Relax ai Caraibi

Nel paradiso a stelle e strisce: Isole Vergini americane
 
Partenza il: 15/01/2017
Ritorno il: 02/02/2017
Viaggiatori: 1
Spesa: 2000 €

Eccomi pronta a svernare un po’… dove se non ai Caraibi? Parto da Venezia, primo scalo Londra, poi Maimi e infine ultimo volo con destinazione St. Croix. Qualche problema a Maimi: tempi stretti e volo un po’ in ritardo, Esta e bagaglio, ma con una bella sudata prendo l’ultima coincidenza. Il viaggio è lungo, ma poi mi attende il sole, mare e spiagge dei Caraibi. Meta completamente diversa da come sono solita fare, ma in questo periodo, del dolce far niente, ne ho proprio bisogno. Arrivo alle 21,40 e nel piccolo aeroporto di St. Croix con mia sorpresa aperitivo di benvenuto… già aria di vacanza. Mi vengono a prendere in aeroporto: cena, una bella doccia e pronta per andare a riposarmi, domani inizia la mia avventura ai Caraibi. Le isole Vergini Americane sono tre, io sono stata per la maggior parte della vacanza a St Croix, la più grande e la più romantica. Poi ci sono St. Thomas, definita l’isola “glamour”, e St. John, l’isola parco, tra le più belle, se non la più bella di tutti i Caraibi… scrivono sulle riviste. A colazione conosco una signora, mi offre e accetto un passaggio. Noto subito le targhe colorate delle U.S. Virgin Islands America’s Caribbean con pesci multicolor, il yellow bells al centro e sullo sfondo le tre isole circondate dal colore azzurro. La guida è a sinistra. Si va in direzione sud-est, prima meta la Ha’penny Beach. Assieme passeggiamo lungo più di un miglio di sabbia bianca finissima. Il sole acceca e non si riesce a stare senza cappello ed occhiali, siamo a metà gennaio. In spiaggia ci sono pochissime persone. Conosciuta e frequentata solo dai locali, non ha nessun tipo di servizio. Io mi faccio guidare, lei vogliosa di accompagnarmi in giro, prossima tappa il Divi Carina Bay Resort. Pranziamo qui all’aperto con la magnifica vista sull’oceano. Non lontano, il punto più orientale di St. Croix e di tutti gli US sull’Atlantico: Point Udall. Bella vista da questo promontorio roccioso con alti cactus sul Mar dei Caraibi. Rientriamo a Christiansted, la capitale dell’isola. Ho ancora il fuso orario da smaltire (cinque ore in meno rispetto all’Italia), sono cotta, vado a letto verso le quindici locali e mi sveglio il giorno dopo al mattino.

Dopo la colazione giro la piccola capitale fondata nel 1734 e battezzata col nome dell’allora re di Danimarca. Nelle vie si susseguono edifici coloniali colorati molto belli: rosa, azzurri, verdi, dai tetti rossi. La maggior parte dei negozi sono chiusi, è bassa stagione… una tentazione in meno. Passeggio sul lungomare, il porticciolo in legno, sembra un porticciolo del Mare del Nord, c’è anche un mulino a vento. Pulito ed ordinato, è un susseguirsi di locali e ristorantini dove mi fermo per un drink ed è piacevole guardare la gente che passeggia. Alla fine di questa passerella: l’Old Scale house, la vecchia pesa pubblica costruita nel 1856, dove venivano pesate le merci portate dai velieri, a destra Old Custom House, la vecchia dogana gialla d’impronta danese riconoscibile dai sui sedici gradini e il Fort Christiansvaern. Ben conservato questo forte giallo pastello, anch’esso tipico dello stile coloniale danese dell’epoca. Fu costruito dal 1738 al 1749, progettato per proteggere l’isola dagli assedi dei pirati e rivolte di schiavi, domina il porto della città. Prendo fiato e sole nel prato ben curato. Nel pomeriggio il marito della mia accompagnatrice di ieri è libero, e ci tiene ad accompagnarmi a conoscere un’altra parte dell’isola. Assieme andiamo a mangiare qualche cosa, da un suo conoscente, che ha un localino al porto e poi mi accompagna a Frederiksted, la seconda città dell’isola a circa trenta chilometri. Arriviamo in tempo per vedere il veloce tramonto. Bellissimo, il primo tramonto caraibico di questa nuova vacanza.

