Polinesia Francese fai da te in famiglia

Visitare le isole della Polinesia sono un sogno ancestrale che porta a mondi e culture che abbiamo dimenticato e che ci danno nostalgia e lasciano ricordi per sempre.
Scritto da: andreadante
polinesia francese fai da te in famiglia
Partenza il: 19/07/2018
Ritorno il: 09/08/2018
Viaggiatori: 3
Spesa: 4000 €

Huahine è una delle più grandi Isole della Società ed è divisa in due isole tenute insieme da un piccolo Istmo (un piccolo ponte) di una ventina di metri. Dall’aeroporto la strada per l’hotel La Mahana è lunga lo spazio di una mezz’ora; in questo tempo abbiamo la possibilità di vedere la grande meravigliosa vegetazione che ricopre gran parte dell’isola. Il nostro hotel è forse sulla più bella spiaggia dell’isola in prossimità di un bel giardino di corallo: un pontile ti porta esattamente nel mezzo di rocce piene di anemoni di mare, pesci pagliaccio e ogni altro genere di creatura marina della Polinesia. Qui non c’è bisogno di fare alcuna escursione, il mare offre già tutto. Decidiamo in questi tre giorni di prendercela comoda e gli unici viaggi che faremo nell’isola saranno a piedi per andare in un piccolo negozio distante uno o 2 km ad approvvigionarci di cibo essenziale per il pranzo di mezzogiorno e a visitare un Marae nelle vicinanze, per il resto conduciamo una vita pigra fatta di bagni, asciugature, sole e ottime cene. La sera del mercoledì c’è un bellissimo buffet e seduti al tavolo ci si può godere lo spettacolo di canti e balli polinesiani. In questa occasione abbiamo visto ragazze e ragazzi dell’isola cantare e ballare con entusiasmo per cercare di mantenere viva la cultura e le tradizioni della loro isola.

La nostra prossima tappa è l’isola di Tahaa. L’aeroporto è situato sull’isola vicina di Raiatea più grande separata da Tahaa da una striscia di mare ma che sono contenute all’interno di un’unica cintura di barriera corallina. In circa 20 minuti ci portano prima sull’isola poi in auto alla nostra pensione familiare: Au Phil Du Temps. Sono solo due Bungalow e un piccolo appartamento nella casa di Muriel e Franck, una coppia francese che da anni vive in Polinesia. Facciamo subito amicizia con gli altri ospiti: due coppie con tre bambini francesi e la sera come a Maupiti si cena tutti insieme e ci si raccontano ricordi, impressioni, viaggi. Muriel è una bravissima cuoca e padrona di casa, e Franck è sempre disponibile a dare tutte le spiegazioni richieste. Questo pomeriggio abbiamo approfittato del loro pontile, dove alloggiano quattro sdrai in vimini, per qualche tuffo e per nuotare nella laguna circostante. La temperatura nell’inverno della Polinesia non arriva a 30° ed è piacevole anche nel mezzo della giornata stare nella brezza perché ti mantiene fresco senza umidità. La notte invece l’umidità si fa sentire ma le ventole muovono l’aria consentendoti un sonno tranquillo. Il giorno successivo dopo la colazione chilometro zero abbiamo visitato l’isola con Franck, che ha raccontato le origini della cultura polinesiana e le leggende del Dio Hiro. Siamo finiti nella valle della vaniglia, dove si produce l’ottanta per cento di tutta la vaniglia polinesiana e abbiamo imparato tutto il processo di produzione dalla fioritura, che dura solo un giorno, fino all’auto impollinazione che si rende necessaria perché in Polinesia non esistono uccelli in grado di compiere questo lavoro. Poi, sei mesi dopo il baccello matura, viene raccolto e fatto essiccare massaggiandolo ogni tanto per far si che si ammorbidisca affinché il contenuto dispieghi appieno i suoi profumi e i suoi aromi. Naturalmente abbiamo acquistato baccelli sotto vuoto e polvere di vaniglia, che a prima vista sembra più pratica per l’uso comune. Oltre alla produzione della vaniglia abbiamo avuto modo di vedere anche la produzione della crema del Tamanu curativa per le problematiche della pelle.

Dopo il rientro abbiamo consumato una pizza polinesiana neanche troppo irrispettosa della nostra sebbene nella pizza margherita fossero state introdotte olive. Nel pomeriggio tramonto dal pontile e prima di cena aperitivo con gli amici francesi con un cielo mai visto. Stelle di tutte le grandezze ma soprattutto lanugine tra le stelle fatta da migliaia di corpi celesti. Non avevamo mai visto uno spettacolo simile. Il cielo come sarebbe meraviglioso se non vivessimo in un mondo pieno di luce artificiale. La cena di Muriel come sempre è sopra i canoni e l’atmosfera è calorosa.

