Radiohead, Blade runner, Kill Bill..

Tutto nasce circa un anno e mezzo fa: stavo cenando sul tardi e facendo zapping selvaggio sono capitata dalle parti di MTV...avendo io superato l'età dell'adolescenza da un bel pezzo (sono 43 il 9 ottobre!) di solito non seguo molto questa emittente, ma quella sera evidentemente era scritto che dovessi finire lì: vedo che c'è un "mono" su un...
Scritto da: lucia65
radiohead, blade runner, kill bill..
Partenza il: 29/09/2008
Ritorno il: 06/10/2008
Viaggiatori: da solo
Spesa: 1000 €

Tutto nasce circa un anno e mezzo fa: stavo cenando sul tardi e facendo zapping selvaggio sono capitata dalle parti di MTV…Avendo io superato l’età dell’adolescenza da un bel pezzo (sono 43 il 9 ottobre!) di solito non seguo molto questa emittente, ma quella sera evidentemente era scritto che dovessi finire lì: vedo che c’è un “mono” su un gruppo di cui avevo sentito parlare e di cui avevo anche ascoltato qualcosa ma sempre distrattamente o comunque senza trovarci un granch’è Stavolta mi fermo e comincio a vedere il primo video e penso: “mica male la canzone!”, poi il secondo, il terzo…Insomma a farla breve nel giro di mezz’ora sono innamorata dei Radiohead! E’ stata una folgorazione, un vero innamoramento, infatti se mi chiedono perchè mi piacciono rispondo come tutte le persone veramente innamorate che non lo so che cos’è, ma c’è! Comincio a documentarmi e a collezionare i loro dischi, fra l’altro stava per uscire il loro settimo (“In Rainbows”), ragione per la quale è stato trasmesso il programma su MTV, e mi ritrovo sommersa dalla “Radioheadmania”! Il bello è che quasi in contemporanea con il disco parte anche il tour che toccherà Europa, America e Asia e così inizio a pianificare un viaggio per vedermi la band, che mi dicono dal vivo faccia faville! Detto fatto riesco anche a trascinare un po’ di parenti e amici il 6 giugno 2008 a Dublino (Malahide per la precisione, nel parco di un castello!) per il loro primo concerto europeo, un concerto meraviglioso e una serata fantastica perchè la pioggerellina che aveva impazzato per tutto il giorno smette all’inizio del concerto e per una di quelle coincidenze che hanno del miracoloso appaiono in cielo 2 arcobaleni! Magari un’altra volta vi farò un resoconto del bellissimo viaggio irlandese, adesso continuo a percorrere il tunnel dei Radiohead che mi porta a decidere di vederli anche a Milano il 17 giugno in arena civica (vuoi che non vada quando vengono in Italia?) Stranamente nel paese del sole la serata è un po’ più piovosa ma appena escono i maghi della pioggia naturalmente smette subito…Niente arcobaleni però! Il concerto? Neanche a dirlo, bello, appassionante, vivo, perfino commovente quando tutta la folla canta in coro “Karma Police”… Ormai come dice mia sorella ho un problema di dipendenza e seguo l’esempio di Wilde: “Resisto a tutto fuorchè alle tentazioni”! Insomma come si sarà capito riesco a seguire la band anche a Berlino, ho deciso che visto che volevo vedere la città già da un po’ approfitto e mi faccio 4 giorni a luglio con concerto compreso: Berlino è molto bella e mi intriga subito, la trovo molto interessante, cosmopolita e giovane, infatti consiglio a tutta la meglio gioventù di farci un giretto, i tedeschi sono meno crucchi di quanto credessi e la vita lassù scorre dinamica e serena; il concerto si svolge in un parco in periferia non degradata della città…Una bella location per un altro concerto memorabile: i nostri sono galvanizzati, suonano con una carica intensa e alla fine sembra che non vogliano proprio andarsene… Ma purtroppo tutto scorre e mi ritrovo sulla metropolitana per il rientro in albergo Ora si arriva alla ragione di questo resoconto: era da un po’ che mi sfarfallava in testa l’idea di un viaggetto un po’ lontanuccio, e con il solito “traino” del Radiohead tour mi sono decisa…Si parte per il Giappone! Ebbene sì, Yorke e compagni suonavano a Osaka e Tokyo, e io li ho seguiti nel paese del sol levante: non sapevo una parola di giapponese, conoscevo poco usi e costumi (sapevo però che non è bene girare con i buchi nelle calze!), ero a centinaia di chilometri dalla mia Venezia ma sono stata felicissima di aver intrapreso questa nuova avventura…

