Osewa ni narimashita, Nippon

Avevo letto tanto e di più, prima di partire, mi ero documentato a lungo, ma difficilmente avrei pensato di essere pervaso dalla sensazione di benessere che la beata terra nipponica ha saputo in così breve tempo trasmettermi. Ho pensato di aver raggiunto lo zen, o qualcosa di simile, grazie a voi, anime giapponesi, guidate da inesauribile...
Scritto da: umbi74
osewa ni narimashita, nippon
Partenza il: 26/10/2007
Ritorno il: 07/11/2007
Viaggiatori: da solo
Spesa: 2000 €

Avevo letto tanto e di più, prima di partire, mi ero documentato a lungo, ma difficilmente avrei pensato di essere pervaso dalla sensazione di benessere che la beata terra nipponica ha saputo in così breve tempo trasmettermi. Ho pensato di aver raggiunto lo zen, o qualcosa di simile, grazie a voi, anime giapponesi, guidate da inesauribile cortesia, talora riverenza, ospitalità, professionalità, organizzazione, rigore e senso civico, come in nessun’altra parte del mondo sinora, mi era capitato di vedere. Vivere il Giappone, mi è parso, è vivere un mondo ideale. Una terra dove è nitido il confronto e la commistione tra una fortissima evoluzione tecnologica e tradizioni millenarie, dove la religione è elemento pregnante, ma non condizionante. Dove si cammina per strada senza avere mai, dico mai, la sensazione di essere in pericolo o di poter essere “fregato”. La gente si ferma, appena interpellata, se ne riceve sempre un sorriso ed una risposta. Si entra in un negozio e la professionalità ed il servizio al cliente non conoscono eguali. Sarò stato fortunato, e certamente predisposto, ma è questa l’eredità che mi porto appresso.

Cercherò di ripartire questo resoconto in una parte iniziale introduttiva ed in alcuni focus specifici ed utili ai futuri viaggiatori Sono partito da solo, dopo anni, desideroso di perdermi e mischiarmi in una terra a me del tutto estranea. Undici giorni tra il 26 ottobre ed il 6 novembre, con il vantaggio, a parte il nubifragio del giorno d’arrivo, di una temperatura mite che, sovente, ha superato i 20 gradi. Tanto per intenderci ho indossato esclusivamente capi di cotone e girovagato sotto il sole. Periodo giusto, a quanto pare, come la primavera che ha, nei colori, un qualcosa in più. Tre le tappe: Tokyo, Kyoto e Nara. Una quarta, Nikko, eliminata in extremis per vivere appieno la Capitale. Tante altre rimandate, chissà, ad una prossima volta. I primi quattro giorni a Tokyo, i successivi tre a Kyoto, poi Nara e, infine, di nuovo Tokyo, con ritmi più compassati.

Tokyo è una metropoli che, pur aperta al continuo confronto con l’occidente, dà la sensazione di essere affatto cosmopolita. Al contrario di città come Londra, Parigi, Roma, New York ha un tasso di immigrazione praticamente inesistente, e limitato ad alcuni vicini Paesi orientali, e ciò, al di là delle attuali considerazioni in termini di sicurezza, le consente di mantenere un’anima del tutto nipponica. Lo straniero gira in metropolitana, e si muove nelle strade, circondato da giapponesi. Compra, di solito, da giapponesi. E’ una città enorme e servita da trasporti impeccabili, ma che si lascia girare anche a piedi, non appena il viaggiatore acquisisce una minima confidenza con la struttura urbana. Negli ultimi giorni ho scoperto il gusto di girovagare da Tsukiji a Ginza, da Ginza a Marunouchi, da Akihabara a Ueno e poi Asakusa, senza una meta vera e propria, osservando e scoprendo angoli remoti, negozietti, grandi magazzini e mercatini, fermandomi a mangiare uno spiedino di pollo nelle popolari Izakaia, accompagnato da una buona birra giapponese.

Il fascino di Tokyo sta proprio nell’osservare la totale diversità delle sue zone: la tradizione di Asakusa, Ueno, Yanaka, Ikebukuro, l’eleganza di Ginza, i luna-park a cielo aperto di Shibuya, Roppongi e Shinjuku, l’elettronica di Akihabara e tanto ancora. La mia preferenza, inequivocabile, va ai quartieri maggiormente intrisi di tradizione nipponica. Ho alloggiato a Yanaka ed Asakusa, ho amato Ueno, con il suo parco ed il mercato pullulante di gente, e non me ne sono pentito.

