Perù in self drive – Il viaggio

 

Questa riserva merita assolutamente una visita. Andiamo in hotel giusto il tempo di una doccia e poi andiamo a piedi al porto. Il lungomare è un susseguirsi di negozietti e ristorantini. Scegliamo il “Sole de Paracas”. Sono e 17.30 quindi il sole si sta abbassando lungo la linea dell’orizzonte e le temperature si abbassano, quindi scegliamo un tavolo all’interno. Al tramonto, alle 18 esco a fare qualche foto. Si colora tutto di rosso. Questo e quello sul Lago Titicaca, saranno gli unici bei tramonti della vacanza. Per cena, non sapendo che i piatti sono abbondanti, prendiamo un piatto di cevice a testa ed una zuppa di pesce in condivisione. Avremmo dovuto prenderne solo uno per tipo da condividere. Spendiamo 170 soles – 42 euro. La nostra prima cena peruviana è stata buonissima. Torniamo a piedi in hotel e finalmente alle 19.30, dopo 44 ore effettive senza considerare il fuso, tocchiamo di nuovo un letto. Avendo evitato di andare a fare un pisolino all’arrivo a Paracas, ci siamo abituati subito al fuso.

2 agosto 2022, martedì: Paracas/Nazca – km. 216 (h.4 e 1/2)

Avendo visto la riserva ieri, ho la possibilità di andare alle Isole Ballestas, solo io perché Pier non ama le barche. Vado alla reception e faccio prenotare da loro. Alle 8.00 un taxi viene a prendermi e mi porta al porto. Avrei potuto andare a piedi ma il servizio prevedeva anche il transfer. Pago 60 soles – 15 euro in contanti. Ci sono molte persone ma è tutto super organizzato. L’escursione dura dalle 8.30 alle 10.00. C’è il sole ed il mare è piatto. Su ciascuna barca ci stanno circa 30 persone.

Costeggiamo la riserva fino al Candelabro. È un mistero chi ha fatto questo disegno ed è pazzesco che, con le intemperie, non si sia rovinato. Andiamo poi direttamente alle isole. Le raggiungiamo in 20 minuti di navigazione e costeggiamo solo la prima. Ci sono tanti archi di roccia. Vediamo i pinguini in alto sulle scogliere (sono una decina tra adulti e cucciolotti), tantissimi uccelli e poi, nel canale di mare tra la prima e la seconda isola, i leoni marini. Ce ne sono molti, alcuni sono in acqua a caccia mentre altri sulle rocce in posizioni assurde. Vediamo sull’isola di fronte, l’unica spiaggia presente, dove vanno a partorire. Rientriamo poi direttamente al porto. Vado a piedi fino in hotel. Pier ha già caricato la macchina quindi partiamo subito direzione sud. Attraversiamo una zona desertica per poi arrivare nella zona di Guadalupe dove ci sono molte coltivazioni e vediamo delle baraccopoli su una collina. Raggiungiamo Ica in un’ora e mezza.

Appena fuori dalla città iniziano le dune. Arriviamo quindi all’oasi di Huacachina.

Parcheggiamo. Paghiamo 3,60 soles – 0,90 euro a testa per salire sulle dune a piedi. Ci sono 29°. Da lassù il paesaggio è bello e l’oasi sarebbe spettacolare se non ci fossero gli edifici, per lo più fatiscenti. Si sente costantemente il rumore delle dune-buggy. A mio avviso dovrebbero distruggere tutto, portare via ciò che è “umano” e lasciare che la natura riprenda il suo spazio. Dovrebbero mettere qualche navetta che porta fino qui da Ica, in modo tale che i turisti possano godere della pace di un posto che, se tornasse agli antichi splendori, sarebbe molto bello. Così com’è non ci è piaciuto. Andiamo in un bar per un toast, una corona ed una spremuta (27 soles – 6,75 euro). Fino ad ora abbiamo avuto contatti impersonali con la gente del posto, qui possiamo apprezzare la cortesia e la gentilezza dei peruviani per la prima volta. Il proprietario si siede in un tavolino vicino a noi e, pur parlando solo spagnolo, fa in modo di farsi capire e si sforza di capire l’italiano. Abbiamo una piacevolissima conversazione al punto tale che ci spiace andare via ma alle 13.30 dobbiamo per forza partire. Fino ad Ica la strada è un’autopista a due corsie per senso di marcia, dopo diventa una sola corsia per senso di marcia quindi incominciamo a trovare i famigerati camion. Essendo l’unica strada che porta in Cile, su questo lungo tratto ce ne sono a migliaia (quasi fino ad Arequipa, dove arriveremo domani sera). La cosa che più ci ha colpiti è la quantità di altarini, in memoria di persone morte in incidenti lungo la strada. In tutto il Perù ce ne sono ma su questo tratto sono tanti. Decidiamo quindi all’istante di andare piano e di superare proprio solo quando si ha un’ottima visibilità. Passiamo diversi paesi e siamo rallentati da tanti semafori. Dopo 40 minuti finalmente la strada diventa più scorrevole. La strada da Ica a Camanà che faremo oggi e domani, passa in mezzo al deserto. Solo in prossimità dei fiumi (hanno creato delle valli profonde), ci sono tante coltivazioni e ci sono paesi. In prossimità dei paesi ci sono bancarelle che vendono, tra l’altro, verdure, aranci ed olive. Acquistiamo un pacchettino di quelli che ci sembrano popcorn, ma non ci fanno impazzire. Vicino a Palpa (famosa per i suoi aranceti) vediamo coltivazioni di cotone. Non ne avevamo mai viste. Passiamo la città e dopo circa 10 km, ci fermiamo al Mirador de las Lineas de Palpa. Sono enigmatici gleogifi come quelli di Nazca. Il più famoso è quello della Familia Real di Paracas ovvero la Madre, il Padre e il Bambino (in tutto sono 8 figure). La famiglia si vede dalla torretta che si trova a fianco della Panamericana. Non si paga per salire. È un po’ traballante. I disegni sono verso ovest quindi, essendo ora pomeriggio, sono completamente in controluce. Bisognerebbe venire al mattino. Proseguiamo e dopo 12 km passiamo per un paese senza fermarci, dove c’è il Museo Maria Reiche. Dovesse interessare è la casa dell’archeologa e matematica tedesca che studiò le linee per tanti anni. Da quando è morta, nel 1998, è diventata un museo. Dopo altri 4 km. arriviamo al Mirador de las Lineas de Nazca. Questa zona, a circa 25 km. a nord di Nazca, è il punto il cui ci sono le linee e i geoglifi più famosi. Dalla torretta del mirador si possono vedere la lucertola, l’albero e le mani (o rana, dipende da come uno la vede). La coda della lucertola è tagliata dalla strada. C’è il divieto assoluto di camminare fuori strada. Sulla sinistra hanno appena costruito una torretta sulla quale si può salire (dalle 8 alle 18 e costa 6 soles – 1,50 euro a testa). Quanto le linee quanto i disegni meritano assolutamente di essere visti. Alcune linee sono perfettamente parallele, a perdita d’occhio. Non faremo il sorvolo di questo posto perché abbiamo letto che i piloti guidano in modo poco sicuro.

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