Panama, il posto giusto al momento giusto!

Panama City mi compare arrivando dall’aeroporto ed è una collana di grattacieli che cinge la riva dell’ oceano; alla fine, sulla punta del golfo intravedo le sagome di edifici coloniali del quartiere più antico. Il primo giorno passa visitando il Casco Viejo, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco: una zona di belle costruzioni...
Scritto da: patrizia-sacco
panama, il posto giusto al momento giusto!
Partenza il: 01/04/2004
Ritorno il: 26/04/2004
Viaggiatori: in coppia

Di nuovo un breve volo in avioneta ci porta su un arcipelago nel Caribe, Bocas del Toro. Bocas sarebbe un posto bello e piacevole, se avesse un clima differente… L’indispensabile Lonely Planet, che per ora esiste solo in inglese, riporta che ci sono due stagioni: una è “wet”, e l’altra “wetter”… Non si può dire che non fossi preparata ad un posto piovoso, ma non fino a questo punto! Sotto una pioggia quasi perenne anche le case di legno dai bei colori tropicali perdono buona parte del loro fascino, e cielo e mare assumono un colore plumbeo quasi indistinto. Eppure Bocas è il posto più turistico di questo paese, ci sono molti americani che vengono a vivere qui senza timore dei reumatismi. Noi resistiamo due giorni, ma dopo una sera in cui per tornare all’albergo che dista si e nò duecento metri dal ristorante dobbiamo prendere un taxi per sopravvivere al muro d’acqua che ci si rovescia addosso, decidiamo di fuggire in cerca di altri cieli.

Arrivati alla capitale questa volta decidiamo di noleggiare un’auto, e ci avviamo lungo la strada che costeggia il Pacifico. Finalmente il sole! Sulla costa si susseguono varie spiagge e località turistiche frequentate dalla gente della capitale nei fine settimana. Decidiamo di fermarci a Santa Clara, dopo un centinaio di chilometri. Qui la spiaggia è bianca, lunga e quasi deserta; alle spalle esplode subito la vegetazione tropicale. Qualche decina di chilometri più avanti ci sono un paio di alberghi villaggio di grandi catene internazionali, quelli che si trovano su tutti i depliant turistici, ma qui siamo in un altro pianeta, per fortuna. Las veraneras è un tranquillo gruppo di cabañas che confinano da una parte con la spiaggia e dall’altra con la selva, con in mezzo una bella piscina. Decidiamo che è il posto ideale per fermarsi a fare un po’ di mare e da cui muoversi per conoscere la provincia. Passiamo così qualche giorno alternando il mare alle escursioni ai villaggi sulle colline dell’entroterra: Penonomè, La Pintada, El Valle. In quest’ultima località andiamo di domenica, giorno di mercato. Il paese è al centro di quello che anticamente era il cratere di un vulcano, ed ora è una vallata rigogliosa, con clima fresco e profusione di fiori. Il mercato è vivace, colorato e ordinato, diverso da quelli del Messico o del Guatemala, frequentato soprattutto da panamensi che vengono ad acquistare piante e oggetti di artigianato in legno. Si vendono anche i cappelli che prodotti nella regione, ma sono molto diversi da quelli che noi chiamiamo “panama”, e che in realtà vengono fatti in Ecuador.

Quando rientriamo alla capitale ci fermiamo un paio di notti in città per avere il tempo di vedere il canale e le sue chiuse, un’esperienza che consiglio di fare dopo aver visitato il museo nella città vecchia per capire bene com’è fatto il canale e tutti i problemi legati alla sua realizzazione. Andiamo in taxi alla chiusa di Miraflores, dove esiste un edificio con grandi terrazze da cui si può assistere al passaggio delle navi. All’interno ancora un museo, anche questo interessantissimo, con addirittura un simulatore nel quale si può provare l’esperienza di condurre una nave attraverso la chiusa.

Ancora un volo ci porta all’ultimo degli arcipelaghi di questo viaggio costellato di isole, a Contadora. L’Arcipelago delle Perle si trova nel golfo su cui si affaccia Panama City, e Contadora dista solo 15 minuti dalla capitale. L’isola è lunga solo 13 chilometri e abitata da 350 persone, non ci sono auto, ma una decina di bellissime spiagge e una vegetazione meravigliosa. La vicinanza alla capitale e la bellezza hanno fatto sì che molti ricchi, panamensi e non, vi costruissero la loro villa. Ci sono un paio di alberghi, abbastanza cari per la media del paese, e due o tre ristoranti. Ci fermiamo al Punta Galeòn (l’altro è un all-inclusive, un genere di alberghi al quale sono allergica) dove ci ritroviamo ad essere praticamente soli, con tutto il personale, la spiaggia e la bella piscina a nostra disposizione. Anche l’altro albergo è quasi vuoto, a parte la troupe televisiva della versione francese di Survivor che ha soggiornato qui per mesi e che ora sta imballando l’attrezzatura. Infatti le piccole isole deserte a poche miglia da qui sono state usate per varie edizioni del programma, negli ultimi anni. Sulla spiaggia conosciamo anche Teresa e Marco, una coppia di italiani che vive e lavora qui da tre anni. Marco ha una barca con la quale ci porta alla scoperta di meravigliose isole e spiagge deserte coperte di conchiglie. Sull’isola di Casaya, in un piccolissimo villaggio di pescatori di perle, un gruppetto di bambini bellissimi ci accompagna entusiasta delle caramelle e dei giocattolini che ho portato dall’Italia. In un altro isolotto disabitato la stupidità umana ha lasciato il segno: una struttura di legno abbandonata da una troupe televisiva è come una macchia sulla bianca lingua di sabbia e dei pali conficcati nell’acqua bassa minacciano la sicurezza delle barche che arrivano quando la marea si alza…

I giorni passano veloci sull’isola e quando ripartiamo dopo una settimana mi sembra di conoscere tutta Contadora, persona per persona, e perfino i cani e gli uccelli, e tutti mi mancheranno. Ancora un giorno a Panama, un ultimo giro nel Casco Viejo, qualche acquisto, un’ultima ottima cena, e poi si torna a casa. In conclusione una considerazione: spesso viaggiando mi è capitato di trovare un posto bello ma già abbastanza “battuto” dal turismo internazionale e di parlare con l’immancabile italiano che gestiva l’onnipresente ristorante. Ogni volta mi sono sentita dire “Se avessi visto questo posto quando sono arrivato dieci anni fa…”. Ma a Panama no. Mai come questa volta mi sono sentita nel posto giusto al momento giusto.



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