Parte prima: perinet e pangalanes

Madagascar 2004 - parte prima: cinque giorni vissuti spensieratamente dopo due viaggi in madagascar dedicati solo alle isole intorno (tanto da aver meritato dall'agenzia locale il titolo di "quelli delle isole"), quest'anno ci siamo finalmente decisi ad affrontare un piccolo tour all'interno. Abbiamo scelto un itinerario nella zona con le strade...
Scritto da: calvitour
parte prima: perinet e pangalanes
Viaggiatori: in coppia

Madagascar 2004 – parte prima: cinque giorni vissuti spensieratamente dopo due viaggi in madagascar dedicati solo alle isole intorno (tanto da aver meritato dall’agenzia locale il titolo di “quelli delle isole”), quest’anno ci siamo finalmente decisi ad affrontare un piccolo tour all’interno. Abbiamo scelto un itinerario nella zona con le strade migliori e lo abbiamo personalizzato, fermandoci due notti in ogni tappa, per dedicare più tempo alle visite. Partenza venerdì 13 (non siamo superstiziosi) agosto. Quest’anno air madagascar ha aperto un volo diretto da malpensa, ma nostre precedenti esperienze poco edificanti (nel 2001 quando avevano un solo velivolo per le lunghe distanze e manutenzione approssimativa) ci hanno spinto a preferire air france via parigi. In verità ora air mad ha aerei nuovi a manutenzione lufthansa, per cui forse potremmo anche fidarci. Vedremo la prossima volta. nella capitale tana come al solito ci fermiamo il minimo indispensabile. Una notte all’hotel royal palissandre, grazioso nel suo allestimento ligneo, con bella vista sulla città e servizi adeguati. C’è anche la tv satellitare per seguire le olimpiadi, che ci perderemo completamente in quanto da domani ci dirigiamo verso sistemazioni che non prevedono alcuna tv. Facciamo conoscenza con lucien, la guida di madagascar explorer. Alcuni amici ci avevano consigliato di farne a meno, prendendo solo l’auto con autista, ma l’agenzia aveva insistito e (trattandosi del nostro primo tour) abbiamo preferito prenderla. Lucien è un giovane alle sue prime esperienze, laureato in filosofia e dotato di sufficienti conoscenze storico-naturalistiche ed italiano autodidattico per poter svolgere la funzione di “cicerone”. Quanto alla capacità di risolvere eventuali imprevisti, capiamo subito che se ve ne saranno potremo contare solo sulle nostre risorse. Ma va bene così. la mattina seguente una fiammante fuoristrada con l’ottimo autista jean-charles ci porta lungo la route nationale 2, che collega la capitale a tamatave, principale porto malgascio. La strada è ben tenuta ma è pur sempre una strada di montagna (va da 1400m al mare); affollati taxi-brousse e pesanti camion arrancano faticosamente e gli incidenti sono frequenti. La ferrovia che percorre lo stesso tragitto, dopo lunghi anni di inattività ha ripreso a funzionare ma solo per le merci. Ai bordi della strada le bancarelle offrono grossi pesci di fiume, tuberi e frutta e qualcosa che non mi aspettavo: piante fiorite, prese nella foresta, con le loro zolle di terra rossa. Evidentemente gli autisti le portano in città per venderle. Attraversiamo gli altopiani coperti di risaie verso la catena montuosa dell’est, sulla quale verdeggia la foresta pluviale raggiunta dagli alisei provenienti dall’oceano indiano. Fortunatamente è inverno e non la stagione delle piogge, durante la quale la circolazione diventa problematica. La prima sosta prevede la visita del terrarium di marozevo, che ospita diverse specie di pipistrelli, camaleonti, gechi, serpenti, farfalle e altri insetti. È una simpatica occasione per osservare da vicino specie rare ed altre che inconterremo (più fugacemente) in natura. A moramanga visitiamo il piccolo museo della gendarmeria. Come tutti i musei di cultura materiale, accanto ad inutili cimeli militari e varie cianfrusaglie, contiene oggetti di vita quotidiana che aiutano a capire la storia e le condizioni di vita locale. Singolari i reperti sequestrati nelle operazioni di polizia