Le note che seguono sono state divise in capitoletti che riprendono titoli di film perché mai come in questo viaggio (forse solo a New York), mi sono venuti in mente paralleli cinematografici…Quindi il viaggio comincia Blade runner, Kill Bill… Ok, brevemente un cenno sul viaggio in aereo, sapevo che sarebbe stato lungo ma in definitiva si è risolto più che bene, infatti ho fatto scalo a Helsinki e ho visitato in poche ore la città che non è male ma fa un freddo boia! Poi sull’aereo per Osaka per puro caso sento il mio vicino che mi dice grazie in uno dei momenti topici del volo e così scopro di non essere l’unica italiana a bordo! Infatti l’altra vicina di posto era una giapponese di circa 20 anni molto simpatica e gentile ma non parlava inglese molto bene, come me del resto, insomma tra qualche chiacchierata in giappo-inglese, altre in italiano e qualche sonnellino arriviamo a Osaka prima di quanto credessimo.

Purtroppo le previsioni di ilmeteo.It erano vere e infatti il tempo è grigio dopo che per tutti i deserti cinesi (o russi, chi lo sa?) splendeva il sole! Comunque qui ci dividiamo e comincio a scammellare alla ricerca del mio treno…In breve arrivo al mio hotel ma la receptionist in un inglese a dir poco pessimo per una che fa il suo mestiere mi dice che si può entrare in camera solo alle 3…Ma manca solo mezz’ora! Maledetta precisione nipponica!!!! La camera non è male, scopro subito che è fornita dell’ottava meraviglia del mondo, cioè il water con la plancia di comando da space shuttle con i pulsanti per scaldare il sedile, fare il bidet, ecc ecc…Che risate! Entro poi in piena atmosfera Blade runner…La pioggia è leggera ma continua e fra insegne luminose e pubblicità parlanti manca solo Harrison Ford che insegue i replicanti! Il giorno dopo faccio un giro a Kyoto che è una città orrenda se si resta nella parte moderna ma che nasconde meravigliosi templi e giardini…Io la giro un po’ tutta e vedo le folle (nella quasi totalità di locali) che eseguono riti propiziatori come bere l’acqua di una fonte, e pregano in mezzo al casino In questo bailamme spiccano i ragazzini in divisa scolastica e a me fa un certo effetto vedere le bambine con la divisa da marinaretta perchè mi ricordano la ragazzina killer pazza di Kill Bill! Alla fine pero la pioggia vince e me ne torno all’hotel…Sto Blade runner ha rotto!!!! Il giorno dopo decido di vedere Osaka che non ha poi molte attrattive ma fra queste c’e una torre panoramica davvero bellissima, detta “Il giardino pensile” peccato che sia un po’ fuori mano e infatti non c’era molta gente per mia fortuna, ormai è anche uscito il sole così schiatto dal caldo quando vado al castello che si rivela essere molto bello da fuori ma deludente all interno, comunque anche da lì si gode una bella vista di questa città cosi moderna ma che ha ancora salde radici nel passato La sera scatta l’ora x perchè arrivano i radiohead e io alle 6 sono già li per vedere i miei idoli…Sarà una serata davvero fantastica, il concerto è psichedelico e “insane” come dice il mio vicino di posto, un canadese di chiare origini indiane…Comunque ci passiamo due ore di perfetta goduria ascoltando i geni di oxford La giornata successiva la dedico a Nara che anche grazie al sole risulta uno dei posti più belli che abbia visto qui in terra nipponica…Si tratta infatti di una città con