Olanda on the road: mulini, canali e risate verso i miei cinquant’anni

Un viaggio in macchina con gli amici di sempre, alla scoperta di un’Olanda che va ben oltre Amsterdam. Tra città colorate, spiagge infinite, mulini a vento, shopping, caffè costosi e tante risate, un altro regalo speciale da aggiungere all’anno dei miei cinquant’anni.
Scritto da: Romy Crystal
Olanda

Quello in Olanda era un viaggio che avremmo voluto fare tantissimi anni fa, quando i nostri ragazzi erano ancora piccoli. Oggi, invece, sono ormai ventenni: loro a casa e noi in viaggio. La compagnia è quella di sempre, ormai una garanzia: io e mio marito insieme ai nostri amici Mimma e Simone. Molti mesi prima avevamo prenotato un alloggio che, una volta arrivati, si sarebbe rivelato uno splendido appartamento. Non si trovava proprio ad Amsterdam, bensì a Noordwijk. Approfittando del ponte del 2 giugno, ecco quindi un altro viaggio, l’ennesimo di questo anno speciale dedicato ai miei cinquant’anni. In realtà non li ho ancora compiuti, ma direi che sto già riscuotendo molto bene tutti questi meravigliosi regali!

Colmar e l’arrivo a Noordwijk

La partenza è stata fissata molto presto al mattino, perché gli uomini avevano deciso che saremmo andati in macchina. Una scelta sulla quale io e la mia amica non eravamo proprio dello stesso parere: noi avremmo preferito decisamente prendere un comodo e veloce aereo. Ma ormai la decisione era presa e così, ancora assonnati, siamo saliti in auto pronti ad affrontare il lungo viaggio. Come spesso accade quando si attraversa la Svizzera, non poteva mancare il solito traffico. Dopo diverse ore di strada abbiamo deciso di concederci una prima piacevole tappa a Colmar. Abbiamo passeggiato per questa bellissima cittadina, tra le sue case colorate e le stradine caratteristiche, fermandoci anche a bere qualcosa prima di ripartire in direzione dell’Olanda. Il pranzo, invece, lo abbiamo consumato direttamente in macchina, con i panini che Simone aveva preparato in anticipo per tutti noi. Tra chiacchiere, risate, traffico e chilometri da macinare, iniziava così la nostra nuova avventura verso Amsterdam.

Dopo quasi dodici ore di viaggio, arriviamo finalmente a destinazione a Noordwijk, una località sul mare scelta da Simone, sicuramente il più esperto del gruppo, visto che in quelle zone era già stato diverse volte. E bisogna ammetterlo: la scelta si è rivelata davvero azzeccata. L’appartamento era bellissimo, spazioso e accogliente, perfetto per noi quattro. Dopo tutte quelle ore trascorse seduti in macchina, poter finalmente entrare, sgranchirci le gambe e soprattutto scoprire che ognuno avrebbe avuto la propria stanza ci è sembrato quasi un lusso. In poco tempo abbiamo sistemato valigie, giacche e borse, prendendo possesso della nostra nuova casa olandese. La stanchezza si faceva sentire, ma la curiosità era ancora più forte. Così, anziché crollare immediatamente sui letti, siamo usciti per fare un primo giro nei dintorni.

Noordwijk ci ha accolti con il suo bellissimo lungomare e con una spiaggia che sembrava non finire mai. Una distesa immensa di sabbia, larga e lunghissima, battuta dal vento del Mare del Nord. Il cielo, il mare e la spiaggia sembravano fondersi tra loro, creando quegli spazi sconfinati tipici dei paesaggi del Nord Europa. Un’atmosfera completamente diversa dalle nostre località di mare: meno caotica, più selvaggia e quasi malinconica, ma proprio per questo affascinante. Lungo la passeggiata si susseguivano locali, ristoranti e piccoli ritrovi pieni di gente. Noi, naturalmente, non potevamo scegliere un posto normale. La nostra attenzione è stata attirata da un locale stranissimo e molto originale, lo Steam Noordwijk, arredato completamente in stile steampunk. Non si trattava proprio di cosplay, anche se a prima vista poteva ricordarlo. Lo steampunk è uno stile ispirato all’epoca vittoriana e al mondo delle vecchie macchine a vapore: cilindri, camici da scienziato, ingranaggi, tubi di rame e quegli enormi occhiali da aviatore appoggiati sui cappelli. Sembrava di essere entrati nel laboratorio di uno scienziato pazzo dell’Ottocento, pronto a costruire una macchina del tempo da un momento all’altro. Ovviamente un locale del genere non poteva che essere la nostra scelta per la prima cena. E così, circondati da ingranaggi, strani marchingegni e personaggi dall’aria un po’ folle, abbiamo mangiato il nostro primo fish and chips olandese. Dopo dodici ore di viaggio non so dire se fosse davvero così buono o se fossimo semplicemente affamatissimi, ma in quel momento ci è sembrato il modo perfetto per inaugurare la vacanza.

