“Proviamo insieme” traversata del deserto marocchino a piedi e in carrozzina

Da Zagora a M'Hamid El Gizlane, circa 400km attraverso il deserto del Marocco. Insieme, un maratoneta e una giovane a bordo di una speciale sedia a rotelle hanno superato i propri limiti... I limiti della fatica e quelli della disabilità, quelli del corpo e della forza dei sogni condivisi.
Scritto da: saraavalon
proviamo insieme traversata del deserto marocchino a piedi e in carrozzina
Partenza il: 27/11/2019
Ritorno il: 04/04/2020
Viaggiatori: 4
Spesa: 500 €

Da Zagora a M’Hamid El Gizlane, circa 400km attraverso il deserto del Marocco. Un’avventura che Giulia e Stefano hanno ribattezzato “Proviamo insieme” perché insieme, un maratoneta e una giovane a bordo di una speciale sedia a rotelle non solo hanno portato a termine un viaggio da sogno ma hanno anche superato i propri limiti. I limiti della fatica e quelli della disabilità, quelli del corpo e della forza dei sogni condivisi.

27 novembre 2019: Milano Malpensa – Marrakech – Zagora

Arriviamo all’aeroporto di Marrakech attorno alle undici del mattino, siamo in quattro ma dal volume dei bagagli potremmo essere in otto. Non certo perché pensiamo di fare numerosi cambi d’abito durante la traversata del deserto, ma perché il nostro viaggio è un viaggio decisamente particolare. Infatti in un borsone dalle dimensioni quasi inquietanti c’è una carrozzina a tre ruote, in un altro una quantità non indifferente di cibo proteico e altre due valigie contengono attrezzatura video professionale. Il nostro è un team insolito, formato da Stefano Miglietti, ultramaratoneta bresciano, Giulia Scovoli viaggiatrice affetta da spina bifida, Daniel Modina videomaker e da me, Sara Giacomelli, l’imbucata. L’avventura si chiama “Proviamo insieme” ed è nata dalla volontà comune di Stefano e Giulia di vivere un’esperienza unica e di lanciare un messaggio: i limiti sono solo nella nostra testa, siano essi fisici o mentali, con un amico al proprio fianco è possibile superarli e affrontarli. L’obiettivo dei due è quello di percorrere circa 400km di deserto marocchino, da Zagora a M’Hamid a piedi e, è il caso di dirlo, su rotelle; Stefano spingerà e trainerà Giulia sul fondo sabbioso e roccioso, Daniel documenterà l’impresa e io … beh mi godrò il viaggio fingendo di avere un qualche ruolo logistico. Ma dove eravamo rimasti? Ah, ecco, siamo arrivati all’aeroporto di Marrackech e in effetti i nostri bagagli danno nell’occhio, tanto che alla dogana la polizia marocchina non ci permette di introdurre l’attrezzatura video professionale nel paese adducendo motivazioni abbastanza fantasiose su permessi non richiesti in tempo e divieti. Tutte le videocamere di Daniel vengono sequestrate e il suo progetto di realizzare un docufilm dovrà contare sull’unico supporto di una fotocamera da viaggio e di una go-pro. Non partiamo benissimo ma non ci lasciamo abbattere. Fuori dall’aeroporto ci aspetta il nostro autista che ci porterà direttamente a Zagora. Il viaggio dura quasi otto ore, ci fermiamo a pranzo a Ourzazate nella valle del Dadès, una cittadina relativamente moderna e di passaggio dove gustiamo il primo tè marocchino, bevanda che ci accompagnerà per tutto la settimana e che berremo, insieme alle guide berbere praticamente ad ogni ora del giorno. Durante il tragitto in automobile abbiamo modo di ammirare la bellezza della catena montuosa dell’Atlante e i suoi colori che ci lasciano letteralmente a bocca aperta. Arriviamo a Zagora in serata, ceniamo e pernottiamo alla Kksar Tinsuline dove incontriamo la nostra guida Khalil. Andiamo a letto presto perché domani Stefano e Giulia inizieranno la loro traversata con il sorgere del sole.

