Oltre il Monte Bianco: 8 giorni sulle Alpi tra Italia, Svizzera e Francia per scoprire i paesaggi più belli d’Europa

Una settimana tra laghi, castelli e borghi nel cuore dell’Alta Savoia
Scritto da: hummin
Alpi, Lago di Ginevra

Un viaggio in famiglia dalla Valle d’Aosta alla Francia, passando sotto il Monte Bianco, alla scoperta di Annecy e dell’Alta Savoia, con una deviazione sulle rive svizzere del Lemano.

Diario di viaggio sulle Alpi

Giorno 1: verso le Alpi (La Spezia → Aosta)

Finalmente si parte! La nostra vacanza in Alta Savoia comincia sabato 29 agosto, ma decidiamo di prendercela con calma e di spezzare il viaggio con una prima tappa ad Aosta.Arriviamo nel pomeriggio, giusto in tempo per sistemarci e concederci un piccolo assaggio della città. Aosta questa volta è soprattutto il nostro punto d’appoggio prima di affrontare, la mattina seguente, il Traforo del Monte Bianco.

La serata, però, si rivela davvero piacevole. Usciamo per cena e poi facciamo due passi nel centro di Aosta, che troviamo molto animato e caratteristico. Particolarmente suggestivi sono i resti romani illuminati di notte: le luci fanno risaltare le antiche pietre e regalano alla passeggiata un fascino particolare.

Una cena, una passeggiata e quella sensazione che accompagna sempre la prima sera di una vacanza, quando il viaggio è appena cominciato e tutto deve ancora succedere. Domani ci aspetta la montagna: direzione Traforo del Monte Bianco e Francia.

Giorno 2: dall’altra parte del Monte Bianco (Aosta → Traforo del Monte Bianco → Annecy)

La sveglia suona presto. Vogliamo raggiungere il Traforo del Monte Bianco il prima possibile, nella speranza di anticipare il traffico e le possibili code. Il biglietto può essere acquistato online oppure direttamente sul posto. Per chi, come noi, deve tornare attraverso lo stesso traforo, è conveniente scegliere andata e ritorno, con una spesa di circa 70 euro e un buon risparmio rispetto all’acquisto dei due passaggi separati. All’interno del tunnel le regole di sicurezza sono molto rigide. Bisogna rispettare scrupolosamente i limiti di velocità e soprattutto mantenere le distanze di sicurezza tra i veicoli. Percorrere il traforo ha qualcosa di particolare: per diversi chilometri viaggiamo letteralmente sotto la montagna. Poi finalmente compare la luce: siamo in Francia.

Da qui ad Annecy abbiamo ancora circa due ore di strada. L’appuntamento per entrare nel nostro appartamento è soltanto nel pomeriggio, quindi decidiamo di andare direttamente verso il centro. È domenica e Annecy è affollatissima. Troviamo molto traffico e tantissime persone. Anche parcheggiare diventa complicato e soltanto con una certa fatica riusciamo finalmente a lasciare l’auto. A contribuire alla confusione c’è il mercato domenicale, che prosegue fino alle 14 e occupa buona parte delle vie della città vecchia. L’atmosfera è caratteristica, ma muoversi tra le bancarelle e la folla non è semplicissimo. Anche trovare un ristorante libero diventa un’impresa e alla fine scegliamo una crêperie per il nostro primo pranzo francese.

Dopo pranzo ci dedichiamo alle strette vie della Vieille Ville. Una delle cose che colpiscono immediatamente sono i fiori, presenti praticamente ovunque: balconi, finestre, ponti e strade sono decorati con composizioni coloratissime.

Raggiungiamo quindi il Thiou, il piccolo fiume che attraversa il centro storico, dove incontriamo uno dei simboli di Annecy: il Palais de l’Île. Le sue parti più antiche risalgono al Medioevo e nel corso dei secoli l’edificio ha avuto diverse funzioni, diventando anche sede amministrativa, tribunale e prigione. La particolare forma, simile alla prua di una nave, e la sua posizione su un isolotto nel mezzo del Thiou ne fanno lo scorcio più caratteristico della città.