Zaandam, il paese costruito con i Lego

Dopo una bella dormita, assolutamente necessaria per riprenderci dalle dodici ore trascorse in macchina, il nostro primo giorno ufficiale in Olanda è finalmente cominciato. Colazione, preparativi più o meno veloci e poi tutti pronti a partire verso Zaandam. Appena arrivati, la sensazione è stata quella di essere entrati in un enorme paese costruito con i Lego. Case verdi, facciate colorate, tetti, finestrelle e palazzi che sembravano incastrati uno sopra l’altro. Il simbolo della città è sicuramente l’originalissimo Inntel Hotel, formato da decine di casette tradizionali della regione dello Zaan sovrapposte tra loro, quasi come fossero pezzi di una costruzione giocattolo. Zaandam è allegra, particolare e molto fotogenica: uno di quei luoghi nei quali continui a fermarti perché ogni angolo sembra perfetto per una fotografia. E naturalmente sono iniziati subito anche i miei ormai mitici salti. Abbiamo passeggiato tra le vie del centro, piene di bei negozi e vetrine invitanti. Durante il nostro giro ci siamo imbattuti anche nel tipico mercato cittadino, tra bancarelle di frutta, verdura, formaggi e prodotti locali. Il mercato di Zaandam viene organizzato nella piazza Rozengracht ed è frequentato soprattutto dagli abitanti della zona. Tra tutti i prodotti esposti, però, a lasciarci senza parole sono stati soprattutto dei pomodori stratosferici: enormi, rossi, perfetti, così belli che sembravano quasi finti. Dopo aver camminato, fotografato, saltato e fatto acquisti, abbiamo deciso che era arrivato il momento di una pausa. Ci siamo allontanati leggermente dalle vie più affollate e abbiamo trovato un bel locale in una zona più tranquilla, perfetto per sederci e bere qualcosa. Qualcuno ha ordinato un mojito, mentre io e Simone, accaldati e desiderosi di qualcosa di fresco, abbiamo chiesto un tè freddo al limone. Almeno, eravamo convinti di aver chiesto quello. Poco dopo il cameriere è arrivato sorridente, appoggiando davanti a noi due belle tazze fumanti di tè caldo al limone. Proseguiamo il primo giorno con la visita alla Zaanse Schans, per poi spostarci verso Bloemendaal e il mare di Zandvoort.

Zaanse Schans, tra mulini a vento e spiagge infinite

Olanda on the road: mulini, canali e risate verso i miei cinquant’anniZaanse Schans

Terminato il nostro giro per Zaandam, senza avere in realtà un programma dettagliato né una meta precisa, abbiamo iniziato a cercare qua e là su Internet qualcosa di interessante da vedere nei dintorni. Ed è stato così, quasi per caso, che abbiamo scoperto la Zaanse Schans, la famosa zona dei mulini a vento lungo il fiume Zaan. A volte sono proprio le tappe meno programmate a trasformarsi nelle sorprese più belle del viaggio. E questa, senza alcun dubbio, ci è piaciuta da morire. Appena arrivati ci siamo trovati davanti a uno dei paesaggi più tipici e suggestivi dell’Olanda: casette tradizionali in legno, quasi tutte verdi, piccoli ponti, canali, prati e soprattutto i grandi mulini a vento che si stagliavano contro il cielo. Sembrava di essere entrati dentro una cartolina, o forse in uno di quei paesaggi olandesi che fino a quel momento avevamo visto soltanto nei libri e nelle fotografie. La Zaanse Schans è un vero e proprio parco del patrimonio storico, formato da abitazioni monumentali, fienili, botteghe artigiane e mulini ancora funzionanti. Passeggiando da una parte all’altra si incontrano laboratori, dimostrazioni degli antichi mestieri e scorci meravigliosi sul fiume Zaan. Il vento muoveva lentamente le enormi pale, mentre intorno a noi il verde dei prati si mescolava con quello delle case. Ogni pochi metri ci fermavamo per scattare fotografie, guardare un nuovo panorama o semplicemente goderci quell’atmosfera tranquilla e fuori dal tempo. Naturalmente non potevano mancare altri miei salti, questa volta con i mulini sullo sfondo: ormai una tappa non può considerarsi veramente visitata finché non ho fatto almeno una fotografia sospesa per aria.