28 novembre 2019: Zagora – Foum Zguid

Usciamo da Zagora a bordo di due jeep, per evitare il traffico e il caos del centro, e appena fuori città iniziano i preparativi per la reale partenza dei nostri viaggiatori pazzi. La guida e i suoi amici, accorsi per godersi la stranezza di questa avventura, si fanno in quattro per montare la speciale carrozzina di Giulia. Il mezzo è a tre ruote, l’anteriore larga e di raggio minimo e le posteriori doppie e più grandi, realizzato per essere spinto è stato modificato da Stefano che ha deciso di applicarvi due moschettoni per poterlo trainare agganciato ad un cinturone-marsupio che porterà in vita. In pochi minuti la carrozzina è montata, giusto il tempo per fare qualche fotografia e per i saluti e i due partono, con l’intenzione di proseguire fino a quando non saranno troppo stanchi. Direzione Foum Zguid. Percorrono un’antica via carovaniera, il cui terreno è sassoso e perennemente in lieve salita. Giulia inizia la sua settimana di “shakeramento” e Stefano mette fin da subito alla prova la sua preparazione e resistenza fisica. I due camminano ininterrottamente, fermandosi solo per il pranzo all’ombra di una solitaria acacia, fino a Foum Zguid dove dopo quasi tredici ore no stop possono fermarsi a riposare. Qui le nostre guide hanno allestito un semplice ma gradissimo accampamento. Due tende, una per loro e una per noi, un fuoco, tappeti e materassini su cui sedersi per cenare e godersi il meritato riposo. Il sole sta iniziando a tramontare e le sfumature di cui colora il cielo ci colpiscono all’improvviso. Rosso, arancione, giallo, viola e lilla e forse anche qualche screziatura tendente al verde. Uno spettacolo incredibile che ci godiamo bevendo tè all’ombra della catena del Jabel Bani che si staglia poco lontano da noi. La cena, a base di cuscus e verdure è deliziosa ma a rapirci veramente è lo spettacolo del cielo non appena l’ultima luce del giorno sparisce. Ci allontaniamo dal fuoco, anche se fa piuttosto freddo, spegniamo le pile frontali e guardiamo la volta celeste, tempestata di stelle che sembrano circondarci e caderci addosso. Una miriade di piccole luci, più accese e più fioche, grandi e piccole ci lasciano senza parole e con il naso all’insù.

29 novembre 2019: Foum Zguid – Lago Iriki

Dopo una colazione a base di pane e miele di argan al sorgere del sole Giulia e Stefano sono già pronti per partire. Li aspetta il secondo giorno di cammino che li porterà nelle vicinanze del lago Iriki, ormai prosciugato. Si mettono in marcia attorno alle otto quando l’aria del mattino è ancora frizzante e il sole non è ancora riuscito a scaldare la sabbia su cui camminano. Attorno a mezzogiorno la temperatura si alza fino a toccare i 25 gradi rendendo più faticoso l’avanzare del runner che oltre a dei dolori al ginocchio inizia a sentire la tensione dell’addome, continuamente sottoposto agli strattoni dovuti al sistema di ancoraggio della carrozzina. Giulia invece dopo due giorni in sella alla carrozzina, che pare un fuoristrada, avverte i primi fastidi alla schiena. Alla domanda “come va?” entrambi rispondono convinti “tutto bene!” beh…se lo dite voi! Vederli attraversare il deserto, faticare nei tratti sabbiosi e rischiare il ribaltamento del mezzo in quelli sassosi è uno spettacolo che lascia a bocca aperta, sia per la fatica evidente che entrambi fanno che per la bellissima follia dell’idea. Le poche comitive di turisti che troviamo, due jeep e alcuni quad, si fermano increduli a chiedere “Cosa state facendo?” e “Perché?” e beh… c’è una risposta? Attraversano il deserto, perché? Perché possono farlo, la loro voglia di andare oltre non ha limiti.

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