Polinesia: il Paradiso con il fai da te

Siamo partiti il 21 giugno da Napoli. Il viaggio è stato molto duro sia perché, a parte gli scali, non ci siamo fermati nemmeno una notte a Los Angeles sia perché l’aria condizionata degli aerei (in tanti viaggi non abbiamo mai sofferto così tanto) ci ha quasi “ibernati”. Siamo arrivati il 21 giugno (grazie al fuso di 12 ore…) a...
Scritto da: lorella-iannucci
polinesia: il paradiso con il fai da te
Viaggiatori: in coppia
Spesa: 3500 €

Siamo partiti il 21 giugno da Napoli. Il viaggio è stato molto duro sia perché, a parte gli scali, non ci siamo fermati nemmeno una notte a Los Angeles sia perché l’aria condizionata degli aerei (in tanti viaggi non abbiamo mai sofferto così tanto) ci ha quasi “ibernati”.

Siamo arrivati il 21 giugno (grazie al fuso di 12 ore…) a Tahiti. La prima cosa che ci ha colpiti è stato il suono della musica locale e l’accoglienza con fiori profumatissimi (il tiare) e collane di ibiscus. Dopo un paio d’ore finalmente siamo ripartiti per la tappa finale: Rangiroa (Isole Tuamotu).

Avevamo prenotato tramite internet una delle “pension de famille” che puoi trovare sul sito dell’Ufficio del Turismo di Tahiti o sulla Lonely Planet, “amica” ricca di unici e precisi consigli.

Il proprietario di Miki Miki (circa 80 euro a persona con mezza pensione (cibo ottimo ed in quantità)), Monsieur Chevalier ci ha calorosamente accolto tra i suoi faré sul mare e ci ha condotto in un ristorante sulla strada, le Kai Kai Restaurant, ad assaggiare il primo cibo locale (pesce crudo, chiaramente) e a mostrarci il bellissimo atollo. Il secondo giorno (22/6) siamo andati a visitare l’Iles des Recifs. Abbiamo fatto “una passeggiata” lungo questa barriera corallina nera con le punte bianche di sale. Il paesaggio è davvero suggestivo con le grosse onde dell’oceano che si infrangono rumorosamente. A parte pinne e maschera vi consiglio di portare sempre anche le scarpe per il corallo o dei sandali chiusi di gomma: senza non potete fare queste escursioni.

Ci hanno consigliato anche di visitare la Laguna Blu, ma il tempo non ce l’ha permesso, per cui il terzo giorno abbiamo visitato l’isola. Non ci è voluto molto dato che è lunga solo 12 km. Con la nostra “fun car”, noleggiata da un simpaticissimo polinesiano, con cui abbiamo chiacchierato per un’ora, siamo arrivati al pass. Il villaggio di Avatoru è uno splendido esempio di vita locale. E’ piccolissimo, ma fornito di ben due “supermercati”, la farmacia, tanti ristorantini familiari, due banche e due chiese: cosa volere di più. Al mattino poi abbiamo deciso di andare a visitare la fabbrica perlifera “Gauguin’s farm”. Ci hanno mostrato gratuitamente la coltivazione delle ostriche perlifere e il procedimento di innesto per la formazione delle perle. Abbiamo deciso di comprare, come consigliato anche dalla guida, le perle “nere” (anche se sono più iridate che nere).

Rangiroa è il posto ideale per acquistare le perle “nere”; effettivamente abbiamo speso 1/3 in meno rispetto ai prezzi trovati sulle altre isole ed in più ci hanno rilasciato il certificato sulla qualità (colore, forma, luminosità). Ricordatevi di farvi rilasciare il documento che dovete mostrare in dogana relativo all’acquisto, se vi beccano senza, sono guai. Il pomeriggio abbiamo fatto il bagno e la parola d’ordine è stata relax, altrimenti il fuso ci avrebbe fusi… Il terzo giorno con un motorino noleggiato con lo sconto (grazie a Monsieur Chévalier) ci siamo recati al pass sull’altra estremità dell’isola per prendere il taxi boat (dopo aver concordato il prezzo), motorino incluso, per recarci sull’altro motu al villaggio di Tiputa. Abbiamo visitato il motu, su cui si svolge la vita politica e religiosa dell’isola. L’abbiamo costeggiata tutta in motorino dal lato dell’oceano, passando attraverso i bananeti…A pranzo ci siamo fermati al Le Relais de Josephine (costoso), dove abbiamo potuto ammirare i giochi e le acrobazie dei delfini che si lasciavano trasportare dalla corrente dell’oceano. Le Relais, infatti, dà direttamente sul pass.

Soprattutto dopo aver visto le altre splendide isole, apprezzi ancora di più Rangiroa, perché è quella meno turistica, più vera, più forse Polinesia.

Qualche consiglio: portatevi un forte repellente, un k-way (a giugno le piogge vanno e vengono) ed un maglioncino pesante.

Ci sono anche tanti cani randagi, ma a lasciarli stare non fanno niente, anche se abbiamo conosciuto un ragazzo francese che è stato inseguito e attaccato da due cani (aveva il braccio fasciato, perché gli avevano dato qualche punto). Questo non per spaventarvi, ma per dirvi che la cautela è sempre necessaria.

Il quarto giorno (26/6) partiamo con le nostre collane di conchiglia al collo alla volta di Moorea. Il volo da Tahiti dura solo 10 minuti. La vista dall’alto ci fa capire che sarà eccezionale. Abbiamo dormito nella Pension Motu Iti in un bungalow da albergo a 4 stelle poggiato direttamente sul mare.

La nostra prima notte a Moorea non è stata eccezionale. Il vento soffiava ad oltre 100 km orari: sono venuti giù alberi e palizzate. Il giorno dopo ha piovuto sempre.

Abbiamo allora deciso di anticipare il giro dell’isola e con un’auto noleggiata alla Albert Car (costa meno di Europcar ed include nel prezzo anche benzina ed assicurazione oltre a venire a prendervi) abbiamo fatto tutta la costa lentamente fermandoci in qualche negozio ogni tanto e facendo un giro anche al “turistico” Tiki Tiki Village. Abbiamo mangiato al Coco d’Îsle. E’ da provare assolutamente, anche se è molto alla buona. I tavoli infatti sono poggiati sulla sabbia, ma le persone sono davvero cordiali.

Il secondo giorno (28/6) siamo andati a fare il picnic, che consiste in uno splendido giro in barca per la laguna con il pasto agli squali dalla pinna nera (assolutamente innocui), picnic sul motu a base di pesce arrosto e tonno al latte di cocco (piatto tipico) e successivo bagno con le razze (al largo dello Sheraton). Vi consigliamo di farlo con Albert Car, lo stesso con cui abbiamo prenotato l’auto, e di portare una macchina fotografica subacquea. Il terzo giorno ci siamo svegliati alle 5 del mattino (ormai eravamo integrati nei ritmi polinesiani), abbiamo goduto dell’alba e dopo un’abbondante colazione abbiamo preso di nuovo l’auto e fatto il giro alla fabbrica di succhi (non perdetevela), dove abbiamo visto le colture della vaniglia e assaggiato splendide marmellate (ananas, papaia, cocco, lime, etc). Abbiamo poi proseguito verso il belvedere e durante il tragitto ci siamo fermati a visitare uno dei tanti luoghi sacri (marae Titiroa), eretto per festeggiare la vittoria degli abitanti di Moorea contro quelli di un’altra isola: davvero suggestivi. Quando siamo arrivati, in quel momento si stava svolgendo un rito .



    Commenti

    Lascia un commento

    Polinesia Francese: leggi gli altri diari di viaggio