Siamo entrati anche nel Zaans Museum, il principale polo culturale dedicato alla storia e al patrimonio della regione dello Zaan. Il museo raccoglie testimonianze sulla vita degli abitanti, sul loro lavoro, sulle invenzioni e soprattutto sullo sviluppo industriale che ha caratterizzato questa zona dal Seicento fino ai giorni nostri. Abbiamo poi visitato uno dei mulini, pagando 7 euro e 50 per entrare. Vederlo da fuori era già bellissimo, ma entrarci ci ha permesso di comprenderne davvero il funzionamento. All’interno, tra travi di legno, scale strette, ruote dentate e ingranaggi in movimento, si percepiva tutta la potenza di quelle enormi costruzioni. Il rumore del legno e dei meccanismi, unito al movimento continuo delle pale, faceva quasi impressione. Pensare che quei mulini non fossero soltanto elementi decorativi, ma vere macchine utilizzate per produrre, lavorare materiali e alimentare le attività industriali della zona, ci ha fatto osservare tutto con occhi diversi. Salire al loro interno è stato un po’ come entrare nel cuore della vecchia Olanda. Dopo aver passeggiato ancora tra le casette e i mulini, ci siamo fermati lì a mangiare qualcosa, continuando a commentare quanto quella deviazione improvvisata fosse stata una scelta azzeccata. Non avevamo organizzato quasi nulla eppure avevamo trovato uno dei luoghi che, già dal primo giorno, sarebbe rimasto maggiormente impresso nei nostri ricordi.

Bloemendaal e i formaggi olandesi

Nel pomeriggio siamo ripartiti in direzione di Bloemendaal, un piccolo e tranquillo paese circondato da ville, boschi e dune. Anche qui abbiamo fatto un breve giro, senza troppe pretese, semplicemente curiosando tra le strade e i negozi. Naturalmente non potevamo lasciare l’Olanda senza iniziare ad assaggiare i suoi formaggi. Ne abbiamo comprato uno tipico che, bisogna ammetterlo, aveva un profumo decisamente importante. Insieme al formaggio abbiamo preso anche acqua e patatine, creando una specie di scorta d’emergenza da veri viaggiatori organizzati.

Da lì ci siamo spostati verso il mare, nella zona compresa tra Bloemendaal aan Zee e Zandvoort. Bloemendaal è conosciuta proprio per le sue dune, la spiaggia e i numerosi locali affacciati sul Mare del Nord. Ci siamo ritrovati davanti a un’altra spiaggia infinita, enorme e luminosa. La sabbia sembrava non finire mai e il mare appariva quasi lontanissimo, oltre una distesa occupata da file di piccole case prefabbricate per le vacanze. Casette tutte ordinate, affacciate direttamente sulla spiaggia, dove trascorrere qualche giorno con il rumore delle onde a pochi passi dalla porta. Poco distante si trova anche il famoso autodromo di Zandvoort, ma in quel momento a conquistarci non erano certo le macchine da corsa. Erano il vento, il mare, lo spazio aperto e quella sensazione di pace che ci accompagnava mentre camminavamo senza fretta. È stata una passeggiata veramente rilassante, fatta soprattutto di chiacchiere e risate. Nessun monumento da raggiungere, nessun orario da rispettare e nessuna corsa contro il tempo: soltanto noi quattro, una spiaggia sconfinata e il piacere di stare insieme.

Prima di rientrare abbiamo fatto anche una piccola puntata a Zandvoort, ma ormai eravamo davvero stanchi e completamente cotti. Ci siamo limitati a osservarla passando in macchina. Il nostro primo giorno ufficiale in Olanda si concludeva così: con le gambe stanche, tantissime fotografie, un formaggio dall’odore indimenticabile e la certezza di aver già vissuto una giornata bellissima.

