Perù in self drive – Il viaggio

 

Perù in self drive (agosto 2022) – Seconda parte con dettaglio giorno per giorno

Questo è il seguito del diario pubblicato precedentemente con le informazioni generali. Qui racconto la nostra avventura nel dettaglio con le info dei vari posti visitati. Avviso, se iniziate a leggere, che è particolarmente lungo!

31 luglio 2022, domenica: Casa / Lima

Due nostri amici ci portano a Malpensa, così evitiamo li lasciare la macchina al parcheggio per 3 settimane. Al check-in ci chiedono l’Esta più un documento di autocertificazione dello stato vaccinale (questo per gli Stati Uniti, anche se facciamo solo scalo) e il certificato vaccinale normale richiesto dal Perù. In assenza di questo, si doveva presentare il tampone. Il volo della Delta parte puntuale alle 11.40. Non c’è neppure un posto libero. Dopo 10 ore, alle 15.40 locali atterriamo ad Atlanta (- 6 ore dall’Italia). Non ci chiedono nessun documento quindi passiamo i controlli velocemente. Non dobbiamo riconoscere le valige, vanno direttamente a Lima. Andiamo a vedere dov’è il gate del prossimo volo. Vediamo che stanno imbarcando per Johannesburg! L’Africa ci “perseguita”. Guardo quelle persone, per molti sicuramente è la prima volta che vanno in quelle terre, ed invidio il fatto che ancora non hanno idea di che meraviglia li aspetta. Per altri è un ritorno, e questi li capisco al 100%. Per noi invece è il momento di trovare un angolino tranquillo dove passare le 7 ore seguenti. Alle 20.00 chiudono quasi tutti i ristoranti quindi fatichiamo a trovare qualcosa da mangiare. Ci pelano per una birra ed un panino.

1 agosto 2022, lunedì: Lima/Paracas – km. 298 (h.4 e 1/2)

A mezzanotte si riparte. Il volo dura meno di 6 ore ed atterriamo alle 4.45 locali (-7 rispetto all’Italia) a Lima. Ci chiedono solo il certificato vaccinale e non la dichiarazione giurata di non positività al Covid. Cambiamo euro per soles (questo sarà il cambio più favorevole che troveremo pur essendo in aeroporto). Andiamo al banco della Herz per le pratiche per la macchina. Per fortuna siamo solo noi, visto che impieghiamo quasi un’ora. Facciamo l’assicurazione completa e paghiamo 1.470 euro (al momento della prenotazione avevano bloccato 1.000 euro). Quando usciamo c’è già luce ma il cielo è nuvolo e c’è nebbia (17°). La nostra macchina è una Toyota Yaris (5 porte) rossa con solo 3.000 km. Abbiamo deciso di tralasciare la visita della città.

Sono le 6.30 e c’è già molto traffico (macchine, pullmini collettivi e tuc tuc individuali) In mezz’ora raggiungiamo il mare. C’è un clima uggioso con la nebbia bassa. Ci sono molti ragazzi coraggiosi, con le mute, che fanno surf. Percorreremo la Carretera Panamericana Sur fino alla nostra meta, El Chaco (Paracas), sempre costeggiando il mare. La periferia di Lima ha case fatiscenti. Abbiamo fame ma attraversiamo una zona desertica e c’è solo qualche piccolo agglomerato di case. Passiamo un paio di caselli dove si pagano poche soles. Prima di Totoritas troviamo un ristorante, da Mario. Fanno solo chiccarron. Non sappiamo cosa sia e la proprietaria non parla inglese quindi lo ordiniamo senza farci tante domande. È carne bollita servita con zucca a fette, polpette di zucca e completamente coperta di cipolle crude. Io a casa non mangio carne, quando siamo in viaggio, se non ho alternative, mi adeguo. Qui alternative non ne ho e ho una fame folle. Quindi il primo pasto, alle 9.30 del mattino è una botta energetica con cipolle crude. Iniziamo bene!! È comunque ottimo. Spendiamo 32 soles – 8 euro. Da questo punto in poi troveremo diversi ristorantini lungo la strada (fanno tutti chiccarron), vedremo coltivazioni, allevamenti di polli ed in un tratto passiamo in mezzo alle dune. Man mano che ci spostiamo verso sud, la nebbia se ne va e finalmente si vede il cielo azzurro. In prossimità di Pisco, lasciamo la superstrada ed entriamo in paese. La prima cosa che mi colpisce, a parte i fighissimi tuc tuc personalizzati in maniera diversa dai vari proprietari, sono tutti i fili della corrente che, a fasci, passano di casa in casa e da palo in palo. Questo è un classico in tutto lo stato, come i tuc tuc che sono presenti in tutti i paesi piccoli. Raggiungiamo il mare. C’è un relitto di una nave sulla spiaggia. Ci sono tante barche, ormeggiate vicino alla riva, con tantissimi cormorani, gabbiani e pellicani appoggiati. Arriviamo a Paracas, al nostro hotel, alle 12.

