Natale nel Sud-Est asiatico

Malesia, Singapore e Borneo malese con un salto a Langkwai; consigli pratici
Scritto da: mrc1962
natale nel sud-est asiatico
Partenza il: 16/12/2014
Ritorno il: 01/01/2015
Viaggiatori: 3
Spesa: 3000 €

Siamo Marco, Annalisa e la “teenager” Elena. Il 16/12/2014 partiamo per la Malesia, Singapore, un “assaggio” di Borneo (malese) per chiudere con qualche giorno a Langkawi. Voliamo Qatar con biglietto acquistato a settembre.

A Kuala Lumpur stiamo due notti (17 e 18), al 21’ piano dell’AIRBNB di Dane e moglie. Il rapporto qualità/prezzo ci sembra buono, considerando in particolare la vicinanza ad una fermata del metrò (KTM-Putra) che dista poche fermate dal pieno centro; con il metrò si riesce ad andare ovunque. Torneremo da Dane il 31 dicembre.

Kuala Lumpur, nella top ten delle città più visitate al mondo, ci accoglie un po’ nuvolosa ma ci sono 31 gradi; anche se a Milano l’inverno è stato sinora clemente, fa sempre piacere camminare un po’ al caldo, bello umido comunque (il clima è equatoriale), visitando le principali mete. Al primo posto mettiamo le Petronas Tower per le quali acquistiamo in anticipo il biglietto d’accesso (http://www.petronastwintowers.com.my/); è stata una buona idea comperare prima il biglietto, perché ci sono molti visitatori. L’architettura delle Petronas è eccezionale. Il tour dura circa un’ora con soste al ponte tra la due torri ed al piano 86 (su 88).

Il 19, per trasferirci a Malacca (Melaka), utilizziamo il pullman che è comodo (tre file di poltrone reclinabili) e che in tre ore, per 20 euro in totale, ci porta nella città dello stretto. A Malacca siamo all’hotel Courtyard @ Heeren, molto bello e caratteristico. La simpatica Malacca, dove spiccano i risciò più kitsch al mondo, si può realmente visitare in una giornata. Ottimo il pollo tandoori al Pak Putra Restaurant, un po’ defilato ma giustamente indicato ovunque come il migliore della città.

Il 20 partiamo, sempre in pullman, verso Singapore dove staremo due notti. Il viaggio è più lungo (4 ore) rispetto alla precedente tappa, soprattutto per il traffico nella zona di confine. E’ sabato ed incrociamo moltissimi singaporiani che vanno verso la Malesia; la domenica pomeriggio è fortemente sconsigliato arrivare via terra a Singapore causa il rientro. Singapore è una città/stato che sembra perfetta anche se il taxista che ci porta all’hotel (Holiday inn Horchard City Center, bello e centrale) sottolinea come sia difficile viverci, in particolare per i prezzi delle case, ormai impossibili per le giovani coppie. Visitiamo l’Orto Botanico che ci affascina con le sue 600 orchidee. Il caldo/umido è elevato, mettendoci a dura prova. Alla sera con Ingrid, ospite poche settimane prima al nostro AIRBNB di Milano (il mondo è piccolo…), ceniamo al Newton Food Center. Ingrid e marito ci offrono una decina di piatti, uno più buono dell’altro. Il giorno della partenza visitiamo la zona di Marina Bay, con le nuove costruzioni ed architetture.

Il 22 arriviamo a Kota Kinabalu (Sabah-nord est Borneo) con volo AirAsia (la Ryanair del sud-est asiatico) da Singapore, ma ci fermiamo solo la notte per ripartire il 23 verso Sandakan; non c’è volo diretto Singapore-Sandakan. A Kota Kinabalu riusciamo e vedere il mercato serale (Filipino), bellissimo soprattutto per frutta e pesce e ceniamo, con pochi euro, in uno street food a base dei migliori gamberi del viaggio.

Il 23 si vola, presto, per Sandakan. Per questa parte di viaggio ci siamo affidati alla http://orangutravel.com/ di Nico Ponzetta, connazionale residente a Kuala Lumpur. Nico ci ha anzitempo organizzato le due notti/tre giorni nel Sabah, rispondendo pazientemente a tutte le nostre domande. Obiettivo della mattina è di arrivare per il feeding (cibo) agli Orangotango nel Sepilok Orangutan Sanctuary. Il centro di riabilitazione è in realtà nel pieno della giungla ed alcuni “nostri avi” si presentano all’ora del cibo per poi sparire nel fitto verde. Un acquazzone di una mezz’oretta precede l’arrivo del maschio alfa, in quel momento l’emozione è alle stelle.

La guida della Orangutravel ci conduce al molo di Sandakan. Circa 45 minuti sul Mare di Sulu (oceano Pacifico) prima di imboccare l’estuario del fiume Kinabatangan. In mezz’ora arriviamo all’Abai Jungle Lodge, nel pieno della giungla e raggiungibile solo con la barca. L’umidità qui è alle stelle. Siamo nella stagione dei monsoni (di nord-est) ma nelle tre giornate di permanenza tutto sommato ci va bene perché, salvo qualche acquazzone, riusciamo a vedere tutto quale ci aspettavamo e forse anche di più. Si esce quattro volte in barca con la guida che, come in un safari, cerca di scorgere nella fitta vegetazione, gli animali. Si percorre il Kinabatangan, largo circa cento metri in questa zona, e piccoli affluenti. Buceri, molte scimmie dalla proboscide, anche un serpente, coccodrilli ma il top è un branco di trenta elefanti pigmei (si fa per dire) del Borneo. La ricerca dei pachidermi dura un po’ ma alla fine veniamo premiati. Seguiamo il branco sinché non attraversa un affluente. Con la barca dobbiamo allontanarci un po’ altrimenti il capobranco, non gradendo la nostra presenza, non passa. L’attraversamento a nuoto degli elefanti è il massimo. Avevamo fatto dei safari in Kenya e Tanzania ma mai con la barca e mai in assoluta solitudine: bellissimo.

La sera della vigilia di Natale l’organizzazione del Resort ci prepara una squisita cena a base di gamberi. Ci aspetta un’ultima uscita, notturna. A pochi minuti dal Resort ammiriamo il fireflies tree ovvero “l’albero delle lucciole” che a centinaia illuminano la notte, raccolte tutte intorno alla loro pianta preferita. E’ la ciliegina sulla torta.

È Natale, si riparte per la Malesia continentale: oggi sarà una giornata impegnativa. Dopo la barca, una sosta con pranzo; Elena riesce a farsi una bella nuotata in piscina. Poi l’aereo per Kuala Lumpur. Arriviamo alle 18.30 ed uno shuttle ci aspetta per portarci in circa 4 ore a Tanah Rata, Cameron Highlands. Siamo alla guest house Do Chic In (http://dochicin.tumblr.com/) gestita dalle simpatiche Jaycee e Jessica. Il 26 sarà l’unica giornata veramente disturbata dalla pioggia. Siamo a 1440 mt. e la temperatura è sui 15-20 gradi; occorre una buona felpa. Piantagioni di tea ovunque.

Il 27 si parte con uno shuttle “comunitario” per Georgetown che raggiungiamo in quattro ore. Torna subito il caldo. Siamo al Noordin Mews https://www.noordinmews.com/ ), bello, andateci. Alla reception, per prima cosa ci spiegano cosa e dove mangiare, prima ancora di cosa vedere! Del resto Georgetown è la “capitale” del street food, nella patria dello street food. Ricorderemo la frittata di ostriche! Conveniamo che a Georgetown forse ci si poteva fermare un secondo giorno.



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