Polinesia, Isole Samoa, 2006

Agosto 2006: Viaggio alle Western Samoa, Upolu e Savai’i, nella stagione secca accompagnati dalla Guida Lonely Planet. Siamo 2 turisti italiani che hanno visitato ormai buona parte del mondo. Quest’anno abbiamo dedicato un mese intero alle Western Samoa, ultimo avamposto dell’Antica Polinesia. I nostri sogni sono stati completamente...
 
Partenza il: 01/08/2006
Ritorno il: 31/08/2006
Viaggiatori: in coppia
Spesa: 2000 €

Agosto 2006: Viaggio alle Western Samoa, Upolu e Savai’i, nella stagione secca accompagnati dalla Guida Lonely Planet.

Siamo 2 turisti italiani che hanno visitato ormai buona parte del mondo. Quest’anno abbiamo dedicato un mese intero alle Western Samoa, ultimo avamposto dell’Antica Polinesia.

I nostri sogni sono stati completamente disattesi: la realtà delle Western Samoa è molto lontana dall’idea di paradiso terrestre che si è creata nel tempo. Il mito non esiste.

Il contrasto forte e crudele tra la bellezza del paesaggio e la falsità dei Samoani è drammatico.

Il clima anche nella stagione secca è umidissimo, a causa di frequenti piogge giornaliere, con forte proliferazione di insetti, specialmente zanzare.

Dopo l’arrivo in Apia, capitale e unico paese che si possa definire tale, sono sufficienti dieci giorni per visitare le due isole, Upolu e Savai’i, con una macchina in affitto. A parte il paesaggio tropicale, ossia foresta pluviale e spiagge vulcaniche, che regala scenari primordiali, fate attenzione alla popolazione, che fingendo di parlare un pessimo inglese si prende gioco dei turisti per un’ incredibile avidità. Dietro l’apparente bonomia della popolazione si cela solo menefreghismo e sete di denaro.

E’ un vero peccato constatare una dilagante corruzione che giunge fino ai livelli più alti della società samoana, in una terra e in un mare generosi che offrono loro gratuitamente ogni genere di cibo tropicale. Il senso di insicurezza emerge non appena si rende necessario il confronto con la popolazione la quale non solo non aiuta il turista, ma cerca persino di creare ulteriori difficoltà in funzione di una ricompensa in denaro.

Le strutture sono estremamente scadenti, sporche, piene di ogni genere di insetti e con problemi quali mancanza d’acqua e luce elettrica. Le uniche strutture alberghiere, definibili come tali, sull’isola di Upolu sono il Coconut Beach Club e il Sinalei Reef Resort a Maninoa nella costa a Sud, i quali però applicano prezzi in dollari americani equivalenti a un albergo a 5 stelle a Venezia (bed&breakfast in camera doppia standard a partire da 240 US $ a notte).

Il Virgin Cove Resort, tanto decantato dai precedenti viaggiatori e dalla guida Lonely Planet per il rispetto del paesaggio e della popolazione nei quali è inserito, in realtà presenta condizioni igieniche assolutamente precarie, tanto che lo scolo delle acque nere viene effettuato di notte (quindi all’oscuro dei turisti ospiti) nel tratto di spiaggia frequentato giornalmente. I prezzi inoltre sono esorbitanti rispetto allo standard offerto. I cibi vengono acquistati giorno per giorno ad Apia e trasportati in celle frigorifere improvvisate per il consumo giornaliero da parte dei clienti della struttura. Le razioni sono minime e assolutamente insufficienti per un qualsiasi uomo-donna medio. Ovviamente l’acqua scarseggia e manca l’elettricità.

Il Resort di Vavau, gestito dai locali, è situato sulla spiaggia più bella dell’isola, in uno scenario incantevole di palme, lagune e isolotti. Purtroppo anche qui la situazione igienica è drammatica: un’invasione di insetti nei bungalow inimmaginabile, mancanza di elettricità e cibo scadente.

Lalomanu, altra spiaggia famosa dell’isola di Upolu, offre solo fale (gestite dai locali), sorta di palafitte aperte, costruite sulla sabbia e dotate di pavimentazione e tetto in legno, soggette alle quotidiane piogge presenti anche nella stagione secca. Anche qui le condizioni igieniche sono terribili.

Per quanto riguarda la capitale, Apia, che si sviluppa sulla costa nord in soli 2 Km quadrati, gli unici hotel definibili come tali sono l’Aggie Grey’s Hotel e l’Hotel Kitano Tusitala, i quali naturalmente hanno prezzi da hotel europeo a 5 stelle. Sono comunque frequenti le lamentele da parte dei turisti che hanno soggiornato in queste strutture per le spiacevoli e improvvise variazioni di prezzo effettuate dal personale degli hotel al momento del pagamento.

Sull’isola di Savai’i abbiamo sperimentato direttamente i raggiri della popolazione che gestisce le strutture di accoglienza. Allo Stevenson’s at Manase nel nord dell’isola ci sono solo 5 bungalow sulla spiaggia, definibili come tali, mentre per il resto sono equiparabili ad autorimesse umide, sporche e piene di insetti. Il personale inoltre è maleducato e al momento del pagamento presenta conti elevati per la qualità della struttura e comunque non corrispondenti ai prezzi concordati al momento del check in.

Il Si’ufaga Beach Resort è gestito da una famiglia di italo-samoani, il cui ristorante offre vaghi richiami alla cucina italiana. I bungalow, puliti e decorosi, sono situati a ridosso della strada principale che è necessario attraversare per raggiungere la spiaggia, piccola lingua di sabbia sull’oceano.

Tutte le altre strutture sull’isola di Savai’i non sono degne nemmeno di essere menzionate a causa delle terribili condizioni igieniche che presentano.

Una volta giunti sull’isola è impossibile cambiare il biglietto aereo a causa della corruzione dilagante di cui si rende protagonista anche il personale delle agenzie di viaggio internazionali.

La popolazione è scortese e in malafede. Alla riconsegna dell’autovettura affittata, mezzo indispensabile per visitare le Samoa, sia l’Apia Rental che l’Hotel Kitano Tusitala ci hanno creato notevoli problemi rispetto al buon funzionamento delle stesse, quando si tratta di autovetture vecchie e maltenute, che presentano già problemi al momento dell’affitto.

Inoltre teniamo a sottolineare, anche per confermare l’idea di un popolo inefficiente, che le Western Samoa non producono ed esportano alcunché (nemmeno pesce o frutta presente in abbondanza), non hanno aziende o fabbriche, ma solo grandi magazzini per lo stoccaggio di ogni genere di merce e cibo che viene importato dall’estero.

La popolazione è per la maggioranza obesa a livelli mai visti e ha ritmi di vita e lavoro estremamente lenti. Capita quindi di dover attendere ore anche solo per avere semplici risposte.

Nemmeno l’Africa ci ha creato così tanti problemi… Buon viaggio, Francesco e Simona



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