Provenza, Camargue e Costa Azzurra

Una settimana a spasso tra Arles, alla ricerca dei luoghi cari a Van Gogh, il Sentiero delle Ocre, Avignon, Pont du Gard, cavalli e fenicotteri della Camargue per concludere con un rilassante bagno in Costa Azzurra
 
Partenza il: 02/08/2015
Ritorno il: 08/08/2015
Viaggiatori: 4
Spesa: 500 €

La prima tappa della nostra vacanza estiva in Camargue è Arles all’Hotel Ibis, tra i pochissimi che ci permette di prenotare una stanza da quattro per tutta la famiglia, non distante dal centro ma comodissimo come punto di partenza per perlustrare la zona. Inoltre è dotato di una bella piscina che, dato la calura estiva, risulta essere di grande sollievo, WiFi gratuito, parcheggio privato anch’esso gratuito. Perciò dopo un lungo viaggio cosa c’è di meglio di una rinfrescata in piscina?

La sera decidiamo di visitare Arles e facciamo quattro passi per raggiungere il centro. Per la verità non c’è molta gente in giro e la città ha un aspetto un po’ trasandato. Arles nasce come città romana dei veterani della 6° Legione; nel V Secolo visse il suo secolo splendente che la rese città ricca e conosciuta: la “Piccola Roma di Gallia”. Divenne così bella da diventare la seconda casa dell’Imperatore Costantino. Nell’VIII secolo la lotta tra Franchi e Saraceni trasformò Arles in un cumulo di macerie; essa iniziò la sua lenta ripresa solo nel 1178 quando Federico Barbarossa fu incoronato re di Arles.

In centro troviamo un po’ di turisti raccolti attorno all’anfiteatro, dove si esibiscono tre giovani musicisti: sembra di vedere un piccolo Colosseo. Costruito alla fine del I. Sec., è stato sede di combattimenti dei gladiatori, a cui potevano assistere più di 20.000 persone. Vietati nel 404 dal Cristianesimo, restano le gabbie delle belve e i macchinari per l’entrata in scena dei combattenti. Oggi l’anfiteatro è luogo di corride e di spettacoli.

Il centro è davvero piccolo, infatti poco distante dall’anfiteatro scopriamo il teatro romano costruito nel 25-27 a.C. per volontà di Augusto, che nel corso dei secoli ha avuto un destino sfortunato che lo ha prima trasformato in cava, poi in fortezza fino alla sua scomparsa sotto case e giardini. Visibili anche dall’esterno sono le colonne che facevano parte del muro di scena, il palcoscenico e il fossato per il sipario e l’orchestra. Cala la sera e i monumenti si illuminano con delle luci molto suggestive. Continuiamo la nostra visita alla Chiesa di St. Trophime che ovviamente, data l’ora, è già chiusa. Sul portale ci sono statue di santi e leoni mentre i rilievi nelle cornici presentano gli Eletti e i Dannati. Sui capitelli sono raffigurate l’Annunciazione e la Natività. Sull’architrave ci sono i Dodici Apostoli e nel timpano sovrastante Cristo coronato dagli angeli.

Ci addentriamo nelle viuzze del centro e giungiamo nella piazza resa famosa da un suo illustre abitante: come è noto Vincent Van Gogh visse ad Arles nel 1888. Qui dipinse alcune delle sue opere più famose, come La Stanza di Vincent, Notte Stellata sul Rodano, i famosi Girasoli, i Mangiatori di patate, Autoritratto con orecchio mozzato. Nella piazzetta c’è il famoso Cafè de Van Gogh e proprio accanto c’è la riproduzione del suo famoso quadro. In giro per la città si trovano altre riproduzioni dei suoi quadri proprio vicino all’originale come l’ospedale di Arles, dove l’artista fu ricoverato a seguito di una delle sue crisi, la Casa gialla in Place Lamartine, le Pont de Trinquetaille e un po’ fuori città il ben più famoso Pont de Langlois.

