Racconto semiserio di una fantastica crociera

CRONACA SEMISERIA DI UN VIAGGIO A LUNGO SOGNATO Dicembre 2006 Ecco ci risiamo con la solita domanda stagionale: “ Cosa facciamo a Natale? Non vorrai mica rimanere a casa immersi nella solita routine (regali, parenti,tombolate, tristezza di Capodanno)?”. Così per evitare il peggio comincio a navigare in rete alla ricerca di un’evasione...
 
Partenza il: 22/07/2007
Ritorno il: 04/08/2007
Viaggiatori: in coppia

CRONACA SEMISERIA DI UN VIAGGIO A LUNGO SOGNATO Dicembre 2006 Ecco ci risiamo con la solita domanda stagionale: “ Cosa facciamo a Natale? Non vorrai mica rimanere a casa immersi nella solita routine (regali, parenti,tombolate, tristezza di Capodanno)?”. Così per evitare il peggio comincio a navigare in rete alla ricerca di un’evasione legalizzata verso qualche ameno luogo di villeggiatura. Il risultato: regali, parenti,tombolate e Capodanno a casa. La motivazione? Investire tutti i nostri sforzi (soprattutto economici) nella vacanza estiva, la “madre di tutte le vacanze”, quindici giorni in crociera nei mari del nord Europa . Certo siamo in grosso anticipo ma, recandoci in agenzia , scopriamo che in molti hanno avuto la nostra stessa idea . Prenotiamo quindi con sette mesi di anticipo facendo gli scongiuri affinché niente possa capitarci in un così lungo periodo. Luglio 2007 Siamo arrivati sani e salvi alla vigilia della partenza ma con mille domande nella testa :”Cosa metteremo in valigia? Entrerà tutto ? Quindici giorni saranno troppi? E se smarriscono i bagagli?” Insomma la solita ansia che mi prende ogni volta che devo affrontare un viaggio. 21 luglio Visto che il check-in a Fiumicino è previsto alle 04:45, decidiamo stoicamente di non pernottare a Roma e di viaggiare di notte. Così dopo un buon caffé alle 23.30 la Picasso è in moto , ovviamente con noi sopra. Il percorso notturno verso Fiumicino è a tratti avvolto da un’atmosfera quasi onirica (sarà il sonno): la strada scorre davanti a noi semi- deserta, il caldo (nonostante l’ora si fa ancora sentire), ma soprattutto l’odore acre del fumo degli incendi boschivi e il rosso acceso delle fiamme ci accompagnano per alcuni chilometri lasciando in noi un senso d’impotenza. Arrivati in aeroporto, parcheggiamo l’auto nel parcheggio multipiano prenotato on-line e carichi di chili (non nostri ma delle valigie) ci apprestiamo a percorrere il tragitto verso il terminal B a “cavallo” di un interminabile tapis roulant che, invece, purtroppo termina davanti ad una porta chiusa, che tale rimarrà fino alle 05:00. Panico e stanchezza ci lasciano prima immobili di fronte a quell’uscio serrato poi, dopo inutili tentativi di attirare l’attenzione di due carabinieri, il cervello elabora una soluzione alternativa che ci conduce sì al terminal ma , vista la fatica, alleggeriti di qualche chilo (nostro non delle valigie). Il restante tempo d’attesa non è altro che stravaccamento su scomodissimi sedili costruiti da qualche sadico distributore di artrosi cervicali e dolori ossei vari. Il check-in supera ogni rosea previsione perché l’ancora assonnata addetta non si accorge (o finge di non accorgersi) che la nostra Delsey fuori-misura supera abbondantemente il peso consentito. E’ fatta , almeno per l’andata. Domenica 22 luglio Il viaggio aereo per Amburgo prevede uno scalo a Monaco di Baviera di cui abbiamo avuto modo di apprezzare il modernissimo aeroporto. Ad Amburgo il clima è già da città nordica: una pioggia incessante fa da preludio al nostro viaggio. A proposito , proprio a causa della pioggia, l’aereo, già in fase d’atterraggio, è stato costretto a riprendere quota bruscamente fra lo sgomento di tutti i passeggeri. Il tragitto in pullman da Amburgo a Kiel è un’ora di noiosissima e piattissima campagna tedesca con tanto di mucche ruminanti a fare da cornice. Ci imbarchiamo sulla nave concedendoci il privilegio di evitare la lunghissima coda grazie al fatto che ormai, dopo quattro crociere, apparteniamo ad una sorta d’élite che in questi anni ha fatto incassare alla Costa parecchio denaro. Non facciamo in tempo a varcare la soglia del portellone della Costa Classica che già gli addetti ci indirizzano verso una delle attività più gettonate a bordo :cibarsi. Arriviamo al buffet del ponte 10 che è già gremito di gente affamata e senza ritegno. Riesco a fatica a procurare un po’ di cibo che consumeremo all’aperto nel Cafè Al Fresco (di nome e di fatto). Dopo la notte passata in bianco utilizzando una discreta varietà di mezzi di trasporto, aneliamo il meritato riposo. Ci dirigiamo verso la nostra cabina (la 6147) che entrando ci appare spaziosa ed accogliente, soprattutto il letto. Cerchiamo di riposare ma all’appello manca la seconda valigia che arriverà con grosso ritardo. Purtroppo, mentre ci troviamo in uno stato di semi-incoscienza, l’altoparlante comincia a gracchiare e un annuncio, proclamato probabilmente in tutte le lingue del mondo, ci avvisa che di lì a poco tutti i passeggeri saranno obbligati a effettuare la “fantozziana” prova d’evacuazione. Il caldo, il giubbotto salvagente, la folla, la stanchezza provocano in me un piccolo attacco d’ansia claustrofobia che mi spinge a pronunciare parole del tipo:”Credo che non resisterò quindici giorni qui sopra!”