Nord del Marocco

Tour nel nord del paese attraverso alcune città imperiali (e non solo)
 
Partenza il: 16/03/2013
Ritorno il: 30/03/2013
Viaggiatori: 4
Spesa: 1000 €

Eccoci qua per la seconda volta in Marocco. Oggi è domenica 17 marzo. Siamo arrivati ieri sera a Fez con volo Ryanair da Bergamo ed abbiamo preso alloggio in un riad appena dentro la Medina. Il riad è veramente bello: ha un patio interno coperto dove si consumano i pasti. Tutt’attorno si affacciano le balconate dei piani superiori dalle quali si accede alle camere. Ovunque una profusione di piastrelle colorate in cui dominano il blu ed il verde. Disseminati negli spazi comuni, nel salotto, nei piani, ci sono oggetti artigianali di buon gusto, maschere, statue e lampade che fanno atmosfera. La nostra camera è molto grande, con un letto matrimoniale ed un salottino. Il soffitto è di legno intarsiato, tutto colorato. Il bagno ha un vano separato per la vasca, meravigliosamente piastrellata ed è addobbato con candele. La colazione’è stata eccellente con spremuta, brioches, pane tostato e caldo al punto giusto, crêpe berbère, yogurt, marmellate artigianali , burro, tè e caffè. Tutto molto curato.

Con l’aiuto di una guida ufficiale del ministero del turismo, abbiamo affrontato la visita dell’enorme medina composta da 9200 vicoli. Non è la prima Medina che vediamo, ma questa è stata impressionante per quanto è tutta un enorme mercato. Siamo passati dal settore dei tintori delle pelli, un vero inferno medioevale, a quello dei ramai, da quello dei fabbri a quello dei falegnami, da quello degli orafi a quello degli incisori, dei tintori della lana , dell’abbigliamento, delle scarpe, delle pelli, degli alimentari… Ci è passato davanti agli occhi un mondo arcaico che non pensavamo potesse esistere ancora. In una piazzetta molto graziosa nel settore dei ramai, il battere continuo dei martelli che forgiano, con il continuo e paziente lavoro grandi contenitori e vassoi di rame, producono un rumore festoso per i primi 5 minuti, ma immagino insopportabile poi. Nel settore alimentare, i profumi delle spezie, dell’ambra, del sandalo e degli incensi, si mescolano agli odori delle carni appena macellate: sono intensi, inebrianti a volte nauseabondi. Un rametto di menta, in vendita ad ogni angolo , messo sotto il naso aiuta. Le macellerie sono le più sconvolgenti: teste appese, di cammelli o pecore, indicano la qualità del prodotto venduto. Galline stipate in gabbie e galli legati col guinzaglio aspettano di essere scelti e macellati ll’istante. Asinelli carichi di mercanzie compiono il loro lavoro quotidiano su e giù per i vicoli, contendendo il passo ai carretti, ai venditori (finti) di acqua che cercano fotografi a cui scucire qualche dirham , ai clienti ed ai turisti. E poi ci sono le moschee con i tetti di maioliche verdi su cui, in questo periodo, cresce una peluria di erba e fiori gialli; ci sono le mederse, antiche scuole coraniche, con bianche fontane in marmo al centro di deliziosi cortili piastrellati. Sono circondati da chiostri finemente cesellati e i piani superiori sono ricoperti di ricami di legno intarsiato. Il tutto di una eleganza ed una sobrietà che ti conquistano. Ci sono i negozi di tappeti di una certa pretesa, che utilizzano ricchi e fastosi riad per esporre la loro merce sulle balconate dei tre quattro piani che li costituiscono. Se sali i ripidi scalini in maiolica e legno, arrivi sull’immancabile terrazza dove si può godere la frescura della sera nelle caldissime giornate estive e da dove godi il panorama della Medina e delle montagne che circondano la città. Ogni tanto una piazzetta o una fontana, fastosa come un antico ninfeo, tutta decorata di maioliche e scritte arabe, lamenta la perdita della sua antica funzione: non vi scorre più acqua e anzi qualche volta ( non sempre per fortuna) diventa ricettacolo di immondizia. E si che sui muri ogni tanto compaiono poesie scritte in arabo che invitano a non lasciare immondizie!. Poi ci sono le porte che permettono il passaggio dalla medina, circondata da mura, alla città nuova. La struttura è tipicamente araba , hanno solitamente tre ingressi, uno più grande centrale e due più piccoli. Alcune sono in murature altre sono impreziosite da maioliche. Ci sono addirittura 2 kasba, fortezze a difesa della città, una a nord e l’altra a sud, le mura merlate con pinnacoli che sembrano disegni di bambini…

