Puna Argentina, un altopiano andino dalle mille sfaccettature

Il mio primo viaggio con avventure nel mondo. Il mio primo viaggio, non di lavoro, al di fuori dell’Europa: Argentina. In particolare il Nord-Ovest argentino, la Puna, altopiano andino dalle mille sfaccettature.
 
Partenza il: 30/03/2019
Ritorno il: 15/04/2019
Viaggiatori: 8
Spesa: 4000 €

Il mio primo viaggio con avventure nel mondo. Il mio primo viaggio, non di lavoro, al di fuori dell’Europa: Argentina. In particolare il Nord-Ovest argentino, la Puna, altopiano andino dalle mille sfaccettature. La compagnia, gli autisti/guide, i luoghi, tutto perfetto. Non avrei potuto chiedere di meglio. È stato un viaggio incredibile.

Giorno 1 – sabato 30 marzo 2019

Partenza da casa intorno alle 10. Dopo aver lasciato la macchina al comodo Central Parking di Malpensa sono giunto in aeroporto alle 11.30 con largo anticipo: la partenza del volo è programmata per le 15.15. Mangiata l’ultima pizza, nel primo pomeriggio, ho incontrato i miei compagni di viaggio: tre uomini e tre donne. Sono il piccolo del gruppo. A primo impatto, cosa che si confermerà nei giorni successivi, mi sono sembrati tutti molto simpatici. Atterraggio a Roma alle 16.30 ed incontro con la nostra coordinatrice. Decollo, alle 18.30, per Buenos Aires che raggiungeremo dopo ben 14 ore di volo!

Giorno 2 – domenica 31 marzo 2019

Alle 4.30, ora locale e quindi 5 ore indietro rispetto all’Italia, siamo atterrati a Buenos Aires. Purtroppo ad uno dei partecipanti è stato smarrito il bagaglio che che per fortuna verrà recapitato tre giorni dopo. Intorno alle 7 del mattino è partito il nostro volo per Salta, raggiunta un paio d’ore dopo. Dopo un breve briefing con il titolare dell’agenzia che ha fornito gli autisti abbiamo lasciato in Albergo, l’Inti Masi, i nostri bagagli e siamo usciti per un giro in centro. Salta è una città di medie dimensione con un ricco patrimonio storico coloniale. La vita sembra scorre placidamente ma devo ammettere che, come gran parte delle piccole cittadine che abbiamo visitato, non mi ha colpito particolarmente. Probabilmente faccio ancora fatica ad impedirmi di fare paragoni con le nostre bellissime città italiane. Oggi città andrebbe giudicata in base al contesto nel quale si trova. Dopo aver girovagato in po’ ci siamo fermati in nella in piazza 9 Luglio, che è la principale, cercando un posto dove mangiare un boccone. Ho avuto modo di provare le prime empanadas: fagottini di pasta ripieni di carne. A primo impatto mi sono sembrate buone ma, tutto sommato, si riveleranno le peggiori di tutta la vacanza. Nel primo pomeriggio abbiamo visitato il MAAM (Museo de Arqueología de Alta Montaña). Molto interessante soprattutto perché ospita le tre mummie inca trovate nel vulcano Llullaillaco. La loro storia è agghiacciante: i bambini venivano selezionati come i più puri e sani del villaggio, prelevati dalla propria casa, nutriti del cibo migliore e, dopo mesi di preparazione, condotti in cima a una montagna, a 6000 metri di altitudine, quindi sacrificati agli dei, soffocati, uccisi con un colpo alla testa o bruciati vivi. Accanto al museo vi è un interessante mercato/esposizione di prodotti di artigianato locale. Dopo un buon caffè abbiamo deciso di vedere la città dall’alto, in cima al Cerro San Bernardo dal quale si gode di un’ottima vista panoramica. Vi era la possibilità di salire con una teleferica ma abbiamo optato per una passeggiata a piedi: giunti in cima eravamo madidi di sudore! Bella comunque la vista da lassù. Ridiscesi dopo una doccia rigenerante in albergo siamo andati a mangiare una ottima parrilla (grigliata) al Viejo Jack II, distante un paio di chilometri. Il clima caldo e umido, insieme alla nottata in aereo, ci ha sfiancati. Intorno alle 22.30 eravamo tutti a letto.