La mattina dopo di buonora partiamo per Roussillon, un piccolo villaggio raggiungibile per la verità da una strada non proprio semplice, ma per fortuna ne è valsa proprio la pena. Qui si trova il famoso Sentiero delle Ocre, un piccolo canyon di terre d’ocra, una speciale terra rossastra che rende il paesaggio davvero suggestivo: da non perdere! Ci sono molti parcheggi sparsi per il piccolo borgo, ma noi raggiungiamo quello proprio all’ingresso del sentiero. Con 2,50 € a testa si possono seguire due splendidi sentieri molto facili e alla portata di tutti, uno più breve, l’altro un po’ più lungo, che attraversano questi canyon spettacolari. Sembra di camminare in uno di quei set americani del far west.

Come tutti i luoghi particolari, anche questa terra ha la sua leggenda. Si racconta che essa divenne rossastra per il sangue versato con il suicidio della bella Sirmonde, sposa di Raymonde d’Avignone. La fanciulla si gettò dall’alto delle falesie per il dolore, dopo che il marito uccise il suo amante, un giovane e aitante trovatore provenzale.

Proseguiamo il nostro viaggio nella calura del primo pomeriggio per l’Abbaye di Sénanque, non molto distante da Roussillon, raggiungibile attraverso una strada tortuosa (ancora !). L’abbazia è stata fondata nel 1148 da un gruppo di monaci e attualmente vive una comunità di cistercensi. E’ circondata da campi di lavanda, purtroppo già sfioriti perciò non hanno più quel colore viola intenso riportato da tutte le fotografie viste su guide e in internet, ma il profumo delizioso… quello è rimasto! I monaci coltivano e preparano infusi, saponi, essenze a cui è difficile resistere. Fatte alcune piccole spese e visitata l’abbazia, ripartiamo: meta Avignon.

Su consiglio di qualche “turista per caso” parcheggiamo l’auto al Parking des Italiens, gratuitamente, e da lì con una navetta, sempre gratuita, si va in centro in pochissimi minuti entrando attraverso le mura: con i suoi 4 km di lunghezza, 39 torri e 7 porte, la cinta muraria è davvero imponente e custodisce i tesori della città. Il Palazzo dei Papi, il più grande palazzo gotico d’Europa, è imponente come nessuno può aspettarsi, non bello architettonicamente, ma molto suggestivo.

Un altro sforzo e raggiungiamo il Ponte Saint-Bénézet, uno straordinario esempio di ingegneria se rapportato alle capacità tecniche del 1100. Del ponte, crollato in seguito a una piena del Rodano, restano 4 arcate e una cappella. Per oggi basta! Piscina!

Con la frescura del mattino seguente, ci dirigiamo verso la Camargue, un lembo di terra composto da 75.000 ettari di sabbia, paludi, stagni e risaie, un immenso parco di natura selvaggia e incontaminata, tra fenicotteri rosa, tori e cavalli bianchi che vivono allo stato brado. In effetti i cavalli ci sono, non molti, assolutamente docili che si avvicinano alle recinzioni, accettano di farsi accarezzare in cambio di qualche boccone di pane. Sono cavalli di taglia piccola, dal manto quasi bianco. I pochi puledri sono marroni, talvolta neri e soltanto verso i 4-5 anni il loro manto diventa bianco. Le mandrie di tori sono invece più rare: ne scorgiamo una ma ad una certa distanza. Il manto dei tori di Camargue è molto scuro e hanno lunghe corna si dirigono verticalmente verso l’alto. Scorgiamo anche un bel gruppo di fenicotteri rosa intenti a dragare il fondo della palude con i loro particolari becchi. E’ comunque emozionante vedere animali liberi nella campagna.

Guarda la gallery
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Roussilon Sentiero delle Ocre

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Senanque abbazia

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Arles cafè de Van Gogh

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Costa Azzurra

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Toulon tramonto

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Camargue cavalli

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Pont Du Gard



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