I giorni successivi prima di andare a St. Kitts e Nevis ho girato quest’isola definita l’isola gentile e romantica, il giardino delle Antille. E’ circondata dal Mar dei Caraibi e dall’ottimo clima ventilato tutto l’anno. Il suo segreto sta nella diversità, un mix perfetto: di pittoresche cittadine coloniali, spiagge paradisiache, piantagioni di cotone e canna da zucchero, verdi montagne e lussureggianti foreste pluviali ed è anche la terra del famosissimo Cruzan rum. Un giorno sono passata per Cane Bay, tanto decantata nella guida, ma io a vedere questa striscia sottile di sabbia bianca con la strada vicina, anche no. Ok, dall’altra parte della carreggiata c’è un bar-ristorante, ma ho preferito proseguire; più avanti c’è Davis Bay. Questa spiaggia di sabbia bianca finissima ospita il Renaissance Carambola Beach Resort, un’oasi di tranquillità nella foresta pluviale, circondata da colline verdeggianti… una poesia. Ho mangiato qualche cosa e poi sono rimasta a prendere il sole sotto le palme senza nessun problema. Questo angolo di paradiso terrestre non è riservato solo alle persone che pernottano nella struttura, ci può andare chiunque, offre anche diverse attività sportive. Un’altra mia meta è stata la spiaggia di Rainbow: non molto larga, ma molto lunga, dove non serve l’ombrellone, alle spalle palme e mangrovie. Si possono fare escursioni a cavallo e affittano varie attrezzature tra cui i jet ski e jet lev. C’è un bar-ristorantino, ho mangiato un ottimo pollo con patatine, unico neo… non è pulitissima. Più a nord, tappa obbligatoria il Salt River, dove sbarcò Cristoforo Colombo nel 1493, nel suo secondo viaggio verso il nuovo mondo. Ho camminato nella stessa spiaggia circondata da una foresta di mangrovie. Girando l’isola ogni tanto incontro uno dei più centocinquanta intoccabili mulini a vento, patrimonio nazionale, e le mucche Senepol, autoctone color rossastro. Pastorizia ed agricoltura sono l’economia di quest’isola e la rendono indipendente. Un bel tramonto sulla spiaggia incontaminata di Ham’s Bay dove ho raccolto alghe colorate sugli scogli. Oggi mi preparo anch’io, dopo moltissimi anni di distanza rispetto a Cristoforo Colombo, a scoprire Saint Cristopher e Nevis. Il volo per Nevis dura circa un’ora. Sono proprio piccole queste due isole quasi sperdute ma con molta storia e formano il paese più piccolo dell’Emisfero Occidentale. In volo, St kitts assomiglia ad una mazza da cricket stesa sul mare, Nevis più rotonda, sembra un sombrero. Dall’alto si nota: l’origine vulcanica, pendii di fitta vegetazione, abitazioni vicino al mare, poche spiagge e nemmeno affollate, circondate però da molte imbarcazioni. Quanto mi piace vedere la terra dall’alto! Ottimo atterraggio anche se pista breve e vicino all’acqua. Poi prendo al volo un taxi. Sfrecciamo nell’unica strada per raggiungere il porto ed in dieci minuti riesco a prendere al volo l’ultimo traghetto del giorno per St kitts. Nei quaranta minuti di traversata non riesco a stare seduta da quanto sono contenta. Continuo andare avanti e indietro per scegliere il punto migliore per vedere e fotografare Nevis che si allontana e che visiterò fra qualche giorno. Lì spicca la montagna lussureggiante del Nevis Peak coperta da una nuvola, sembra un vulcano in eruzione e la mia prossima meta. St Kitts mi ha dato subito una bellissima impressione. Il ferry arriva direttamente nella baia, in città, Basseterre la capitale, dove vive quasi la metà della popolazione dell’intera isola, una tra le più belle città dei Caraibi, dicono. Chi arriva come me via mare è subito accolto dai colori sgargianti dei muri, soprattutto verde e mattone, panchine sempre verdi, rasta maturi e soprattutto la musica. Faccio un giro a piedi, prima lungo il porto: i ragazzi puliscono e vendono direttamente il pesce appena pescato, uccelli bianchi dalle lunghe gambe ti attraversano la strada e passeggiano fianco a fianco, sfrecciano auto super colorate, solo negozi e ristoranti. Nelle strette vie in salita: fili della luce che penzolano, bimbi che giocano liberi per strada, qualcun altro fa il meccanico sul ciglio, inferriate su porte e finestre, signore che chiacchierano sulla soglia di casa e tutti ti regalano enormi sorrisi. Gran parte degli edifici storici della città furono distrutti da un incendio nel 1867, ci sono ancora case in stile georgiano. Al centro Independence Quare. In questa piazza, un tempo luogo del mercato degli schiavi, ora c’è una fontana nel mezzo circondata da panchine e alti alberi. Di fianco all’arco d’ingresso c’è una cabina telefonica rossa stile inglese e dall’altra parte la prima chiesa cattolica di Basseterre: la Concattedrale dell’Immaculate Conception. Vicino campeggia il Berlely Memorial, la fontana-orologio vittoriana di ferro, che è simbolo della città. Prendo un taxi per andare in albergo. Il mio autista si ferma lungo la strada da un signore che sta cucinando della carne su delle griglie di fortuna e molto vissute. Acquista spiedini e pane all’aglio avvolto nella stagnola. Mi fa assaggiare, è tutto squisito. Mi accompagna a Frigate Bay, la più lunga spiaggia dorata dell’isola. Zona piena di hotel, bar e ristoranti, vicino alla penisola, al mio albergo il Royal. Appartamento molto grande con angolo cottura ed un bel terrazzino. Deposito la valigia, esco e vado a cena in uno dei diversi localini lungo la spiaggia. Ho preso un’ottima (e pure abbondante) zuppa di pesce. Assieme mi hanno portato del pane all’aglio caldo. Ho scoperto che questo mi piace molto. Un altro straordinario tramonto è il benvenuto che mi dà St Kitts e più tardi serata illuminata di stelle.

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dal traghetto St Nevis

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vista dal forte di St Kitts

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St Croix, Point Udall

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tramonto a St Croix



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