fra cui: piante di canapa e relativi narghilè, alambicchi per la distillazione clandestina del rhum, armi artigianali prodotte dai contrabbandieri, amuleti utilizzati per favorire la pratica del furto di zebù e contro-amuleti acquistati dalla polizia. Nel cortile alcuni mezzi di trasporto: piroghe, bici e moto anni ’30, relitti di aerei e un cimelio storico: i vagoni ferroviari nei quali furono rinchiusi gli insorti catturati dopo la rivolta anti-colonialista del 1947. I francesi mandarono i tirallieurs senegalesi a reprimere i moti, chiusero gli indipendentisti nei vagoni e aprirono il fuoco con le mitragliatrici. L’indipendenza arriverà solo nel 1960. La sera raggiungiamo andasibe, assonnato paesino di capanne col tetto in lamiera, al centro della zona che ospita i parchi naturali. Lucien prende accordi con la guida locale crixstin nasoavina, un’ottima persona, dotata di rara capacità di scovare e mostrare tutte le forme di vita che vale la pena di vedere. È anche il presidente dell’associazione “mitsinjo”, impegnata in diverse attività sociali a sostegno delle popolazioni rurali, lotta all’aids e diffusione di coscienza ambientalistica. Alloggiamo all’accogliente vakona forest lodge, in graziosi bungalow affacciati su un laghetto. Il grande camino al centro del ristorante è acceso, data la temperatura “invernale” (meno di 20°C). la prima escursione del mattino ci porta lungo i sentieri della riserva di mantadia, intabarrati in pile e giacche a vento, nella più assoluta solitudine, fino ad un osservatorio che domina la canopea della foresta primaria sottostante. Quando esce un raggio di sole il paesaggio assume un certo fascino, ma per essere sincero non abbiamo trovato la magia descritta dai racconti di altri viaggiatori. La foresta è lussureggiante, con liane e felci arborescenti, ma un po’ meno “tropicale” di come ce l’aspettavamo; forse per via dell’assenza di fiori, data la stagione. Avvistiamo un paio di lemuri rubriventer ed il raro sifaka diademata (propithecus diadema). In lontananza si odono i caratteristici canti degli indri-indri, che contiamo di incontrare l’indomani. Al ritorno sostiamo alla piccola riserva privata dell’hotel, un isolotto con lemuri abituati alla presenza dei turisti… E soprattutto delle banane. Consumiamo qualche rullino su simpatici individui di diverse specie (fra cui variecia variegata ed eulemur fulvus) che si prestano a compiere acrobazie molto scenografiche. Dopo il tramonto percorriamo la strada fra andasibe e la riserva del perinet, osservando con le torce (grazie all’abilità della guida locale) l’insetto stecco, raganelle, camaleonti, il geko uroplatus e fugaci apparizioni di lemuri notturni (microcebus). Veramente una piacevole passeggiata.

il giorno dopo piove un po’ (si chiamerà foresta pluviale per qualche motivo) mentre ci addentriamo nella riserva del perinet, famosa per la presenza esclusiva del grande lemure indri-indri. A differenza di mantadia, si tratta di una foresta secondaria, composta prevalentemente da pini ed eucalipti, che hanno sostituito gli originali palissandri, sfruttati in epoca coloniale. I languidi richiami degli indri ci accompagnano lungo il cammino. Incrociamo altri gruppetti di visitatori, fino all’incontro con una famiglia di indri arrampicata sugli alberi ad oltre 10 metri di altezza. Vediamo anche un lemure notturno (avahi laniger) che ci osserva coi suoi occhioni sonnacchiosi. Poi via di nuovo sulla RN2, scendendo rapidamente verso la costa, dove ritroviamo temperature più miti. Dopo il ponte di brickaville (teatro di blocchi stradali e scontri durante i disordini nel 2002, l’anno dei due presidenti) lasciamo la strada asfaltata per soli 7 km, sufficienti ad apprezzare la qualità del mezzo 4×4 e l’abilità dell’autista. Raggiungiamo alle 15 l’imbarcadero di manambato dove dovremmo trovare il battello per iniziare la navigazione sui canali di pangalanes ma… Il battello se n’è andato da poco. A causa di una errata comunicazione (scopriremo poi), il francese che gestisce i transfer ci aspettava per le 10; è rimasto sino alle 14:30, poi ha dovuto partire per altri impegni. Lucien si accascia disperato sulle poltrone del baretto dell’italo-francese luigì, dicendo “questo non doveva succedere!”