Ricordi di un weekend tra colline moreniche, laghi, passeggiate e tradizioni carnevalesche

Scritto da: viaggi63
ricordi di un weekend tra colline moreniche, laghi, passeggiate e tradizioni carnevalesche
Partenza il: 09/02/2020
Ritorno il: 10/02/2020
Viaggiatori: 2
Spesa: 500 €

Stavo qui distesa (ho una discopatia…tradotto mal di schiena) a guardare la rivista di febbraio di Syusy e Patrizio, leggevo l’articolo dedicato al Carnevale e con la mente sono andata a quella settimana.. quella del Carnevale intendo. Ogni anno tornavo a casa per quel periodo, ad ivrea, (Piemonte ) e facevo il GIRO dei Carnevali.. eh si perché in Canavese, zona del Piemonte è un’avvenimento molto sentito. Ve ne racconto uno molto particolare che permette oltre alla goliardia tanto altro, anche perché almeno per quest’anno il Carnevale in senso classico non ce lo potremmo consentire. Vi racconto la mia due giorni a Chiaverano..e la battaglia dei Tominieri.

Allora, io e Enrico partiamo dalla Provincia di Milano e con un’ora e mezza di auto giungiamo al casello autostradale di Albiano d’ivrea, di li prendiamo la statale che attraverso piccoli paesi, ci porta alle porte d’Ivrea, di li seguiamo le indicazioni per i laghi e Chiaverano. La zona offre un bel panorama: prati, laghi e colline. Qui infatti vi è la SERRA MORENICA, o meglio l’Anfiteatro Morenico: è un rilievo morenico di origine glaciale situato nel Canavese, risale al periodo Quaternario e fu creato dal trasporto di sedimenti verso la Pianura Padana operato nel corso delle glaciazioni dal grande ghiacciaio che percorreva la vallata della Dora Baltea, con i suoi quasi 500km è il più grande d’Europa, un grande e bellissimo anello di alture…Quindi la strada è panoramica e mentre saliamo a Chiaverano passiamo lungo le sponde del Lago Sirio, appena più sopra vi è La Torbiera, altro specchio d’acqua di qui partono innumerevoli passeggiate e sentieri che portano, ad esempio, alle terre ballerine e al lago Coniglio dove si può ammirare il Castello di Montaldo, tra le cui mura e boschi è stato girato il remake de: “La freccia nera”, o salire al Mombarone… la scelta è ampia.a piedi, in bici, a cavallo, in canoa, in parapendio.. qui vi è molto da fare si può fare in sicurezza, anche ora, in questo momento complicato, che si tratti di una giornata all’aperto o un weekend o una vacanza riposante. Ecco siamo in arrivo a Chiaverano. Questo paese canavesano nasce da un antico borgo medioevale, di cui è ancora possibile trovare traccia nel ricetto e nei resti del castello. Lungo viottoli tra le vigne, sentieri nei boschi, mulattiere selciate, viuzze campestri, le passeggiate si snodano tra scenari sempre diversi. Ciavran in piemontese, si sviluppa tra una quota minima di 237 metri ed una massima di 792 , Sono famosi in tutto il Canavese(e non solo) i suoi tomini, t un tipico formaggio prodotto da un’azienda artigianale del posto. Ubicata al centro del paese, da generazioni è attiva la distilleria Revel Chion che trasforma le vinacce prodotte dai contadini del posto, i suoi cioccolatini alla grappa sono esportati anche in America, e il rosmarino profumato… che dà vita ad una associazione. Con Enrico andiamo a visitare la Bottega del Frer, una fucina rimasta intatta da oltre un secolo, e visitiamo la bellissima Pieve romanica di Santo Stefano Sessano, con gli splendidi affreschi del XI secolo, che tramanda Clavarius strategica fra feudi e vescovi. Ceniamo con Alessandro e Davide, qui non mancano piccoli locali con le specialità del luogo: salumi, bagna cauda, agnolotti e la carne di razza piemontese..mmmmh. Domani siamo invitati ad assistere a un’evento, il cui protagonista è il celebre Tomino di Chiaverano, piccoli formaggi freschi ottenuti dalla cagliata del latte fresco, io so di cosa si tratta…ma Enrico neanche lontanamente immagina cosa l’attende. Immaginate quindi il suo stupore quando il giorno dopo si ritrova in un prato ad assistere ad una Battaglia dei Tomini!! Alessandro Nuzzo e Davide Cossettini, sono infatti il Presidente e Vice_presidente della Associazione Tominieri Chiaverano, cosa che ho omesso di dire a Enrico… A Chiaverano il Carnevale è sacro tanto quanto a Ivrea, ma qui la battaglia è fatta con i tomini, quelli di scarto quindi non più commestibili e destinati al macero e d’un tratto si trova ad ammirare una nevicata di soffici tomini, i Rioni si danno Battaglia.

Preparato il campo di battaglia, posizionati i quintali di tomini, si va tutti a pranzo al padiglione del paese dove tra un piatto di “fasoj gras, un bicer di vino ed una grappetta locale” si raggiunge l’orario dell’inizio della manifestazione; le squadre si apprestano a raggiungere il luogo della battaglia sfoggiando mille colori delle folcloristiche casacche, gialla e azzura per ill Cantun Gani, arancione e nera per Ca dal Cuntin e blu per Al mulinet, l’unica squadra ad essere sul carro; le divise sono fatte tutte in maniera artigianale e riprendono i colori degli stemmi, oltre che gli odori dei tomini, aromi che dureranno per piu’ tempo sui tessuti e sul corpo dei tiratori.

Manca poco, la piazzetta è vicina… un po’ di cotone nelle orecchie e via col lancio; il carro dei Mulinet entra in piazza, tutti i tiratori lo raggiungono ed iniziano a tirare a più non posso i tomini che portano a spasso nei loro secchi; chili e chili di tomini che volano da tutte le parti; poco alla volta la piazza si dipinge di bianco (memorabile l’annata in cui i tomini sono stati cosparsi di colori , un unico grande arcobaleno)

Terminata la battaglia tutti i tominieri si apprestano a preparare il palio, una gara di precisione che a turno viene affrontata dai tre gruppi: chi imbuca piu’ tomini, in questo caso di legno, nella bocca dello storico fauno si aggiudica l’annata. Enrico era veramente preso da questo inaspettato sviluppo e chiede ad Alessandro ma da cosa nasce? E Ale con pazienza gli racconta la leggenda: correva l’anno mille circa e gli abitanti di Chiaverano, dediti alle loro faccende nei boschi, nelle vigne e nei prati, una volta alla settimana si dedicavano al commercio con un mercato a cui partecipavano molti venditori di altre contrade; fra costoro vi erano anche i venditori di tomini, che gli abitanti di Chiaverano chiamavano “Fauni” per il loro comportamento un po’ enigmatico. La curiosità era grande per gli abitanti di Chiaverano su questo prodotto, ma non per una ciavranota chiamata Paolina, la quale decise un giorno di conoscere il segreto della produzione dei tomini.

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Chiaverano

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Tomino (1)



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