alcuni templi in un parco in cui i cervi girano liberamente perchè sono messaggeri degli dei (o qualcosa del genere), e ci sono anche bancarelle che vendono i biscotti per loro, infatti sono invadenti e vengono a vedere se hai il biscottino, a mo’ di cagnolini!!! I templi sono veramente mozzafiato, in uno c’è la statua del buddha più grande del mondo e una colonna ha un buco per il quale si deve passare se si vuole andare nel nirvana…Ma ci potrebbero andare solo i bimbi o i giapponesi moooolto magri perchè e davvero minuscolo! Tanto io il nirvana lo ritrovo la sera perchè mi sparo un altro concerto della band che mi riserva sorpresone a non finire, canzoni vecchissime e arrangiamenti quasi jazz…Insomma ancora una vera pacchia, ma qui mi possono capire solo i malati come me!!! Ok, è già ora di andare a Tokyo e così la mattina dopo ho preso lo shinkansen che mi porta velocissimamente alla capitale e devo dire che la cosa piu bella non è tanto la velocità che non si nota più di tanto ma il bigliettaio e la venditrice di bibite che ogni volta che escono dalla carrozza fanno l’inchino!!! Mi viene da ridere pensando a quello che succederebbe in Italia se il controllore facesse le riverenze!!! Arrivo in questa città caotica e immensa e subito esco a vedere uno dei templi più importanti di Tokyo, il Sensoji, visto che è sotto casa, e trovo anche qui le scene dei fedeli che tentano di pregare con i turisti alle calcagna…Complimenti per la fede! In serata vado nel centro della vita notturna e trovo miliardi di persone, naturalmente soprattutto giovani, che girano come forsennati per le stradine vicino a Shibuya, una stazione della metro che è famosa per la statua di un cane che si dice abbia aspettato davanti alla metro il suo padrone che era morto per dieci anni! Povero cagnolino, adesso la sua effige è rintronata da migliaia di squilli e chiacchiericci…Comunque non soffre al solitudine! Il parallelo con New York sorge spontaneo ma devo dire che Tokyo vince alla stragrande…Non ho mai visto tanto casino in vita mia e infatti dopo un pò la vecchietta si stufa e se ne torna a nanna…Anch eperchè il giorno dopo c’è il terzo concerto dei miei artisti preferiti e non posso certo arrivare stanca ad un’appuntamento con la Musica! 🙂 Il racconto del viaggio vero e proprio può finire qui, senza scrivere ripetizioni inutili, quindi nei prossimi capitoli cercherò di parlare delle peculiarità di questa nazione che mi hanno colpito…E i film continuano Lost in translation Anche stavolta mi viene in mente il titolo di un film, prima di tutto perchè era ambientato a Tokyo e poi per la cronica imbranataggine nipponica per l’inglese…Insomma io che non parlo di certo un fluent english lì mi sono sentita una vera suddita della regina! Una volta ho cercato di intavolare una conversazione semplicissima con un ragazzo che avrà avuto 20 anni al massimo e quindi ho pensato fosse fresco di studi ma mi ha guardato con occhi vuoti, come direbbe Shultz, insomma una vera tragedia!!! Anche il personale della reception del primo albergo era assolutamente incapace di intavolare una minima conversazione in inglese, ricordo ancora con terrore misto a divertimento uno dei momenti più incredibili della mia permanenza laggiù: ad una mia domanda riguardante un’orario, quindi una delle cose più semplici e più frequenti, la receptionist mi ha guardato sconsolata, e mi ha parlato (in un’inglese più che elementare) di tutt’altra cosa, poi ha chiamato in causa un’altro collega che a sua volta mi ha risposto pan per polenta e poi paventando l’arrivo di un terzo che magari mi facesse altre domande assurde e incomprensibili e mi desse risposte altrettanto surreali ho lasciato perdere! E qui si parla di persone che un po’ di inglese lo sanno, male, ma lo sanno, per strada