Quando il vento solleva le sabbie

Raid nel deserto tunisino in autunno
Scritto da: jan71
quando il vento solleva le sabbie
Partenza il: 15/09/2009
Ritorno il: 22/09/2009
Viaggiatori: fino a 6
Spesa: 1000 €

Ho deciso di scrivere questo report di viaggio spinto dal desiderio di condividere questa meravigliosa esperienza.

Premetto che ho cominciato tardi, a trent’anni, a viaggiare. Fino a quel momento viaggiare per me era soltanto un sogno. Dopo di che è bastato rompere il ghiaccio per iniziare una consuetudine che mi ha portato in Brasile (4 volte), Stai Uniti d’America, Cina, Cuba, India e quasi tutta l’Europa.

Quando viaggio amo la formula “fai da te” acquistando solo il volo per arrangiarmi in loco, ovviamente dopo essermi documentato prevalentemente in internet. Questo allo scopo di ottenere il risultato di “staccare” completamente dalla routine e dallo stress di un quotidiano fatto di computer, fatture, appuntamenti e telefonate. E’ stato durante una discussione con una amica conosciuta su di un blog per viaggiatori che mi ha fatto notare come non fossi mai stato in Africa. Da quel momento è scoccata la scintilla che mi ha portato nei posti che descrivo di seguito.

Quando mi accennò alla Tunisia, non nego che ho subito storto il naso in quanto affiancavo il nome di questo paese ai villaggi turistici, la scampagnata nel deserto e la immancabile visita spenna-polli nei suk per i turisti.

A contraddire tutto ciò ci ha pensato il “Benny” la guida italiana che vive in Tunisia da 37 anni, con cui mi ha messo in contatto dapprima tramite e-mail e poi per telefono. Benny è riuscito a stimolare la mia curiosità proponendomi un tour nel deserto, on the road, fuori dai normali flussi turistici per vivere una esperienza unica. Ho preferito fidarmi di un esperto dei luoghi, perché pur avendo viaggiato molto all’estero in passato, e pur considerandomi una mente aperta verso il “nuovo”, confesso una certa diffidenza nei confronti del mondo arabo e mussulmano. In India ho avuto talvolta a che fare con i mussulmani, ma nonostante non siano successi episodi gravi, ne serbo una certa diffidenza verso taluni loro atteggiamenti. Ecco quindi che metto in moto la macchina organizzatrice (il Nokia e la mia rubrica telefonica) per cercare i partners per questo viaggio. Il periodo è settembre, per cui la cosa non è molto semplice a causa degli impegni lavorativi, ma il breve periodo di otto giorni ed il volo di appena un paio di ore scarse, fa si che riusciamo a formare un gruppo di cinque viaggiatori, tre ragazzi e due ragazze. Mi informo presso la guida locale circa quello che avremo dovuto portarci dietro: sacco a pelo, sacca morbida o trolley, scarponcino leggero, abbigliamento leggero per gli orari diurni, abbigliamento idoneo per le fredde ore notturne, passaporto valido, i medicinali personali per chi ne avesse necessità, faretto tipo minatore (poi capirete il perché!), l’accappatoio ed ovviamente macchina fotografica e cam! Il bagaglio personale in totale non doveva superare i 25kg per non sacrificare la spedizione (e qui qualche difficoltà effettivamente c’è stata!).

Riusciamo a trovare un volo da Bergamo a meno di €. 200 con scalo a Roma, ma preferiamo fare un’unica tratta Malpensa-Tunisi con AirOne (ora C.A.I. O Alitalai) per soli 30 euro in più, preso in internet! 1° Giorno Arriviamo a Tunisi in una tiepida mattinata di metà settembre. Dopo le formalità della dogana tunisina insolitamente rapide, incontriamo il nostro capospedizione, riesco finalmente a dare un volto a Benito ed il suo aiutante che finora avevo solo sentito per telefono, titolare della sua agenzia dal pittoresco nome di “THE DESERT RATS”. Mi viene subito in mente come questi ce le hanno suonate di santa ragione fino al ’43 proprio da queste parti.