Amsterdam tra canali, shopping e desideri realizzati

Olanda on the road: mulini, canali e risate verso i miei cinquant’anni 

Il giorno successivo era finalmente arrivato il momento di dedicare un’intera giornata ad Amsterdam. Siamo partiti al mattino e abbiamo lasciato la macchina nel parcheggio vicino alla stazione Noord. Da lì abbiamo preso la metropolitana delle dieci e, in pochissimi minuti, ci siamo ritrovati nel cuore della città, pronti a camminare, curiosare e lasciarci trasportare dalla sua atmosfera. Prima tappa, naturalmente, il caffè. Quattro caffè per un totale di 14 euro: non proprio una colazione economica, ma almeno erano davvero buoni. Diciamo che, per una volta, il prezzo è stato quasi giustificato. Io ero già stata ad Amsterdam, ma c’era una cosa che durante il mio primo viaggio non ero riuscita a vedere: la casa di Anna Frank. Gli altri mi hanno quindi accontentata e mi hanno accompagnata fino a lì. Non avevamo prenotato l’ingresso, anche perché diverse persone mi avevano detto che la visita interna non fosse poi così imperdibile e, sinceramente, avevo deciso di risparmiare quei soldi. Però almeno dall’esterno volevo assolutamente vederla. Una volta arrivati, abbiamo trovato una coda veramente impressionante. All’esterno c’erano anche impalcature e strutture di sostegno che coprivano in parte la facciata. Nonostante questo, per me era importante essere lì, vedere quel luogo dal vivo e fermarmi almeno per qualche istante davanti a una casa che racchiude una storia tanto tragica quanto conosciuta in tutto il mondo.

Da lì abbiamo iniziato a perderci tra le vie di Amsterdam, soprattutto nelle zone dello shopping. Negozi di ogni tipo, vetrine colorate, marchi famosi, piccoli locali originali e tantissima gente diversa. Siamo entrati e usciti senza fretta, senza un itinerario preciso, semplicemente godendoci la città. Amsterdam è anche questo: un continuo mescolarsi di eleganza, trasgressione, normalità e stravaganza. Accanto ai negozi più tradizionali comparivano i famosi locali The Bulldog, coffee shop diventati ormai quasi un simbolo della città, con clienti di ogni età e provenienza. Intorno a noi passavano personaggi particolari, alcuni decisamente allegri e altri evidentemente un po’ troppo “rilassati” dal fumo. Con Mimma sono entrata perfino in un sexy shop. Ma sì, una volta nella vita si può fare! Tanto, pensavo, lì chi avrebbe mai potuto conoscermi? Abbiamo curiosato tra gli scaffali tra imbarazzo e risate, uscendo naturalmente ancora più divertite di prima.

Verso l’ora di pranzo abbiamo trovato un angolino molto carino vicino all’acqua. Ci siamo seduti lungo uno dei canali e abbiamo mangiato hamburger e patatine, osservando le barche che passavano lentamente e godendoci il sole, che continuava davvero a regalarci giornate splendide. Dopo pranzo ci siamo diretti verso il famoso quartiere a luci rosse. Anche qui, al di là della curiosità, ciò che ci colpiva erano soprattutto i canali, i ponticelli e le case strette e alte che sembravano inclinarsi l’una verso l’altra. Le biciclette erano ovunque e le piccole imbarcazioni scivolavano sull’acqua, regalando alla città quel fascino unico che non si può confondere con nessun altro posto.

Durante il giro sono entrata anche in un negozio di abbigliamento molto particolare, a metà tra il mondo nerd, il gotico e quello della stregoneria. Era pieno di abiti scuri, accessori originali e capi dall’aria un po’ misteriosa. Proprio lì ho trovato ciò che desideravo da tanto tempo: un bellissimo cappotto lungo nero. Dopo tanto camminare, siamo tornati verso la zona della stazione, perché avevamo deciso di concederci anche un giro in battello tra i canali. Abbiamo trovato una barca aperta al costo di 23 euro a persona e siamo saliti a bordo.

Navigare lungo i canali ci ha permesso di rivedere da un’altra prospettiva molti luoghi che avevamo già attraversato a piedi. Dall’acqua, le case sembravano ancora più caratteristiche, i ponti più romantici e la città ancora più affascinante. Il sole, il vento leggero e il movimento lento della barca hanno reso quel momento particolarmente piacevole. Terminato il giro, siamo tornati alla stazione Noord per recuperare la macchina. Ed è proprio lì che, ancora una volta, abbiamo incontrato persone gentilissime pronte ad aiutarci con le macchinette per il pagamento.