Dalla città vecchia raggiungiamo poi il Lago di Annecy. Lo scenario cambia completamente: davanti a noi si apre un grande specchio d’acqua circondato dalle montagne. Il lago è animatissimo e punteggiato da tantissimi pedalò. Visti dalla riva, con le montagne sullo sfondo, creano una bellissima immagine da cartolina.

Prima di raggiungere l’appartamento facciamo una tappa al supermercato per la spesa. Il nostro alloggio si trova in Avenue Jean Clerc, fuori dal centro, in una bella e tranquilla zona residenziale. Dopo il caos della domenica nel centro di Annecy, il contrasto è notevole e la zona ci sembra subito un’ottima base per i giorni successivi.

La vacanza in Alta Savoia è cominciata davvero.

Giorno 3: castelli e lago (Annecy → Menthon-Saint-Bernard → Talloires → Annecy)

Partiamo abbastanza presto per raggiungere il Castello di Menthon-Saint-Bernard. L’arrivo è semplice e anche parcheggiare non crea particolari problemi.

Il castello è davvero molto bello. Arroccato sopra il lago, con le sue torri e torrette, sembra quasi uscito da una fiaba. Le sue origini risalgono al Medioevo, quando aveva soprattutto una funzione difensiva. Nei secoli successivi la fortezza venne progressivamente trasformata in residenza signorile e, alla fine dell’Ottocento, ulteriormente modificata secondo il gusto romantico e neogotico dell’epoca.

Una delle sue particolarità è lo straordinario legame con la famiglia de Menthon, proprietaria del castello da secoli. Scegliamo la visita guidata, che permette di scoprire gli ambienti interni: saloni e camere arredate, la cappella, le antiche cucine e soprattutto la bellissima biblioteca, con migliaia di volumi antichi.

Al castello è legato anche un curioso aneddoto. Secondo una storia molto diffusa, il suo profilo fiabesco avrebbe ispirato Walt Disney per il castello de La Bella Addormentata nel Bosco. Non esistono prove definitive, ma guardandolo dal vivo non è difficile capire come sia nata la leggenda.

Terminata la visita raggiungiamo Talloires, che si trova poco distante. È una località raccolta e molto suggestiva, adagiata tra il lago e le montagne. Per pranzo ci siamo organizzati in anticipo e abbiamo già prenotato il giorno precedente una classica brasserie francese.

Dopo pranzo passeggiamo per il paese e raggiungiamo il lungolago. Qui il Lago di Annecy mostra probabilmente uno dei suoi volti più belli: le acque assumono splendide sfumature turchesi, mentre tutt’intorno si innalzano le montagne.

Basta poi alzare lo sguardo per vedere numerosi parapendii. Le vele colorate scendono lentamente dalle montagne verso il lago; molti voli partono dalla zona del Col de la Forclaz, uno dei punti più conosciuti per il parapendio sopra il Lago di Annecy. Il risultato è uno dei panorami più belli della vacanza: acqua turchese, montagne e parapendii colorati nel cielo.

Passeggiamo anche nel piccolo centro e raggiungiamo la zona dell’Abbazia di Talloires, prima di tornare verso Annecy.

Nel tardo pomeriggio facciamo ancora due passi in centro e questa volta troviamo una città completamente diversa rispetto alla domenica: molto meno caotica e decisamente più fruibile. Possiamo finalmente passeggiare con calma tra le stradine, i canali e i fiori della Vieille Ville.

È quasi come scoprire Annecy una seconda volta.

Giorno 4: da Yvoire alla Svizzera (Annecy → Yvoire → Nyon → Yvoire)

Partiamo presto anche questa mattina. Da Annecy a Yvoire abbiamo circa un’ora di strada e vogliamo arrivare prima che il borgo venga invaso dai visitatori.

La scelta si rivela azzeccata. Lasciamo comodamente l’auto nel parcheggio della città medievale, situato a pochissimi metri dall’ingresso del paese. Appena entriamo, la prima impressione è bellissima: Yvoire sembra quasi un borgo uscito da una favola.

