Racconto semiserio di una fantastica crociera

CRONACA SEMISERIA DI UN VIAGGIO A LUNGO SOGNATO Dicembre 2006 Ecco ci risiamo con la solita domanda stagionale: “ Cosa facciamo a Natale? Non vorrai mica rimanere a casa immersi nella solita routine (regali, parenti,tombolate, tristezza di Capodanno)?”. Così per evitare il peggio comincio a navigare in rete alla ricerca di un’evasione...
Scritto da: adrmau
racconto semiserio di una fantastica crociera
Partenza il: 22/07/2007
Ritorno il: 04/08/2007
Viaggiatori: in coppia

Venerdì 27 luglio Navigazione nel Mar di Groenlandia costeggiando il Mare di Barents. Dopo esserci svegliati con calma, ci rechiamo alle 11 in Teatro, dove la nostra dolcissima hostess di crociera Tiziana ci fornisce delle importanti informazioni per la discesa a terra alle Svalbard prevista per domani. A seguire assistiamo alla seconda delle fantastiche conferenze tenute da un vero “personaggio” il mitico professor Carlo Scopelliti. Ancora non abbiamo capito cosa ci faccia un uomo di così grande cultura (parla un numero imprecisato di lingue, alcune anche morte) a bordo di una nave da crociera invece di trovarsi in un’aula universitaria gremita di studenti che pendono dalle sue labbra. Invece a pendere dalle sue labbra è un gruppo di croceristi dall’attività celebrale “in riserva “ che cerca di riscattarsi da uno stato mentale semi-vegetativo dissetandosi alla fontana di sgorgante cultura del proff. Ed ecco dunque questo incrocio fra Indiana Jones e Furio (azzeccato personaggio verdoniano) parlarci dei segreti della mitologia vichinga e della presunta esistenza di un continente perduto (Iperborea) che si troverebbe proprio sotto le acque che stiamo navigando, rendendo tutto estremamente interessante e attirando l’attenzione anche di quei neuroni dati ormai per spacciati . Grande Scopelliti che ha capito che, probabilmente, con uno stipendio da insegnante non si sarebbe potuto permettere di viaggiare come sta facendo. A pranzo conosciamo un’altra simpatica famiglia che, nei giorni precedenti, avevamo già notato. Sono Anna, Michele e loro figlio Alberto provenienti da Crotone; lui avvocato, lei insegnante di tedesco e Alberto studente sedicenne dall’ancora incerta identità sessuale. Anche loro saranno una piacevolissima compagnia per il resto del viaggio. Al pomeriggio cadiamo, per la prima ed ultima volta , nella trappola del karaoke, esibendoci davanti ad un pubblico poco interessato in una canzone di Ligabue. La serata si conclude a teatro con un ospite internazionale annunciato con clamore dal nostro direttore di crociera Roberto:il cantante Van Pressley jr. Degli indimenticabili Platters. Questo simpatico ometto si esibisce degnamente nei grandi successi dei Platters, con una verve insospettabile per un uomo della sua età (assolutamente indecifrabile all’apparenza). Le perplessità sulla reale appartenenza dell’ometto al leggendario gruppo non si è dissolta neanche al ritorno dopo una piccola ricerca fatta su internet. Mah!! Sabato 28 luglio La giornata si prevede intensa con escursioni sia in mattinata che nel pomeriggio. La nave arriva nella rada di Magdalenefjord , isole Svalbard (79° nord circa), intorno alle 07:30. Il luogo non permette l’attracco perché non esiste banchina ma la Costa non si arrende, ne fa costruire una mobile dall’equipaggio e, nel giro di poco tempo, la prima lancia è già pronta a sbarcare per la solita invasione pacifica di croceristi d’assalto. Ma oggi è tutta un’altra storia… Anche il turista più “sbracato” si ricompone di fronte allo spettacolo che la natura norvegese gli pone davanti agli occhi. E’ una specie di trans che ci fa tenere lo sguardo fisso verso il paesaggio ipnotico e ci impone un assoluto senso di rispetto come quando si visita una cattedrale gotica illuminata dalle sue meravigliose vetrate. La splendida giornata di inaspettato sole amplifica tutte le