Perché Bordeaux non è solo un colore

Una settimana slow sulle rive della Garonna
 
Partenza il: 28/08/2017
Ritorno il: 04/09/2017
Viaggiatori: 2
Spesa: 500 €

Nel nostro girovagare senza meta arriviamo alla Porte Cailhau, uno degli antichi accessi alla città, veramente suggestiva con l’illuminazione serale. Al suo interno si apre Place du Palais, un luogo delizioso, con tanti ristorantini e bar all’aperto e una troupe cinematografica che sta girando un film. La coppia di protagonisti gira almeno una decina di volte la stessa scena … il regista è proprio esigente! Su un lato della piazza la Fontaine aux Nenuphars, dove le ninfee in realtà sono 5 rocce di acciaio inox attorniate da solchi per convogliare l’acqua. Al momento non pare funzionare, infatti i giorni seguenti, passando di qua la troveremo transennata.

Girando ancora un po’ random ci ritroviamo ancora in Rue Sainte Catherine, ormai è tardi e la gente scarseggia. Anche noi ci avviamo a piedi verso l’albergo, la nostra zona è periferica ma la presenza della enorme centrale di polizia dissuade i malintenzionati.

Giorno 2

Dopo una sontuosa colazione in hotel ci incamminiamo verso il centro: prima operazione della giornata dovrebbe essere l’acquisto della Tickarte settimanale per poter viaggiare su tutti i mezzi di Bordeaux, compresi quelli acquatici.

Purtroppo un imprevisto sanitario modificherà i nostri piani e dovremo passare tutta la mattinata e parte del pomeriggio all’ospedale: Francesco ha un problema oculistico che non possiamo ignorare, alla fine si risolve tutto con tanto spavento e fatica da parte mia a fare capire ai vari medici ed infermieri francesi il problema del mio compagno. Il mio francese non è perfetto, il loro inglese neanche, poveri noi!!! Sia i medici che il personale sanitario si sono dimostrati molto gentili e disponibili e la nostra permanenza al pronto soccorso non è durata millenni come succede in Italia, ma solo il tempo necessario per gli accertamenti, quindi chapeau alla sanità francese!

Visto che il medico ha rassicurato Francesco, dicendogli che la sua vacanza può continuare tranquillamente, quindi, dopo una breve sosta in hotel, Tickcarte alla mano prendiamo il tram A e sbarchiamo sulla rive droite della Garonna, o Bastide, direzione giardino botanico. Le serre interne sono ormai chiuse ma il resto del giardino rimane aperto e visitabile fino alle 20. Il giardino è suddiviso in sei aree con diverse tipologie di piante, a me è piaciuta molto la zona delle ninfee e delle piante acquatiche. Panchine, aree verdi e fontanelle allietano il paesaggio. Abbiamo letto del progetto Darwin che ha l’intento di trasformare l’area un tempo occupata dalla caserma Niel in spazio multifunzionale che ospita eventi, ristoranti, negozi bio e tante altre iniziative. Dovrebbe già essere in funzione, ma forse non qui. Non è da noi desistere, ma l’avventura ospedaliera ci ha molto spaventato, quindi raggiungiamo a piedi Place de Stalingrad, dominata dall’enorme scultura del Lion de Veilhan e poi con il tram A attraversiamo il Pont de Pierre ritornando sulla rive gauche, arriviamo all’Hotel de Ville, prendiamo il tram B ed eccoci a Place de la Victoire, con al centro la colonna in marmo rosa dello scultore ceco Theimer, e le due tartarughe in bronzo con grappoli d’uva, simboli di Bordeaux. Attorno alla piazza tanti bei palazzi tipicamente francesi. La vicinanza delle facoltà universitarie fa sì che la zona pulluli di bar e ristorantini ed è proprio verso uno di questi, Le Plana, che siamo diretti. Scopriamo che oltre al menu à la carte, molti ristoranti di Bordeaux propongono altri menù con prezzi variabili dai 16/18 ai 30/35 €, comprendenti antipasto, piatto principale e dolce, vino escluso. Scegliamo quello che ci piace di più e mangiamo carpaccio, merluzzo alla spagnola, crumble di mele (per Francesco tortino al cioccolato), innaffiati da un ottimo Bordeaux: molto bene! Dopo cena e dopo qualche foto con le tartarughe, varchiamo la Porte d’Aquitanie e ci immergiamo nella parte meno fashion di Rue Sainte Catherine: al posto delle boutique qui troviamo negozietti modesti e tanti ristorantini etnici. Affacciandoci in una via vediamo la Sinagoga tutta illuminata, molto suggestiva. Ritornati all’hotel de Ville prendiamo il tram A e arriviamo in hotel. Oggi non siamo state le solite macchine da guerra macina-chilometri, un motivo c’era, speriamo che da domani la nostra vacanza sia più tranquilla.