Passeggiamo tra strette stradine medievali e antiche case in pietra. Anche qui i fiori sono praticamente ovunque: alle finestre, sui balconi e lungo le facciate. Le vie sono animate da piccoli negozi, botteghe e ristoranti, ma essere arrivati presto ci permette di girare ancora con tranquillità.

Yvoire deve il suo aspetto alla sua lunga storia medievale. La posizione sul Lago Lemano era strategica e il paese venne fortificato, conservando ancora oggi tracce delle antiche porte e delle mura. A dominare il borgo rimane il Castello di Yvoire, che contribuisce non poco alla sua atmosfera fiabesca.

Scendiamo quindi verso il porticciolo e ci fermiamo per pranzo proprio nelle sue vicinanze.

Terminato il pranzo, bastano pochi passi per raggiungere l’imbarco. Lasciamo l’automobile a Yvoire e saliamo sul battello diretto a Nyon, sulla sponda svizzera del lago. La traversata dura appena venti minuti, ma è già una piccola esperienza. Yvoire si allontana alle nostre spalle mentre davanti a noi si avvicina la costa svizzera. In pochi minuti non attraversiamo soltanto il lago, ma anche un confine.

Sbarchiamo a Nyon e dal porto iniziamo la nostra passeggiata verso il centro. Visitiamo il Castello di Nyon, che domina dall’alto il lago, e successivamente il Museo Romano. L’antica Nyon nacque come Colonia Iulia Equestris in epoca romana e il museo conserva reperti archeologici rinvenuti nella zona: ceramiche, monete, iscrizioni, oggetti della vita quotidiana ed elementi architettonici.

Terminata la visita torniamo al porto e riprendiamo il battello per la Francia.

Quando sbarchiamo nuovamente a Yvoire, ci accorgiamo che il paese nel frattempo si è quasi svuotato. Decidiamo quindi di approfittarne per fare un altro giro. Ripercorriamo con molta più calma le stradine viste al mattino e, senza la folla, l’atmosfera medievale emerge ancora di più.

Il borgo che al mattino ci era sembrato uscito da una favola, adesso, più tranquillo e silenzioso, lo sembra ancora di più.

Giorno 5: tra scienza e Ginevra (Annecy → CERN → Ginevra)

Partiamo presto da Annecy. La prima destinazione è completamente diversa dalle precedenti: il CERN, alla periferia di Ginevra.

Il CERN nasce nel 1954, nell’Europa uscita dalla Seconda guerra mondiale, con l’idea di creare un grande laboratorio comune capace di riportare la ricerca europea ai massimi livelli e favorire la collaborazione pacifica tra Paesi attraverso la scienza. Nel corso dei decenni è diventato uno dei luoghi più importanti al mondo per lo studio della fisica delle particelle.

Qui nacque anche qualcosa che oggi fa parte della nostra vita quotidiana: nel 1989 Tim Berners-Lee, ricercatore del CERN, propose il sistema che avrebbe dato origine al World Wide Web.

Il CERN è abbastanza distante dal centro di Ginevra e arrivando in automobile troviamo un parcheggio a pagamento per i visitatori. L’ingresso alle esposizioni è gratuito. Conviene comunque informarsi e registrarsi in anticipo attraverso il sito ufficiale, soprattutto se si vogliono seguire attività, laboratori o visite guidate.

All’interno del moderno Science Gateway troviamo tre esposizioni permanenti liberamente visitabili: Discover CERN, Our Universe e Quantum World. Sono percorsi interattivi dedicati alla fisica delle particelle, alla storia dell’Universo e alla fisica quantistica. Ci sono anche laboratori e altre attività, alcune pensate soprattutto per ragazzi più grandi.

Un aspetto che apprezziamo particolarmente è la presenza dei giovani studenti e collaboratori, sempre disponibili a rispondere alle domande e spiegare ciò che stiamo osservando. Per me, personalmente, essere al CERN e poter parlare con questi ragazzi è una grande emozione. Trovarsi in uno dei luoghi simbolo della ricerca scientifica mondiale, circondati da giovani che studiano e lavorano su alcuni dei più grandi interrogativi della fisica, va ben oltre la semplice visita turistica.