All’estero ci capita spesso di trovare qualcuno disposto a darci una mano senza che nemmeno lo chiediamo troppo. Abbiamo così scoperto che, inserendo prima il biglietto della metropolitana, avremmo ottenuto uno sconto notevole sul costo del parcheggio. Una piccola informazione che da soli non avremmo mai saputo e che ci ha fatto risparmiare parecchio.

Siamo quindi rientrati nel nostro appartamento stanchi ma pienamente soddisfatti

Rotterdam: case cubiche

Olanda on the road: mulini, canali e risate verso i miei cinquant’anni 

Eccoci arrivati a un’altra giornata del nostro viaggio, questa volta con destinazione Rotterdam. Ormai avevamo iniziato a capire piuttosto bene come funzionavano i parcheggi olandesi: lasciando l’auto negli appositi parcheggi e utilizzando poi un mezzo di trasporto pubblico, il costo della sosta veniva praticamente azzerato o comunque fortemente ridotto. Un sistema decisamente intelligente, che ci permetteva di lasciare la macchina senza pensieri e di spostarci comodamente. Arrivati a Rotterdam, abbiamo preso il treno e poi camminato per circa venti minuti fino a raggiungere una delle attrazioni più famose della città: le incredibili Case Cubiche, o Kubuswoningen.

Chiamarle semplicemente “case storte” forse non rende abbastanza l’idea. Sono grandi cubi gialli inclinati, appoggiati su pilastri e disposti uno accanto all’altro come se qualcuno avesse giocato con delle costruzioni giganti, perdendo però completamente il senso dell’equilibrio. Guardandole dal basso sembrano quasi sospese in aria, tutte inclinate nella stessa direzione, con finestre e pareti che sfidano ogni regola delle abitazioni tradizionali. Rotterdam, del resto, è proprio così: moderna, particolare, piena di architetture strane e sorprendenti. È una città completamente diversa da Amsterdam, meno romantica e più futuristica, capace di farti girare la testa semplicemente guardando i suoi edifici. Vicino alle Case Cubiche si trovava anche un piccolo porto, tranquillo e suggestivo, con le barche ormeggiate e i palazzi moderni tutto intorno. Poco distante abbiamo raggiunto anche il famoso mercato coperto, il Markthal, una costruzione davvero particolare, enorme e coloratissima, con la sua grande struttura ad arco e un soffitto pieno di immagini di frutta, verdura, fiori e prodotti alimentari ingigantiti. All’interno c’erano bancarelle e locali di ogni genere, tra profumi, colori e specialità provenienti da tutto il mondo. Naturalmente, come ormai da tradizione, ci siamo azzardati a ordinare un caffè. Questa volta, bisogna ammetterlo, non era affatto male. Tre euro e cinquanta a testa, ma almeno era discreto e il prezzo, rispetto ad altre esperienze del viaggio, poteva quasi considerarsi accettabile.

Durante questa vacanza avevamo però scoperto un’altra curiosa costante: ovunque andassimo, per fare pipì bisognava pagare. Anche a Rotterdam non siamo sfuggiti alla regola. Il bagno costava un euro, ma una volta entrati ci siamo trovati davanti a qualcosa di molto più simile a una piccola spa che a un semplice servizio pubblico. Tutto pulitissimo, ordinato, profumato e accompagnato persino da una musica rilassante.

La giornata, infatti, non era ancora finita. Siamo tornati alla stazione e abbiamo preso il treno in direzione di Den Haag Centraal, pronti a raggiungere L’Aia, distante circa trenta minuti di viaggio.

L’Aia e i mulini romantici di Kinderdijk

Olanda on the road: mulini, canali e risate verso i miei cinquant’anni 

Dopo Rotterdam siamo saliti nuovamente sul treno in direzione di Den Haag Centraal, pronti a scoprire L’Aia. E devo dire che questa città ci ha sorpresi davvero tanto.