sensazioni. Il luogo dove scenderemo a gruppi di 70 persone per volta e per soli 20 minuti (regole ferree dettate dalle autorità ) è una spiaggia disabitata dagli uomini ma non dagli orsi, contornata da vette aguzze che arrivano a strapiombo sul mare decorato qua e là da ghiacci ancora non sciolti. I ghiacciai poi, dalla montagna, scivolano direttamente nel mare come farebbero le lingue di lava di un vulcano in eruzione. Il terreno su cui poggiamo finalmente i piedi, dopo una lunga osservazione dal ponte della nave, è delimitato e protettissimo: a sorvegliarci da una piccola collinetta è un ranger munito di fucile e pronto a sparare… non ai turisti, come forse vorrebbe, ma ad eventuali orsi bianchi che avessero voglia di assaggiare un pasciuto crocerista. I nostri venti minuti scorrono rapidamente tra foto, riprese e stupore quasi infantile, che in seguito ci porterà a considerare Magdalenefjord il luogo più bello che abbiamo mai visto. Ormai assetati di natura nordica ci apprestiamo a visitare nel pomeriggio Ny Alesund dove arriviamo intorno alle 17:30. La discesa a terra con le lance è libera insomma come piace a noi. Anche qui bisogna seguire un percorso obbligato per non disturbare gli abitanti del luogo che sono in ordine di numerosità: uccelli, come le rondini artiche, che nidificano a terra per mancanza di alberi, le piccole volpi artiche, gli orsi (che non abbiamo visto ma sono più di 300),i cani husky e, per finire, gli uomini. Ad abitare questo luogo c’è solo una quarantina di scienziati che si occupano di effettuare ricerche sul clima e sul territorio polare. Passeggiando tra le case di legno colorate ci sembra proprio di trovarci in un ambiente estremo, affascinante ma duro allo stesso tempo soprattutto se lo si immagina in inverno. La nostra gradevolissima passeggiata fa tappa presso l’ufficio postale più a nord del mondo da dove, dopo un’interminabile fila, riusciamo ad archiviare,spedendole, il capitolo cartoline. Con calma, intorno alle 20, risaliamo sulla nave per goderci l’ennesima cena luculliana. La serata a teatro vede l’esibizione del duo Katy e Milan che si lanciano (senza successo e senza paracadute) tra le pagine della mia amata lirica facendo risvegliare dal sonno eterno (e con un gran mal di testa) Puccini, Bizet, Mozart e molti altri. Ma niente avrebbe potuto rovinare questa meravigliosa giornata e quindi, con le orecchie ancora fumanti dopo l’ascolto di un “Nessun dorma “ cantato non si sa perché da un soprano, ci ritiriamo in buon ordine in cabina con negli occhi invece ancora la meraviglia. Domenica 29 luglio Arriviamo nel porto di Longyearbeyn , capitale delle Svalbard, verso le 8:00 di una fredda e piovosa mattina. Bardati fino all’inverosimile, scendiamo liberamente e ci dirigiamo dalla banchina verso il centro della cittadina. Intirizziti, decidiamo di entrare nel primo edificio che ci si para davanti, è un museo un po’ particolare: all’ingresso veniamo privati di giacche, ombrelli, zaini e soprattutto scarpe. Indossiamo delle buffe pantofole che non danneggiano il pavimento di legno e, con un’andatura che ricorda quella delle papere (a causa della misura abbondante delle calzature), cominciamo una visita dettata solo dalla necessità di riscaldarci e ripararci dalla pioggia. Ricominciamo ad acquistare un po’ di colore tra un lupo imbalsamato e la ricostruzione di una tipica costruzione del luogo; con il sangue di nuovo in circolazione, coraggiosamente, decidiamo di uscire e proseguire il giro (finalmente con le nostre scarpe ai piedi). Il centro della città è composto da piccole case di legno ,negozi di souvenir, un bell’albergo Radisson, qualche bar e un supermercato Coop ; intorno il paesaggio è allo stesso tempo desolato ma comunque affascinante. L’estrazione del carbone, che è ancora attiva, ha lasciato qua e là delle testimonianze attraverso vecchie strutture deteriorate dagli