invece le persone sono gentilissime ma non spiccicano una parola! Un ragazzo a cui ho chiesto “Please, for the Tokyo station?” tanto per non mandarlo nel panico avevo deciso di semplificare al massimo le mie domande, mi risponde a malapena e quando deve dirmi “left” dice “lofff”, per fortuna i gesti sono universali! Tutto ciò guardandomi con la solita espressione che ormai conosco a menadito che significa “Vorrei tanto aiutarti ma anche se ho studiato l’inglese per molti anni non ho mai imparato bene la pronuncia che per me giapponese risulta difficilissima, inoltre metti in conto che come tutti i giapponesi sono molto timido e perfettino allo stesso tempo quindi mi vergogno di parlare un’altra lingua se non la so perfettamente, appunto, non come voi italiani che magari sparate cazzate ma vi fate capire in tutto il mondo, e in questo siete decisamente più spigliati di noi!” Magari il discorso sottinteso non era così lungo ma spiega bene perché i giapponesi non parlano l’inglese…E sul fatto della pronuncia non posso dare loro torto, visto che una delle cose più eclatanti che ho visto in questo senso è stato un programma tv in cui si insegnava l’inglese: ebbene la ragazza che faceva la parte della “studentessa” e doveva ripetere la frase finale della lezione praticamente parlava un’altra lingua! La frase era “I’m telling you”, quindi niente di trascendentale, ma la povera giapponese diceva più o meno “Aieeiiiiiuuu”, cosa alquanto divertente per me ma altrettanto terrorizzante al pensiero di quello che mi avrebbe aspettato per le vie di Tokyo! Smoke Ecco, ci siamo arrivati, per i non fumatori come me è solo una pacchia, un’evoluzione naturale e dovuta di un annoso problema che finalmente ha trovato la sua soluzione perfetta…Di che parlo? Dei ghetti per fumatori! Ebbene sì, in Giappone sono avantissimo e il divieto di fumare non è solo nei locali come è ormai normale in quasi tutto l’occidente ma anche per strada, con tanto di cartelli che ad ogni piè sospinto (è il caso di dire!) ricordano agli ultimi praticanti di questo culto che il fumo è proibito o comunque sconsigliato Dove si fuma? In appositi ghetti che sono allestiti in tutte le stazioni o fuori dai megastore in tutte le città più grandi: si tratta di angoli dedicati a questa religione con un monolite-posacenere davanti al quale tristemente si concentrano a praticare il rito i poveri tabagisti nipponici, probabilmente consapevoli di appartenere ad una specie in via di estinzione…O almeno così si spera! The mask Lungo le strade giapponesi è facile assistere ad una scena che per noi sarebbe del tutto innaturale ed inquietante, cioè vedere decine di persone indossare mascherine anti-contagio con tutta naturalezza Io all’inizio pensavo che fossero solo un modo di proteggersi dallo smog, che fra l’altro non ho trovato particolarmente esagerato neanche a Tokyo, mentre poi quando ho sentito una tipa che la portava tossire ripetutamente ho capito che la loro è una forma di rispetto quasi integralista della salute altrui Infatti il culto del corpo è una delle caratteristiche principali dei giapponesi (vedi anche i famosi bagni pubblici) e da questo deriva una cura della propria salute quasi esagerata che si irradia a quella altrui Comunque l’idea non è per niente assurda: a me ad esempio è toccata una ragazza mascherata tossicchiante come vicina di posto sul volo di ritorno Osaka-Helsinki e devo dire che ho apprezzato la cosa perché beccarmi un virus e trovarmi a letto al ritorno dalle ferie non era proprio il massimo della felicità! Oltre a queste mascherine di protezione ci sono anche altri tipi che diffondono essenze ecc ecc, se volete approfondire c’è un bel pezzo su questo blog: http://casajappo.Iobloggo.Com/



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