Road trip nel cuore dell’ex Jugoslavia

Viaggio on the road organizzato in totale autonomia con auto a noleggio fra tre Paesi dei Balcani con paesaggi mozzafiato, città stupende e atmosfere uniche
Scritto da: fearless
road trip nel cuore dell'ex jugoslavia
Partenza il: 08/04/2018
Ritorno il: 15/04/2018
Viaggiatori: 2
Spesa: 1000 €

Abbiamo quindi percorso la strada che segue la costa delle bocche di Cattaro fino a Castelnuovo (Herceg-Novi), per poi proseguire verso il confine croato. Qui ha iniziato a piovere leggermente, ma nel resto della vacanza non incontreremo più precipitazioni. Il controllo documenti da ambo i lati è stato celere e indolore, e siamo facilmente entrati nella provincia più meridionale della Croazia, una lingua di terra con lo spessore compreso fra gli 800 metri e i 10 chilometri fra il mare Adriatico e la Bosnia-Erzegovina. Per nostra fortuna, sia le strade croate che quelle montenegrine si sono dimostrate ben tenute e mai trafficate.

Verso le 18 siamo arrivati a Dubrovnik, la meta turistica più popolare della Croazia, resa ancora più nota dal fatto che qui hanno girato Trono di Spade. Trovare un parcheggio è stato problematico: data la non esistenza di parcheggi gratuiti vicino al centro, ci siamo dovuti accontentare di lasciare l’auto per due giorni al Public Parking Garage, sito a dieci minuti a piedi dalla città vecchia, per 20 kune all’ora (1 euro = 7 kune), ma con lo sconto del 50% ogni 24 ore… in buona sostanza, abbiamo finito per spendere €64 di parcheggio. Ci verrà detto più tardi che quella era la soluzione più economica, e che l’unico parcheggio gratuito è a una decina di chilometri dalla città vecchia.

Il nostro alloggio, Apartments Divina, si trova in un vicoletto che sbuca sullo Stradun, il viale principale della città. Il padrone di casa, Oliver, è stato molto disponibile nel darci tutte le informazioni sulla città e nel consigliarci cosa vedere e dove andare a mangiare. E per la media della città, abbiamo speso poco: €112 per due notti con tutte le amenità che ci servivano. Dopo esserci sistemati siamo andati al ristorante Kopun, sito nella zona meno turistica della città vecchia, un quartiere che invece che essere principalmente devoluto a sistemazioni per turisti è ancora abitato dalla gente del luogo. Il ristorante offre cucina tipica di Dubrovnik in un ambiente tranquillo. Abbiamo preso un antipasto di formaggi misti, due capponi alla Dubrovnik (piatto tipico della città, con salsa esattamente uguale a quella delle sarde in saor, se ancora non fosse chiara l’influenza veneziana su queste terre), e due dolci all’uovo. Pur essendo rimasti estremamente soddisfatti, abbiamo anche avuto un assaggio dei prezzi di Dubrovnik: con meno di €40 a testa, infatti, non riuscirete a saziarvi nella città vecchia.

MARTEDÌ 10 APRILE

Abbiamo dedicato l’intera giornata all’esplorazione di Dubrovnik, cominciando dalle mura cittadine (biglietto: 150 kune), che con i loro 1,8 chilometri abbracciano la città vecchia e offrono viste spettacolari a 360 gradi sui tetti arancioni e sul mare. Le mura sono spesso interrotte da torri, bastioni e ulteriori fortificazioni, per sottolineare che la città in passato era molto vulnerabile sia per gli attacchi via terra che per quelli provenienti dal mare.