elementi che a queste latitudini non perdonano. La nave lascia le Svalbard intorno alle 13.30 , in ritardo rispetto al programma: colpa dell’unico passeggero tra 1300 che non sapeva l’orario di risalita in nave che è stato prelevato (sempre gentilmente) dal personale Costa mentre cercava di contrattare per l’acquisto dell’ennesimo ricordino. Provate ad indovinare la nazionalità del “pirla”…Bravi!!! Serata spagnoleggiante con il teatro risuonante di tipici urletti di approvazione emessi dal gasatissimo e rumorosissimo pubblico spagnolo. Lunedì 30 luglio La mattinata di navigazione, verso sud, nel mare di Barents, ci vede impegnati in una gara di Trivial a squadre combattuta alleati a dei simpatici ragazzi genovesi. Intorno alle 16:30 doppiamo Capo Nord e una marea di scatti fotografici immortala dal mare il promontorio più a Nord dell’Europa continentale dove metteremo i piedi in serata. Verso le 17:30 la nave inizia la manovra di attracco ad Honningsvag , la cittadina da cui partono i transfer per Capo Nord. Scendiamo a terra e passeggiamo nella pace di questo luogo dove, tra bellissime case colorate e una bianca e deliziosa chiesetta, capita di vedere le renne che attraversano la strada. E’ proprio tutto un altro mondo! Ceniamo un po’ prima del solito perché alle 22:00 dobbiamo essere pronti a sbarcare per salire sul nostro pulmann ed affrontare il percorso della durata di circa un’ora che ci porterà a Capo Nord. Già l’atmosfera comincia ad essere particolare: il sole splende ancora alto sull’orizzonte (e il solo fatto che si veda è veramente un’eccezione) e il tragitto, illuminato da questa strana luce , si rivela di una bellezza inaspettata. Renne al pascolo, porticcioli che spuntano dopo una curva, casette di legno sperdute nel nulla, bungalow di numerosi campeggi perfettamente integrati nel paesaggio e, unica cosa ricostruita pro-turisti foto dipendenti, piccolo villaggio Sami (Lappone) con obbligo di fermata Costa. Il percorso continua scandito dagli “Oh” di meraviglia che i passeggeri del pulmann (noi compresi ) emettono di fronte all’ennesimo scenario idilliaco che appare da dietro ai finestrini. Ore 23 circa e il padiglione turistico di Nordkapp (71° 10’ 21” lat. Nord) ci si presenta imponente davanti agli occhi; al suo interno bar (con prezzi che neanche Venezia), ristorante, ufficio informazioni, sala proiezioni, negozio di souvenir, ufficio postale, una Cappella ecumenica e persino un microscopico museo tailandese (dedicato al re Chulalongkorn che nel 1907 visitò questo luogo). Ma nulla di tutto ciò ci attira, aggiriamo ogni possibile richiamo consumistico, calamitati invece dallo spettacolo naturalistico che abbiamo di fronte. Questo angolo di Terra ci comunica delle particolari sensazioni, forse mai provate in altri luoghi. Nella mia mente, ormai con i bioritmi sballati da giorni ( a causa o grazie alla luce sempre presente), mi vedo nelle vesti di una sacerdotessa (di chissà quale culto) intenta nell’esecuzione di una cerimonia , con tanto di canti e balli, in onore del Sole e di Madre Natura. Passeggiando lontano dalla folla accalcata intorno al famoso globo (il monumento simbolo di Capo Nord) l’atmosfera è veramente magica : tutti gli elementi si fondono in un insieme praticamente perfetto e l’uomo sembra non avere (per fortuna) nessun potere su ciò che lo circonda e su fenomeni così unici. Il sole sta già cominciando a risalire quando noi ci lasciamo alle spalle questo momento unico; ancora felicemente provati dallo spettacolo, torniamo sul pulmann carichi di adrenalina (malgrado sia quasi l’una di notte, si fa per dire) sicuri di passare una nottata insonne. Invece ,appena tornati in cabina, dopo l’ennesimo incontro con delle renne che in paese attraversavano la strada, crolliamo addormentati vinti da tutte queste fantastiche emozioni.



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