Il centro ci è piaciuto moltissimo: elegante, vivace e pieno di locali carini, con tante persone sedute all’aperto e un’atmosfera piacevole, ordinata ma non fredda. L’Aia ha un fascino particolare, perché riesce a unire edifici storici, palazzi signorili, vie moderne e zone dedicate allo shopping senza risultare mai caotica. Passeggiando siamo entrati anche in un enorme centro commerciale coperto, raffinato e luminoso, con negozi decisamente chic e vetrine curate nei minimi dettagli. Uno di quei posti nei quali anche solo guardare è già un piacere, anche se poi il rischio di comprare qualcosa è sempre dietro l’angolo. La cosa più curiosa, però, erano le grandi statue gonfiabili sparse all’esterno, nelle piazze principali. Colorate, enormi e decisamente impossibili da ignorare, rendevano il centro ancora più originale e divertente. Sembrava quasi che la città avesse deciso di mescolare eleganza e fantasia, piazzando qua e là queste strane presenze giganti pronte a farsi fotografare. Dopo esserci fermati a mangiare qualcosa, abbiamo ripreso il treno e poi la metropolitana per tornare al parcheggio dove avevamo lasciato la macchina. Convinti di dover pagare, ci siamo avvicinati alla macchinetta, ma anche questa volta il destino ha voluto farci incontrare una persona gentilissima. Ormai sembrava quasi una costante del nostro viaggio: ogni volta che avevamo un dubbio con biglietti, parcheggi o pagamenti, compariva qualcuno pronto ad aiutarci. Parcheggio completamente gratuito!

La giornata, però, non era ancora finita. Prima di rientrare avevamo deciso di fare un’ultima tappa a Kinderdijk, una delle zone più famose dell’Olanda per i suoi mulini a vento e riconosciuta come patrimonio dell’UNESCO. Quando siamo arrivati, il paesaggio ci ha subito conquistati. I mulini si susseguivano lungo i canali, circondati da prati, acqua e sentieri tranquilli. Tutto sembrava immobile, ordinato e perfetto, come dentro un dipinto. Era un luogo molto diverso dalla zona dei mulini che avevamo visitato nei giorni precedenti. Qui l’atmosfera era ancora più silenziosa e romantica, con la luce che si rifletteva sull’acqua e le sagome dei mulini che si allungavano sul paesaggio. Naturalmente abbiamo approfittato dello scenario per fare fotografie di coppia romanticissime. Diciamo che, dopo tanti salti e tante pose buffe, per una volta siamo riusciti anche a sembrare quattro persone serie e innamorate. Peccato soltanto essere arrivati un po’ tardi. L’orario di chiusura era alle 18 e non era più possibile fare il giro in battello né entrare a visitare i mulini. Ma in fondo non ci siamo disperati troppo: un mulino lo avevamo già visitato nella zona della Zaanse Schans e sapevamo già bene come funzionava. Abbiamo quindi passeggiato tra i canali, osservato i mulini dall’esterno e ci siamo goduti quel luogo senza fretta. Anche senza battello e senza visita interna, Kinderdijk valeva assolutamente il viaggio.

L’Olanda oltre Amsterdam

Ed eccoci arrivati all’ultimo giorno di questa ennesima vacanza, ancora una volta legata ai miei cinquant’anni. Quest’anno sto collezionando davvero tanti viaggi e, per fortuna, l’anno è ancora lungo: quindi direi che non è affatto finita qui. Anche questa volta la compagnia è stata quella giusta, quella degli amici di sempre, con cui ogni viaggio diventa più leggero, più divertente e sicuramente più ricco di ricordi.

L’unica vera pecca del finale sono stati gli altri mille chilometri da affrontare per tornare a casa. Dopo tutti quelli fatti all’andata, diciamo che l’idea non ci entusiasmava particolarmente. Se poi non avessimo trovato una coda assurda causata da un semaforo in Svizzera, probabilmente saremmo rientrati a un orario molto più decente. Ma alla fine è andata bene anche così. Il tempo ci ha assistiti per tutta la vacanza, la compagnia è stata ottima come sempre e ogni giornata ci ha regalato qualcosa di diverso: cittadine colorate, canali, mulini, spiagge immense, mercati, risate, shopping e qualche piccola avventura.

Devo ammettere che l’Olanda mi ha davvero entusiasmata. Non è fatta soltanto di Amsterdam, come spesso si tende a pensare, ma di tanti luoghi diversi tra loro, ognuno con una propria atmosfera e una propria bellezza. E noi, in pochi giorni, siamo riusciti a scoprirne diversi. Siamo stati anche molto fortunati con il clima, perché durante il viaggio di ritorno abbiamo incontrato così tanta pioggia da renderci conto ancora di più di quanto il sole ci avesse graziati nei giorni precedenti. Non so se un giorno tornerò in Olanda. Forse ci sono ancora tanti altri posti nel mondo che mi aspettano. Ma resta il fatto che questo viaggio mi è piaciuto moltissimo e che porterò con me il ricordo di una vacanza semplice, intensa e piena di momenti belli.


Romy Crystal
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