siamo abituati in Italia. Ci sono nuove case costruite, nella città sempre qualche palazzo in più. Quello che non cambia mai è la gente che cammina per strada. Ha lo sguardo di chi non sa dove andare, di chi cammina aspettando che accada qualcosa che dia un senso alla loro giornata. Sempre a piedi con qualcosa in testa. Questa è l’immagine simbolo di questo paese. Lungo la strada che ci porta a Cyeza non ci sono villaggi o grandi centri solo qualche agglomerato in prossimità dei grandi incroci. La prima città che si incontra è Gitarama, che ora chiamano Muhanga. Ma noi dobbiamo girare prima della sua periferia. Imbocchiamo la strada sterrata che porta a Cyeza. E’ la stessa strada che porta a Ruhengeri, ai vulcani Virunga*, che da questa strada nelle belle giornate si possono vedere. Quella è la zona dove vivono i gorilla in cattività, unico posto al mondo. Da qualche anno c’è una certa organizzazione e i turisti possono andare a vederli. La zona è affascinante piena di verdi distese di tea e colline verdi smeraldo. I tre vulcani spiccano nel panorama regalando un atmosfera messicana. La città di Ruhengeri è costruita sulla strada, le case ad un solo piano senza tetto ricordano quelle delle città di confine messicane. Se si sale sulle colline nei dintorni si possono vedere aprirsi panorami surreali. Un luogo questo che conserva ancora i segni e la poesia dell’opera di Diane Fossey che ha pagato con la vita il suo amore per i gorilla. Quelle montagne al confine con l’Uganda e il Congo per anni sono state infestate da guerriglieri e le strade non si potevano percorrere in sicurezza.



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