Oman, un bagaglio pieno di vita

Un viaggio all’insegna di sapori, colori e profumi
 
Partenza il: 10/02/2017
Ritorno il: 20/02/2017
Viaggiatori: 2
Spesa: 1000 €

La capitale dell’Oman è Muscat, ed è qui che inizia il mio viaggio.

La moneta in uso è Rial omanita (OMR), nei negozi e al mercato accettano l’Euro senza problemi. Si trovano comunque dei Bancomat per prelevare in Rial oppure potete si possono cambiare nei vari Exchange. Io consiglio la seconda, mi sono sempre trovata bene.

Per entrare nel Paese è necessario il Passaporto, ed è obbligatorio il visto che si può prendere all’ingresso in aeroporto, pagando l’importo secondo la durata del soggiorno. Un visto di 10 giorni non rinnovabile costa 5 Rial Omaniti (circa 10 Euro).

La mia prima meta è il mercato del pesce e successivamente il Suq di Muttrah. Qui incontro un signore indiano, il suo nome è Salam e si propone per fare un giro al mercato e spiegare un po’ le tradizioni di questo Paese. Ci inoltriamo in un mondo di profumi, incensi di tutti i tipi, abiti tipici e tutto ciò che fa parte della loro tradizione.

I profumi in Oman sono molto importanti, prodotti proprio qui, sono tra i più preziosi e costosi al mondo.

Dopo foto e saluti con Salam, si passa alla visita della Grande Moschea del Sultano Qaboos. La Moschea si può visitare tutti i giorni eccetto il venerdì in orario di preghiera, dalle 8:30 alle 11:00.

Per visitare la Moschea è richiesto un abbigliamento adeguato, le donne devono avere il capo coperto da un foulard e un abito che copra fin giù i piedi, gli uomini devono coprire gambe e piedi. Bisogna togliere le scarpe… il pavimento è veramente pulito e camminare scalzi è un sollievo.

All’interno si trova un lampadario di Swarowsky alto 14mt. Il pavimento della sala di preghiera è ricoperto da un tappeto persiano monopezzo di 4.200 m², pesa 21 tonnellate e composto da 1.700 milioni di nodi. La sua realizzazione ha richiesto ben quattro anni. Per la tessitura sono stati utilizzati 28 colori di sfumature diverse, ricavati da tinture vegetali o naturali.

Non poteva mancare un bagno nel Wadi Bani Khalid, acque verdi/azzurre, palme e rocce. Il canyon è facilmente raggiungibile, mentre per Wadi Shab richiede un po’ più di tempo e fatica, ma ne vale assolutamente la pena.

Dopo le piccole “città” esotiche, la tappa obbligatoria è nel deserto omanita, Wahiba Sands, qui è possibile fare il percorso sulle dune con il 4×4 o fare un giro in cammello. Nel deserto si trovano delle tende abitate da famiglie di beduini, loro sono molto gentili e ospitali. Gli uomini si occupano dei tour nel deserto, mentre le donne invitano datteri, caffè o tè. Finito il tour, è impossibile perdere il meraviglioso tramonto tra le dune.

Dopo aver visitato la capitale dell’Oman, Muscat, adesso è l’ora di Khasab. La mia permanenza qui a Khasab sarà molto breve, non c’è molto da vedere, ma è proprio questo che rende il posto così ignoto. Montagne coperte da fitta foschia, clacson che suonano ripetutamente, sabbia che vola ovunque, capre che girano nel Paese come fossero cani e uomini che girano in moto scalzi. Mi rendo conto che rispetto a Muscat, qui sembra che siano un passo avanti in fatto di mentalità. Non veniamo notati più di tanto, sia donne che uomini tendono la mano per salutare e sorridono più apertamente.

Ho iniziato a scoprire questo Paese con una passeggiata e dopo aver curiosato un po’ e aver visitato la Moschea è arrivato il momento di vedere il Castle Khasab, edificato dai portoghesi nel XVIII secolo.

Qui conosco un anziano signore del posto, incarnato scuro, turbante, veste color panna, scalzo e in una posizione di meditazione. Sorridente e molto gentile, disponibile nel fare foto, ma sempre con una certa riservatezza. Il classico arabo, avete presente il Sultano di Aladdin? Era proprio così. All’ interno del castello varie ricostruzioni ambientali ci riportano indietro nel tempo.

Una tappa che non manca mai nei miei viaggi è il mercato locale, ma qui c’è veramente poca scelta. Decido di visitare anche il Centro Commerciale di Khasab, mi dicono che dista circa 20 minuti di auto, ma a piedi fa tanto caldo. Così un signore gentilissimo si propone di accompagnarci, che con un vecchio pulmino di 8 posti porta circa 15 persone nel deserto. Ci si può fidare, ma sempre in compagnia.

Ho prenotato anche una bellissima escursione nei Fiordi. Ovviamente se dici Fiordo pensi alla Norvegia, ma non se alla guida c’è un vichingo come in questo caso. È imperdibile la crociera sul dhow lungo il più grande Fiordo del Musandam. Tra scogliere dorate e di tanto in tanto in compagnia di simpatici delfini. Il dhow è una tipica imbarcazione in legno di due piani, con cuscini sui quali rilassarsi per ammirare il paesaggio in tutta la sua bellezza e a bordo bibite, datteri, dolci arabi e frutta. Il prezzo si aggira intorno ai 15/20 OMR. Lungo il Fiordo, si avvistano dei piccolissimi villaggi abitati da famiglie di beduini o pescatori. Un signore del posto mi spiega che gli abitanti si spostano solo con le barche, le donne si occupano della casa, mentre gli uomini fanno solo ed esclusivamente i lavori sopra elencati, anche perché non avrebbero altra scelta. I bambini frequentano la scuola a Khasab, stanno fuori casa dalla domenica al giovedì e tornano per il fine settimana. Qui il weekend inizia il giovedì e finisce il sabato.

Si fa tappa all’Isola del Telegrafo, dove è possibile fare un bagno nelle acque cristalline con fondali stupefacenti e attorno a noi solo deserto.

Oggi posso dire che ho visto tanti posti, ma in quanto a stile di vita e cultura, questo è quello che mi ha colpito di più. Dopo aver visto questo Paese, tornerò a casa con un bagaglio pieno di emozioni e di vita!

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Muscat

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Khasab

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Muscat



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