Pernottamento: Hotel San Agustin – B&B – 117 euro

Lo avevamo prenotato su booking e lo paghiamo qui. Abbiamo fatto così per tutti i pernottamenti. La camera sarà disponibile dalle 14. Meglio così perché Pier avrebbe voluto fare un riposino ed io no. Quando si va verso ovest è bene non dormire, anche se per noi è ora di andare a letto, altrimenti si fatica ad abituarsi. Decidiamo quindi di andare subito a vedere la Riserva di Paracas. Il pranzo non lo prendiamo neppure in considerazione, vista la colazione fatta. L’ingresso della riserva è poco distante dal paese.

All’ingresso paghiamo in totale in contanti 22 soles – 5,50 euro. Sono le 12.30, ci sono 20 °C, un po’ di vento ed il cielo azzurrissimo. Rimarremo nella riserva 3 ore e 1/2. Decidiamo di fare il giro in senso orario quindi ci indirizziamo subito alla Cattedrale. In lontananza ci sono delle belle dune, in alcuni punti sono gialle mentre in altri sono rosate. Vicino alla strada c’è un punto dove ci sono mucchi di grosse conchiglie rosa, solo qui. Cosa strana. Al bivio giriamo a destra. Se si prosegue dritto si va alla Laguna grande. Noi la tralasciamo perché non abbiamo tanto tempo. Questa strada, che torna verso nord, ci consente di vedere tutta la parte più bella della riserva.  Arriviamo fino al punto panoramico sulla spiaggia Supay, una delle immagini più famose. Molto bello. Ci sono delle scogliere di roccia gialla e sotto una grande spiaggia con il mare arrabbiato. Qualcuno passeggia sulla battigia. Non so dove sia il sentiero per scendere. Proseguendo sulla stessa strada, andiamo poi ai due punti panoramici seguenti, uno sulla Cattedrale (peccato che l’arco di roccia sia crollato, quindi perde il fascino) ed uno sulle scogliere verso sud. Andiamo poi alla Playa Yumaque, al Mirador Istmo e alla Playa Roja. Costeggiamo tutta la baia di Lagunillas raggiungendo il punto più lontano, che è la Punta Arquillo, per poi tornare un pochino indietro e scendere alla Playa Las Minas. Rimaniamo una mezz’oretta a guardare degli uccelli che, con una discesa verticale ed entrando nel mare, si procacciano il cibo. Andiamo poi a Lagunillas dove c’è qualche ristorante. Solitamente chi visita la riserva con un tour organizzato, viene qui a pranzo. Il Candelabro non è raggiungibile via terra quindi andiamo poi verso l’uscita facendo sosta al Museo de Sitio Julio C. Tello. In questa zona c’è un punto con le dune ricoperte di sabbia rossa. Facciamo due passi fino in riva al mare a guardare i fenicotteri e poi usciamo.

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