MEKNES – VOLUBILIS

Abbiamo lasciato il bel riad di Fez e, con il treno, abbiamo raggiunto Meknes, altra città imperiale. Di notte è piovuto molto ed al mattino sia Fez che Meknes avevano i marciapiedi lucidi pioggia. Ad una prima occhiata dal taxi (azzurro, a Fez sono rossi) la città non fa una bella impressione. Anche Meknes come Fez ha una periferia piuttosto squallida, un quartiere nuovo e moderno (la ville nouvelle) e la Medina (la città vecchia). Rispetto a quella di Fez questa Medina è molto più piccola, meno caotica e più facile da esplorare. I colori dominanti sono il rosa e l’ocra. Iil percorso principale ha una bella copertura in legno rossiccio traforato che frantuma la luce abbagliante del sole e gli scrosci di pioggia. Tra i vicoli è frequente scoprire dei gioielli architettonici: palazzetti quattrocenteschi ricoperti di legno scuro di cedro finemente lavorato, nicchie piastrellate di maioliche verdi e blu che contengono fontane asciutte, stipiti di porte in marmo cesellato, porte in legno vecchissime con doppia apertura, più piccola per il passaggio quotidiano e più grande per le feste, finestre con gelosie finemente lavorate che permettono di vedere senza essere visti, ingressi lussuosi di moschee, mederse, biblioteche e università. Qui i popoli che di volta in volta la storia ha portato ad abitare questi vicoli, hanno lasciato la loro impronta: berberi, arabi catalani, ebrei. Il tempo di lasciare i bagagli nel nuovo riad nel cuore della Medina e con un taxi urbano ed un grand taxi, abbiamo raggiunto la cittadina di Mulay Idriss, un villaggio bianco abbarbicato sul fianco di una collina. La sua peculiarità è che è costruito attorno alla tomba mausoleo di questo santo, meta di pellegrinaggio, ma chiusa alle visite. Da qui però con un terzo taxi si raggiunge il sito archeologico di Volubilis, una città romana completa di arco trionfale, decumano, foro, tempio, terme e varie abitazioni. Il tempo è stato clemente e spesso il sole, caldissimo, è uscito dalle nuvole per accompagnarci nell’escursione. Il sito, unico nel suo genere, non ci colpisce particolarmente per i reperti che non possono assolutamente competere con la maestosità di quelli di Dougga, Sbeitla e Bulla Regia visti l’anno scorso in Tunisia; neanche la cura e la manutenzione sono paragonabili a quelle tunisine, ma la passeggiata tra i ruderi, invasi da erbacce , fogliame grasso verde brillante e una miriade di fiori arancio e gialli, sotto il sole ed il venticello primaverile, è stata impagabile. Un bel sentiero fiancheggiato da vecchi ulivi sale serpeggiando all’acropoli dell’antica città. Non manca qualche pecora a punteggiare l’immagine bucolica di questi prati fioriti che confinano con il cielo chiazzato di nubi. I colori son vivi, brillanti, sono quelli che sogno sempre quando sono a casa. Io sono più interessata ad assaporare l’aria, i colori, il profumo di erba appena lavata, a godere dalla commistione di ruderi e natura che ad ascoltare le informazioni della guida che Mario sta leggendo ed ad individuare i luoghi e le funzioni che queste pietre testimoniano. Lungo il decumano massimo in parte lastricato si aprono i cardi invasi dalla vegetazione e dalle pozzanghere delle recentissime piogge e le porte delle domus complete di resti di colonne e peristilio, con le tracce dei cardini delle antiche porte e i resti delle fontane. Gironzolando qua e là ecco comparire pavimenti a mosaici con scene mitologiche varie: le fatiche di Ercole, il carro di Bacco trainato dalle due pantere, il bagno di Diana, ninfe, dei ed eroi. Una scena ci colpisce particolarmente, perché un iconoclasta fanatico ha tolto tutte le tessere che formavano il corpo nudo di una dea, lasciando intatto quello del suo compagno. I mosaici sono lasciati alle intemperie senza nessuna protezione e sono alquanto rovinati. Non sembra esserci molta consapevolezza nei Marocchini del valore della propria memoria storica e culturale e delle cure che questo sentimento comporterebbe. La cima di una colonna è servita ad una cicogna per farci il nido. Ce ne sono parecchie di cicogne e se ne vedono volteggiare maestose sopra le nostre teste, fendendo voli di rondini che garrule sfrecciano in tutte le direzioni. Altre se ne stanno appollaiate in gruppo sugli alberi. Una corona di nubi scure all’orizzonte ci ricorda la promessa di pioggia delle previsioni. Tornati a Meknes abbiamo consumato un rapido spuntino nella piazza Eidem, la grande piazza all’ingresso principale della Medina che la sera si riempie e diventa teatro di esibizioni di vario genere: venditori di sbiancante per i denti con dimostrazione fatta in loco, giovanotti messi in cerchio con canna da pesca che cercano di infilare l’anello nel collo di una bottiglia di bibita, fotografi di professione riconoscibili dal cappellino rosso che aspettano i turisti che vogliono farsi fotografare sui monumentali cavalli bardati ed agghindati con mille pendagli e colori. Prima di affrontare una passeggiata tra i vicoli della Medina e le mura merlate dell’antico palazzo reale, ci rilassiamo sulla terrazza del riad inondata dal sole. Un arancia e la cioccolata portata da casa ci consolano della poca attrattiva che ha per noi la cucina marocchina. Alle quattro del pomeriggio un coro incredibile di muezzin che si rincorrevano per recitare e cantare i propri salmi dalle cinque moschee da cui eravamo circondati, ci ha fatto immergere più che mai nell’atmosfera esotica del paesaggio. La cena è stata il risultato di una lunga contrattazione tra chi voleva la pizza (Matteo) ma non la voleva come quella di due anni fa a Marrakesh (Matteo) tra chi voleva vederla prima di rischiare una pizza come quella di Marrakesh di due anni fa (Matteo) e chi dopo averla vista, curiosando nei piatti di altri avventori, aveva deciso che non meritava perché troppo bassa (Matteo) tra chi ha ordinato la pizza (tutti tranne Matteo) e chi ha detto che forse non era come quella di Marrakesh (Matteo). Io comunque l’ho mangiata e mi è piaciuta, anche se mancavano il pomodoro e le olive proposte dal menu. Una zuppa harira, di lenticchie con tanto cumino, ha dato al pasto quel pizzico di marocchinità che il viaggio pretende. Più tardi in camera nostra , muniti di computerino e mini proiettore , ci siamo sparati un film coreano piuttosto impegnativo. Questa del proiettore è la novità introdotta quest’anno da Adriana , che quanto a inventarne di ogni per godere al massimo, non ha paragoni.

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La Medina di Asilah



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