Giorno 3 – lunedì 1 aprile 2019

Discreta la colazione dell’Inti Masi. Dopo aver conosciuto le nostre guide/autisti, Victor e Fredd, molto simpatici e preparati, ed aver caricato le 4×4 siamo partiti. Direzione Tilcara, provincia di Jujuy. Ci siamo addentrati in una foresta dove era programmata una breve passeggiata di circa un’ora: il Camino de Cornisa, l’antica Ruta Nacional 9, un serpeggiante percorso per la foresta subtropicale del versante occidentale della cordigliera delle Ande. Qui trova il suo habitat, tra gli altri animali, il puma, molto difficile, anzi quasi impossibile, da avvistare. Dal Camino ci siamo spostati verso la cittadina di Purmamarca. Un cammino di circa un’ora ci ha portati in cima ad una collina dove abbiamo potuto ammirare il Cerros de Los 7 Colores (La montagna dai 7 colori), la cui peculiare gamma di colori è il risultato di una complessa storia geologica che include sedimenti marini, lacustri e fluviali innalzati dai movimenti tettonici. Il punto migliore per visitarlo è da una piccola altura che si raggiunge attraverso un piccolo sentiero. È richiesto un piccolo pagamento per accedere a quest’ultimo ma la vista del cerro da quella prospettiva è stupenda. Siamo quindi ridiscesi nella piccola cittadina di Purmamarca dove è presente una chiesetta ed un piccolo centro turistico che vende prodotti artigianali. Ci siamo rimessi in cammino ed intorno ad ora di pranzo siamo arrivati a Tilcara, una piccola cittadina dalle vie molto strette, strade di terra battuta dove si getta acqua ogni tanto per non creare troppa polvere, case bianche e porte coloratissime. Il tutto è percorribile in pochi passi. La città ha l’aria un po’ trasandata ma piacevole per via di innumerevoli localini dove mangiare ed ascoltare musica dal vivo. Per pranzo la scelta è ricaduta sul kusikanki, piccolo localino dove ho provato un’ottima cotoletta di lama accompagnata da una fresca limonata.

Nel pomeriggio abbiamo fatto visita alla zona archeologica Pucarà de Tilcara. Qui, oltre alle vestigia delle popolazioni inca che hanno abitato il luogo, ho visto i primi enormi cactus, piante quinoa e amaranto e i lama con la loro faccia simpatica. Abbiamo quindi fatto una passeggiata prima di rientrare nel nostro alberghetto, Canto del Viento, molto carino, ubicato in cima ad una collinetta e con un bel terrazzino con vista sulla città. Dopo una doccia rigenerante siamo tornati a Tilcara, per cena, dove abbiamo optato per il Los Puestos. Carne ottima. Musica dal vivo un po’ invadente. Dopo cena, in un baretto, mentre gli altri prendevano un caffè io ho provato l’ Alfajor, dolcetto glassato costituito da due dischi di pasta frolla tenuti insieme da una farcia di dulce de leche.

Giorno 4 – martedì 2 aprile 2019

A 2200 metri di altezza una zanzara è riuscita a darmi il tormento la notte. Il letto comunque era comodo e grazie al silenzio la qualità del sonno è stata buona. Dopo una discreta colazione ed aver comprato della frutta siamo partiti verso Paso La Senoritas, nei pressi di Uquia, nella Quebrada della Humahuaca. Una passeggiata di un’oretta ci ha permesso di ammirare lo stupendo contrasto tra i cactus verdi e la terra rossa! Dal Paso siamo scesi a Uquia per vedere la chiesetta di San Francisco de Paula la cui particolarità è costituita dagli affreschi raffiguranti angeli armati. Ci è stato spiegato che lo scopo di tali raffigurazioni era didattico, essi spiegavano infatti come usare le armi da fuoco. Ho trovato francamente insensato il divieto assoluto di scattare foto. Risaliti in macchina ci siamo spinti a 4000 metri, al Paso del Condor, per poi ridiscendere attraverso un bellissimo precorso verso Iruya. Ho trovato questa cittadina francamente un po’ bruttina. La pioggerella che ci ha sorpresi non ha aiutato inoltre ad aumentarne il fascino. Pranzo alla Hosteria Iruya dove ho provato i primi veri piatti locali: crocchetta di quinoa, humita al plato, tamales. Gli ultimi due a base principalmente di mais. Tutto squisito.



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