Il programma è serrato, e per non perdere tempo, partiamo a bordo delle due Toyota Land Cruiser 4×4, direzione sud, in direzione di Douz, la porta del deserto dove arriveremo verso sera. Durante il tragitto facciamo tappa ad El Djem, dove visitiamo l’anfiteatro romano, che scopro solo ora essere come dimensioni secondo solo al Colosseo di Roma (beata ignoranza). Sopito lo stupore per la scoperta del Colosseo tunisino, peraltro pulitissimo all’interno ripartiamo alla volta di Matmata, un villaggio troglodita sulle montagne, Benny ci fa visitare una casa troglo, le abitazioni scavate nella roccia tipiche di queste parti. Hanno la particolarità diconservare la temperatura interna di 18-20 gradi tutto l’anno. Ci lasciamo le montagne alle spalle e percorriamo i chilometri che ci separano da Douz , la porta del deserto, posta lungo il deserto roccioso, per essere pronti ad addentrarci nelle sabbie l’indomani. Pernottiamo al Hotel Mehari, che con somma sorpresa scopro essere un quattro stelle, con piscina di acqua termale all’interno, e con vista sulle prime dune. Una provvidenziale doccia, quindi ceniamo in un ristorante tipico, da Magik dove facciamo conoscenza con il resto dello staff.

Poco distante c’è il Jebil National Park, si tratta dell’ultima savana rimasta nel Sahara tunisino con una grande varietà di animali, dove è possibile fare il safari. Peccato che i tempi ristretti del tour non ci consentano di addentrarci nella savana. Annoto nel mio diario di viaggio questa tappa, chissà al ritorno, o in futuro… Dopo il banchetto e l’immancabile sigaretta dopo il caffé, andiamo a nanna sufficientemente stanchi da prendere sonno immediatamente. 2° Giorno Fedele alla promessa che non sarebbe stata una vacanza da Club-Med la nostra guida ci costringe ad una levataccia, e dopo la colazione, con tanto di brioche, partiamo alle ore 6°° alla volta di Timbajne in montagna. Abbandoniamo le strade asfaltate ed affrontiamo le prime piste a sfondo duro, per prendere l’abitudine, scorgendo le prime catene di dune che poi andremo a scavalcare, con passaggi tra le stesse a bordo delle nostre Toyota, ci fermiamo tra le prime sabbie per un veloce pranzo al sacco. Questo è una specie di training in vista dei giorni successivi. Benny ci spiega come ci dobbiamo comportare nei confronti delle genti che incontreremo, come evitare spiacevoli incontri con serpenti e scorpioni, come bere e come muoverci. Ci siamo finalmente addentrati nel deserto del Sahara, il vuoto. Sabbia e rocce ovunque ed il silenzio rotto solo dal rumore del vento. Ci fermiamo solo nel tardo pomeriggio in mezzo al “nulla”, non tralasciando di raccogliere la legna necessaria per il fuoco. Sotto la direzione attenta della nostra guida approntiamo il campo tendato per la notte. La prima cena sotto le stelle, scambiando le impressioni di quella prima giornata sentendoci quasi dei guerrieri tuaregh per questo nostro primo giorno nel deserto. Dopo il solito binomio caffé e sigaretta diventa impossibile non ammirare il cielo incredibile per noi abituati alla nebbiolina dello smog ed alle luci della città. Di questa notte mi resterà sempre dentro l’attrazione verso quel falò che in mezzo al nulla, non so perché appariva come un qualcosa di “amico”, rassicurante. Non avevo mai pernottato tra le sabbie del deserto, pur avendo in passato fatto escursioni in giornata nei deserti del Rajastan e del Serto. Certo, il Sahara è un’altra cosa! 3° Giorno All’alba dopo la colazione ora riprendiamo la marcia, accompagnati dal lento scorrere del tempo, siamo in mezzo ad un mare di sabbia e dopo la caciara dei giorni scorsi, i silenzi di oggi accompagnati dal sibilo del vento ci fanno riflettere ricordandoci chi siamo, confrontandoci con la natura ed il Sahara, che non è più soltanto quella grande macchia gialla sulle cartine geografiche, ma ora appare davvero come una entità senza confini.



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