Dopo un brunch al caffè-gelateria Dolce Vita, che con prezzi piacevolmente bassi ci ha saziato, abbiamo camminato per le vie del centro, interamente pedonale, ammirandone l’architettura e l’atmosfera. Nonostante fosse aprile, la città era già mediamente affollata, soprattutto da gruppi numerosi di turisti con guida perlopiù asiatici. Abbiamo quindi visitato le varie chiese di Dubrovnik. L’ingresso al Convento francescano, situato appena a sinistra dell’ingresso principale nella città vecchia, costa €4 e include il bellissimo chiostro; il museo annesso contiene cimeli e reliquie religiose antiche di secoli e vi si trova la farmacia ancora funzionante più antica del mondo. La chiesa di San Biagio domina alla parte opposta dello Stradun, e quando siamo entrati si stava svolgendo un rosario. La cattedrale dell’Assunzione di Maria è il luogo di culto principale di Dubrovnik, ed è spesso scelta come luogo per i matrimoni da coppie da tutto il mondo. Infine, la chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, situata davanti al ristorante della sera precedente in una piazza accessibile attraverso un’elegante e fotogenica scalinata, è una copia riuscita bene dell’omonimo edificio religioso di Roma. Abbiamo concluso la nostra camminata al porto vecchio, dominato dalla fortezza di San Giovanni. Qui sono ormeggiate le piccole imbarcazioni dei pescatori, e la sera diventa un luogo estremamente romantico da dove guardare la città illuminata.

Nonostante le minacciose nuvole che avevano coperto gran parte del cielo, abbiamo deciso di sfidare la sorte e prendere la funicolare che in tre minuti ci avrebbe portato al di sopra della montagna che sta alle spalle di Dubrovnik per godere del panorama. Nemmeno il proibitivo prezzo di 140 kune a/r ci ha fermato. Purtroppo, una densa nube aveva avvolto la cima del rilievo, tanto che da sopra si vedeva il nulla! Visto che le uniche cose lì presenti erano un costosissimo bar, una gigantesca croce in pietra con tanto di altare votivo e una stradina dispersa nella nebbia, siamo tornati giù poco dopo accompagnati dalla terribile musica trasmessa nelle cabine della funicolare. Forse avremmo dovuto recitare una preghierina davanti all’altare votivo per aprire i cieli?

Con il sole che si allontanava all’orizzonte, siamo rimasti fuori dalla città vecchia per raggiungere la spiaggia di Banje, la più vicina al centro cittadino, che d’estate è presa d’assalto ma che in bassa stagione è una piacevole lingua di sabbia e sassolini da cui godere del tramonto su Dubrovnik. Siamo rimasti lì a rilassarci e a pucciare i piedi nelle gelide acque adriatiche per poco più di un’oretta, fino all’orario di cena. La scelta è ricaduta su Rozario, altro ristorante consigliato da Oliver, poco più caro del Kopun e molto meno originale e gustoso. Abbiamo capito che se si vuole mangiare bene spendendo poco, bisogna rinunciare alla magia della città vecchia e avventurarsi per le strade appena fuori frequentate dai locali. Dopo cena un giretto nell’ormai deserta città vecchia, un salto al porticciolo, qualche vasca nello Stradun per vedere i dettagli che avevamo perso per via dei gruppi di turisti presenti durante il giorno, poi una birretta, e nanna.

MERCOLEDÌ 11 APRILE

Dopo aver fatto il check out, ci siamo preparati a lasciare la Croazia alla volta della Bosnia-Erzegovina, ma non prima una colazione. Abbiamo fatto una deviazione nell’entroterra dalmata alla ricerca di un bar, di una pasticceria o di una pekara, ma nulla: nessuno della dozzina di paesini da noi attraversati aveva un punto di ristoro. I croati vogliono che tu vada a spendere sulla costa, e lì siamo dovuti andare, a fare una breve colazione in un triste locale fin troppo turistico – della serie, “vorrei essere raffinato ma non posso”. Eravamo così pronti ad attraversare la frontiera bosniaca nella località di Ivanica.

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I tetti di Dubrovnik visti dalle mura cittadine

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Trebigne, Bosnia-Erzegovina

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