. Tento di spiegargli che, se vuole fare questo mestiere, deve imparare che invece queste cose succedono, e quando succedono bisogna trovare una soluzione. Che non è poi così difficile: chiediamo a luigì se ci sono taxi-boat; pochi minuti dopo (e con 900.000 franchi malgasci in meno) siamo già in navigazione lungo i canali. Fortunatamente incrociamo la barca del francese, col quale chiariamo il malinteso e prendiamo precisi accordi per i giorni successivi. In meno di un’ora sbarchiamo sulla spiaggia del lago, davanti ai quattro bungalow (più due over-water) dell’hotel pangalanes. Scopriamo dal simpatico gestore-factotum di essere gli unici clienti per quella sera. La “famme de chambre” (sua figlia dodicenne) ci accende lo scaldabagno a gas e ci facciamo una bella doccia a lume di torcia. Infatti è già scuro ma non hanno ancora acceso le luci: il generatore funziona dalle 18 alle 22. Dopo cena il buio ed il silenzio sono assoluti. Si sente in lontananza il fragore dell’oceano che si infrange sulla costa, appena dall’altra parte del lago. E vediamo le stelle riflettersi sulla superficie immobile delle acque, come altrove accade alla luna!!! decisamente questo posto ci ammalia con un fascino tutto particolare. Andiamo a nanna presto, sotto la zanzariera, cercando di tenere a bada gli insetti malgasci, che sembrano aver scelto il nostro bungalow come sede per la loro convention nazionale. Infatti le pareti ed il pavimento sono interamente di legno, con assi rusticamente accostate ed ampie fessure. Le stanze sono prive di infissi, un pannello di legno funge da chiusura per la finestra. Le farfalle notturne hanno le dimensioni di un colibrì, ma dopo averle ammirate al terrarium, dove trovi il cuore per abbatterle? e così mi ritrovo a tentare di catturarle senza danneggiarle, e metterle fuori dalla finestra evitando che intanto ne entrino altre… Molto pittoresco! al mattino il francese puntualissimo ci preleva per la visita alla riserva privata dell’hotel palmarium, a pochi minuti di barca. Con altri 4 turisti e una guida della riserva percorriamo il sentiero botanico, con diverse specie vegetali (cacao, palissandro, vaniglia e altre orchidee) e gli immancabili lemuri acrobati ghiotti di banane: i più comuni macaco e fulvus, gli eleganti variecia variegata ed eulemur coronatus e infine una coppia di indri-indri col piccolo (significa che, pur essendo lontani dal loro habitat abituale, conducono un’esistenza relativamente naturale, al punto di riprodursi, cosa che non avverrebbe in cattività). Già che ci siamo diamo un’occhiata all’hotel palmarium, che ci era stato proposto come alternativa al nostro. La struttura è certamente più attrezzata, il bar più fornito, i due nuovi bungalow in muratura con veranda di fronte al lago sembrano decisamente accoglienti. Per contro manca completamente la spiaggia. In ogni caso lo consiglierei a chi cerca un confort maggiore ed è disposto a rinunciare allo charme rustico del pangalanes. Al ritorno chiediamo al francese di vedere l’oceano. Gentilmente andrè ci accompagna dall’altro lato del lago, ad un villaggio malgascio che attraversiamo per raggiungere la costa: lo spettacolo delle onde che si infrangono sulla spiaggia sconfinata, concludendo un viaggio iniziato a migliaia di chilometri (dalle parti dell’australia) meritava decisamente la visita. Al pomeriggio ci bagniamo nelle acque del lago, dopo esserci accertati dell’assenza di coccodrilli (presenti nei canali), sotto l’occhio vigile di lucien. Le donne del villaggio vicino pescano con una rete a mano minuscoli pesciolini nell’acqua bassa.



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