Palla ovale nella terra di mezzo… la Nuova Zelanda

Questo è il diario del nostro viaggio in Nuova Zelanda durante la Coppa del Mondo di Rugby 2011
 
Partenza il: 17/09/2011
Ritorno il: 10/10/2011
Viaggiatori: 2
Spesa: 4000 €

Ciao a tutti, questo è il racconto del nostro viaggio in Nuova Zelanda durante la Rugby World Cup 2011; prima di incominciare qualche breve nota di riferimento: partenza 17 settembre, arrivo 10 ottobre, Km percorsi 4700 circa, 4 partite viste dal vivo e parecchie altre nei vari pub, totale spesa tutto compreso 6350 euro.

17 settembre MILANO-DUBAI-MELBOURNE-AUCKLAND

Ci attende un lungo viaggio per il quale abbiamo scelto Emirates, contando sulle sue poltrone super comode e sul servizio impeccabile; il nostro itinerario prevede la partenza da Malpensa con destinazione Dubai e da lì cambio volo per Auckland via Melbourne. La tratta Milano-Dubai scorre abbastanza veloce e la sosta di 3 ore nell’aeroporto degli Emirati ci permette di entrare in clima per le 19 ore che ci attendono a bordo; l’impresa sembra disperata ma poco alla volta, senza pensare troppo a quanto manca, si va avanti. Un bell’aiuto lo offre il sistema di entertainment di Emirates, per fortuna diverso da quello della tratta Milano-Dubai (decisamente meno interessante e vario), che ci accompagna con un’ampia scelta di titoli di prima visione, anche in italiano (cosa più unica che rara frequentando altre compagnie); arriviamo così a Melbourne e dobbiamo scendere per permettere le operazioni di pulizia dell’aereo; effettuiamo di nuovo il check-in per lo stesso volo su cui già eravamo e ritorniamo a bordo dopo un’ora, per l’ultima tappa di 3 ore fino ad Auckland, dove finalmente giungiamo puntualissimi alle 13 del 19 settembre.

19 settembre AUCKLAND- MATAKOHE

In aeroporto ci tocca sbrigare le consuete operazioni di dogana e di controllo dei documenti; da queste parti sono estremamente fiscali ed in particolare è assolutamente proibito introdurre cibo senza una verifica della polizia e si ha l’obbligo di portare scarpe e scarponi con la suola pulita. Sembra uno scherzo ma non lo è: l’ecosistema neozelandese, in quanto unico e privo di contatti con specie che non siano autoctone, è fragile e facilmente attaccabile da qualsiasi agente esterno che può essere introdotto anche inconsapevolmente da un ignaro turista, pertanto i controlli sulla pulizia delle suole sono attenti e rigorosi; noi già lo sapevamo e avevamo provveduto ad una radicale pulizia, specialmente degli scarponi che nei mesi estivi avevano raccolto parecchie “tracce” sui sentieri dolomitici.

Il discorso cibo merita invece un capitolo a parte: per le stesse ragioni di cui sopra, non è possibile introdurre cibo in Nuova Zelanda senza che venga verificato alla dogana; scordatevi di farla franca perché tutti (e sottolineo tutti) i bagagli vengono passati allo scanner e sono in grado di beccare anche un pacchetto di crackers nascosto nei calzini (o da qualche altra parte a vostro piacimento). Qualsiasi genere alimentare va dichiarato per la verifica e solo a seguito dell’approvazione dell’autorità locale può essere ammesso. In ogni caso non si può portare cibo fresco come frutta e verdura, è possibile invece introdurre cibo secco (biscotti o crackers) o disidratato (le classiche buste di minestrone o di risotto); ma senza fare i furbi perché altrimenti si arrabbiano di brutto!

Esaurite tutte le incombenze burocratiche ci rechiamo al Rental dove abbiamo noleggiato il camper… eh già perché questa volta la scelta è caduta su una modalità di viaggio un po’ alternativa, niente auto e notti in motel o altre cose simili, ma viaggio itinerante in camper. Le ragioni sono sostanzialmente due: la Nuova Zelanda si presta ad essere visitata in camper poiché vi sono molte aree attrezzate libere, camping e servizi per camperisti e inoltre in questo periodo, vista la Coppa del Mondo di Rugby, le capacità ricettive dell’isola sono saturate al massimo e i prezzi, già poco economici normalmente, sono schizzati a livelli da follia. La Nuova Zelanda infatti è estremamente cara (e troveremo numerose conferme durante questo viaggio) e poiché “tutto il mondo è paese” hanno anche provveduto a dare una bella spolverata per spennare i tifosi giunti da oltre oceano; devo ammettere che il camper si è rivelata un’ottima soluzione per limitare i danni e muoversi con sufficiente disinvoltura anche in situazioni complesse.

Dopo le spiegazioni dell’addetta saltiamo a bordo e, incrociando le dita cerchiamo di uscire velocemente da Auckland, unico luogo dove il traffico fa invidia a quello delle nostre città; nell’ordine dobbiamo infatti gestire: traffico da ora di punta, guida a sinistra su mezzo furgonato, pioggia battente, stanchezza da 30 ore di volo, 11 ore di fuso orario e segnali stradali criptici che non coincidono con il nostro Handy Atlas dell’Hema Maps (molto dettagliato e preciso con un sacco di informazioni utilissime, ve lo consigliamo caldamente); insomma tutti gli ingredienti per iniziare con il botto (nel senso di tamponamento) ma fortunatamente riusciamo ad allontanarci sani a salvi dalla capitale lungo la 16, verso nord.

Il programma di questi primi giorni prevede di visitare il Northland e per queste poche ore che ci separano dal meritato riposo vogliamo guadagnare qualche centinaio di Km verso nord per essere pronti e attivi già dalla mattinata di domani; i campeggi e/o le aree di sosta per camper sono ovunque e si hanno sempre alternative a disposizione per potersi permettere di decidere anche all’ultimo e in tutta calma dove fermarsi per la notte: chi ha un mezzo “self contained” con l’apposito adesivo verde in bella vista (in sostanza i camper dotati di bagno e wc con serbatoio di contenimento di tutte le acque) può sostare praticamente ovunque tranne che nei luoghi in cui esplicitamente vietato con cartelli: campeggi attrezzati, aree di sosta pubbliche attrezzate e non, piazzole varie o qualunque luogo che vi consiglino la fantasia e quel pizzico di buon senso che non deve mancare mai. La fiducia nei nostri mezzi viene abbattuta dal sopraggiungere del buio (non riesco più a tenere gli occhi aperti!) e quindi, dopo essere transitati da Helensville e Wellsford, prendiamo la 12 in direzione Kauri Forest e ci fermiamo nei pressi del Kauri Museum a Matakohe per la nanna.

20 settembre MATAKOHE-KAURI FOREST-ARAI TE URU-PAHIA

Dopo una notte passata sotto una pioggia torrenziale che mi fa elucubrare foschi pensieri, ci svegliamo sotto un bel cielo azzurro ma in compagnia di un vento gelido che sferza le ossa: con il trascorrere dei giorni faremo l’abitudine al clima glaciale ma il primo impatto dai 30 gradi nostrani ai 5-6 di Matakohe è piuttosto impegnativo da digerire.

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