Giorno 3

Oggi, salute permettendo, decidiamo di recuperare il programma previsto per ieri: col tram raggiungiamo la Porte de Bourgogne, da qui ci inoltriamo nel quartiere popolare di S. Michel, ben presto ci troviamo nella piazza omonima con la bellissima chiesa in stile gotico fiammeggiante e il campanile, detto la Flèche, a parte: fino alla fine degli anni 70 nella cripta del campanile vennero esposte diverse mummie perfettamente conservate, successivamente rimosse a causa del cattivo odore che emanavano. Ad oggi è possibile, con il biglietto d’entrata al campanile, vedere un filmato che illustra la storia delle suddette mummie, noi però preferiamo non vederlo. Con nostro disappunto la chiesa è chiusa, quindi non ci resta che aggirarci per la piazza per poi entrare nel Passage Saint-Michel, sede di un mercatino di brochantage, con tanti oggetti vintage o semplicemente vecchi. Una volta fuori dal mercatino, all’orizzonte si profila la sagoma del Marché des Capucins, chiamato “il ventre di Bordeaux” per la sua importanza e posizione strategica: accanto alle bancarelle alimentari ci sono quelle gastronomiche con prodotti tipici non solo francesi: la nostra idea era di fermarci qui a pranzo, ma sono le 11 di mattina e la super colazione fatta in hotel ci ha abbondantemente sfamato, di mangiare ancora non se ne parla, curiosiamo un po’ fra le bancarelle per poi raggiungere Place de la Victoire, dove ieri sera abbiamo cenato: vorremmo visitare il museo di Etnografia, ospitato all’interno dell’Università, ma la custode ci dice che riaprirà solo a metà settembre, peccato. A questo punto scatta il piano B, ovvero prendere il tram in direzione Citè du vin. Durante il tragitto lungo il Quai des Chartrons vediamo tutti gli ex hangar fluviali trasformati in ristoranti, negozi e bar, poi all’improvviso ci appare il ponte Chaban-Delmas in tutta la sua imponenza: inaugurato nel 2013, a sollevamento verticale, è munito di 4 torri che di notte si illuminano di blu. Col suo aspetto avveniristico il ponte è l’ideale punto di accesso alla Citè du vin, l’enorme decanter che celebra la vocazione vinicola della città di Bordeaux. In questo quartiere, Bassins a Flot, un tempo zona mercantile e navale della città, è oggi in corso una stupefacente trasformazione i cui primi frutti sono appunto la Citè du vin e il ponte mobile: ovunque gru e operai al lavoro, chissà che aspetto avrà questa zona fra qualche anno… Noi scendiamo alla fermata “Achard”, successiva a quella del museo, perché siamo incuriositi da due luoghi, “Vivre l’art” e “Le garage moderne” di cui abbiamo trovato notizie in rete. Il primo dovrebbe essere uno spazio in cui alcuni artisti vivono, lavorano ed espongono en plein air le loro opere, in realtà tutto quello che riusciamo a vedere è uno stanzone in cui sono esposte opere che non suscitano in noi un particolare interesse. Stessa cosa dicasi per il “Garage moderne”, di giorno una normale officina per le riparazioni meccaniche che di sera si trasforma in spazio per attività culturali. Anche questo posto ci lascia perplessi e un po’ delusi, ci piace invece la schiera di casette azzurre poco distanti che ricordano tanto quelle immortalate dai quadri di Hopper. Entriamo finalmente alla “Citè du vin”, sperando che almeno lei non ci deluda, anche perché il biglietto d’entrata costa 20 €. I piani sono 8, ma quelli visitabili, oltre al pianterreno, sono il 1°, 2°, 7° (dove si trova il ristorante) ed 8°con la sala bar e la terrazza panoramica.



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