Dopo le esposizioni pranziamo direttamente al Big Bang Café, all’interno del Science Gateway. È una mattinata che rimarrà per me uno dei momenti più emozionanti dell’intero viaggio.

Dopo pranzo recuperiamo l’auto e raggiungiamo Ginevra. Parcheggiamo sul lungolago praticamente di fronte al Jet d’Eau, l’enorme getto d’acqua che si innalza dal Lemano fino a circa 140 metri d’altezza.

Passeggiamo nel Jardin Anglais, dove troviamo anche la famosa Horloge Fleurie, l’orologio floreale che richiama la grande tradizione orologiera svizzera.

Non ci addentriamo nella città vecchia. Preferiamo continuare semplicemente a passeggiare sul lungolago, godendoci il Lemano, i giardini e la vista del Jet d’Eau.

Dopo aver trascorso la mattinata cercando di comprendere particelle, Universo e fisica quantistica, terminiamo la giornata nel modo più semplice possibile: camminando sulle rive del Lago di Ginevra.

Giorno 6: gole, castelli e ancora Annecy (Annecy → Gorges du Fier → Montrottier → Annecy)

Anche questa mattina ci muoviamo presto. La prima destinazione sono le Gorges du Fier, nei dintorni di Lovagny. Arrivare presto si rivela ancora una volta una buona idea. Nella prima parte del percorso la passerella sospesa è infatti piuttosto stretta e incrociare altre persone richiede un po’ di attenzione. Immaginiamo facilmente quanto possa diventare complicato percorrerla negli orari di punta. Una volta dentro la gola, però, l’attenzione passa rapidamente a ciò che ci circonda. Le Gorges du Fier sono uno spettacolo naturale davvero molto bello. Camminiamo sospesi lungo la parete rocciosa mentre sotto di noi il fiume scorre tra pareti alte e ravvicinate, modellate dall’acqua nel corso del tempo.

Terminata la visita riprendiamo l’auto per raggiungere il Castello di Montrottier. Le due attrazioni distano meno di un chilometro, ma noi preferiamo comunque spostarci in automobile. Il castello ha un aspetto decisamente medievale, con edifici costruiti in epoche differenti e una grande torre che domina il complesso. Gli interni riservano però una sorpresa: Montrottier è interessante anche per le numerose collezioni conservate nelle sue stanze. Una parte importante è legata a Léon Marès, collezionista e ultimo proprietario del castello, che riunì qui opere e oggetti raccolti nel corso della sua vita. A colpirci sono soprattutto le collezioni di ceramiche, insieme ai mobili e agli oggetti appartenuti ai proprietari. Più che visitare semplicemente un castello, sembra quasi di entrare nella casa di un grande collezionista.

Terminata la visita torniamo ad Annecy. Ormai la città comincia ad esserci familiare, ma continuiamo a tornarci volentieri. Questa volta abbiamo anche uno scopo preciso: entrare finalmente nel Palais de l’Île, che nei giorni precedenti avevamo ammirato soltanto dall’esterno. Gli ambienti raccontano le diverse funzioni avute dall’edificio nel corso dei secoli, comprese quelle amministrative e giudiziarie e il suo utilizzo come prigione. La visita completa così quello che avevamo iniziato il nostro primo giorno ad Annecy. E naturalmente ne approfittiamo per fare ancora un giro per la città. Ormai conosciamo i suoi canali, i fiori, il Thiou e le vie della città vecchia, ma passeggiarci continua ad essere uno dei piaceri della vacanza.

Giorno 7: ritorno in Italia (Annecy → Traforo del Monte Bianco → Aymavilles → Sarre)

È arrived il momento di salutare Annecy e l’Alta Savoia. Prepariamo i bagagli e ripercorriamo la strada verso il Traforo del Monte Bianco. Attraversarlo questa volta ha un sapore completamente diverso: all’andata rappresentava la porta verso tutto ciò che dovevamo ancora scoprire, adesso segna l’inizio del viaggio verso casa. Una volta rientrati in Italia abbiamo però ancora una giornata a disposizione e decidiamo di dedicarla a due castelli della Valle d’Aosta.