Il centro del turismo di Tokyo ( www.Tourism.Metro.Tokyo.Jp ), con sede a Shinjuku, al primo piano (per noi piano terra) del grattacielo del Metropolitan Government Office, offre un utilissimo servizio di guide turistiche, semi-volontarie, anche in lingua italiana. Basta collegarsi al loro sito web, scegliere uno degli itinerari proposti e richiedere la guida, indicando la data prescelta.

Risponderanno via e-mail, confermando la propria disponibilità. Figuratevi che, pur essendo da solo, mi hanno messo a disposizione ben due guide volontarie, con un discreto italiano, per un giro nella zona di Harajuku, Takeshita street, dove le adolescenti lanciano le mode, Omotesando e tempio Meji. Il tutto per pochissimi yen. Ho trovato, e non avevo dubbi, due persone disponibilissime, entrambe over 40 e forse 50. Mosse dal desiderio di parlare l’italiano e di raccontarmi il più possibile della loro città.

Abbiamo girovagato, senza fretta, per un intero pomeriggio, chiacchierando davanti ad un buon caffè italiano e ritrovandoci, fuori programma, al 52° piano del Park Hyatt Hotel, da dove, oltre a rivivere l’ambientazione del film Lost in Translation (girato esattamente lì), si vede un meraviglioso panorama di Tokyo e si scorge la maestosità del monte Fuji.

Kyoto è meno sorprendente, ma è più bella e lascia trasparire ancor di più il calore e la tradizione nipponica. Una città universitaria, e quindi viva. Unica per la ricchezza del proprio patrimonio culturale, con ben 17 siti, dichiarati dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. Una città altrettanto moderna, con una stazione ferroviaria avveniristica e che rappresenta il cuore pulsante della Kyoto del 2000. Ma Kyoto è, soprattutto, prendere un autobus ed arrivare nelle zone templari. Percorrere le strette viuzze in salita e circondate da botteghe e piccoli negozietti artigianali, assaggiare un the verde o un dolce locale, e poi rimanere sorpresi, al pari delle tante scolaresche locali, dalla bellezza e dalla maestosità del Padiglione d’Oro, del Kyomizu e dei giardini del Ginkaku-ji, oppure dal fascino notturno dello Shoren-in, che si concede al pubblico dalle 18 in poi. Luoghi non sempre antichissimi, ma intrisi di storia e cultura, e circondati da una quantità di verde che rende tutto ancora più gradevole. E quando si è stanchi abbastanza, ed arricchiti sotto il profilo spirituale, è bello tornare verso il centro, sbirciare tra i negozi e poi vivere la serata tra le strette viuzze di Gion, dove si può avere anche la fortuna, come mi è capitato, di incontrare una vera e propria geisha. Un incontro fugace, una foto e via ad una donna non bellissima, con il volto bianco di trucco e le tante curiosità rimaste ancora nel cassetto. Nara è altro. Pur essendo stata una delle prime Capitali del Giappone, è un centro piccolo e non occorre più di una giornata per visitarlo. E’ una cittadina dove, a prima vista, sembrerebbe di incontrare più cervi che abitanti. Tutti, o quasi, con le corna tagliate. Sono loro i veri padroni della città o meglio del Nara-koen, il parco intorno al quale sorgono gli 8 siti riconosciuti dall’Unesco, tra cui il tempio Todai-ji, famoso per l’enorme statua di bronzo del Buddha. Tutto sempre immensamente verde. Mi aiuta nella visita una simpatica guida volontaria, english speaking. Una signora di mezza età, conosciuta all’ingresso del Kasugataisha e che è smaniosa di trasmettermi tutta la sua notevole conoscenza. Fondamentale per conoscere dettagli, tradizioni, che altrimenti sarebbero rimaste a me ignote. Il servizio, peraltro, è disponibile presso il Centro del Turismo di Nara, sito a circa 500 metri dalla stazione ferroviaria, ed aperto dalle ore 9.00. Il consiglio è di giungere a Nara molto presto, prima che i tanti pullman di scolari e turisti, per lo più locali, invadano la città.



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