Normandia e Bretagna: why not?

Normandia e Bretagna attraverso verdi colline e lungo coste frastagliate, con il cuore colmo di emozioni e lo sguardo rivolto alle guglie superbe delle cattedrali.
 
Partenza il: 25/04/2019
Ritorno il: 01/05/2019
Viaggiatori: 2
Spesa: 3000 €

Quest’anno per il nostro abituale viaggio di primavera io e mio marito non sapevamo proprio quale destinazione scegliere e non perchè non avessimo idee, ma perchè ne avevamo troppe. Scartate le mete lontane che mal si concigliavano con i pochi giorni a disposizione restava comunque tanto mondo da vedere.

Non ricordo precisamente quando, ma un bel giorno ho pensato: “perchè non visitare la Normandia e la Bretagna?” Una settimana non è molto, ma sufficiente per prenderci un assaggio di panorami, cattedrali, formaggi, ostriche e calvados.

Partiamo giovedì 25 aprile dall’aereoporto di Pisa con il volo Rayanair delle ore 6:15 ( che levataccia partendo da La Spezia!) con arrivo a Parigi Beauvais alle ore 8:15, ma almeno abbiamo tutta la giornata a disposizione. Come sempre avevo prenotato il parcheggio P4, lunga sosta, che oltre ad essere economico – € 36 per una settimana- mette a disposizione una navetta gratuita da e per l’aereoporto fin dalle 4,30 del mattino e la sera fino all’arrivo dell’ultimo volo. (Ho visto che è stato costruito un parcheggio comunale molto più vicino all’aereostazione e, mi dicono , con prezzi ancora migliori: notizia da verificare.)

Arrivati a Beauvais piove, ma, si sa, il turista fa parte di quella categoria di persone che non si scoraggiano facilmente, infatti ritiriamo l’auto, prenotata con largo anticipo dall’Italia presso Sixt, e partiamo. Nonostante avessimo chiesto di impostarci il navigatore in lingua italiana ci rendiamo subito conto che dall’apparecchio esce un idioma a noi totalmente sconosciuto: il nostro navigatore parla magiaro! Ci fermiamo, lo rimpostiamo in italiano e ripartiamo, ma, ahimè perde la connessione, non una volta , ma due, tre, un’infinità di volte! In qualche modo imbocchiamo l’autostrada per Rouen. Intanto ha smesso di piovere e un sole un po’ incerto occhieggia tra le nuvole, ci rilassiamo e proprio per scrupolo consultiamo la cartina Michelin. A forza di perdere la connessione e ricalcolare il percorso, non so come sia potuto succedere, ma stiamo andando in direzione opposta, verso Parigi. Invertiamo la marcia, sostituiamo il dispositivo con i nostri telefoni cellulari collegati a google map e finalmente con un po di ritardo sui tempi previsti arriviamo a Rouen.

