Racconto da Mostar: cosa vedere tra fiaba e realtà, tra presente e passato

Cosa vedere a Mostar in Bosnia, cosa aspettarsi da questo Paese malinconico che si è riscattato e che adesso, dopo la guerra, sembra uscire dalle fiabe
 
Viaggiatori: 2
Spesa: Fino a €250 €

Cosa vedere a Mostar, cosa aspettarsi da questo paese malinconico che si è riscattato e che adesso, dopo la guerra in Bosnia, sembra uscire dalle fiabe. Se organizzate un viaggio nei Balcani secondo me, Mostar è una tappa da non perdere. Sono qui che la guardo tramontare davanti ai miei occhi per la seconda volta, con la vista privilegiata data dalla terrazzina dell’albergo che ci ha ospitati per due notti.

Sono le 7 di sera e in lontananza sento, e scorgo sulla mia sinistra, rintoccare le campane della Cattedrale cattolica di San Pietro e Paolo. Poco fa da una delle moschee che mi stanno di fronte, delle quali riesco a vedere solo gli alti e snelli minareti e qualche cupola, si diffondeva nella calma della sera il richiamo alla preghiera per i musulmani.

Indifferenti quasi tutti, abituati a quel suono, a quella cantilena alla quale molti pochi qui in città prestano ascolto davvero. La vita non si ferma. Quasi tutte le moschee sono aperte anche ai turisti e sono proprio molti di loro, arabi in particolare, a entrare per fotografare ma anche per dedicare qualche minuto della loro giornata di vacanza alla preghiera.

La prima e unica giornata intera da dedicare alla città è iniziata alle 9 circa per trovare Mostar ancora un po’ assopita, con le attività che proprio a quell’ora finivano di sistemare le bancarelle fuori dalla porta del negozio, i camerieri che spazzavano di fronte all’entrata, qualcuno che annaffiava in fiori. La città si stava svegliando e si stava preparando ad accogliere orde di turisti che puntualmente sono arrivati e riversati nelle stradine della città vecchia a metà mattina.

Moltissimi arrivano con gite organizzate, magari da Sarajevo, che dista 2 ore di viaggio, e dedicano a Mostar mezza giornata appena. Li vedi subito, viaggiano in gruppo e cercano di farsi spazio tra i compagni per percepire meglio nel brusio della città la voce della loro guida che comanda la fila.

A metà mattina quando i vicoli si sono riempiti di turisti noi ce ne siamo accorti appena, intenti a visitare la Moschea Koski Mehmed Paša (detta anche Pašina); la moschea che con la sua cupola celeste è ben visibile sulla sponda sinistra della Neretva che scorre in mezzo alla città. All’esterno si può ammirare la fontana per le abluzioni, una delle poche costruzioni sopravvissute alla guerra. Una volta pagato l’ingresso di 12 km si può godere della bella e colorata sala interna e soprattutto salire, attraverso una stretta e un po’ claustrofobica scala a chiocciola, fino alla cima del minareto dal quale si gode una delle più belle vedute sullo Stari Most.

Una vista a Mostar non può prescindere dalla storia del suo Ponte Vecchio (Stari Most, appunto). Costruito dagli ottomani nel XVI secolo, questo ponte è molto di più che una costruzione dalle funzionalità pratiche e necessarie; lo Stari Most è un simbolo della Bosnia, un simbolo di unione e convivenza tra più culture e religioni che per anni hanno vissuto pacificamente porta a porta. Con lo scoppio della guerra bosniaci-musulmani e croati combatterono inizialmente insieme contro i serbi, ma ad un certo punto le carte in tavola cambiarono e i musulmani si trovarono a doversi difendere anche dai croati che volevano a questo punto prendere il loro pezzo di Bosnia Erzegovina. L’abbattimento del ponte di Mostar non aveva nessuna valenza strategica e militare ma fu un mero atto vile volto a distruggere un’identità culturale e avvilire i musulmani che in questo ponte vedevano da secoli quasi una creazione divina destinata a durare in eternità. Nel 2004 lo Stari Most venne ricostruito con pietre prese dalla stessa cava con la quale il ponte venne eretto originariamente. Il Ponte Vecchio di Mostar è oggi Patrimonio Nazionale dell’UNESCO. A parlarci di questo periodo così buio, sconvolgente e incredibilmente recente della città, e di tutta la Bosnia, è il piccolo ma commuovente Museo sul genocidio (10km/8km per gli studenti). Testimonianze, reperti, spiegazioni dettagliate e soprattutto video e foto anche abbastanza crude, non per tutti, ma sicuramente tra le cose da vedere a Mostar per capire meglio e qualcosa in più del posto in cui vi trovate. E a ricordarci la guerra in Bosnia, qui a Mostar, ci sono anche gli edifici feriti, mai del tutto sanati dai colpi evidenti di artiglieria.

Tra le cose da vedere a Mostar non può mancare una visita ad almeno una delle case ottomane che oggi sono adibite a museo, come testimonianza di tradizioni, usi e costumi che hanno contrassegnato questo paese per lungo tempo. Alla Biščevića kuća e alla Muslibegovića kuća (entrambe hanno un biglietto di ingresso di 4km) è possibile vedere come gli ottomani erano soliti costruire ed arredare le loro case. All’entrata, in entrambi i casi, ci accoglie sempre un bel cortile. Le tipiche case ottomane poi sono caratterizzate da colorate ed ampie stanze dove lungo tutto il perimetro corrono dei comodi e spaziosi divani. Delle stanza relax perfette. Alla Muslibegovića kuća si può anche dormire, infatti la casa oggi è diventa un hotel.

Concedetevi anche il tempo di uscire dal centro storico di Mostar per scoprire gli ampi viali e l’eredità asburgica della zona più moderna della città che ruota intorno a Spanski Trg. Forse come molti di voi, anche io ingenuamente prima di metterci piede conoscevo ben poco di questa città. Per me Mostar era il suo Stari Most. E invece si è rivelata essere molto di più. E non parlo solo delle attrazioni, delle cose da vedere a Mostar, parlo soprattutto di quello che mi ha dato dentro, di quello che mi ha trasmesso.

Nonostante, come già detto, la sua recente storia terribile e le orde di turisti, qui a Mostar ho respirato pace. Che sembra una contraddizione. Sì, perché Mostar è diventata anche molto turistica ed è piena di ristoranti, locali e negozietti che vendono, accanto ad opere d’arte e artigianato locale come nel Kujundžiluk, la via degli orafi, anche molti dei soliti souvenir che si possono trovare ovunque.

Nonostante questo Mostar, per me, non ha perso il suo fascino e la sua autenticità. È romantica come pochi altri posti che io abbia visto, misteriosa e unica nella sua malinconia. Ho avuto il piacere di “incontrarla” per la prima volta di notte, sull’ora di cena, un altro di quei momenti in cui nelle vie della città si riversano tantissime persone. Ma nonostante questo e la confusione dei ristoranti è stato amore a prima vista. Le luci che disegnano i profili delle moschee e delle case in pietra, i ciottoli sotto i miei passi che risplendono, le strade su più livelli grazie alle quali ovunque ti giri, sopra e sotto, c’è qualcosa da vedere.

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visitare monstar

via degli Orafi

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don't forget

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vista di Mostar

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casa ottomana

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vista sullo Stari Most

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segni della guerra

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moschea di Mostar

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ponte storto

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per le strade di Mostar

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Stari Most



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