La prima tappa è il Castello di Aymavilles, immediatamente riconoscibile per le sue quattro grandi torri cilindriche. La sua storia è documentata almeno dall’inizio del XIII secolo. Successivamente passò alla potente famiglia Challant, che trasformò progressivamente l’antica struttura fortificata. Nel Quattrocento comparvero le quattro grandi torri angolari, mentre nel Settecento vennero realizzate le eleganti logge che ancora oggi collegano le torri. La vecchia fortezza medievale divenne così una raffinata residenza signorile. Gli interni conservano testimonianze della vita dei proprietari e raccolte di opere, oggetti e reperti legati alla storia valdostana.

Lasciato Aymavilles raggiungiamo Sarre. Il nucleo originario del Castello Reale di Sarre risale al Medioevo, ma la parte più interessante della sua storia comincia nel 1869, quando venne acquistato da Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia. Il sovrano utilizzava Sarre come residenza durante le sue grandi battute di caccia allo stambecco e al camoscio nelle montagne valdostane. Il legame con la caccia è impossibile da ignorare all’interno del castello: alcuni degli ambienti più sorprendenti sono decorati con centinaia di corna di stambecco e camoscio, utilizzate per creare elaborate composizioni sulle pareti e sui soffitti. Gli arredi, i ritratti, le fotografie e gli oggetti appartenuti ai Savoia raccontano anche la vita privata e le villeggiature della famiglia reale.

Visitare Aymavilles e Sarre nella stessa giornata è particolarmente interessante per il contrasto: Aymavilles racconta la Valle d’Aosta medievale degli Challant; Sarre ci porta invece nell’Ottocento dei Savoia e delle villeggiature reali.

Ma questo venerdì ha per noi anche un significato molto più personale: è il compleanno di mia moglie. Per festeggiarlo scegliamo un ristorante tipico, la Trattoria Contadina di Sarre. La scelta si rivela davvero azzeccata: un ottimo ristorante dove possiamo concludere la giornata assaggiando la cucina del territorio. Dopo tanti giorni trascorsi tra Francia e Svizzera, è anche un piacevole ritorno ai sapori della Valle d’Aosta. Ma soprattutto è l’occasione per festeggiare insieme un compleanno che, questa volta, cade proprio durante il nostro viaggio. Un finale perfetto per l’ultima sera della vacanza.

Giorno 8: la strada di casa (Sarre → La Spezia)

Dopo l’ultima notte trascorsa a Sarre arriva davvero il momento di tornare a casa. Facciamo i bagagli e partiamo in direzione La Spezia. Questa volta non ci sono castelli da visitare, battelli da prendere o nuovi borghi da scoprire: davanti a noi c’è semplicemente la strada del ritorno.

Si conclude così un viaggio che ci ha portato attraverso tre Paesi – Italia, Francia e Svizzera – e che in pochi giorni ci ha regalato esperienze molto diverse. Abbiamo attraversato il Monte Bianco, passeggiato tra i canali e i fiori di Annecy, ammirato le acque turchesi del lago da Talloires, visitato castelli medievali e osservato i parapendii scendere dalle montagne. Abbiamo scoperto la fiabesca Yvoire, attraversato il Lemano in battello fino a Nyon, passeggiato sul lungolago di Ginevra e vissuto l’emozione di entrare al CERN. Abbiamo camminato sospesi sopra le Gorges du Fier, siamo entrati nel Palais de l’Île e, sulla strada del ritorno, abbiamo ritrovato la Valle d’Aosta attraverso i castelli di Aymavilles e Sarre. E proprio a Sarre abbiamo festeggiato anche il compleanno di mia moglie, con una bella cena valdostana: un ultimo ricordo speciale prima della partenza.

Adesso si torna a La Spezia. Come sempre accade alla fine di un viaggio, nel bagagliaio ci sono le valigie. Ma con noi tornano soprattutto immagini e ricordi: il turchese dei laghi, le montagne, i castelli, i fiori alle finestre, i piccoli borghi e quel passaggio sotto il Monte Bianco che, all’andata, ci aveva aperto la strada verso una nuova avventura.


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