. Il sonno fa brutti scherzi, già qualche ora dopo avrei pagato per un prolungamento di questo soggiorno claustrofobico. Il resto della giornata si trascina stancamente fra una conferenza informativa , la cena al ristorante Tivoli e il concerto presso il teatro Colosseo del supponiamo bravo pianista di bordo. La supposizione è dovuta al fatto che il sonno ha avuto il sopravvento e le nostre palpebre si sono serrate durante l’esecuzione di un conciliante blues. Lunedì 23 luglio Ecco la prima delle cinque giornate di navigazione che si alterneranno a quelle di escursione. Ci aggiriamo per la nave come due bradipi narcotizzati, i ritmi frenetici dei giorni precedenti sono ormai lontani ricordi. Galleggiamo ( nel vero senso della parola ) su di un mare di rilassatezza contagiosa. La mattina ho anche il coraggio di partecipare ad un laboratorio manuale grazie al quale dovrei imparare a confezionare fiori di carta; ma la mia pessima manualità mi suggerisce di evitare nei giorni a venire questo tipo di attività. A pranzo conosciamo le persone con le quali condivideremo delle piacevoli e lunghe chiacchierate: Fabio, Maria e la piccola Silvia. E’ strano come a volte si creino dei legami in così poco tempo dovuti forse ad una sorta di comunanza di interessi che, forse inconsapevolmente, avvicinano persone di età, ceto e provenienze diverse (anche voi amate le crociere? Anche voi amate la natura e i paesaggi di queste terre? E’ proprio vero, meglio la montagna che una spiaggia affollata!). E così , giorno dopo giorno, si convive piacevolmente con persone che forse non si avrà più occasione di rivedere o alle quali “ a terra” non si avrà più niente da dire. Nel tardo pomeriggio partecipiamo al primo dei cocktail di gala quello di benvenuto. Dopo cena a teatro assistiamo ad uno spettacolo dal titolo ”Fiesta fantasia” durante il quale con un improbabile filo conduttore vengono fatti esibire gli artisti di bordo, ballerini e cantanti, che fanno parte del cast fisso. Non ricordo se è successo proprio stasera ma ci è capitato di non riuscire più a ritrovare la porta della nostra cabina ( per i maligni giuriamo di non essere stati ubriachi), avevamo solo imboccato il corridoio dei numeri pari . Martedì 24 luglio In mattinata arriviamo ad Hellesylt e senza fretta saliamo a goderci il panorama che, modestamente, già conosciamo (vista la crociera del 2000). Nonostante i trascorsi da croceristi, il paesaggio del fiordo coperto di nuvole basse cariche di una fresca pioggerellina quasi autunnale, è comunque una visione ristoratrice. Abbiamo scelto un’escursione pomeridiana che da Geiranger ci porterà a visitare la malga di Herdalssetra dove si producono i formaggi. Partiamo intorno alle 13:15 , le lance ci depositano a terra e una guida (un ragazzo siciliano lavoratore stagionale in Norvegia) ci prende in consegna facendoci accomodare sul pullman. La comitiva è composta da italiani e francesi, il bus si inerpica, grazie alla maestria dell’autista lungo la “ strada delle aquile” costeggiando il fiordo e attraversando valli e villaggi. La fattoria, meta dell’escursione, è un posto incantevole , la valle verdeggiante, ma senza alberi, è circondata da montagne sgorganti cascate e, tra un torrente e le casette con il tetto ricoperto d’erba, capre, mucche e cavalli di una razza tipica del posto, si godono il luogo quasi consapevoli della fortuna di trovarsi in un paradiso. Assaggiamo i formaggi prodotti nella fattoria e ascoltiamo attenti (specie la parte maschile del gruppo) le spiegazioni della giovanissima e bellissima figlia del fattore. Sulla strada del ritorno ci fermiamo in un caffé dove ci vengono offerte torte fatte in casa che come al solito nessuno disdegna un po’ perché hanno un ottimo aspetto ma,soprattutto, perché sono gratis. Torniamo sulla nave verso le 18 e subito dopo avviene la tragica constatazione della perdita degli occhiali da vista (non i miei) che ci sprofonderà in uno stato di rabbia e impotenza per tutta la serata. D’ora in poi cominceranno i nostri inutili pellegrinaggi giornalieri presso l’ufficio oggetti smarriti . Dopo cena la serata si conclude con lo show “Magia delle bolle di sapone” durante il quale una tizia volenterosa cerca di portare avanti uno spettacolo probabilmente poco adatto ad una nave che per sua natura dondola un po’ se il mare (come stasera) è agitato. Che si deve fare per campare! Mercoledì 25 luglio Giornata di navigazione. Il tempo trascorre pigramente tra attività varie che comprendono la lettura, il gioco delle carte o delle parole e la faticosa esercitazione delle nostre facoltà mentali per mezzo di un giochino elettronico (brain training). Il pranzo, invece, mette ancora una volta a dura prova altre facoltà, quelle digestive e ogni giorno è composto da quattro portate a scelta servite con gentilezza quasi estrema dai camerieri del nostro tavolo che sono Raymon e Sheila. E allora le pietanze si susseguono tra un “Buon appetitoooo ” quasi salmodiato e un “Finitooo?” pronunciato quasi cantando ma con un tono e con sfumature leggermente canzonatorie visto l’abbondanza del cibo. Il pomeriggio è caratterizzato da una lunghissima chiacchierata con i nostri compagni di spedizione svoltasi nell’osservatorio Galileo luogo a noi caro perché caldo, accogliente e con un punto di vista privilegiato sul mare. A proposito, proprio mentre ci rilassavamo tra una riflessione e l’altra, fuori, sul ponte, con una temperatura poco raccomandabile, avveniva il Battesimo del Circolo Polare Artico (lat. 66°33’): il viaggio nel profondo nord cominciava davvero, ma c’era qualcosa che stonava alquanto con questo momento “nordista”. Un’aria “sudista” della più tipica napoletanità si era insinuata allorquando, ai pacati discorsi fin lì pronunciati , si erano unite le soggettivissime considerazioni di un esemplare della razza” pallonarus campanus”che mai e poi mai deve essere contraddetto per conservarne il saluto. Abbiamo perso il saluto. In serata, dopo cena, spettacolo “Variety show” e successivo breve giro della nave prima della nanna. A proposito constatiamo che il luogo meno frequentato è , stranamente, il Casinò e non ce ne spieghiamo le ragioni. Probabilmente la composizione di nazionalità presenti sulla nave ha portato a rifornirsi più di birra che di fiches (1290 passeggeri circa: 800 tedeschi, 200 italiani e circa 300 tra spagnoli, francesi,svizzeri ed inglesi).