Lasciamo la macchina nel parcheggio sotterraneo di Place Saint Marc e incominciamo il nostro percorso a piedi per le vie della città. Percorrendo Rue Martanville, su cui si affacciano le coloratissime case a graticcio in legno tipiche di queste zone, arriviamo alla chiesa di Saint Maclau. Questa chiesa è un bellissimo esempio di gotico fiammeggiante con la facciata non lineare, ma curiosamente convessa prospicente una piccola piazza contornata di case a graticcio. Purtroppo non abbiamo potuto visitarla, nonostante ci siamo ritornati per ben due volte, rispettando gli orari affissi sul portale principale: non so dire il motivo ma era sempre chiusa. Proseguendo per Rue Saint Romain si arriva alla cattedrale di Notre Dame di Rouen. Ritratta più volte da Monet questa chiesa è un vero capolavoro. Qui il gotico fiammeggiante raggiunge il suo apice, la facciata ha la delicatezza di un pizzo fatto al tombolo e all’interno le navate slanciate, sostenute da imponenti pilastri, sono soffuse di una luce opalescente. Tutta questa bellezza però non ha il suo giusto risalto in quanto sarebbero necessari importanti lavori di manutenzione per limitare i danni del tempo e delle intemperie. Dopo molte foto, lasciandoci alle spalle la cattedrale e percorrendo Rue du Gros Horologe arriviamo al grande orologio da cui la strada prende il nome. Si tratta di un orologio astronomico, la cui costruzione risale alla fine del 1300 con figure allegoriche che rappresentano sia i giorni che le fasi lunari. E’ possibile visitarne l’interno, ma noi abbiamo preferito proseguire per Place du Vieux Marche’: la storica piazza dove fu bruciata Giovanna D’Arco nel 1431. Il suo sacrificio è celebrato da una moderna chiesa e da un’altissima croce che indica il punto esatto in cui fu eretta la pira. Come spesso accade sacro e profano si fondono ed ecco che il tetto della chiesa si allunga a diventare tetto del vicino mercato. Consiglio assolutamente di visitarlo e di lasciarsi sedurre dalla vista dei banchi stracolmi di frutti di mare, dai sapori delle infinite varietà di formaggi, dall’odore dei croissant appena sfornati. Purtroppo noi siamo arrivati intorno alle 15:00 e il mercato stava chiudendo per cui abbiamo “ripiegato”, si fa per dire, in una delle innumerevoli pasticcerie della città dove abbiamo gustato la nostra prima deliziosa crepe.

Lasciata Rouen abbiamo proseguito per la D982, una bella strada che per lunghi tratti costeggia le Senna, fino al Pont de Bretonne fermandoci lungo il tragitto a fare qualche foto, complice un caldo sole pomeridiano, all’Abbazia di Saint-Martin de Boscherville, un grande complesso abbaziale costruito su di una collina intorno al 1100 dall’ordine dei frati benedettini.

Da Pont de Brotonne ci siamo diretti verso Fecamp, distante una settantina di chilometri, che abbiamo percorso in circa un’ora in mezzo ad una meravigliosa campagna dove il giallo dei campi di foraggio si alternava al verde del grano appena germogliato.

Fecamp, una cittadina sul mare veramente graziosa, ci accoglie con un breve quanto violento temporale che ci fa arrivare al B&B “La Maison Blanche” bagnati fradici. La casa, situata in una stradina interna, ma proprio a ridosso del lungomare è molto affascinante e, come ci spiegherà il signore che ci accoglie, costruita da un armatore del posto a fine ‘800 con accorgimenti stilistici veramente all’avvanguardia per quei tempi. Inoltre gli ambienti sono impreziositi da oggetti provenienti da ogni parte del mondo che le danno un tocco esotico: mi sembra di stare dentro un romanzo di Agatha Cristie.

La sera ceniamo al “Mele-Anges” un piccolo ristorante, peraltro molto vicino alla Maison che avevo selezionato da casa: l’ambiente è grazioso e la cucina è veramente ottima. Mangiare alla carta non è economico, ma lo consiglio sen’altro.

La mattina dopo, venerdì 25 aprile, splende un bel sole che è proprio quello che ci vuole per visitare le falesie. Dopo aver fatto una colazione principesca lasciamo La Maison Blanche e Fecamp e in meno di mezz’ora arriviamo a Etretat. La cittadina è piuttosto trafficata però dietro alla spiaggia c’è un grande parcheggio a pagamento dove lasciare l’auto e iniziare la “scalata”. Spalle alla collina, mare di fronte, partiamo per la falesia D’Aval alla nostra sinistra. La salita è ripida, ma ci sono molte postazioni dove fermarsi ad ammirare il paesaggio e riprendere fiato; da lassù lo spettacolo delle scogliere bianche a picco sul mare verde è di quelli che ti lasciano senza parole. Entusiasti decidiamo di salire anche sulla falesia D’Amont, quella alla nostra destra guardando il mare, ancora a piedi (c’è la possibilità di arrivarci anche con l’auto). Qui non c’è un sentiero, ma una scalinata più breve, ma più faticosa: forse a causa dell’illuminazione non ottimale, la luce cambia continuamente modellando la forma delle rocce, ci piace meno della precedente.

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Falesia D'Arval



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