Ruanda, sulle tracce di Dian Fossey

Alla ricerca dei primati: chimpanzee, hoest's monkeys, colubus monkeys, mona monkeys e gorilla
Scritto da: cimolais
ruanda, sulle tracce di dian fossey
Partenza il: 31/05/2012
Ritorno il: 09/06/2012
Viaggiatori: 2
Spesa: 3000 €

Ciao a tutti, questo è il racconto del nostro viaggio in Rwanda dal 31 maggio al 09 giugno 2012 sulle tracce dei gorilla e degli altri primati che vivono nel paese delle mille colline; il tutto è stato organizzato in completa autonomia con il supporto di un’agenzia ugandese che ci ha fornito suggerimenti e appoggi per il disbrigo delle procedure burocratiche ed è costato complessivamente circa 5800 euro, tutto compreso.

31 MAGGIO: VENEZIA – DOHA – KIGALI

Pronti per la partenza! La ricerca dei voli su internet è stata relativamente semplice perché non molte compagnie aeree volano su Kigali; nel testa a testa finale tra Klm e Qatar abbiamo optato per quest’ultima che, a fronte di un collegamento un po’ meno comodo in termini di orario, ci garantiva però un significativo risparmio.

Partiamo nel pomeriggio da Venezia alla volta di Doha, dove arriviamo attorno alla mezzanotte: il volo trascorre tranquillo e il servizio a bordo è eccellente, nonostante l’aeromobile (Airbus A320) sia un po’ piccolino per viaggi di questo raggio; l’aeroporto di Doha è un vero hub intercontinentale in cui si viene indirizzati seguendo i pittogrammi in base al colore della boarding pass: per chi come noi ha un transfer di media-lunga attesa il colore di riferimento è il giallo.

Il terminal delle partenze è enorme e affollatissimo perché, come ci accorgiamo da un rapido sguardo ai monitor, c’è un decollo ogni 5 minuti anche nel cuore della notte; personalmente trovo sempre molto affascinante osservare questo via vai incredibile di persone di ogni razza e nazione che vagano in giro per il mondo: mi piace fantasticare su tutto questo eterno moto perpetuo che avviene ogni giorno senza che nel nostro piccolo ce ne sia la minima percezione: gente che va, gente che viene, ognuno con le proprie storie e i propri pensieri… in tutto ciò mi chiedo chi mai potrà prendere il volo per Baku alle 2.35 della mattina ma anche là, come sempre, la fila al gate è sostanziosa.

Dormire non è quindi per nulla semplice anche se non mancano sedie e poltrone, ma il rumore di fondo e la confusione sono sempre presenti; se volete investire qualche decina di dollari c’è la possibilità di accedere all’Orix Lounge, una vasta sala di attesa dotata di comode poltrone, con open bar 24 ore al giorno e sicuramente più silenziosa del resto dell’aeroporto; se invece optate per la soluzione free vi segnaliamo che nei pressi del Costa Coffee, in una zona non molto visibile, vi è uno spazio dedicato con poltroncine reclinabili a cui si accede gratuitamente esibendo la boarding pass all’ingresso: l’unico vincolo è che si può stare al massimo per 3 ore ma né noi, né nessun altro è stato mandato via alla scadenza del tempo (anche perché non saprei come sia possibile calcolare il tempo di presenza di una persona all’interno). Non so se sia sempre così o se qualche volta mandino via le persone, ma l’impressione di fondo è che ciò non accada.

Al mattino, dopo la colazione da Costa, ci imbarchiamo sul nostro volo che decolla puntuale alla volta di Entebbe e Kigali.

L’aereo (tanto per cambiare) è pieno in ogni ordine di posti ma si svuota quasi completamente ad Entebbe: nella tratta per Kigali rimaniamo a bordo in 15, equidistribuiti tra turisti e rwandesi di ritorno a casa: certo fa

Un po’ effetto pensare che almeno 200 persone siano invece scese!

01 GIUGNO: KIGALI

In arrivo dobbiamo sbrigare le pratiche di ingresso che si rivelano sorprendentemente rapide e senza quegli intoppi che talvolta capitano con i visti nei paesi africani: per ottenerne uno occorre avere una lettera di invito da parte di un soggetto autorizzato dal governo rwandese, essersi accreditati in anticipo sul sito internet governativo ed aver ricevuto la loro risposta di benestare all’ingresso; con tutto ciò saldamente nelle mani, in aeroporto si compilano un po’ di scartoffie, si pagano 30 USD e il visto viene rilasciato.

Recuperati i bagagli incontriamo la nostra guida; si chiama Bosco, è ugandese e il primo impatto è subito buono: parla un ottimo inglese e sembra simpatico e cordiale.

Usciti dall’aeroporto veniamo catapultati nel brodo primordiale tipico delle capitali africane: Kigali conta circa 2,5 milioni di abitanti e, sebbene ci siano strade sufficientemente larghe e confortevoli, il traffico è talmente mostruoso da far impallidire quello di Roma all’ora di punta; auto, camion, furgoncini, autobus e soprattutto nugoli di moto si fiondano da ogni direzione a velocità folle senza la minima percezione del pericolo. Bosco si rivela fin dall’inizio un ottimo pilota e, senza batter ciglio, si divincola con destrezza evitando frontali ed investimenti di motociclisti ogni 30 secondi.

La maniera più veloce per muoversi in città è infatti quella di usare i mototaxi: ce ne sono a decine ad ogni incrocio e, per pochi franchi, ti metti un casco in testa, reciti 4 Ave Maria e ti fai portare a destinazione; noi preferiamo la solidità della nostra Toyota e ce ne andiamo a zonzo per sbrigare le tipiche faccende da “primo giorno”: cambio moneta e spesa per i giorni successivi, dove difficilmente incontreremo market attrezzati.

Il supermarket è un bello spaccato di vita locale: collocato all’interno di una specie di centro commerciale a cui si accede dopo aver superato un severissimo metal detector (suona in continuazione, ma non viene mai fermato nessuno) e una perquisizione a cura di un bambino di circa 10 anni, contiene ogni sorta di prodotto ed ha un numero di addetti che da noi servirebbe per almeno 20 supermercati; davanti ad ogni scaffale ci sono infatti 3-4 persone che, con una precisione quasi michelangiolesca, accatastano confezioni di farina o di zucchero e sistemano ogni virgola fuori posto.

Acquistiamo il necessario, recuperiamo attraverso un complesso passaparola una scheda telefonica per chiamare a casa (i nostri cellulari non ci permettono di telefonare) e siamo pronti ad andare in hotel per la cena e la nanna.

Pernotteremo al Chez Lando, un buon hotel a pochi passi dal centro della città: la camera è pulita e confortevole, dotata di zanzariera e si affaccia su un bellissimo giardino in fiore. In più (vero motivo per cui siamo qui), Chez Lando gode della fama di essere il miglior ristorante di Kigali; come infatti scrive Gil Courtemanche nel suo romanzo “Una domenica in piscina a Kigali”, (una delle letture propedeutiche a questo viaggio) da Lando si mangiano i “migliori spiedini di capra di tutta la città”.

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