Ritratto dall’India

Assieme a Giorgio compagno di una vita abbiamo intrapreso un viaggio che da Delhi ci ha portati in Rajasthan con soste nelle famose città colorate di Jaisalmer, Jodhpur, Udaipur, Jaipur ma anche in luoghi meno conosciuti come Jojawar, Pokaran, Khandela, Orchha e infine la città sacra di Varanasi
Partenza il: 16/08/2018
Ritorno il: 10/09/2018
Viaggiatori: 2
Spesa: 3000 €

Il primo viaggio in India atteso da anni e preparato durante questa primavera è stato tanto bello e affascinante ma anche a tratti sconvolgente. Non starò qui a parlare delle varie città entrando nei dettagli dei monumenti, di cosa visitare, luoghi da non perdere, cosa fare e acquistare scrivendo un dettagliato diario di viaggio … c’è ne sono parecchi in rete e molto completi per cui andrei a ripetere cose già scritte. Preferisco lasciare alcune riflessioni, pensieri che il viaggio in India mi ha richiamato. L’India è una terra ricca di contrasti, una cultura millenaria la si può immaginare attraverso i suoi film, cercare di capire dai monti libri che celebrano e raccontano questa terra, ma solo visitandola la si potrà iniziare a conoscere.

Assieme a Giorgio compagno di una vita abbiamo quindi intrapreso un viaggio che da Delhi ci ha portati in Rajasthan con soste nelle famose città colorate di Jaisalmer, Jodhpur, Udaipur, Jaipur ma anche in luoghi meno conosciuti come Jojawar, Pokaran, Khandela, Orchha e infine la città sacra di Varanasi. Per esigenze lavorative abbiamo affrontato il viaggio nella stagione monsonica ma a parte qualche giornate più calda e umida la pioggia monsonica ha fatto capolino solo per brevi intervalli. Va poi detto che durante queste piogge alcuni luoghi si allagavano in fretta, ma era uno spettacolo vedere bambini e adulti vivere con entusiasmo e gioia questa pioggia che portava un po’ di frescura, lavava le strade e molto spesso era un’occasione per ballare e saltare in mezzo alla pioggia.

La povertà è un po’ ovunque e dispiace dirlo ma ai primi giorni di stupore e meraviglia lentamente ci siamo abituati quasi accettandola come un elemento tipico dell’India. Abbiamo incrociati bambini scalzi, sporchi ma sorridenti, persone di cui non si capiva l’età stese a dormire su improvvisati giacigli, vecchi che indossavano abiti consumati che trascinavano il loro carro , donne che portano contenitori d’acqua in testa, bambini al collo con una eleganza principesca. Abbiamo visto le vacche sacre gironzolare per i vicoli e sdraiate in mezzo alla strada tra autisti che zigzagavano per schivarle, scheletrici cani spesso con ferite ed ustioni importanti che si rincorrevano, scimmie che assalivano i fruttivendoli e negozianti di sementi in continua lotta con gli uccelli … e ancora cammelli liberi nel deserto ed elefanti usati per giocare a calcio. Abbiamo scattato moltissime foto di donne in sari e uomini con il turbante, cercando di rubare spaccati di quotidianità, una donna che acquistava la frutta, un anziano che beveva un chai, un venditrice di bracciali, un bambino che giocava con un cerchione di un’auto.

Con la guida abbiamo cercato di capire e comprendere meglio il sistema delle caste, che ci sempre più apparso come un’enorme ingiustizia, che colpisce soprattutto i più deboli vecchi e poveri e che tutti sembrano accettare con impotenza e rassegnazione. Abbiamo anche incontrato un’intensa attività spirituale. Dai semplici indiani che quotidianamente fanno la loro offerta o puja, bramini sacerdoti che danno benedizioni, pellegrini che percorrono migliaia di chilometri per visitare una tempio o una sacra dimora, fino al sadhu persone che hanno rinunciato alla loro condizione sociale per impegnarsi in una rigida pratica spirituale, anche se a volte sembrano più presi a fumare che alle questioni spirituali. L’India e gli indiani emozionano, la gente è sorridente, accogliente, positiva e generosa … a volte serve un po’ di tempo per capirli o forse è più corretto dire che a volte gli indiani si fanno aspettare … ma l’India è un paese che non vuole fretta, e che va preso con calma. Purtroppo il nostro viaggio di 20 giorni è stato lungo per i canoni occidentali ma breve e veloce per un paese come l’India.



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