Il giorno successivo è fatto di una prima parte con visita alla Pearl Farm vicino alla pensione, dove abbiamo fatto acquisti moderati e ci hanno donato alcune perle con qualche difetto. Ci hanno raccontato di un ciclo di produzione fatto di tanti anni dopo la fecondazione che viene eseguita da esperte mani asiatiche. Poi immersione e ogni tre mesi pulizia delle ostriche perlifere. Minimo 18 mesi di coltivazione, fino a sei anni a seconda della grandezza che si vuole raggiungere.

La seconda parte della giornata, dopo il ritorno alla pensione per un rapido cambio di biancheria da mare, lo passiamo sul motu Tau Tau, di fronte alla pensione raggiungibile in 5 minuti di lancia. Franck ci fa entrare dalla porta principale del giardino di coralli: niente di simile avevamo mai visto, per la bellezza dei pesci e dei coralli insieme. Poi rimaniamo solo noi tre sul motu e Franck ci verrà a prendere nel tardo pomeriggio. Pranziamo al sacco e Andrea trova il tempo di aprire una noce di cocco con tecnica sopraffina imparata a Maupiti e un mio piccolo aiuto non determinante. Giornata meravigliosa che si chiude con la cena di Muriel: tartare di pesce dorade con carote alla vaniglia, tonno rosso grigliato e torta d’ananas. Ceniamo con i nuovi ospiti del Quebec e la giornata finisce. Domattina sveglia alle 5.45 per il viaggio fino all’aeroporto, che dura più di un’ora via mare. Dopo aver salutato con tanto affetto Muriel e Franck, partiamo. Prossima tappa uno degli atolli più grandi del mondo: Rangiroa, isole Tuamotu.

Il mattino è occupato da voli aerei: Raiatea-Papeete poi Papeete-Tikehau-Rangiroa con un assaggio dall’alto dell’atollo di Tikehau ultima isola che visiteremo. A Rangiroa ci tratteremo bene: hotel Kia Ora con bellissimi bungalows, ma se posso dirlo sottovoce niente a che vedere con au Phil du temps per il calore e la possibilità di conoscere davvero le persone. Arriviamo in albergo alle due del pomeriggio e mangiamo un sandwich al bar. Poi prendiamo possesso del nostro bungalow con giardino e Andrea sembra impazzito per sperimentare tutto quanto trova di nuovo e insolito. Il pomeriggio scivola veloce nel sole e la sera ceniamo nel ristorante. Tante coppie italiane in albergo, apparentemente quasi tutte in luna di miele. Cucina internazionale, non male ma potresti trovarti in qualsiasi parte del mondo, non fosse che per i profili, gli abiti e i volti delle cameriere e dei camerieri. Finalmente riesco a comunicare con Manu, Emmanuel di Rairoa fishing per l’escursione dell’indomani alla laguna blu e alle sabbie rosa. La laguna blu si vede, a sud ovest di Avataru, anche usando Google maps, tanto è turchese l’acqua nel turchese più profondo della laguna di Rangiroa. Non avevo più avuto conferma ed eravamo preoccupati di perdere l’occasione. Al mattino in reception ci fanno sapere che I pick up delle agenzie “esterne”, cioè quelle cui tu ti rivolgi direttamente e non attraverso l’albergo, non entrano fino alla rotonda della reception e devi andare tu sulla strada ad aspettarli. D’altra parte organizzare direttamente senza l’aiuto dell’albergo ti fa risparmiare circa tremila franchi a persona, 25 euro. E non perdi nulla in qualità se cerchi bene. La giornata è bellissima, camminiamo a lungo nell’acqua bassa dove la barca non arriva, poi arriviamo in un piccolo motu con una spiaggia rosa di corallo frantumato dalla risacca fine come la farina. Starei lì più del tempo in cui rimaniamo, ma poi piantiamo simbolicamente un cocco per lasciare un segno, anche semplice, del nostro passaggio. Io, mia moglie e Andrea ci siamo ripromessi di ritornare lí tra qualche anno a vedere il “nostro” albero di cocco cresciuto. Sulla via del ritorno ci fermiamo alla passe di Avatoru, scendiamo in acqua e la corrente ci trascina a lungo, per centinaia di metri, dolcemente, intanto tutti noi osserviamo ciò che accade sott’acqua: pesci di ogni dimensione e colore per molti minuti. Alla sera spettacolo di folclore ma niente di paragonabile a quello che abbiamo visto a Huahine, i figuranti non sembrano neppure polinesiani. Sorpresa della serata, incontriamo i nostri amici francesi che avevamo conosciuto a Tahaa e che poi erano partiti per Bora Bora: Philippe, Beatrice e il loro figlio Maxim. Tutti i viaggiatori prima o poi si rincontrano. Specialmente se tracciano i loro percorsi su una decina di piccole isole…



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