Giovedì 26 luglio La nave attracca a Tromso poco prima delle 8:00. La cittadina, che annovera tra le sue caratteristiche una serie di cose che sono quelle più a nord d’Europa (ad esempio un’università e una fabbrica di birra), ci accoglie come una vera città nordica con freddo e pioggia. L’escursione mattutina prevede per prima cosa , dopo un brevissimo giro cittadino, la visita al Museo Polare custode delle memorie dei tempi in cui Tromso era il punto di partenza di tutte le spedizioni verso il polo. Tutto è conservato o ricostruito con cura in nome di una sorta di adorazione che i norvegesi nutrono verso personaggi come il grande esploratore Roald Amundsen. Lasciato il Museo (se così vogliamo ancora chiamarlo paragonandolo alla maggior parte di quelli italiani), la nostra guida , l’ennesimo studente italiano, ci conduce in un Centro di cani da slitta dove vivono i coniugi Tove e Tore Albrigtsen, i loro tre figli e la bellezza di 130 cani Husky. Certo l’atmosfera a causa della pioggia non assiste, ma vedere questi bellissimi cani fissarci con i loro espressivi occhi celesti da dietro una rete o attaccati ad una catena sotto la pioggia scrosciante, non mi aiuta ad immaginarli felici che trainano una slitta per centinaia di chilometri. Comunque, tra una riflessione e l’altra, visibilmente fradici, veniamo fatti accomodare all’interno di una tenda Sami (Lappone) ricostruita pro-turisti infreddoliti. Il fuoco, le pelli di animali su cui ci fanno sedere e un intruglio caldo con biscotti, ci rinfrancano e ci portano ad una visione più ottimistica della condizione dei poveri cani. Dopo il video che testimonia la partecipazione di Tore e Tove alla corsa di cani più lunga del mondo (1842 Km circa) e una serie quasi interminabile di domande rivolte ai due (come se qualcuno fosse interessato ad imitarne le gesta), ripartiamo alla volta della nave. Lasciamo Tromso intorno alle 14 mentre stiamo ancora pranzando e chiacchierando al tavolo con Anna e Patrizio, due ragazzi romani in viaggio di nozze. E proprio il film di Verdone “Viaggi di nozze” ci torna in mente al momento delle presentazioni:”Comunque piacere, io sono Anna” frase pronunciata improvvisamente e quasi alla fine della conversazione. I ragazzi , comunque ,sono molto simpatici e avranno modo di riscattarsi da una prima impressione di lieve “burinaggine” che ci avevano dato. La serata a teatro è animata dal ventriloquo Carlo che sospettiamo nasconda sotto un telo un’assistente che faccia muovere e forse anche parlare il suo pupazzo. Andiamo a dormire con questo amletico dubbio.



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