Pedalando da Asiago a Caporetto
Ad Asiago mi fermo a pranzo da Gianbattista Rigoni Stern, figlio di Mario lo scrittore. Lui ha dei bellissimo progetti di cooperazione a Srebrenica, in Bosnia, dove passerò in bici e proprio per questo l’ho voluto incontrare. Ieri accoglienza bellissima a Valdagno, dove ho proposto alla giunta comunale di abbracciare il progetto Boudza-té… Loro molto interessati! Primo esperimento di ospitality-free: i genitori della vice sindaco di Valdagno Anna Tessaro mi hanno ospitato con grande generosità! Mi lascio alle spalle Gianni Rigoni Stern e il suo Altopiano di Asiago e mi dirigo al confine sloveno pensando alle sue parole: ”L’importante è non farci l’abitudine a guardare la natura e i suoi paesaggi e vederci dentro il male degli uomini”. Parla dei campi bruciati della guerra in Bosnia, che sta cercando di far tornare alla vita dai quali passerò nelle prossime tappe.
La strada per Atene, passando per Tolmino mi porta a Caporetto attraverso quella piana che fu teatro nella guerra austro-italiana del 15-18. Tolmino è posta nella conca dell’Isonzo: a destra il torrente Tolminza, una serie di terrazzi che scendono verso il Monte Nero, di fronte le Prealpi del Matajur. Ricca di natura, gole di rara bellezza… e via per la disfatta italiana. La salita è faticosa, Fernanda (la mia Bicicletta) arranca un po’… mi fermo ad ammirare il paesaggio e a riposare. Poi, via verso Caporetto! La storia ha riconsegnato alla memoria il nome di Caporetto come tragico emblema di sconfitta totale, proprio in tal senso si usa nel gergo figurato per indicare un sonoro fallimento: “È STATA UNA CAPORETTO”, si dice. La zona è piena di testimonianze di quel periodo bellico: è possibile percorrere un itinerario di 5 km chiamato oggi “Sentieri di Pace” che tocca tutte le più importanti attrattive di carattere storico, culturale e ambientale: dalle linee difensive italiane sul colle Toconov Grad e nell’Alto Isonzo al Ponte di Napoleone, all’Ossario Italiano. Mi attende una guida locale grazie a Goradz di Lovely Trips Travel. La guida, una ragazza gentilissima e preparata, incarna l’amore di questa gente per il proprio territorio e le proprie radici.
Per ringraziare chi mi offre ospitalità e informazioni porto in dono un oggetto semplice ma utile: un’apribottiglie. L’ho costruito io, nasce dal legno delle mie montagne in Valle d’Aosta. Simbolo di condivisione. L’apertura di una bottiglia, di pivo (birra) da bere insieme, convivialità, ristoro, aggregazione, scambio, terra, natura. Il colore rosso sembra quasi simboleggiare il sangue, la vita data e resa in questi luoghi. Poi il viaggio riprende,la mia Itaca è ancora lontana e Fernanda sembra dirmi: ANDIAMO!